Anno XXIII, n. 24 venerdì, 11 giugno 2021

OSSERVATORIO ANBI SULLE RISORSE IDRICHE

TERRITORI A RISCHIO ARIDITA’: ANCHE PIEMONTE, DELTA PO E SALENTO ENTRANO IN ZONA ROSSA

Anche  le aree dell’Asta Tanaro, nell’astigiano e dell’Agogna-Terdoppio, tra le province di Novara e Vercelli, entrano nell’elenco delle zone a rischio aridità, secondo l’EDO (European Drought Observatory), in un Piemonte caratterizzato, nonostante un incremento complessivo delle piogge, da ampie aree di siccità (indice S.P.I. – Standardized Precipitation Index), da cui si salvano solo i bacini idrografici di Toce, Ticino, Sesia ed Orco; dall’inizio dell’anno permangono, invece, sotto media le portate dei fiumi Stura di Lanzo, Tanaro, Sesia (fonte A.R.P.A.Piemonte).
E’ quanto segnala il report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche in linea con il monitoraggio dell’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, che indica anche il delta del più grande corso d’acqua italiano , tra le province di  Ferrara e Rovigo, nell’elenco delle zone, che evidenziano  potenziali criticità causate soprattutto da un prolungato deficit nelle precipitazioni. Oltre a ciò, un mese di maggio, tra i più freddi del decennio, ha rallentato la fusione del manto nevoso ancora presente sull’arco alpino, impedendo la contestuale crescita delle portate del Grande Fiume, che comunque si mantiene sostanzialmente nella media del periodo, caratterizzata, però, da peculiarità a seconda dell’area presa in esame.
“Questi dati, con forti differenziazioni locali – ha affermato  Francesco Vincenzi, Presidente ANBI (Associazione Nazionale Consorzi  Gestione Tutela  Territorio Acque Irrigue) - avvalorano la nostra richiesta di moratoria sull’applicazione del Deflusso Ecologico a partire dal prossimo 1 Gennaio, così come previsto dalla Direttiva dell’Unione Europea; ciò deve interessare quelle aree,  dove specifiche sperimentazioni  dimostrino le gravi conseguenze, che l’applicazione di tale parametro di benessere fluviale avrebbe sull’ambiente e l’economia locali. E’ il caso, ad esempio, del territorio trevigiano attraversato dal fiume Piave. Gli indici per la gestione delle risorse idriche, in una variegata realtà come quella italiana, non possono essere generalizzati, ma devono essere come un abito su misura, soprattutto di fronte alle conseguenze della crisi climatica.”
In questo quadro resta un sorvegliato speciale, l’Emilia Romagna dove, soprattutto l’area costiera è a forte rischio siccità, contrastato dalla fondamentale funzione del canale C.E.R.; gli altri corsi d’acqua non se la passano bene: Secchia ed Enza sono vicine al minimo storico; Reno, Savio e Trebbia registrano portate in calo e sono sotto media. Sono altresì quasi al massimo autorizzato i bacini piacentini di Molato (99,9%) e Mignano (97,6%). Continuando a parlare di invasi, è buona la situazione dei grandi laghi con quote prossime o superiori alle medie: il Maggiore si attesta al 94,6% di riempimento, il Lario è al 74,7%, l’Iseo al 97,1 % (vicino al massimo storico), il Garda al 95%, Idro al 43,9%.
