Anno XXII, n. 45 venerdì, 20 novembre 2020

ANBI: CAMBIAMENTI CLIMATICI, SICCITA’ E POLITICHE COMUNITARIE METTONO A RISCHIO IL FUTURO DELLA DIETA MEDITERRANEA

Crisi climatica e politiche comunitarie minacciano la Dieta Mediterranea: ad evidenziarlo è stata l’ANBI (Associazione Nazionale Consorzi Gestione Tutela Territorio ed Acque Irrigue) in occasione della celebrazione del decennale di iscrizione di tale stile alimentare e di vita nel Patrimonio Immateriale dell’UNESCO.
“Alla Dieta Mediterranea – ha ricordato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI – non si riconoscono solo valenze  nutrizionali, ma anche la profonda incidenza, attraverso la prassi della convivialità,  nella cultura di popoli, che si affacciano sullo stesso mare. Oggi, questo corpus di conoscenze e tradizioni è messo a rischio non solo dalle restrizioni dovute alla pandemia, ma dai cambiamenti climatici, che stanno condizionando il modello agricolo dell’Europa meridionale.”
“Non è un caso – ha insistito Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI – che Italia, Spagna e Portogallo, sedi di cosiddette comunità emblematiche della Dieta, siano Paesi fondatori di Irrigants d’Europe, associazione cui guardano con interesse anche Grecia e Cipro, anch’essi pienamente coinvolti nel progetto UNESCO.
L’obbiettivo è comune: affermare, in sede europea, la fondamentale funzione dell’irrigazione sia in termini produttivi che ambientali. Soprattutto di fronte alle mutate condizioni pluviometriche, l’acqua va utilizzata, con efficienza, a servizio del territorio nel suo complesso, superando le logiche di un ambientalismo meramente conservativo, quantomai penalizzante per il Sud del Vecchio Continente."
Secondo dati del Consiglio Nazionale delle Ricerche (C.N.R.), la crisi climatica sta ponendo a rischio desertificazione il 20% della Penisola, soprattutto territori in Sicilia (70%), Puglia (57%), Campania (almeno il 30%), autentici giacimenti della Dieta Mediterranea.  In quei territori i Consorzi di bonifica ed Irrigazione rispondono ai cambiamenti climatici con 25.242 chilometri di canali e condotte tubate (km. 11.437 in Sicilia, km. 10.407 in Puglia, km. 3.398 in Campania)  a servizio di 456.205 ettari (ha. 164.536 in Sicilia, ha. 210.455 in Puglia, ha. 81.214 in Campania).
“Ciò però non basta, come dimostra la perdurante siccità, con pesanti ricadute sulle produzioni agricole, che sta colpendo, in particolare Puglia e Sicilia, le cui riserve idriche segnano gravi deficit sul 2019 (mancano quasi ottantasei milioni di metri cubi in Sicilia ed oltre settrantasette milioni di metri cubi in Puglia) – ha precisato il Presidente ANBI - Non solo: le mutate condizioni climatiche e le esigenze di un mercato globalizzato comportano l’allungamento delle stagioni irrigue che, per alcuni prodotti, coprono ormai l’intero anno.”
“Per questo – ha concluso Gargano – chiediamo al Governo di investire nelle infrastrutture idriche, asset strategico per  il futuro dell’agricoltura italiana. Il Piano ANBI per l’efficientamento della rete idraulica prevede per il Sud Italia, culla della Dieta Mediterranea, investimenti per 1 miliardo e 899 milioni di euro, capaci di garantire circa novemilacinquecento posti di lavoro; oltre a duecentoquarantasette  progetti per la manutenzione della rete idraulica e l’escavo dei fondali interriti di 45 bacini, si propone la realizzazione di 4 invasi ed il completamento di altri 6. Finanziarli sarebbe un modo concreto di celebrare la Dieta Mediterranea, asse portante dell’export agroalimentare italiano, il cui 83% dipende dalla disponibilità irrigua. Senza acqua non c’è agricoltura.”

