Anno XXIV, n. 23 venerdì, 17 giugno 2022

IN SETTIMANA CONVEGNI NAZIONALI SU ACQUE REFLUE E RISALITA CUNEO SALINO IN LOMBARDIA ED EMILIA ROMAGNA

Si terrà lunedì 20 Giugno p.v., a Milano, il convegno promosso da ANBI ed ANBI Lombardia sul tema “Sicurezza alimentare e qualità delle risorse idriche.
Le opportunità della normativa europea  sul riuso delle acque depurate in agricoltura”; a partire dalle ore 10.00, al Palazzo Stelline, si confronteranno, fra gli altri: Vannia Gava, Sottosegretario Ministero Transizione Ecologica; Letizia Moratti, Vicepresidente Regione Lombardia; Ettore Prandini, Presidente Coldiretti; Michele Carrus, Presidente Federconsumatori; Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI.
Giovedì 23 Giugno, nel castello della Mesola nell’omonimo comune ferrarese, ANBI in collaborazione con ANBI Emilia Romagna ed ANBI Veneto organizza il convegno nazionale “Il Mare nel fiume (inizio ore 9.30). Una minaccia per la biodiversità e lo sviluppo dei territori”; le conclusioni saranno affidate ad Irene Priolo, Assessore Ambiente Protezione Civile Difesa Suolo Costa Regione Emilia Romagna e Francesco Vincenzi, Presidente ANBI.

EMERGENZA IDRICA: ANBI CHIEDE L’ATTIVAZIONE DELLA CABINA DI REGIA PER IL BACINO DEL PO

Si fa drammatica la situazione nel bacino padano, “giacimento” del “made in Italy”  agroalimentare, ma dove, nella perdurante assenza di piogge,  si è ormai alla vigilia di scelte drastiche per garantire una portata del fiume Po, sufficiente  ai prelievi ad uso potabile ed a contrastare la risalita del cuneo salino, che sta alterando gli equilibri ambientali nel delta, inaridendo i territori: dalla sorgente alla foce, non solo i flussi in alveo sono  largamente al di sotto di quanto  registrato in anni recenti, ma a Pontelagoscuro  si è scesi  abbondantemente sotto il precedente minimo storico, fissato a mc./sec. 320.
“A fronte di tale emergenza, chiediamo  l’immediata  attivazione di una cabina di regia, che ricomprenda  i principali organi tecnici e politici, per  valutare, nel rispetto delle priorità di legge,  tutte le possibili soluzioni e conseguenti azioni in materia di rilasci e prelievi idrici in alveo, governando  le inevitabili problematiche, che ne seguiranno” ha dichiarato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI.
Attorno al tavolo, coordinato dalla Protezione Civile, dovrebbero sedere, oltre ad ANBI, le 4 Regioni interessate (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto), le Autorità di bacino distrettuale del fiume Po e delle Alpi Orientali, i rappresentanti dei gestori elettrici e dei principali “stakeholders” .
“Le eventuali scelte da assumere – ha precisato Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI – non possono, infatti, ricadere su un unico portatore d’interesse, ma devono essere frutto di scelte responsabilmente assunte in maniera collegiale, nell’assoluta sicurezza che ciascuno faccia la propria parte e che quanto deciso raggiunga gli obbiettivi prefissati. È inaccettabile, infatti, penalizzare idricamente l’economia di un territorio senza la ragionevole certezza di  un effettivo ristoro utile per aumentare i livelli in alveo.”
Le prossime settimane saranno le più critiche per le colture in campo ed uno stress idrico ne pregiudicherebbe la resa o potrebbe addirittura causare, in alcuni territori, la perdita parziale o totale della produzione; per questo, ANBI richiama la necessità di non limitare le  valutazioni a semplici considerazioni  idro-meteorologiche, ma di analizzare anche la condizione idrica complessiva dei territori e soprattutto lo stato fenologico delle colture, considerato pure l’obbiettivo strategico di aumentare l’autosufficienza alimentare del Paese.
“Auspichiamo – ha concluso Vincenzi – che la gravità della situazione e l’evidenza dell’emergenza in atto induca urgentemente ad avviare la necessaria infrastrutturazione del territorio, ad iniziare da nuovi bacini per trattenere le acque di pioggia e contrastare le conseguenze dei cambiamenti climatici, aumentando la resilienza delle comunità.”