“Sarà interessante verificare, se lo scioglimento delle nevi arriverà in tempi utili a garantire l’equilibrio idrico nel bacino padano a fronte dell’incipiente stagione estiva o se sarà necessario rilasciare più acqua dai bacini naturali del Nord” ha commentato il Segretario Generale Autorità Bacino Distrettuale Fiume Po, Meuccio Berselli.
I fiumi valdostani sono in forte ripresa, mentre tra quelli piemontesi crescono il Pesio  e la Dora Baltea; in Lombardia è in leggerissima ripresa  il fiume Adda, che rimane però al minimo dal 2017. In Veneto, le portate dei fiumi sono in forte recupero dopo un Maggio ricco di precipitazioni. In Toscana sono sopra la media le portate dei fiumi Arno, Ombrone e Serchio, mentre resta deficitaria la Sieve. Come previsto dai rapporti dell’EDO, nelle Marche permane una situazione difficile con fiumi (praticamente dimezzate le portate di Potenza, Esino e Tronto) ed invasi (mancano circa cinque milioni di metri cubi rispetto all’anno scorso, ma oltre Mmc. 10 verso 2019 e 2918) lontani dai valori degli anni precedenti; in Umbria si registrano precipitazioni più scarse rispetto agli anni scorsi, ma la diga Maroggia  si conserva in linea con la media. Restano pressochè invariate le condizioni dei corpi idrici del Lazio.
In Campania, i fiumi Sele e Garigliano risultano in calo, mentre resta sostanzialmente  stabile il Sarno; in calo sono il lago di Conza  e gli invasi del Cilento. Forti di una buona condizione generale (+ 103,1 milioni di metri cubi sul 2020), gli invasi della Basilicata calano di 9 milioni di metri cubi in una settimana, mentre un alert arriva dalla Calabria, dove l’invaso Sant’Anna (Mmc. 10,15)  è al livello minimo dal 2017.
Analogamente alla Lucania, i bacini della Puglia calano di circa otto milioni di metri cubi per la piena attività irrigua, ma è il Salento a fare notizia, perché entra e nel report di Maggio dell’EDO come una tra le zone in maggiore sofferenza idrica. Ne è esempio, l’incompiuta diga di Pappadai, in provincia di Taranto, che una volta ultimata andrebbe a servire quella parte dell’Alto Salento, che ora irriga soltanto grazie a pozzi e autobotti: i volumi invasati (Maggio 2021: 4,42 milioni di metri cubi; Maggio 2020: Mmc. 5,04) testimoniano una condizione peggiore dell’anno scorso, quando una forte siccità condizionò pesantemente l’economia agricola della Puglia.
“Quella delle opere incompiute è una delle piaghe dell’Italia e per questo abbiamo salutato con soddisfazione l’inserimento della rete irrigua dall’invaso di Campolattaro, in Campania, tra le priorità del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – ha concluso Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI – Nel 2017 ne  avevamo censite 31, costate finora 537 milioni di euro, ma bisognose di altri 620 milioni per essere operative ed uscire dall’imbarazzante categoria degli sprechi. Nel nostro Piano di Efficientamento della Rete Idraulica del Paese abbiamo previsto il completamento di 16: 4 al Nord, 6 rispettivamente al Centro ed al Sud. L’investimento necessario è di circa 451 milioni di euro, che attiverebbero 2.258 posti di lavoro.”

