Anno XXIII, n. 2 venerdì, 15 gennaio 2021

ANBI: CEMENTIFICATO  IL 7,65% DEL TERRITORIO ITALIANO CONTRO UNA MEDIA EUROPEA PARI A 4,3%

GARGANO: “IL RECOVERY SIA UN’OCCASIONE STORICA PER CAMBIARE MODELLO DI SVILUPPO NEL SEGNO DELLA SOSTENIBILITA’ E DELLA DISTINTIVITA’ DEI TERRITORI”

“Con le scelte del Piano di Resilienza, l’Italia deve cogliere una straordinaria occasione per cambiare modello di sviluppo, puntando sulla sicurezza idrogeologica, l’infrastrutturazione sostenibile, le bellezze dei territori. Nel più recente triennio, invece,  è stata cementificata una superficie pari a 6.500 campi da calcio, raggiungendo l’urbanizzazione del  7,65% del territorio contro una media, nel resto d’Europa,  pari al 4,3%”: a sottolinearlo è stata l’ANBI  attraverso le parole del Direttore Generale, Massimo Gargano, intervenuto ad un webinar, organizzato dal sindacato Fai-Cisl.
“In 50 anni – ha prosegue il DG ANBI - sono stati spesi  175 miliardi, pari ad un media di 3 miliardi e mezzo all’anno, per riparare i danni e minimamente ristorare le vittime di alluvioni e frane, cui va aggiunto l’incalcolabile tributo in vite umane.  Per questo abbiamo presentato il Piano per l’Efficientamento della Rete Idraulica, fatto di progetti definitivi ed esecutivi, capaci di rispettare il cronoprogramma dettato dall’Unione Europea, quando altresì la realizzazione di un’opera pubblica necessita in Italia mediamente di 15 anni! Non solo: si garantirebbero circa ventumila posti di lavoro, grazie ad un investimento di oltre quattro  miliardi di euro. Il futuro – ha concluso Gargano - non potrà che essere legato alla valorizzazione della qualità e della distintività dei territori italiani; per questo bisogna imboccare una strada nuova, che non abbia la cultura del mattone al proprio centro, come stanno dimostrando le cronache da molti mesi a questa parte.”

FIRMATO ACCORDO PER LO SVILUPPO DI PISTE CICLABILI LUNGO I CANALI DELLA  BONIFICA

E' stato firmato in questi giorni un accordo finalizzato allo sviluppo di iniziative e programmi di ricerca per lo studio delle relazioni tra la rete nazionale dei corsi d’acqua e la rete delle ciclovie regionali e nazionali, con particolare riferimento all'armonizzazione delle norme, che ne disciplinano la gestione in sicurezza; a sottoscriverlo: ANBI (Associazione Nazionale Consorzi Gestione Tutela  Territorio ed Acque Irrigue); Politecnico di Torino (Dipartimento di Architettura e Design); Cirem (Centro Interuniversitario di Ricerche Economiche e di Mobilità) Università Cagliari; FIAB  (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta).
Si è  partiti dalla constatazione, ben presente a tutti coloro che viaggiano in bicicletta in Europa, che le nazioni più progredite nella costruzione delle loro reti ciclabili hanno sfruttato le infrastrutture già presenti sul territorio, utilizzando ad esempio, per il passaggio in bici, le sponde di fiumi quali il Reno o la Loira e la rete dei canali, che li connettono. In Italia la legge n.2/2018 "Disposizioni per lo sviluppo della mobilità in bicicletta" ha previsto il recupero delle strade arginali di fiumi, torrenti, laghi e canali a fini ciclabili, con destinazione ad uso pubblico (comprese le opere di bonifica, gli acquedotti, le reti energetiche, le condotte fognarie, i ponti dismessi e gli altri manufatti stradali). Nello sviluppo della rete cicloturistica nazionale degli ultimi anni, già sono stati privilegiati itinerari lungo corsi d’acqua di particolare interesse naturalistico e paesaggistico e sono presenti ciclovie, che seguono fiumi e canali in diverse regioni italiane; altre sono in corso di realizzazione, quale ad esempio la ciclovia VenTO, che collegherà Venezia con Torino.
Proprio a partire da queste prime esperienze, ci si è resi conto che anche in Italia esiste un grande patrimonio infrastrutturale, rappresentato dalla rete di canali irrigui e di bonifica (circa 200.000 chilometri di sviluppo), gestito dai Consorzi di bonifica, che ne provvedono alla manutenzione ed alla gestione. Nella pratica, la grande difformità insita nel territorio italiano (unitamente  a difformità delle norme, problemi di rapporto tra chi opera e lavora nei territori impegnati dalle vie d'acqua e chi invece le vede come occasione di turismo e cultura, attenzioni dovute ai temi della sicurezza e del rispetto di chi deve mantenere in perfetta efficienza le reti idriche) rende difficoltoso l'utilizzo di questa importante risorsa come infrastruttura ciclabile e più in generale turistica.
Con la firma dell'accordo, gli enti e le associazioni a vario titolo coinvolti si impegnano a definire i presupposti per un quadro normativo nazionale che, superando le attuali difficoltà, faciliti lo sviluppo di una rete ciclabile nazionale e del turismo sostenibile ad essa legato, in armonia con chi già ora opera lungo la rete dei nostri corsi d'acqua.