OSSERVATORIO ANBI RISORSE IDRICHE

IL FRONTE DELLA SETE SI ESTENDE AL CENTRO ITALIA: IL LAGO DI CASTEL GANDOLFO ESEMPIO DELLA SOFFERENZA IDRICA. AL NORD SI È SCIOLTA TUTTA LA NEVE ED IL MARE COLONIZZA IL DELTA PO

Se al Nord compaiono le prima autobotti per la distribuzione potabile, l’emergenza acqua sta rapidamente estendendosi al Centro Italia: è questo l’ulteriore dato di preoccupazione, che emerge dal report settimanale dell’Osservatorio ANBI Risorse Idriche nella prima stagione, in cui si evidenziano in maniera massiva le conseguenze dei cambiamenti climatici sulla Penisola.
Esemplare è la situazione di quello, che “era” il secondo fiume della Toscana (il primo, l’Arno, ha flussi dimezzati rispetto alla media mensile e, in particolare, quasi cinquantamila litri al secondo in meno rispetto al Giugno 2020) ridotto ormai ad uno stato torrentizio dopo mesi di sofferenza idrica: l’Ombrone registra attualmente una portata di 890 litri al secondo, quando il minimo per garantire la vita in alveo è indicato in l/s 2000!
Nelle Marche, il fiume Sentino tocca già il minimo storico (-37 centimetri), registrato nell’Agosto 2021, anno considerato idricamente critico per la  regione; anche Esino e Nera sono ai livelli più bassi del recente quinquennio, mentre gli  invasi ancora trattengono volumi idrici superiori a quelli di 12 mesi fa. In Umbria, le scarse precipitazioni di Maggio trascinano livelli bassi nei corpi idrici della regione (gli invasi del lago Trasimeno e della diga Maroggia sono praticamente dimezzati rispetto agli anni scorsi), ma non solo: il fiume Tevere, nel suo tratto iniziale, registra il livello più basso (cm. 35) dal 1996. L’andamento deficitario del corso d’acqua tiberino prosegue nel Lazio, dove più grave, però, è la situazione dell’Aniene, ridotto ad una portata di circa tremila litri al secondo contro una media di oltre l/s 8.000; crolla anche la portata del Sacco, così come in calo sono i livelli dei laghi romani (Nemi scende a cm. 47 contro m.1,66 del Giugno 2021 e Bracciano ha un livello inferiore di 25 centimetri all’anno scorso).
Al Nord “capitola” il delta del Po, “conquistato” ormai per 30 chilometri dalla risalita del cuneo salino, registrata a Goro con l’alta marea mentre, lungo tutta l’asta, il più importante fiume italiano è al di sotto dei minimi storici, registrando una “magra” epocale. In rapida decrescita sono anche i grandi laghi del Nord Italia (ad eccezione del Benaco), il cui bilancio idrico è deficitario: in una settimana, il Maggiore si è abbassato di 20 centimetri, il Lario di oltre 30 e l’Iseo di cm. 7; il lago Maggiore trattiene il 23,2% di acqua e con cm. -7,5 segna  il record minimo dal 1946, mentre la portata erogata dal lago di Como nel fiume Adda ha toccato punte doppie rispetto agli afflussi da monte ed il riempimento del bacino è sceso in una settimana dal 54,7% al 30,6%.
Restando in Lombardia, sono ormai completamente esaurite, con 2 mesi d’anticipo, le riserve di neve: quest’anno, per altro, la quantità nivale, normalmente presente in quota agli inizi di Giugno (738 milioni di metri cubi), non è mai stata raggiunta, toccando un picco massimo di soli 640 milioni di metri cubi. E’ questa la grande differenza con l’estate 2021 che, pur avendo presentato lunghi periodi con assenza di precipitazioni, poteva contare su una riserva di neve, che ad inizio Giugno era doppia rispetto alla media. Anche gli invasi idroelettrici sono ai minimi storici.