SPERIMENTAZIONI SHOCK IN VENETO:

CON IL DEFLUSSO ECOLOGICO L’ANNO PROSSIMO NON CI SARA’ ACQUA PER IRRIGARE NEI TERRITORI DEL PROSECCO E DEL RADICCHIO SARA’ RIDOTTA ANCHE LA PRODUZIONE DI ENERGIA IDROELETTRICA

“Attivare da subito le esenzioni previste dalla Direttiva Quadro Acque di fronte ad avvalorati dati sperimentali; questo per impedire che l’applicazione del Deflusso Ecologico dal 1 Gennaio 2022 riduca in maniera drammatica gli accumuli idrici nei bacini montani con gravi ripercussioni per l’agricoltura, l’ambiente e la produzione idroelettrica, nonché l’indotto del turismo”: è questa la richiesta urgente di ANBI  a Regioni e Governo, a fronte degli allarmanti dati forniti dalle sperimentazioni del Consorzio di bonifica Piave e di Enel Green Power, utilizzando il Veneto come area test, perché primo ad aver indicato dei nuovi parametri nell’ambito del Piano di Gestione delle Acque, redatto dalla competente Autorità di Bacino Distrettuale.
Il concetto di Deflusso Ecologico nasce nel 2012 e mira al benessere dell’habitat acquatico, evolvendo i parametri giudicati troppo discrezionali del precedente Minimo Deflusso Vitale. La sua pedissequa applicazione, cioè senza considerare le complesse interconnessioni delle reti idriche, potrà però avere conseguenze disastrose per i territori come dimostrato dai dati presentati al recente Festival della Bonifica. Second Enel Green Power, che ha svolto una simulazione basandosi sui dati di 11 anni, i rilasci previsti dal Deflusso Ecologico, limitando le riserve d’acqua trattenute nei bacini montani, creerebbero, nel Veneto, un deficit costante nelle disponibilità irrigue, tale da produrre un calo di almeno il 46% nelle produzioni agricole, tra cui le eccellenze del radicchio e dell’uva per il celeberrimo prosecco; non solo: si avrebbe un calo di 930 gigawattora nella produzione di energia idroelettrica, pari a circa mille piccole centrali e crollerebbe il mercato turistico dei laghi, impossibilitati a trattenere un livello paesaggistico, adeguato alle aspettative degli ospiti.
Alla presa idraulica di Nervesa della Battaglia, fondamentale per il reticolo di corsi d’acqua che innerva la provincia di Treviso, il volume d’acqua, rilasciata a valle, schizzerebbe da 10,2 metri cubi al secondo a mc/sec 33,2 con indubbi benefici per l’habitat all’interno dell’alveo fluviale, ma minore produzione di energia rinnovabile (se ne perderebbe oltre il 60%) e gravi conseguenze sull’ equilibrio degli ecosistemi, presenti nel territorio.
È indispensabile che, dopo l’urgenza dell’attuale approccio emergenziale, si ricerchino nuovi equilibri fra esigenze produttive ed ambientali in aree, la cui fertilità deriva dalle scelte idriche, operate dalla Repubblica Serenissima nel 1400; servono scelte cogenti per destinare le cave dismesse a bacini di raccolta idrica ed è necessario efficientare il sistema irriguo, trasformandolo da “canalette” a “pressione”, sul 50% dei 51.000 ettari attualmente serviti nel trevigiano. Per farlo occorre tempo, ma soprattutto 200 milioni di investimento, lo stesso valore della produzione agricola (senza considerare l’indotto 10 volte superiore) che, stante le attuali norme sul Deflusso Ecologico, rischia di essere fortemente compromessa insieme a 30.000 posti di lavoro, poiché già l’anno prossimo qui non ci sarà acqua sufficiente per irrigare” ha affermato Paolo Battagion, Direttore dell’ente consorziale con sede a Montebelluna, nel trevigiano.
“Mettiamo i dati delle nostre sperimentazioni a servizio della politica, perché apra una trattativa in Europa per sospendere un’applicazione del Deflusso Ecologico, che sarebbe disastrosa per il made in Italy agroalimentare – ha affermato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI – La gestione idrica deve essere valutata sulla realtà delle connessioni ambientali, ma anche economiche e sociali di ciascuno Stato e l’irrigazione collettiva italiana è un esempio virtuoso dalle molteplici implicazioni per le comunità. È necessario intervenire con determinazione a Bruxelles per ridiscutere l’applicazione di una normativa, che sta destando molta preoccupazione nel nostro Paese. Al contempo, è giusto chiedersi dove erano i rappresentanti italiani quando, dalla Direttiva Quadro Acque del 2000, l’Unione Europea sta percorrendo strade penalizzanti i Paesi del Sud Europa, fortemente minacciati dalle conseguenze dei cambiamenti climatici.”