CRISI CLIMATICA:

UN ANNO FA LE ALLUVIONI QUEST’ANNO IL DEFICIT IDRICO

Sono trascorsi 12 mesi dall’eccezionale ondata di maltempo, che colpì un po’ tutta l’Italia, ma specialmente il Savonese, in Liguria  ed  il Piemonte, dove  causò molti danni per l’esondazione di alcuni fiumi (130 strade chiuse  e 653 evacuati soprattutto nell’Alessandrino e nel Cuneese); oggi quegli stessi fiumi hanno portate in discesa e largamente inferiori allo scorso anno (il Tanaro, ad esempio, raggiunse i 337 metri cubi al secondo ed oggi registra mc/sec. 53,6).
Ad evidenziarlo è il report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, che ricorda come anche  l’andamento del fiume Po sia ovunque sotto media e con portate più che dimezzate rispetto allo scorso anno; i suoi bacini montani trattengono circa 851 milioni di metri cubi, cioè il 53% del volume massimo invasabile. Stesso trend per i principali corsi d’acqua dell’Emilia Romagna (Savio, Secchia, Trebbia, Taro, Reno), così come sono in calo i fiumi veneti, ad eccezione del Piave. Fra i grandi laghi si nota la stabilità del Garda, mentre Lario, Iseo e Maggiore hanno livelli in decrescita. Segnalano un deficit idrico rispetto ad un anno fa anche i fiumi della Toscana (Arno, Serchio, Sieve, Ombrone), nonostante  il mese di ottobre abbia registrato +45% di giorni piovosi e +38% di pioggia caduta sulle principali città della regione; anche l’invaso del Bilancino a monte di Firenze, seppur in crescita, segna 920.000 metri cubi in meno rispetto ad un anno fa. Scendendo lungo la Penisola, non fanno eccezione i fiumi del Lazio (Tevere, Liri-Garigliano, Sacco), i cui livelli sono largamente inferiori rispetto al 2019, mentre si stabilizzano quelli dei laghi di Bracciano e Nemi. Anche in Campania, nonostante alcune piogge e “bombe d’acqua”, i valori rilevati nei fiumi (Volturno, Sele, Liri-Garigliano) restano inferiori alle medie dell’ultimo quadriennio ed al 2019, quando Novembre fu un mese di piogge persistenti. Per quanto riguarda gli invasi, quello di Piano della Rocca sul fiume Alento trattiene circa il 26% della sua capacità, mentre  il bacino di Conza della Campania sull’Ofanto scende rispetto alla settimana scorsa e presenta un deficit consistente rispetto ad un anno fa, pari ad oltre dieci milioni di metri cubi d’acqua.
“Quanto registrato nel salernitano, dove violente piogge hanno danneggiato gli uliveti, è l’ennesima dimostrazione dell’estremizzazione degli eventi atmosferici, cui possiamo rispondere solo aumentando la resilienza dei territori attraverso il potenziamento delle infrastrutture idrauliche. Per questo, abbiamo trasmesso al Governo un Piano per l’efficientamento della rete idraulica, che prevede 858 progetti definitivi ed esecutivi, capaci di garantire oltre 21.000 posti di lavoro con un investimento complessivo di quasi quattro miliardi e trecentoquaranta milioni di euro” ha ricordato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI.
Si aggrava intanto la situazione idrica in Basilicata dove, in una solo settimana, le riserve idriche sono calate di quasi cinque milioni di metri cubi, raggiungendo un deficit di oltre quarantasette milioni sull’anno scorso, quando i medesimi invasi invece crescevano di 6 milioni di metri cubi a settimana! Se gli invasi lucani continuano, comunque, a contenere quasi 141 milioni di metri cubi d’acqua, va verso il profondo rosso,  la situazione idrica  in Puglia, i cui bacini trattengono ormai meno di quarantasette milioni di metri cubi, con un deficit di oltre 76 milioni sul 2019.
“La situazione, che stiamo registrando soprattutto nelle regioni del Sud – ha concluso Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI – non solo è preoccupante per l’economia agricola e l’equilibrio ambientale, ma accentua il rischio idrogeologico di territori già fragili, poiché suoli inariditi hanno ridotta capacità di assorbimento per eventi piovosi, la cui violenza è accentuata dai cambiamenti climatici.”