“La grave situazione d’emergenza nel bacino padano necessita di un’assunzione di responsabilità che, nel rispetto delle priorità di legge, coinvolga tutti i soggetti interessati. Per questo, è necessaria l’attivazione di una cabina di regia sotto il coordinamento della Protezione Civile” ha ribadito Francesco Vincenzi, Presidente ANBI.
In Valle d’Aosta, dove sono in leggero rialzo le portate della Dora Baltea e del torrente Lys, uno studio della Società Meteorologica ha certificato la grave condizione, in cui versano i ghiacciai del Grand Etrét (Valsavarenche) e Ciardoney (Val Soana): nel primo, l’accumulo di neve medio è di 127 centimetri, vale a dire il livello più basso finora registrato ed inferiore di circa il 62% rispetto alla media del periodo 2000-2021 (cm. 331) e dell’11% per quanto riguarda la normale densità; anche sul ghiacciaio Ciardoney, le misure di accumulo confermano la situazione di scarsità estrema con spessori di neve, che vanno da cm. 165 nel punto più elevato ad appena 25 centimetri nel settore mediano, cioè il 25% dei livelli generalmente rilevati, segnando il record negativo in tempi  recenti.
L’ulteriore tracollo delle portate dei fiumi piemontesi (da diverso tempo inferiori  del 30% alle portate medie) testimonia come i benefici apportati dai brevi, ma intensi fenomeni meteo, registrati  la settimana scorsa, vengano vanificati dalla perdurante ondata di calore, che da oltre un mese “soffoca” tutta la Penisola con temperature tra i 3 ed i 4 gradi superiori alla media e, in molte zone, con massime stabilmente ben al di sopra dei 30°. Il deficit pluviometrico estremo rilevato su tutto il Piemonte provoca livelli di falda quasi ovunque al di sotto dei minimi storici e, anche in Piemonte, la riserva di neve risulta azzerata con 2 mesi d’anticipo.
Stessa situazione (niente più neve sui monti e falde a secco) si registra in Veneto, dove il fiume Adige si mantiene su livelli minimi rispetto al passato così come gli altri corsi d’acqua della regione. Scendendo a Sud, a fare da cuscinetto con la grave situazione idrica, che si registra nell’Italia centro-settentrionale, è la Campania, dove permane il rischio di siccità nel bacino idrografico del Liri-Garigliano e Volturno, ma salgono i livelli idrometrici dei principali fiumi, anche se si segnalano in deciso calo i volumi dei bacini del Cilento. In Puglia, i bacini trattengono volumi d’acqua in linea con quelli del positivo 2021. Si differenzia altresì la vicina Basilicata, il cui volume di risorsa stoccata cala di oltre sedici milioni di metri cubi in 12 giorni, confermando la tendenza a consumare maggiori quantità d’acqua rispetto al 2021 (+ 5 milioni di metri cubi) a causa delle alte temperature. Infine, in questa annata idricamente straordinaria, la Sicilia è sorprendentemente al riparo dai rischi di un’estate “assetata”, grazie ai buoni livelli registrati nei bacini nel mese di maggio (+20% rispetto all’anno scorso).
“E’ questa l’ennesima dimostrazione dell’importanza di avere bacini in grado di trattenere le acque di pioggia, così come previsto dalle tante proposte di nuovi invasi e laghetti, avanzate dai Consorzi di bonifica ed irrigazione – ha sottolineato in conclusione Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI - E’ evidente che a ciò devono essere affiancati interventi di infrastrutturazione non solo per portare l’acqua sul territorio, ma per ottimizzarne l’uso.”