                                                              

VENETO: PREOCCUPAZIONE SICCITA’ NEL VERONESE

I primi mesi dell’anno hanno portato il Consorzio di bonifica Veronese (con sede nella “città dell’Arena”), che fornisce l’acqua d’irrigazione a 70 comuni della provincia scaligera, ad una decisa intensificazione dei lavori di manutenzione sugli impianti, sulle reti di distribuzione e sulle centrali irrigue, in previsione della nuova stagione irrigua.
La speranza è quella di andare incontro ad una stagione estiva meno drammaticamente siccitosa della scorsa, anche se l’ente consortile si è già visto costretto ad anticipare l’apertura delle prese di Sciorne e Colleoni per dare acqua alla zona dell’ex Agro Veronese, che a causa della presenza di colture seminative stava soffrendo particolarmente la totale arsura primaverile.
Da metà Aprile sono più di ventimila le ditte agricole, che possono lavorare grazie all’acqua fornita dall’ente consortile. In queste settimane sono stati moltissimi gli interventi effettuati su tutto il comprensorio: un lavoro di grande impegno anche dal punto di vista economico, se si considera che lo scorso anno solo per le manutenzioni sono stati investiti 13 milioni di euro e la stessa cifra verrà investita anche quest’anno. Durante la stagione irrigua, che prosegue fino a Settembre, l’ente consorziale riesce ad erogare circa trecento milioni di metri cubi d’acqua ai terreni del veronese, contribuendo in maniera importante, tramite la filtrazione dell’acqua nel sottosuolo, anche all’incremento delle falde.
Il “Veronese” fornisce l’irrigazione al territorio con tre modalità differenti: la prima è l’irrigazione strutturata in pressione, che opera su quasi diecimila ettari raggiunti da una rete di oltre mille chilometri di condotte interrate; la seconda è l’irrigazione strutturata a scorrimento, che copre 25.000 ettari serviti da quasi duemila chilometri di canali a cielo aperto e condotte interrate; la terza modalità, cioè l’irrigazione di soccorso, interessa la zona Sud della provincia dove, attraverso una capillare rete di canali naturali ed artificiali di oltre duemila chilometri, permette di portare l’acqua a 53.000 ettari di terreni”.

ANBI:

NON SI PUO’ PARLARE DI TRANSIZIONE ECOLOGICA ED AUTORIZZARE LE TRIVELLAZIONI IN ALTO ADRIATICO. ECCO LE RAGIONI DEL NOSTRO NO

“Riproporre le trivellazioni in Alto Adriatico non è rispettoso del tributo già pagato da quelle popolazioni – ha affermato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI - E’ ingiusto che territori di Veneto ed Emilia Romagna, fra l’altro importanti asset turistici, rischino di essere penalizzati dalle conseguenze di  scelte governative localmente non condivise.”
 “I territori delle province di Rovigo, Ferrara e del comune di Ravenna – ha ricordato Giancarlo Mantovani, Direttore Consorzi di bonifica Adige Po (con sede a Rovigo) e Delta Po (con sede a Taglio di Po, nel rodigino)  -   sono stati interessati dallo sfruttamento di giacimenti metaniferi dal 1938 al 1964; l’emungimento di acque metanifere innescò un’accelerazione, nell’abbassamento del suolo, decine di volte superiore ai livelli normali: agli inizi degli anni ‘60 raggiunse punte di 2 metri ed oltre, con una velocità stimabile fino a venticinque centimetri all’anno; misure successive hanno dimostrato che l’abbassamento del territorio ha avuto punte massime di oltre tre metri dal 1950 al 1980. Rilievi effettuati dall’Università di Padova hanno evidenziato un ulteriore abbassamento di 50 centimetri nel periodo 1983-2008 nelle zone interne del Delta del Po.”
L’ “affondamento” del Polesine e del Delta Padano ha causato un grave dissesto territoriale, nonchè ripercussioni sull’economia e la vita sociale dell’area; il sistema di bonifica, indispensabile per mantenere l’equilibrio idrogeologico locale, è attualmente costituito da oltre cinquecento impianti idrovori e l’aggravio sui bilanci degli enti consorziali per la sola energia elettrica è di circa venti milioni di euro.
La conseguenza dell’alterazione dell’equilibrio idraulico fu  infatti lo sconvolgimento del sistema di bonifica. Tutti i corsi d’acqua si trovarono in uno stato di piena apparente, perché gli alvei e le sommità arginali si erano abbassate, aumentando la pressione idraulica sulle sponde ed esponendo il territorio a frequenti esondazioni. Gli impianti idrovori cominciarono a funzionare per un numero di ore di gran lunga superiore a quello precedente (addirittura il triplo od il quadruplo), con maggior consumo di energia e conseguente aumento delle spese di esercizio a carico dei Consorzi di bonifica.
Si rese inoltre indispensabile il riordino di tutta la rete scolante così come degli argini a mare.
“Per questo, alle popolazioni di questi territori servono segnali concreti nel segno della sostenibilità, non il riproporsi di paure per situazioni, che continuano a pagare – ha concluso Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI – Che senso ha parlare di transizione ecologica ed autorizzare la ripresa delle trivellazioni nell’Alto Adriatico?”