                                                                       

GARGANO: “LA CAPACITA’ DI MEDIAZIONE È UN VALORE AGGIUNTO NEI CONFLITTI D’INTERESSE SULLA RISORSA IDRICA. PER QUESTO È NATA IRRIGANTS D’EUROPE”

Irrigants d’Europe è stata  promossa da ANBI assieme alle associazioni omologhe di Francia, Spagna e Portogallo, per prevenire i conflitti sull’acqua fra Nord e Sud del Vecchio Continente. Basta guardare quanto sta accadendo nel confronto comunitario attorno al Recovery Fund, con il rischio di allungare i tempi di erogazione di una misura fondamentale per il rilancio economico dell’Italia anche dal punto di vista infrastrutturale, per avere la conferma della prioritaria importanza della mediazione”: ad evidenziarlo è stato Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI, intervenuto ad un  Congresso Internazionale, organizzato dall’Università di Cagliari.
“Sulla risorsa idrica – ha proseguito Gargano – stanno convergendo molteplici interessi, la cui compatibilità deve essere ricercata, nel rispetto delle priorità normative, prima che esplodano conflittualità soprattutto nei periodi di emergenza. In questo è determinante il ruolo delle Autorità di Bacino Distrettuale e, per questo, le nostre progettualità di nuovi invasi già ne prevedono la multifunzionalità: assieme al prioritario uso agricolo, ci sono l’utilizzo energetico e la fruizione a servizio del territorio. Non solo: vanno ricordati anche i contrasti, gestiti con mediazioni continue, con Stati confinanti quali la Svizzera per i livelli del lago Maggiore e la Slovenia per le portate del fiume Isonzo. All’orizzonte –ha ricordato il DG ANBI – c’è ora la grande questione sull’utilizzo delle acque reflue: l’Unione Europea ha indicato il 2024 come scadenza per armonizzare le normative nazionali con il  Regolamento Comunitario sui Requisiti Minimi dell’Acqua di Riuso che, dopo 6 anni di gestazione, è già attuativo, prevedendone l’obbligatorietà in campo agricolo; per questo, ANBI sta ripetutamente sollecitando la costituzione di un tavolo di concertazione attorno al quale, oltre ai Consorzi di bonifica ed irrigazione, ci siano il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, quello delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, le Organizzazioni Professionali Agricole, le associazioni ambientaliste e consumeristiche. L’uso di acque reflue dalla salubrità certificata deve, infatti, essere interpretato come una risorsa aggiuntiva al fabbisogno idrico dell’agricoltura, senza gravarla di ulteriori costi. In gioco c’è la competitività dell’export agroalimentare italiano.”
Attualmente, in Italia, su oltre tre milioni e trecentomila ettari irrigati, acque depurate sono utilizzate solo a servizio di circa quindicimila ettari, oltre la metà dei quali in Emilia Romagna.