IN UN’ITALIA SEMPRE PIU’ ARIDA SI CELEBRA LA GIORNATA MONDIALE CONTRO LA DESERTIFICAZIONE E LA SICCITA’

ANBI: DI FRONTE AI CAMBIAMENTI CLIMATICI SERVONO URGENTI INTERVENTI INFRASTRUTTURALI PER LA RESILIENZA DEI TERRITORI NON SOLO AFFERMAZIONI DI PRINCIPIO

Sono circa duecento i Paesi ed un miliardo le persone interessate dal processo di desertificazione nel mondo; tra quelli, in cui il fenomeno  va manifestandosi più rapidamente, si annoverano Cina, India, Pakistan e diverse Nazioni di Africa, America Latina,  Medio-Oriente, ma anche dell’Europa mediterranea come Portogallo, Spagna, Grecia, Cipro, Malta ed, in maniera sempre più evidente, Italia.
“Sono questi dati a certificare la fondamentale funzione non solo agricola, ma anche ambientale, dell’irrigazione nei Paesi del Sud del Continente. Da qui, l’importanza dell’azione svolta in sede comunitaria da Irrigants d’Europe” ricorda Francesco Vincenzi, Presidente ANBI in occasione della Giornata Mondiale contro la Desertificazione e la Siccità.
L'analisi, condotta su due serie storiche distinte (1990 e 2000) nel nostro Paese e ricordata dall’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, evidenza che circa il 70% della superficie della Sicilia presenta un grado medio-alto di vulnerabilità ambientale; seguono: Molise (58%), Puglia (57%), Basilicata (55%). Sei regioni (Sardegna, Marche, Emilia Romagna, Umbria, Abruzzo e Campania) presentano una percentuale di territorio a rischio desertificazione,  compresa fra il 30% e il 50%, mentre altre 7 (Calabria, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Veneto e Piemonte) sono fra il 10% ed il 25%.
“E’ evidente che, in questa situazione e senza un’adeguata infrastrutturazione idrica, l’applicazione dei parametri attualmente previsti dalla normativa europea sul Deflusso Ecologico, sarebbe stata disastrosa per l’economia e l’ambiente di ampie zone del Paese. Da qui la deroga di due anni, decisa dal Parlamento, cui va il nostro grazie” aggiunge il Presidente ANBI.
In Spagna, la desertificazione interessa ormai il 72% del territorio, in particolare nella zona oggi conosciuta come il “mare di plastica”, cioè l’area delle serre nel Sud del Paese, dove viene praticata un’agricoltura intensiva estrema, con un grande uso dell’acqua di falda. In Grecia si stima che, entro la fine del secolo, almeno il 70% del territorio diventerà arido.
L’ONU stima che nel mondo sia già compromessa una superficie ampia  tra 1 e 6 miliardi di ettari  e che, nel prossimo futuro, circa duecento milioni di persone saranno  costrette  a lasciare le proprie terre verso regioni più vivibili; tra le cause principali della desertificazione  vi è l’estremizzazione dei fenomeni climatici e conseguentemente l’aridità provocata da fenomeni siccitosi prolungati, ma anche da precipitazioni brevi e violente,  che non ristorano, ma  erodono il primo strato più fertile di suolo sui terreni assetati. Colpevole del degrado dei suoli è anche l’abbandono delle aree coltivate.
Esemplare è il caso delle tempeste di sabbia, che hanno colpito in mesi recenti Siria, Iraq (da Aprile ve ne sono state già ben 6 con migliaia di ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie)  ed altri Paesi confinanti.  Tali evenienze non hanno origine, come altresì in passato, dal deserto egiziano e dal Sahara, ma si tratta probabilmente di eventi climatici, favoriti da quanto avvenuto negli ultimi anni nei due Paesi, cioè l’abbandono delle terre coltivate e lo spopolamento dei campi (causa guerra ed eventi siccitosi estremi) con la conseguente mancanza di quel freno naturale alla sabbia, che erano le coltivazioni. Si prevede che in Iraq, entro il 2050, potrebbero esserci tempeste di sabbia per 300 giorni all’anno.
“Deserto e desertificazione sono termini, che spesso vengono confusi – precisa in conclusione, Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI - Secondo una definizione, la desertificazione è un processo lento ed in qualche modo irreversibile di riduzione o distruzione del potenziale biologico del suolo, legato a diversi fattori come il clima, le proprietà del suolo e soprattutto le attività umane.
In Italia, siccità straordinarie si stanno ripetendo con intervalli di tempo sempre più ravvicinati e le analisi dimostrano come ci vogliano anni per tornare alla normalizzazione dei regimi idrici. Pur in assenza di importanti interventi di contrasto come la legge contro l’indiscriminato consumo di suolo od il Piano Laghetti, proposto da ANBI e Coldiretti, si tende tuttavia a non utilizzare più la parola irreversibile. Accontentiamoci…” conclude amaramente il DG ANBI.