ANBI: SONO LE CRONACHE DI QUESTI MESI A DIMOSTRARE QUANTO SBAGLIATO SIA TAGLIARE RISORSE ALLA MANUTENZIONE DEL TERRITORIO ED ALLA SOVRANITA’ ALIMENTARE

“Siamo molto delusi dall’atteggiamento del Governo che, nel Piano di Resilienza ora in discussione, prevede l’azzeramento dei fondi per la manutenzione idrogeologica ed il dimezzamento delle risorse per le infrastrutture irrigue che, ricordo, sono considerate un asset strategico per l’economia del Paese; in questo modo si penalizzano la sicurezza ambientale ed il settore agricolo, la cui importanza è stata esaltata proprio dalla pandemia”: a dichiararlo è stato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI.
“I tagli fatti al contrasto del dissesto idrogeologico e l’azzeramento delle risorse per la manutenzione del territorio, nonchè agli investimenti irrigui comporteranno l’impoverimento del settore primario, riducendo la sovranità alimentare del Paese, i redditi agricoli e maggiori costi per i consumatori. In tal modo – ha aggiunto Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI - si getta al vento un patrimonio di progettualità esecutive, capaci di rispettare gli stringenti tempi previsti dal Next Generation EU.”
“Per questo, ci appelliamo – ha concluso Vincenzi - affinchè si intervenga  per rivedere scelte prive di prospettiva, conseguenza di un pensiero debole sul nuovo modello di sviluppo, che deve caratterizzare il futuro dell’Italia.”

I DATI DELL’OSSERVATORIO SULLE RISORSE IDRICHE

ANBI: QUEST’ANNO LE RISERVE IDRICHE SI PRESENTANO ABBONDANTI MA SENZA INVESTIMENTI IN SICUREZZA IDROGEOLOGICA UNA RICCHEZZA DIVENTA UN PERICOLO