EMILIA ROMAGNA: SINERGIA PER FAVORIRE LA BIODIVERSITA’ ITTICA

Il Consorzio di bonifica Renana (con sede a Bologna) si è fatto parte attiva, ospitando un tavolo di lavoro preordinato all’inserimento, in fase di progettazione degli interventi idraulici, di accorgimenti tecnici per la conservazione di habitat idonei alla sopravvivenza di specie autoctone di pesci a rischio.
All’iniziativa bolognese, con i progettisti dell’ente consorziale, hanno aderito i tecnici della Regione Emilia-Romagna e della Città Metropolitana, nonché il rappresentante della Polizia Locale, i delegati F.I.P.S.A.S. (Federazione Italiana Pesca Sportiva Attività Subacquee) di Bologna e gli ittiologi che supportano la “Renana” nella gestione degli interventi idraulici per la tutela della fauna ittica.
Dopo l’illustrazione del complesso autorizzativo, osservato dall’ente consortile ogni qual volta progetta un intervento in alveo (sia in pianura che in montagna), è emersa l’esigenza di abbinare, alle azioni di prevenzione del rischio idraulico, alcuni accorgimenti di mitigazione ambientale per favorire la conservazione degli habitat specifici delle specie più sensibili ed a rischio.
Si tratterebbe quindi di riservare, in sede di progettazione preliminare, un’attenzione supplementare alla biodiversità in ambiente acquatico, fermo restando che ogni intervento in alveo già prevede l’applicazione delle misure regionali, specifiche di tutela della fauna ittica. Il Consorzio di  bonifica Renana proporrà così un progetto pilota di intervento in alveo, capace di costituire un laboratorio sperimentale, nel quale verificare insieme ai partner istituzionali l’efficacia di misure aggiuntive di mitigazione ambientale a vantaggio degli habitat ittici, da introdurre nella progettazione preliminare delle opere.

LOMBARDIA: UNA COLLABORAZIONE IN CRESCERE

Si è svolta una videoconferenza tra Regione Lombardia, ANBI, ANBI Lombardia ed i Consorzi di bonifica lombardi. Durante i lavori è intervenuto l’Assessore Agricoltura di Regione Lombardia, Fabio Rolfi, che ha presentato il Piano Regionale degli Interventi per la ripresa economica. All’interno del Piano Lombardia sono destinati fondi per la difesa idrogeologica e, nello specifico, ai Consorzi di bonifica sono stati assegnati finanziamenti per la difesa idraulica sia sul reticolo principale che sul reticolo consortile. Inoltre, la Direzione Generale Agricoltura ha impegnato altri fondi per la riqualificazione della rete consortile e per gli impianti connessi.
“Alla luce di queste opportunità finanziarie – ha dichiarato l’Assessore, Rolfi - si riscontra sempre più il fondamentale ruolo del mondo consortile a difesa ed al servizio dei territori urbani e agricoli.”
Anche in quest’anno così complesso non è mai venuto meno il confronto costruttivo ed il rapporto tra Regione, ANBI Lombardia ed i Consorzi di bonifica, condizione per  lavorare positivamente sulla programmazione. Anche sul Recovery Fund gli enti consortili si sono dimostrati propositivi ed ora sarà necessario lavorare insieme alla definizione di progetti per la realizzazione del Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza, dove una macroarea è destinata specificatamente alle infrastrutture irrigue e di bonifica. E’ stato anche ricordata la recente approvazione dell’Accordo di Programma per la riduzione del rischio idrogeologico nell’area metropolitana di Brescia, che vede coinvolti i Consorzi di bonifica Oglio Mella (con sede a Travagliato, nel bresciano) e Chiese (con sede a Calcinato, in provincia di Brescia), nonché la prossima definizione dell’Accordo di Programma per la riduzione del rischio idrogeologico nell’area metropolitana milanese, in cui un ruolo attivo sarà per i Consorzi di bonifica Est Ticino Villoresi (con sede a Milano) e Muzza Bassa Lodigiana (con sede a Lodi).
“All’interno dei propri piani e programmi comprensoriali – ha affermato il Presidente ANBI Lombardia, Alessandro Folli - i Consorzi di bonifica lombardi hanno un grande patrimonio di progetti ed una capacità di spesa altrettanto significativa; perciò, saranno sicuramente in grado di cogliere le opportunità del Recovery Fund, rispettandone i paradigmi legati alla tempistica stringente della progettazione e della realizzazione degli interventi.
Ha partecipato ai lavori anche il Direttore Generale ANBI, Massimo Gargano, che ha espresso apprezzamento per l’ottimo lavoro fatto da Regione Lombardia e per la sinergia tra Regione e i Consorzi di bonifica lombardi. Si aprono adesso nuove sfide per il mondo consortile dove sempre maggior importanza dovrà essere data alla gestione e difesa di un territorio fragile e fortemente antropizzato, all’innovazione, all’uso razionale della risorsa ed infine alle buone pratiche (regimazioni idrauliche, miglioramento della gestione della sostanza organica nel settore zootecnico, ecc.).