LOMBARDIA: RIDOTTI I PRELIEVI IRRIGUI DAL LAGO MAGGIORE

Il Consorzio Ticino (con sede a Milano), che regola il lago Maggiore, ha comunicato la necessità di operare una riduzione del 50% nelle portate  alle utenze per via dei valori minimi del livello idrometrico, cui si attesta attualmente il bacino.
Il Consorzio di bonifica  Est Ticino Villoresi (anch’esso con sede nel capoluogo lombardo), per  assorbire la riduzione di portata derivata, ha deciso di mantenere 35 metri cubi al secondo verso il canale Villoresi sino al termine della turnazione irrigua, attualmente in corso (sino al 24 Giugno).
La riduzione richiesta dal Consorzio Ticino verrà pertanto effettuata sulla derivazione del Naviglio Grande, che passerà  da mc/s 60 a mc/s 24,5. Tali previsioni potranno subire variazioni a seconda dell’andamento meteorologico sul bacino del Verbano.

EMILIA ROMAGNA: SUPERLAVORO PER GARANTIRE ACQUA AD AGRCOLTURA

Temperature tipiche del mese di agosto, con ondate di calore record per il periodo e medie superiori di fino a quattro gradi; pesante incremento dell’evapotraspirazione dai suoli che, peraltro già pesantemente inariditi a causa dell’assenza di piogge, presentano un tenore di umidità al minimo; pericolo imminente di notti tropicali, che andrebbero ulteriormente ad incrementare il fabbisogno idrico delle colture nei campi: questo contesto fortemente critico per l’agricoltura e l’habitat ha spinto il Consorzio di bonifica Emilia Centrale (con sede a Reggio Emilia) ad effettuare alcune capillari manovre straordinarie, atte a garantire la continuità dei prelievi irrigui dal fiume Po.
Si è trattato di manovre complesse, mai effettuate prima d’ora. Di natura eccezionale con impiego massiccio di uomini e mezzi, finalizzate a garantire la continuità della derivazione, pur se in misura ridotta, poiché le condizioni del fiume impongono un regime di razionamento forzato.
Contestualmente l’ente consortile ha incontrato i rappresentanti delle associazioni agricole di Reggio Emilia e Modena per informarli sullo stato dell’arte e sui provvedimenti da intraprendere per un uso oculato dell’acqua da parte di tutti, evitando sprechi controproducenti ed assicurare l’acqua necessaria alle colture in atto.

LAZIO: SITUAZIONE GRAVISSIMA PER LA SICCITÀ

L’emergenza siccità nel Centro Sud d’Italia è fattuale: il caldo mese di maggio con picchi tipici delle giornate più calde di Agosto ha aggravato una situazione già molto critica, dovuta alle scarsissime precipitazioni invernali.
Da inizio anno, a Roma, sono caduti solo 137 millimetri di pioggia rispetto ai 357 millimetri di media negli ultimi 16 anni. Nel resto della regione i millimetri non raggiungono i cento.
Tale grave situazione ha indotto a far partire gli impianti irrigui sin dal Febbraio scorso in molte province del Lazio. Preoccupante è la situazione idrica ai Castelli Romani, dove i laghi sono ai minimi storici: danni per oltre un miliardo di euro con 1/3 della produzione agricola a forte rischio.
Secondo ANBI Lazio, questi dati, insieme all’acclarato raddoppio delle tariffe energetiche, non devono rimanere “solamente” un grido d’allarme.
Durante l’inverno appena trascorso si è assistito a fenomeni d’irrigazione di supporto per il grano ed all’apertura anticipata della stagione irrigua consortile per evitare che colture di pregio, ma dallo scarso fabbisogno idrico, come quella dei carciofi, andassero in sofferenza. In alcune aree si sta assistendo alla sospensione dell’irrigazione “a scorrimento” per mancanza d’acqua, mentre  in alcuni comuni del frusinate si sta rendendo necessario razionare la distribuzione d’acqua, poiché le fonti di alimentazione (lago di Capodacqua e dal torrente Mollarino) sono quasi a secco; identici provvedimenti in provincia di Latina.
La crisi irrigua ed i costi energetici fuori controllo rappresentano  la “tempesta perfetta” che, se non arginata da importanti interventi e mirati finanziamenti, potrebbe mettere a serio rischio l’intera filiera agricola  del Lazio ed  i servizi garantiti dai Consorzi di Bonifica del Lazio per l'irrigazione.