EMILIA ROMAGNA: INAUGURATO CANTIERE CIARLE

Grande soddisfazione da parte del Consorzio di bonifica Pianura Ferrara (con sede nel capoluogo estense) per l’avvio dei lavori di un’importante opera irrigua, molto attesa dai cittadini e dai produttori agricoli: è stato infatti inaugurato (presenti anche il Presidente, Francesco Vincenzi ed il Direttore Generale ANBI, Massimo Gargano) il cantiere per la realizzazione del canale Ciarle a Poggio Renatico, finanziato dal Ministero Politiche Agricole Alimentari Forestali per 9 milioni di euro nell’ambito del Piano Sviluppo Rurale Nazionale. L’intervento prevede l’implementazione primaria del sistema irriguo Ciarle, derivante dal Canale Emiliano Romagnolo (C.E.R.) e che dal comune di Terre del Reno proseguirà verso Poggio Renatico, consentendo benefici alle attività agricole su quasi cinquemilaseicento ettari.
All’inaugurazione del cantiere, che è stata anche l’occasione per fare il punto sulla sicurezza idraulica del territorio, sono intervenuti, fra gli altri: Daniele Garuti, Sindaco Poggio Renatico; il Prefetto Ferrara, Michele Campanaro; Valeria Chierici, Direttore lavori Consorzio di bonifica Pianura Ferrara; Attilio Toscano, Professore Ordinario di idraulica agraria Università Bologna; Meuccio Berselli, Segretario Generale Autorità Bacino Distrettuale Fiume Po.
Dopo i saluti istituzionali, il presidente dell’ente consorziale, Stefano Calderoni, ha spiegato che “due sono  gli obbiettivi principali del progetto: economico, perché nell’area si coltivano 350 ettari di frutteto e 80 di orticole e per queste colture l’acqua è essenziale; ambientale, visto che quella del Ciarle sarà acqua del C.E.R. migliore di quella prelevata alla fonte, grazie alla fitodepurazione del Cavo napoleonico”.
A seguire Alessio Mammi, Assessore Agricoltura ed Agroalimentare Regione Emilia Romagna, ha detto: “Abbiamo un grande patrimonio di competenze che è il nostro sistema delle Bonifiche; come Regione stiamo investendo circa settecento milioni di euro in progetti per lo stoccaggio e  la distribuzione dell’acqua, rendendola disponibile alle aziende agricole, quando necessario.”
Gianpaolo Vallardi, Presidente Commissione Agricoltura Senato ha affermato: “I cambiamenti vanno affrontati in tempo reale e per questo serve semplificazione e sburocratizzazione, perché per fare le opere serve l’impegno ma anche processi più semplici per realizzarle. In questo senso dobbiamo anche intervenire a livello politico per gestire al meglio le risorse, che arriveranno, andando tutti nella stessa direzione, perché non ci sono altre possibilità che la collaborazione.”
Filippo Gallinella, Presidente Commissione Agricoltura Camera, intervenuto da remoto, ha ribadito che “le risorse del Recovery Plan saranno investite su quelle opere, che sono pronte a partire, perché dove l’acqua è gestita al meglio, c’è sviluppo del settore agricolo e dell’intera economia dei territori”.
Al temine dell’evento un “simbolico” taglio del nastro  ha aperto ufficialmente il cantiere del Canale Ciarle.