CAMPANIA: UN RUOLO RICONOSCIUTO E DA RAFFORZARE

“I Consorzi di bonifica sono enti intermedi, fondamentali in vista della rivalutazione della risorsa acqua; pertanto vanno promossi e rilanciati anche in direzione del contributo, che possono offrire nella soluzione di problemi, che rappresentano vere sfide per il nostro territorio, come quello dei nitrati di origine agricola”: così Nicola Caputo, Assessore Agricoltura Regione Campania, in visita alla Traversa di Ailano sul fiume Volturno, in un incontro organizzato in collaborazione tra Coldiretti e Consorzio di bonifica Sannio Alifano (con sede a Piedimonte Matese, in provincia di Caserta).
Il Presidente consorziale, Alfonso Santagata, nel presentare i numeri dell’ente (un comprensorio di circa centonovantacinquemila ettari nelle province di Caserta, Benevento, Avellino ed impianti irrigui che servono circa diciottomila ettari) ha ricordato come sia a portata di mano l'opportunità di ampliare e migliorare l'irrigazione con la costruzione della rete irrigua, che sarà alimentata dalla diga di Campolattaro sul fiume Tammaro.

EMILIA ROMAGNA: BOCCA D’ENZA IN SICUREZZA, AL VIA IL CANTIERE

È partito il maxi-cantiere da 5.200.000 euro per la sicurezza idraulica di Bocca d'Enza a Sorbolo Mezzani, interessante un territorio di oltre quattromila ettari della Bassa Est parmense, dove risiedono circa quindicimila persone. Sul posto si è svolto un sopralluogo, presente anche  Irene Priolo, Assessore Difesa Suolo Regione Emilia Romagna.
L’intervento a Bocca d’Enza è strategico, perché realizza il terzo lotto del progetto più complessivo di lavori lungo l’intera asta del fiume a Sorbolo Mezzani e permetterà di convogliare in modo efficiente le acque della rete di bonifica, con risultati positivi anche per Colorno, Torrile e parte del comune di Parma. I lavori prevedono l’abbassamento dei rilevati arginali e la risagomatura della strada. Il progetto rappresenta l’azione tecnica più concreta per colmare il “gap” di difesa idraulica, lamentato da questo territorio e soddisfare la richiesta della comunità e delle amministrazioni, che si sono affidate all’ente consortile per la progettazione e la realizzazione di un intervento risolutivo ed atteso da tempo. In un anno,  il cantiere dovrebbe concludere il suo lavoro; durante la fase di esecuzione dei lavori, questo modello di costruzione consentirà il deflusso delle acque, in caso di piena. L'intervento è il frutto di un lavoro di squadra, che ha visto collaborare Comune di Sorbolo Mezzani, Regione Emilia Romagna, Consorzio di bonifica Parmense, Agenzia Interregionale per il Po (A.I.Po) ed Autorità di bacino, in sintonia con il Consorzio idraulico di Bocca d’Enza ed i rappresentanti della Protezione Civile.
“Il maxi cantiere a Bocca d’Enza si iscrive in una strategia di prevenzione e di adattamento al cambiamento climatico, che rientra a pieno nelle politiche regionali – conclude Irene Priolo – . Un’opera, che si affianca a quelle già in corso a cura di A.I.Po per oltre un milione e mezzo di euro a dimostrazione del grande investimento per la sicurezza di questo territorio.”
La collaborazione tra A.I.Po ed il Consorzio di bonifica Parmense (con sede nella “città ducale”) ha permesso, nel corso del 2020, di ultimare lavori urgenti di messa in sicurezza della funzionalità delle chiaviche del Fumolenta (150.000 euro) e del Gambalone (80.000 euro), con il ripristino delle opere meccaniche ed elettriche dei rispettivi impianti.