Se a Gennaio 2020 già si evidenziavano i primi segnali di una stagione idricamente difficile nel Sud Italia, quest’anno la situazione è radicalmente diversa con confortanti disponibilità d’acqua in tutto il Paese, ad eccezione della Sardegna, i cui bacini trattengono complessivamente volumi inferiori a 12 mesi fa: l’indicazione  è dell’Osservatorio ANBI sule Risorse Idriche.
Esemplare è la situazione di Puglia e Basilicata, l’anno scorso sitibonde con rilevanti conseguenze per l’economia agricola locale: i loro bacini trattengono rispettivamente oltre ventuno  milioni e quasi sessantasei milioni di metri cubi d’acqua in più rispetto allo scorso Gennaio. Si mantiene positiva la situazione dei bacini calabresi, così come dei fiumi (Volturno, Sele e Garigliano hanno portate largamente superiori alla media del più recente quadriennio) e dei bacini campani (Piano della Rocca sul fiume Alento ha raggiunto il colmo, mentre Conza della Campania sull’Ofanto registra 14 milioni di metri cubi d’acqua in più rispetto al 2020). Con 4,27 milioni di metri cubi trattenuti, la diga di Penne, in Abruzzo, segna la migliore performance dal 2017, mentre la diga dell’Elvella, nel Lazio, si conferma sui valori dello scorso anno; nella stessa regione, però, sono in rilevante crescita i laghi di Bracciano e di Nemi, così come i fiumi Sacco, Liri-Garigliano e Tevere (dati Open Ambiente - Regione Lazio).
A determinare queste condizioni è l’andamento pluviometrico, che ha segnato in Umbria, in Dicembre, il record di 201,57 millimetri, il massimo dal 2016; a beneficiarne è il bacino Marroggia, che racchiude 4,38 milioni di metri cubi d’acqua contro una capacità complessiva di Mmc. 5.80 .Ad eccezione del Nera, i fiumi marchigiani (Potenza, Esino, Tronto, Sentino) hanno portate superiori agli anni recenti, così come i fiumi della Toscana: Arno, Serchio, Ombrone e Sieve sono tutti sopra la media. Dicembre è stato un mese ultrapiovoso anche in Veneto (+223% rispetto alla media) con evidenti benefici per i flussi di Adige, Brenta, Bacchiglione, Piave e Brenta.
Le portate del fiume Po sono superiori sia alla media storica che allo scorso anno; non altrettanto fanno, invece, i fiumi dell’ Emilia Romagna (tutti sotto media) dove, però, le dighe piacentine, con quasi tredici milioni di metri cubi, sono al top dal 2017. In Lombardia, buone le portate del fiume Adda, mentre quelle dei corsi d’acqua piemontesi (Maira, Pesio, Dora Baltea, Sesia, Tanaro, Stura di Lanzo) sono tutte superiori o in linea con lo scorso anno. Infine, i grandi laghi del Nord sono tutti sopra la media con il Garda ad oltre il 90% del riempimento.
“Se questi dati sono confortanti per l’agricoltura soprattutto dell’Italia meridionale, non va dimenticata – ha ricordato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI  – l’altra faccia della medaglia: il rischio idrogeologico, accentuato dalla crisi climatica; il forte innevamento, che si sta registrando sulle montagne, obbligherà a grandi attenzioni per la gestione idraulica nel momento del disgelo.”
“E pensare – ha concluso Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI – che, nonostante i preoccupanti segnali che arrivano dal territorio, proprio in queste ore il Governo sta rinunciando agli investimenti per la salvaguardia idrogeologica, cui si erano impegnati i Consorzi di bonifica, redigendo il Piano per l’Efficientamento della Rete Idraulica, fatto di progetti definitivi ed esecutivi, capaci di rispettare i tempi dettati dall’Unione Europea; purtroppo, ancora una volta, si privilegia la logica dell’emergenza che, dal dopoguerra ad oggi, costa al Paese circa  tre miliardi e mezzo per risparare i danni e risarcire in minima parte le vittime, senza considerare l’incommensurabile valore delle perdite umane.”

                                                                              