LAZIO: IMPORTANTI FINANZIAMENTI PER EFFICIENTARE GLI IMPIANTI

Per accedere ai fondi del POR FESR Lazio (5 milioni di euro disponibili, ma non utilizzati), il Consorzio di bonifica Litorale Nord (con sede a Roma) ha lavorato in sinergia con ANBI Lazio ed è riuscito per la prima volta ad accedere a tali finanziamenti.
Sono stati messi al vaglio tutti gli impianti consorziali, discussi ed analizzati progetti ed ambiti di miglioramento possibili, nonché le modalità di funzionamento e di utilizzo dell’energia. E’ stata così richiesta l'approvazione di 4 progetti di efficientamento energetico: 2 impianti idrovori (Ostia antica e Campo Selva a Pomezia), 2 impianti irrigui (entrambi a Tarquinia, in località Torrone e Colonia Marina). I progetti presentati dal CBLN, coadiuvato dalla FIRE (Federazione Italiana per l'uso Razionale dell'Energia) al POR FESR Lazio, rientrano nel programma Lazio Green.
Le soluzioni proposte mirano a potenziare e garantire un minor impatto ambientale degli impianti. Al termine dei lavori è stimato un risparmio energetico annuo di 340.000 kilowattora e che si traduce nella mancata immissione nell'atmosfera di 158 tonnellate di anidride carbonica; a questo si aggiungono i circa 125.000 euro risparmiati tra costi energetici e manutentivi di impianti obsoleti.
Nell’impianto idrovoro di Ostia Antica è prevista la sostituzione dell'attuale elettropompa con una nuova completamente automatica di potenza pari a 45 kilowattora (dotata di telecontrollo), l'installazione di un motore ad alta efficienza dotato anch'esso di telecontrollo, la realizzazione di un impianto fotovoltaico e la sostituzione del presente sistema d'illuminazione con uno a LED; presso l'impianto di Campo Selva verrà installata una nuova pompa dotata di telecontrollo, uno sgrigliatore automatico e verrà messo in opera un impianto fotovoltaico.
Negli impianti irrigui di Tarquinia è prevista l'installazione di 5 motori ad alta efficienza dotati di telecontrollo e la realizzazione di 2 impianti fotovoltaici. La somma finanziata dal POR FESR Lazio per i progetti dell’ente consorziale ammonta ad € 1.288.011,00.


TOSCANA
: SICUREZZA IDRAULICA  ED AMBIENTALE COESISTONO

Rendere più sicuro il territorio rispettando la natura è possibile: è questo il messaggio, che hanno lanciato il Consorzio di bonifica 6 Toscana Sud e le Università toscane a Ponti di Badia, sul torrente Ampio; lo hanno fatto, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, nel corso di un convegno, che ha fatto  il punto sul progetto di ricerca, in atto da parte degli Atenei di Siena, Firenze e Pisa lungo i corsi d’acqua delle province grossetana e senese.
L’incontro si è aperto con i saluti di Leonardo Marras, Assessore Attività Produttive Regione Toscana e di Elena Nappi, Vicesindaco del Comuna ospitante. Nell’introduzione, Fabio Bellacchi, presidente dell’ente consorziale con sede a Grosseto, ha evidenziato le finalità ambientali della convenzione con gli Atenei, subito raccolte dalle associazioni ambientaliste, presenti all’evento e che hanno proposto di vigilare insieme sul modo in cui vengono effettuati gli sfalci lungo i corsi d’acqua. La prima fase del progetto ha riguardato i fiumi Bruna, in Maremma ed Arbia, nel Senese, per poi spostarsi sull’alveo dell’Ampio. L’idea, però, è quella di applicare i risultati degli studi all’intero reticolo delle 2 province.
A illustrare la prima parte della convenzione triennale i docenti universitari che coordinano il team di ricercatori dei rispettivi dipartimenti.
“Il nostro contributo alla manutenzione gentile – ha osservato Federico Preti (Università Firenze) – si concentra sui tagli per capire come farlo, salvaguardando l’ambiente e avendo benefici a valle.” “Il dipartimento di scienze della vita – ha illustrato Simona Maccherini (Università Siena) –  si occupa della biodiversità vegetale da proteggere e tutelare; sull’Ampio studiamo il contenimento della canna comune, Arundo donax”.
“Il nostro compito è monitorare e studiare istrice, tasso e volpe – ha aggiunto Antonio Felicioli (Università Pisa) – In particolare la ricerca ha come obbiettivo individuare un modo per spingerli a costruire le loro tane lontano dagli argini.”