LIGURIA: SINERGIA IN DIFESA DI CITTADINI, AZIENDE E TERRITORI

Il Consorzio di bonifica Canale Lunense (con sede a Sarzana, in provincia di La Spezia) ed  il Comune di Luni si sono incontrati (presente il Sindaco, Alessandro Silvestri) sulle sponde del Parmignola per calare il sipario sulle opere di pulizia e sfalcio erbaceo del torrente, nell’ambito di un piano quinquennale di manutenzioni, intrapreso tra i 2 enti.
La ricognizione ha messo in luce le condizioni di maggiore sicurezza idraulica del Parmignola, grazie all'intervento degli operatori dell’ente consortile; obbiettivo: scongiurare il pericolo di esondazioni in caso di forti piogge come avvenuto negli anni 2012 e 2014. Sono stati ripuliti anche alcuni tratti del canale Lunara, in località Isola Alta. Squadre e mezzi consorziali sono entrati in azione nel Parmignola, pulendo il letto, sfalciando e trinciando la vegetazione infestante, rifinendo l'opera manualmente nei tratti più impervi. L’intervento, ultimato in 2 settimane, è stato possibile grazie ad una convenzione tra Comune e “Canale Lunense”, operativa anche per i prossimi 4 anni. L’intervento sul Parmignola ha riguardato la sezione di deflusso del torrente in tratti essenziali per la sicurezza idraulica. Stessa cosa per il canale Lunara, nel tratto di Isola Alta, dove in passato si erano registrati problemi.
La pulizia del Parmignola si inserisce in quelle attività realizzate dall’ente consortile, grazie ad una Legge Regionale, che dà la possibilità ai Comuni ed agli enti del comprensorio consortile di avvalersi del “Canale Lunense” per le manutenzioni dei corsi d'acqua, vitali contro il rischio idrogeologico. Da qui un auspicio dell’ente consorziale: quello di essere incaricato, per il prossimo anno, delle manutenzioni di tutto il tratto del torrente, dalla foce all'entroterra, per garantire sicurezza idraulica ancora maggiore.

MARCHE: RIPRISTINATA FUNZIONALITA’ IDRAULICA E PLAUDITA IMPRENDITRICE VIRTUOSA

Per prevenire allagamenti ed esondazioni, tipici di questo periodo di piogge, il Consorzio di bonifica Marche (con sede a Pesaro) sta procedendo alacremente con tanti interventi di messa in sicurezza dei corsi d’acqua in tutta la regione.
Uno di questi ha coinvolto recentemente anche il fosso Rio di Marsigliano, in località Solazzi, nel comune di Fano. Dopo il sopralluogo svolto lungo oltre settecento metri di canale, i tecnici consorziali hanno ritenuto di dover subito intervenire; lungo le sponde, infatti, è stata riscontrata una riduzione della sezione del fosso, dovuta principalmente all'abbondante vegetazione viva e morta, che ostacolava il regolare deflusso dell’acqua. Il tutto, in un’area a rischio esondazione. Per questo, sono state rimosse le ostruzioni, eseguito un taglio di rinnovo degli arbusti lungo la sponda sinistra, tagliato e trinciato porzioni di fitto canneto, risagomato il fosso nei tratti interrati.
Ora il corso d’acqua è più sicuro, ma la sicurezza dei fossi dipende anche dalla corretta gestione dei terreni prospicenti. Per questo l’ente consortile ha rivolto un plauso all'imprenditrice agricola, Clarissa Solazzi, perché i suoi coltivi sono un esempio di come andrebbero gestiti i terreni adiacenti ai fossi demaniali: l'imprenditrice, infatti, ha preservato le fasce di rispetto di 4 metri, mantenendole inerbite. Questa pratica permette di tenere stabili le sponde dei fossi, consentendo al contempo il passaggio dei mezzi per qualunque intervento urgente.