EMILIA ROMAGNA: OTTENUTA DEROGA A DMV

Soddisfazione del Consorzio di bonifica Piacenza (con sede in città) per l’ottenimento della deroga del Deflusso Minimo Vitale (DMV) sul fiume Trebbia; quella attuale è infatti un’emergenza estrema, con l’intera campagna irrigua ancora da affrontare ma portate da fine Luglio. In sofferenza è l’intero comparto agricolo e le colture di pregio rischiano di non arrivare a fine ciclo.
Lo scenario idrico è molto critico, perché le disponibilità sono in progressivo esaurimento: quella in atto è una crisi con valori mai visti in 70 anni. A determinare questa situazione è stata una magra invernale, cui hanno seguito precipitazioni localizzate ed insufficienti a colmare il deficit, temperature sopra alla media ed anomalie termiche importanti che hanno generato un forte aumento del fenomeno dell’evapotraspirazione.
Il bacino irriguo del Trebbia ha una estensione complessiva di circa ventitremila ettari; l’irrigazione è a turnazione ed è organizzata in 3 distretti.

LOMBARDIA: INAUGURATA CASA BONIFICA

A Torbole Casaglia, una targa sull’ex edificio del guardiano dei pozzi ricorda i 100 anni della Bonifica delle paludi Biscia e Chiodo: Inaugurata in occasione della prima Giornata provinciale dell’Acqua, la Casa della Bonifica voluta dal Consorzio di bonifica Oglio Mella (con sede a Brescia) è la testimonianza di un’eredità, che non va dispersa.
Dopo un inverno ed una primavera segnati da un’eccezionale scarsità di pioggia e neve nel Bresciano, come in tutta la pianura padana, si è in piena emergenza per la stagione irrigua, evidenziando fenomeni inediti.
Quest’anno, i molti canali irrigui con alveo naturale in terra hanno registrato perdite con percolazioni mai conosciute prima. La lunghezza dei canali (anche oltre ventiquattro chilometri) ed i terreni particolarmente permeabili dell’alta pianura bresciana hanno concorso a veder letteralmente scomparire nel suolo una quota particolarmente rilevante dell’acqua immessa nelle rogge principali. Come cent’anni fa, anche oggi serve uno sguardo proiettato al futuro nella gestione di questa risorsa fondamentale per il progresso economico e civile del Bresciano, a partire dall’agricoltura, dove la disponibilità idrica è alla base di quasi il 100% della produzione agroalimentare provinciale.
 Quest’anno, anche nel Bresciano ricorrono i 100 anni di un’attività bonificatrice: l’allora Consorzio Biscio Chioda Prandona, a cavallo tra il 1920 e il 1922, rese salubri e coltivabili, grazie anche al finanziamento dell’allora neocostituito Credito Agrario Bresciano, i terreni acquitrinosi dell’alta pianura tra Azzano Mella, Lograto, Maclodio, Mairano, e Torbole Casaglia, interessando oltre milleottocento ettari.
Tra i protagonisti di quella stagione va ricordato l’agronomo bresciano, Antonio Bianchi, promotore della nascita dei maggiori enti di bonifica provinciali, tra cui, oltre al Consorzio Biscio Chioda Prandona, la Società Lago d'Idro e la Società Sarca, interessandosi anche della gestione dei canali irrigui del fiume Oglio.