EMILIA ROMAGNA: OLTRE 500 CANTIERI IN 8 ANNI SULL’APPENNINO

Più di cinquecento lavori conclusi e 1100 sopralluoghi tecnici: basterebbero questi 2 numeri per dar conto dei risultati ottenuti, grazie al ruolo attivo che il Consorzio di bonifica Renana (con sede a Bologna) ha svolto negli scorsi 8 anni sull'Appennino del bacino del fiume Reno.
Collina e montagna rappresentano da sempre l'incipit della buona gestione idraulica dei bacini a monte pure a vantaggio della sicurezza complessiva del reticolo; per questo, l’ente consortile ha rafforzato il rapporto di collaborazione operativa con le aziende agricole appenniniche, grazie anche alle risorse del Piano Regionale Sviluppo Rurale.
L’investimento annuale medio è di circa cinque milioni di euro tra interventi e progettazioni esecutive. I cantieri consortili sono destinati alla manutenzione straordinaria dei presidi idraulici lungo i corsi d'acqua demaniali, al consolidamento della viabilità locale, alla valorizzazione territoriale attraverso la fruibilità ambientale.
Francesco Vincenzi, Presidente ANBI, ha evidenziato il valore della sinergia attuata dagli enti consortili con gli Enti Locali, come “precondizione per attuare una reale ed efficace gestione territoriale, uscendo dalle logiche emergenziali. E' necessario, però, superare un certo ambientalismo ideologico d'antan a favore di un approccio fondato su tecniche di gestione ambientale, compatibili con la permanenza antropica in montagna”.
A conclusione del 3°  Forum Appennino per la montagna bolognese, presenti i Sindaci ed i tecnici regionali dei settori coinvolti, Barbara Lori, Assessore Montagna Regione Emilia Romagna, ha sottolineato come “il rapporto sinergico tra enti territoriali e Consorzi di bonifica stia dando buoni frutti ed i numeri illustrati per l'Appennino Bolognese dimostrino l'efficacia reale di questa alleanza.
La vivibilità di collina e montagna è prioritaria e si declina attraverso le risorse per l'insediamento dei giovani, per la digitalizzazione e per la salvaguardia della viabilità locale”.

TOSCANA: TORRENTI COME AULE A CIELO APERTO

Ancora una volta sono tornati a “fare scuola” gli interventi di ingegneria naturalistica, realizzati dal Consorzio di bonifica 2 Alto Valdarno (con sede ad Arezzo) sui torrenti Gorgone e Teggina, in collaborazione con l’Università di Firenze.
I corpi idrici casentinesi si sono trasformati in autentiche aule a cielo aperto per i 62 partecipanti al corso “Sistemazioni idraulico forestali e ingegneria naturalistica con tecniche innovative e sostenibili”, organizzato da Officine Capodarno, Dream Formazione e Consulenza, A.N.C.I. (Associazione Nazionale Comuni Italiani) Toscana L’escursione in Casentino è servita ad illustrare i lavori realizzati dall’ente consortile in alveo e su versante con l’impiego di tecniche di ingegneria naturalistica anche innovative.
Inaugurato nel Maggio 2019, l’intervento sul Gorgone, con l’impiego dell’innovativa tecnica “step and pools”, rimane un’esperienza importante, che ha contribuito a mitigare il rischio idraulico, riutilizzando il materiale naturale ricavato sul posto, migliorando la biodiversità del corso d’acqua.