VENETO: NUMEROSI INTERVENTI DI MANUTENZIONE

Conclusa la stagione irrigua, il Consorzio di bonifica Piave (con sede a Montebelluna, in provincia di Treviso) è alle prese con diversi interventi di manutenzione, che interessano tutta la Marca Trivigiana: ripristino di argini, fresature e pulizia di corsi d’acqua sono le principali operazioni, che stanno impegnando  il personale consorziale. In particolare, a Gaiarine sono stati avviati interventi di  “cestaggio” degli argini dei canali demaniali Albinella e Aralt.
A Fontanelle le operazioni di “cestaggio” riguardano il canale demaniale Rasego. Interventi di fresatura di siepi e sponde sono in corso a Codogné, dove i tecnici consortili si stanno prendendo cura delle siepi campestri lungo il canale Fossa Rossa e nel comune di Altivole, lungo il canale Altivole 2. A Riese Pio X sono, invece, in corso i lavori di ripristino di una condotta irrigua, mentre a Sernaglia della Battaglia si è proceduto all’espurgo della Roggia del Molino.
Nei giorni scorsi, infine, si sono svolte operazioni di rimozione di residui vegetali nel canale Bidoggia, a Cessalto.

TOSCANA: LE CATTIVE ABITUDINI CHE POSSONO MANDARE SOTT’ACQUA

Il triste quadrilatero,  perimetrato con  nastro di cantiere, è la fotografia delle cattive abitudini e della maleducazione, che porta ancora troppi ad utilizzare i corsi d’acqua come comode discariche per disfarsi di oggetti e materiali, che non servono più.
I rifiuti sono stati  rinvenuti dagli operai del Consorzio di bonifica 2 Alto Valdarno (con sede ad Arezzo), impegnati nella manutenzione ordinaria della vegetazione, nel fosso della Castora, a  Sansepolcro. Con la rimozione di erba ed arbusti, in alveo è saltato fuori di tutto: un cumulo di rifiuti (dagli inerti alle bottiglie di plastica), che contribuivano ad ostruire parzialmente la sezione di deflusso, mettendo in pericolo, in caso di precipitazioni intense, l’abitato e le zone circostanti.
L’asta fluviale taglia parte del centro di Sansepolcro attraverso vari tombamenti, che convogliano le acque nel fiume Tevere; proprio queste caratteristiche, complesse e delicate,  rendono necessario garantire una costante e adeguata funzionalità idraulica, che il deposito e l’accumulo di rifiuti rischiava di compromettere. 

SARDEGNA: LAVORI AL TERMINE

Bassa Valle del Coghinas più sicura dal rischio idrogeologico, grazie ai lavori di pulizia della rete di scolo, quasi ultimati dal Consorzio di bonifica Nord Sardegna (con sede ad  Ozieri, in provincia di Sassari). Già dall’anno scorso, compatibilmente con le risorse disponibili, erano stati realizzati lavori di pulizia lungo circa tre chilometri tra i comuni di Santa Maria Coghinas e Valledoria, per arrivare quest’anno ad interventi più articolati fino al territorio del comune di Badesi, per un totale di circa diciasette chilometri, riguardando tutte le aree più critiche.
Si tratta di un intervento, che è stato possibile realizzare grazie alle risorse integrative, che la Regione Sardegna sta erogando all’ente consortile e che sarà possibile ripetere, con maggiore efficacia, il prossimo anno con le manutenzioni straordinarie previste dal Piano Sviluppo Rurale (P.S.R.). I canali di scolo sono un’opera realizzata nei primi del ‘900 nella piana denominata Campo Coghinas, ossia nella zona pianeggiante, che ha una superficie di circa duemilacinquecento ettari; hanno una lunghezza di 22 chilometri e hanno il compito di raccogliere le acque provenienti dalle colline circostanti e quelle alluvionali del Campo.