SARDEGNA: MANCATI ADEGUAMENTI STRUTTURALI CREANO SPRECHI D’ACQUA

E’ iniziato nei giorni scorsi  un rilascio controllato di 15 metri cubi d’acqua al secondo dalla diga sul Lerno a Pattada. La risorsa viene scaricata per via delle carenze strutturali della diga, che non permettono di trattenere un volume maggiore d’acqua in vista di una corretta programmazione delle stagioni d’irrigazione.
Il problema è noto: si tratta di una situazione rilevata a partire dai mesi di Dicembre 2004 e Gennaio 2005 quando, a causa di problemi strutturali ben individuati, si rese necessario un intervento progettuale per ripristinare le condizioni di funzionalità. Da Novembre 2013, il limite di invaso è stato fissato dai tecnici dell’Ufficio Dighe in m.550 sul livello del mare per condizioni di normale esercizio  e m.555 s.l.m.  in occasione di piena, ben lontani dai m. 564,50 s.l.m. (pari ad oltre settantadue milioni di metri cubi), che invece potrebbe contenere. Il paradosso è che i soldi per risolvere questo problema ci sono, ma sono fermi da anni nelle casse del gestore EN.A.S. (ENte Acque della Sardegna): il primo finanziamento risale addirittura al 2015 e se l’ostacolo, che rallentava l’iter inizialmente, pareva essere legato ai complessi studi geotecnici, propedeutici alla progettazione, questi sono stati completati nell’Aprile 2018; da allora, però, in 2 anni nessuna novità, nessun cantiere aperto.
I finanziamenti oggi disponibili ammontano a 7 milioni di euro a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione 2014– 2020. Il principale fruitore della risorsa idrica, presente nel bacino di Pattada, è il Consorzio di bonifica Nord Sardegna (con sede ad Ozieri, in provincia di Sassari) che, mediante il suo apporto, consente l’utilizzo dell’importante risorsa ai consorziati della Piana di Chilivani.  L’intervento di ripristino della quota di massimo invaso  si rende estremamente necessaria e per questo, pur comprendendo la complessità degli interventi, l’ente consortile si è proposto  fin da subito come  essere soggetto attuatore dell’intervento, al fine di accelerare il completamento della progettazione esecutiva, il conseguente appalto e l’esecuzione delle opere.

LIGURIA: PARLAMENTARI IN VISITA

Continuano le visite istituzionali, organizzate dal Consorzio di bonifica Canale Lunense (con sede a Sarzana, in provincia di La Spezia): recentemente  l'ente consortile ha illustrato la sua attività alla senatrice, Stefania Pucciarelli della Lega Nord, nonché ai deputati leghisti ,Manuela Gagliardi e Lorenzo Viviani, componenti rispettivamente delle Commissioni “Ambiente” ed “Agricoltura” della Camera.
“L’ente consorziale - ha detto la Presidente Commissione Straordinaria Tutela e Promozione Diritti Umani, a Palazzo Madama - svolge un'opera fondamentale, che dovrebbe essere conosciuta anche nell'ambito della scuola. I ragazzi devono capire che cosa c'è dietro un lavoro che in questi giorni, ad esempio, dopo tre settimane di pioggia, ha evitato allagamenti nella piana di Marinella.”
Anche i deputati hanno espresso apprezzamento per l’attività dell’ente consortile.

TOSCANA: IN VALDICHIANA, RETICOLO DI GESTIONE OK

Solo il maltempo, che ci ha messo lo zampino proprio nell’ultimo scorcio del 2020, ha causato il rinvio di alcuni interventi di manutenzione ordinaria, programmati nel piano delle attività e che saranno comunque portati a termine, salvo condizioni meteo avverse, entro la fine del mese di gennaio.
Allo scoccare del 2021, il 97% dei lavori, pianificati in Valdichiana per l’anno appena concluso dal Consorzio di bonifica 2 Alto Valdarno (con sede ad Arezzo), sono stati ultimati nel rispetto del cronoprogramma definito  con la Regione Toscana. In tutto, sono circa 1.450.000 gli euro investiti sul reticolo di gestione per il contenimento della vegetazione, la vigilanza, la rimozione dei sedimenti, il controllo e i piccoli ripristini di opere idrauliche.
L’operazione ha interessato complessivamente 365 chilometri di aste fluviali, di cui meno di sette chilometri da completare nel giro di qualche settimana.
Ci sono comunque situazioni di particolare criticità, che richiedono interventi aggiuntivi, straordinari e strutturali; per questi occorre reperire i finanziamenti necessari, intercettando risorse regionali, nazionali ed europee come nel caso dei  500.000 euro di provenienza ministeriale, messi a disposizione dalla Regione Toscana per la sistemazione della Reglia dei Mulini, nel comune di Cortona.