PUGLIA: CI VEDIAMO IN DIGA!

Con l’allentamento delle restrizioni dovute alla pandemia, tornano gli appuntamenti con la Bonifica: gradualmente e con molta prudenza il Consorzio di bonifica Capitanata (con sede a Foggia) riapre i propri impianti per eventi finalizzati alla comunicazione del proprio ruolo istituzionale.
Alla diga di Capacciotti, sito premiato  nel 2017 per il suo paesaggio  dal Club per l’Unesco, è stato celebrata la “Giornata Internazionale dell’Ambiente” con un evento insolito ed allo stesso tempo coinvolgente: meditazioni sull’importanza dell’acqua quale fonte di vita, pratica di yoga e racconto della bonifica. La formula, che abbina un tema culturale e/o  una pratica sportiva  ad attività come la visita guidata agli impianti  e  il racconto della Bonifica  si è dimostrata vincente e raccoglie l’interesse di ogni fascia di età.
Proseguendo su questa scia sarà organizzato alla diga di Capaccio un evento, che prevede una visita guidata alle strutture della diga e  vari allenamenti all’aperto di pilates e ginnastica funzionale. In attesa di ricominciare le attività di divulgazione  con le scuole,   nel corso dell’estate l’ente consorziale conta di realizzare altre iniziative soprattutto alla diga di Occhito,  dove esiste anche  un “bosco didattico”, iscritto   all’albo regionale e c’è la possibilità di realizzare diverse attività destinate ai più piccoli.   


VENETO: CONCLUSO TERREVOLUTE. APPUNTAMENTO AL 2022 PER IL CENTENARIO DELLA MODERNA BONIFICA

Con lo spettacolo-performance “Flower Power” di Mario Brunello e Andrea Pennacchi, si è conclusa A San Donà di Piave, nel veneziano, la 4° edizione di “TerrEvolute - Festival della Bonifica”, evento organizzato da Università Padova ed ANBI Veneto con il supporto organizzativo del locale Consorzio di bonifica Veneto Orientale.
Nonostante le complessità legate alla situazione sanitaria, “TerrEvolute” si è svolto nel migliore dei modi registrando successo di pubblico e confermandosi come uno dei principali appuntamenti dedicati alle tematiche ambientali. Nelle quattro giornate di Festival (3-6 Giugno) e nel Prefestival (29-30 Maggio), la maggior parte dei tour nei luoghi della Bonifica hanno registrato il tutto esaurito; pienone anche per gli spettacoli in piazza ed ottimo afflusso per le mostre, nonchè le “idrovore a porte aperte”; di grande interesse, infine, i convegni scientifici, che hanno portato tra la gente, le tematiche di maggiore attualità, interessanti il futuro delle risorse idriche. “Terrevolute” ha confermato la capacità dei Consorzi di bonifica di fare squadra, coinvolgendo numerosi soggetti pubblici e privati: dal mondo accademico (ai simposi hanno partecipato ben 46 docenti provenienti da varie Università) a Regione Veneto, Comune San Donà di Piave, A.N.C.I. Veneto, Organizzazioni  Professionali Agricole, Camera di Commercio, sponsor tra cui Credit Agricole Friuladria.
Archiviato il successo dell’ “edizione della ripresa”,  lo sguardo volge ora all’atteso Festival 2022, che celebrerà il centenario del congresso, che nel 1922, proprio a San Donà di Piave, pose le basi della moderna Bonifica.

 
Per maggiori approfondimenti www.anbi.it
SETTIMANALE DELL´ASSOCIAZIONE NAZIONALE CONSORZI DI GESTIONE E TUTELA TERRITORIO E ACQUE IRRIGUE
Direttore Responsabile: Massimo Gargano - Registrazione Tribunale di Roma n. 559/98 del 25 novembre 1998
Redazione: Via S.Teresa, 23 - 00198 Roma - Tel. 06/844321 - Fax 06/85863616
Sito internet: anbi.it - eMail: anbimail@tin.it

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