TOSCANA: MANUTENZIONI CON SFALCIO

I fossi e rii minori della Piana di Empoli e Montelupo Fiorentino sono tra i corsi d’acqua, su cui il Consorzio di bonifica Medio Valdarno (con sede a Firenze) cura con maggiore attenzione la manutenzione ordinaria per il controllo della vegetazione stagionale mediante sfalcio.
Si tratta di corsi d’acqua particolarmente delicati perché piccoli, con scarsissime pendenze, spesso inglobati in ambiti urbani ed il cui reticolo spesso scola direttamente nel fiume Arno con sistemi di paratoie e portelle antirigurgito. Qui, l’obbiettivo primario è mantenere fossi e rii in perfetta efficienza idraulica, andando ad operare con precisione nelle rifiniture e con delicatezza rispetto all’habitat naturale.

CAMPANIA: APPROVATI CONSUNTIVO E ADESIONE A GOCCIA VERDE

Il Consorzio di bonifica in Destra del fiume Sele (con sede a Salerno) ha approvato il bilancio consuntivo 2021 (€ 4.369.000,00) senza maggiori oneri per l’utenza; ciò è stato possibile, grazie alla riduzione dei costi su numerosi capitoli di spesa, necessaria per fronteggiare il ben noto incremento del costo dell’energia elettrica, lievitato in un anno di ben il 50%. Non solo: l’ente consortile rilancia la sfida per un’irrigazione sostenibile, aderendo al progetto di certificazione volontaria “Goccia Verde”, promosso da ANBI; una piccola grande rivoluzione, dietro la quale ci sono una serie di opportunità ulteriori per l’azienda agricola, dalla possibile adesione ad ecoschemi della Politica Agricola Comune ad un accesso facilitato al mercato nazionale e internazionale.

VENETO: UN QR CODE “GENTILE”

Il Consorzio di bonifica Bacchiglione (con sede a Padova) ha avviato una campagna di comunicazione verso la cittadinanza, incentrata sulla “manutenzione gentile” dei corsi d’acqua. A tal proposito l’ente consortile ha predisposto le linee guida per eseguire la gestione ecologica dei corsi d’acqua e ha posizionato, lungo gli scoli interessati dagli interventi di manutenzione, cartelli informativi sulle modalità e i tempi della “manutenzione gentile”.
Sui cartelli  è presente un QR code che, una volta inquadrato con lo smartphone, permette di accedere alla pagina del sito consorziale, in cui vengono spiegate le modalità e le tempistiche degli interventi. L’iniziativa coinvolge una percentuale significativa di scoli individuati sulla base di caratteristiche di habitat e biodiversità delle specie vegetali autoctone.

ANBI IN UMBRIA E BASILICATA

Il Direttore Generale ANBI, Massimo Gargano, parteciperà sabato 18 Giugno p.v. al convegno “Acqua e governo del territorio nella Val di Chiana Romana. Dalla Pontifica Prefettura delle Acque al Consorzio d Bonifica: passato presente e futuro nel segno della sostenibilità”, organizzato nella Sala Sant’Agostino di Città della Pieve, in provincia di Perugia, dal Consorzio di bonifica Val di Chiana Romana e Val di Paglia, a partire dalle ore 10.00.
Il Presidente, Francesco Vincenzi ed il Direttore Generale, Massimo Gargano, interverranno nella mattinata di mercoledì 21 Giugno p.v. al convegno organizzato a Matera dalla Coldiretti lucana sul tema “L’agricoltura quale strumento per la transizione ecologica ed energetica”; ad ospitarlo sarà la locale sede della Camera di Commercio Basilicata.

 
Per maggiori approfondimenti www.anbi.it
SETTIMANALE DELL´ASSOCIAZIONE NAZIONALE CONSORZI DI GESTIONE E TUTELA TERRITORIO E ACQUE IRRIGUE
Direttore Responsabile: Massimo Gargano - Registrazione Tribunale di Roma n. 559/98 del 25 novembre 1998
Redazione: Via S.Teresa, 23 - 00198 Roma - Tel. 06/844321 - Fax 06/85863616
Sito internet: anbi.it - eMail: anbimail@tin.it

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