VENETO: A ODERZO NUOVE NORME ANTI ALLAGAMENTI

Invasi e casse di espansione anti allagamento, obbligo di relazione idraulica, divieto di realizzare superfici impermeabili di estensione superiore a duemila metri quadri.
Il Consorzio di bonifica Piave (con sede a Montebelluna, in provincia di Treviso), esprimendo le sue considerazioni sul Pat (Piano di assetto del territorio) del comune di Oderzo, ha stilato una sorta di vademecum anti-allagamento, basato sul principio dell’invarianza idraulica, aspetto fondamentale in un contesto generale di grande urbanizzazione e consumo del suolo. Alla base di queste norme, un unico principio: se rendo impermeabile una porzione di suolo, cementificandola, devo prevedere spazi di sfogo per l’acqua, evitando che questa, in caso di forti piogge, si riversi sulle strade e negli scantinati.E’ un principio elementare, ma che troppo spesso è stato dimenticato, causando situazioni di continuo rischio idraulico.
Tra le prescrizioni indicate figura l’obbligo di richiesta del parere idraulico all’ente consortile prima del permesso di costruire qualsiasi lottizzazione nel territorio comunale. L’ente consorziale ha inoltre chiesto che per i nuovi insediamenti a destinazione residenziale debba essere ricavato, in assenza di studi idraulici dettagliati, un bacino di raccolta dell'acqua piovana pari a 600 metri cubi per ettaro di superficie impermeabilizzata; tale invaso sale a 700 metri cubi per ettaro per le zone industriali ed a 800 metri cubi per le nuove strade e le piste ciclabili. In caso di insediamenti produttivi, le acque piovane dovranno essere convogliate verso la rete di scolo superficiale o nel sottosuolo.
Infine, il “Bonifica Piave” si è anche espresso con uno specifico divieto di tombinamento dei corsi d'acqua.

EMILIA ROMAGNA: INSIEME PER LA MESSA IN SICUREZZA IDRAULICA

Un intervento complesso ed urgente per ripristinare le condizioni di sicurezza stradale di un’importante via di comunicazione all’interno del comprensorio modenese ed assicurare il corretto deflusso delle acque all’interno di uno dei canali, che compongono l’estesa rete del Consorzio di bonifica Emilia Centrale (con sede a Reggio Emilia): l’ente consortile ha infatti portato a termine, in modo coordinato e condiviso con il Comune di Novi di Modena, i lavori per la messa in sicurezza del canale Cavetto Lame e della banchina stradale adiacente.
L’intervento, necessario in seguito al recente cedimento di alcune parti della carreggiata, è stato regolato da apposita convenzione; nel dettaglio, l’ente consorziale ha progettato e portato a termine i lavori per il consolidamento della scarpata, prevedendo un primo intervento di sistemazione per i tratti maggiormente danneggiati  lungo 70 metri di sponda.

TOSCANA: SI INTERVIENE PER PREVENIRE ROTTURE ARGINALI

Arrivano importanti risorse per la messa in sicurezza del Canale Ozzeri: grazie ad un maxi finanziamento, il Consorzio di bonifica 1 Toscana Nord (con sede a Viareggio, in provincia di Lucca) potrà realizzare un significativo intervento  dalle caratteristiche straordinarie e strutturali, riducendo i rischi di rotture arginali.
Lo stanziamento, che supera i quattrocentomila euro, giunge dal Ministero dell’Ambiente, che l’ha individuato tra le priorità inserite nel piano nazionale di interventi per la mitigazione del dissesto idrogeologico.
A San Giuliano Terme sarà realizzato, sulla sponda sinistra, un palancolato di circa duecentocinquanta  metri; le palancole avranno un’altezza  pari ad 8 metri. L’Ozzeri rappresenta una delle arterie idrauliche più importanti del territorio consorziale; per gran parte è arginato e sopra il livello di campagna.