TOSCANA: CONTRIBUTO DI BONIFICA SI PAGA CON PAGO PA

Sono in arrivo a casa di oltre cinquecentomila proprietari di immobili (persone fisiche, società ed enti) gli avvisi di pagamento, relativi al contributo 2020 del Consorzio di bonifica Medio Valdarno (con sede a Firenze). Come al solito, i consorziati contribuenti riceveranno a casa una comunicazione con l’importo da versare, le informazioni necessarie per comprendere ed approfondire la natura e la determinazione del contributo,  le spiegazioni relative al pagamento ed alle modalità per entrare in contatto con gli uffici dell’ente consortile.
Ecco la novità di quest’anno: l’adesione dell’ente consorziale alla piattaforma pagoPA, il sistema più semplice, sicuro e trasparente per qualsiasi tipo di pagamento verso una Pubblica Amministrazione; l’avviso dunque non contiene più il vecchio bollettino postale, ma tutti i riferimenti e un QR Code, con il quale andare fisicamente all’ufficio postale, in banca o nei punti vendita abilitati per i pagamenti (ricevitorie, tabaccherie, ecc.) oppure pagare on-line direttamente dal sito dell’ente consortile; ancora più facile e immediato sarà per i possessori di IO, l’app dei servizi pubblici e che riceveranno la notifica direttamente sul proprio smartphone o tablet (per maggiori informazioni e download dell’APP: pagopa.gov.it – io.italia.it).
La scadenza per il pagamento è fissata al 30/11/2020 ma, come spiegato già più volte in questa prima fase di riscossione,  l’avviso di pagamento è una semplice comunicazione, nella quale sono indicati importi e modalità di versamento, che ciascun consorziato, proprietario di immobili nella media valle del fiume Arno, deve versare secondo una proporzionale ripartizione delle spese 2020 per la manutenzione delle opere idrauliche e dei corsi d’acqua, che attraversano le città di Firenze, Pistoia, Prato, Empoli e le campagne di Valdelsa, Mugello, Valdisieve, Chianti, delle vallate dell’Ombrone Pistoiese e dei comuni a Nord di Siena.
In questi mesi difficili il Consorzio non ha chiuso neanche un giorno e ha continuato sempre il proprio fondamentale lavoro; in un momento così difficile per l’economia nazionale e toscana ha garantito risorse e tempi di pagamento certi, contribuendo a salvare posti di lavoro. Dal punto di vista dei servizi ai contribuenti, l’ente consorziale mette a disposizione il proprio Numero Verde 800 672 242, oltre ad e-mail (contributi@cbmv.it, la PEC: info@pec.cbmv.it) ed alcuni sportelli sul territorio (Firenze Osmannoro, Pistoia, Empoli, Borgo San Lorenzo e Vernio) previo appuntamento prenotabile sul sito consorziale e nel massimo rispetto delle disposizioni in materia di contenimento del COVID19.

 
Per maggiori approfondimenti www.anbi.it
SETTIMANALE DELL´ASSOCIAZIONE NAZIONALE CONSORZI DI GESTIONE E TUTELA TERRITORIO E ACQUE IRRIGUE
Direttore Responsabile: Massimo Gargano - Registrazione Tribunale di Roma n. 559/98 del 25 novembre 1998
Redazione: Via S.Teresa, 23 - 00198 Roma - Tel. 06/844321 - Fax 06/85863616
Sito internet: anbi.it - eMail: anbimail@tin.it

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