MARCHE: L’ACQUA TORNA A SCORRERE

La manutenzione di fossi e corsi d'acqua è alla base dell'equilibrio idrogeologico del territorio: recentemente il Consorzio di bonifica Marche (con sede a Pesaro) ha effettuato un intervento su un tratto di oltre duecento metri del fosso Piediprato a Spinetoli, in provincia di Ascoli. Il fosso presentava arbusti ed erbacce lungo gli argini ed in alveo, ostacolo al regolare deflusso delle acque; inoltre, erano presenti alcune piante cadute, per le quali si è reso necessario l'abbattimento, sia per ripristinare la funzionalità idraulica sia per permettere l'esecuzione dei lavori.

CALABRIA: MANUTENZIONE STRADE INTERPODERALI

Un piano complessivo di interventi sulle strade interpoderali rurali  ad uso pubblico e sui fossi di scolo delle acque meteoriche del comprensorio consortile: è questo il programma, che sta portando avanti il Consorzio di bonifica Ionio Catanzarese (con sede nella città capoluogo) d’intesa con le Amministrazioni Comunali.
Il più recente intervento è stato nel comune di Soveria Simeri, dove si è proceduto alla pulizia di una strada con lo sfalcio dell’erba ed il ripristino del fosso laterale.
Sono interventi costanti, che servono a migliorare la viabilità rurale, lo scolo delle acque ed a prevenire le situazioni di pericolo idraulico. 

PIEMONTE: POST ALLUVIONE

Continuano i lavori di somma urgenza per riparare ai danni causati dall'alluvione di inizio Ottobre: l’Associazione Irrigazione Est Sesia (con sede a Novara) sta intervenendo lungo il roggione di Sartirana e presso lo scaricatore Lupa.

EMILIA ROMAGNA: INTERVENTO AL PONTICELLO

Intervento del Consorzio di bonifica Piacenza (con sede in città) per il ripristino del ponticello, che collega San Nicolò a Centora, in comune di Rottofreno: la struttura aveva parzialmente ceduto a causa delle intense piogge delle scorse settimane.
L’intervento consiste nella demolizione della struttura in mattoni esistente e in parte pericolante, la sua sostituzione con elementi in calcestruzzo armato portante ed il successivo ripristino del manto stradale.

FRIULI VENEZIA GIULIA: NUOVA DECESPUGLIATRICE

Una macchina operatrice, unica nel suo genere, progettata specificatamente per la manutenzione dei canali e delle scarpate stradali, dotata di un innovativo sistema di rotazione (sia della cabina di comando che della testata trinciante) che permette di eseguire operazioni di sfalcio in entrambi i sensi di marcia, raggiungendo con il braccio telescopico distanze fino a dodici metri: è la nuova decespugliatrice acquistata dal Consorzio di bonifica Pianura Friulana (con sede a Udine) per la sede di San Giorgio di Nogaro.
Questo nuovo mezzo  va a rinnovare ed implementare il parco mezzi dell’ente consortile e che ormai ha superato le venti unità; ciò è reso possibile  dai risparmi derivanti dal continuo efficientamento della spesa  e dall’introduzione del nuovo sistema economico-patrimoniale, che consente di suddividere la spesa di acquisto in diverse annualità.
Assieme all’assunzione di nuovo personale specializzato, l’acquisto della nuova macchina risponde alla domanda di maggiori attività delegate e finanziate dalla Regione Friuli Venezia Giulia.

VENETO: NUOVO DIRETTORE CONSORTILE

Il Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta (con sede a San Bonifacio, in provincia di Verona) ha nominato il nuovo direttore generale dell’ente consortile: dopo un’attenta selezione è stata scelta Helga Fazion, già direttore del Consorzio di bonifica 1 Toscana Nord.

 
Per maggiori approfondimenti www.anbi.it
SETTIMANALE DELL´ASSOCIAZIONE NAZIONALE CONSORZI DI GESTIONE E TUTELA TERRITORIO E ACQUE IRRIGUE
Direttore Responsabile: Massimo Gargano - Registrazione Tribunale di Roma n. 559/98 del 25 novembre 1998
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