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Azione cofinanziata dalla Commissione Europea
Il presente progetto è finanziato con il sostegno della Commissione europea. L'autore è il solo responsabile di questa pubblicazione (comunicazione) e la Commissione declina ogni responsabilità sull'uso che potrà essere fatto delle informazioni in essa contenute.

Ambiente

12/07/2016

La biodiversità delle nostre acque interne è gravemente compromessa, come testimoniato dalle 14 specie di pesci a “rischio di estinzione”, dalle 15 “vulnerabili” e dalle due considerate estinte[1] delle 49 autoctone presenti nel nostro Paese. L’ittiofauna è un indicatore importante della qualità degli ecosistemi aquadulcicoli e per questo è una delle componenti indicate per la caratterizzazione dello “stato ecologico dei corpi idrici” prevista dalla Direttiva 2000/60/CE. I pesci costituiscono insieme agli anfibi, altro gruppo strettamente legato agli ambienti acquatici, una delle “faune” italiane più importanti e di valore soprattutto per l’alto tasso di endemicità (27%[2]). I pesci rappresentano, quindi, un’importante trait d’union tra la direttiva “Habitat” (43/92/CEE) e la Direttiva Acque (2000/60/CE).

Il patrimonio naturale delle nostre acque interne può e deve essere il punto di partenza, l’indicatore di riferimento,  per una politica di riqualificazione del nostro sistema idrografico coerente, innanzitutto, con quanto emerso dalla conferenza del Clima di Parigi dello scorso anno. Da quell’importante consesso internazionale, infatti, è emersa con forza l’urgenza di avviare un’efficace politica per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici e per questo, ora più che mai, abbiamo bisogno di una gestione delle acque responsabile e lungimirante. E’ indispensabile, quindi, un’attiva integrazione tra le politiche di gestione ambientale, dalla tutela della natura,  alla protezione delle acque, alla riduzione del rischio idrogeologico, basata sui bacini idrografici.

Di fronte all’emergenza climatica il territorio si sta mostrando estremamente vulnerabile. Dobbiamo affrontare con decisione le numerose criticità dall’eccessivo consumo del suolo, all’inquinamento diffuso[3], all’invasione di specie aliene, alla frammentazione e alla distruzione degli habitat. Stiamo pagando un tributo altissimo in vite umane, in danni ambientali, in perdita di biodiversità e di qualità della vita. Dobbiamo ripristinare e tutelare i servizi ecosistemici e, soprattutto, essere determinati e capaci a rilanciare una governance basata su integrazione, promozione di intese sul territorio, di sviluppo di azioni innovative e di diffusione di best practices. Alla base di questo rilancio ci deve essere una vasta azione di riqualificazione ambientale per la quale i consorzi di bonifica possono ricoprire un ruolo determinante.

Sono infatti soggetti misti che possono coinvolgere più attori sul territorio, hanno una conoscenza diretta e approfondita della rete idrografica superficiale, hanno capacità di gestione diretta e manutenzione e in questi ultimi anni hanno promosso, spesso in collaborazione con le associazioni ambientaliste, progetti di rinaturalizzazione, impianti di mini- idroelettrico su canali artificiali, attività di divulgazione ed educazione ambientale.  Possono così proporsi come soggetti capofila di progetti per una gestione sostenibile della risorsa idrica o per la tutela di habitat acquatici. Si può fare molto e anche subito. Una proposta: nei territori di pertinenza dei consorzi di bonifica ci sono spesso aree marginali, specchi d’acqua semiabbandonati, vasconi e raccolte d’acqua in disuso, canali non più utilizzati o non a pieno regime; si tratta di tante aree che con poco potrebbero essere rinaturalizzate o usate per progetti di conservazione.

Un veloce censimento di queste realtà può consentire la preparazione e realizzazione di  progetto nazionale sistematico per il loro recupero. Il target possono essere le zone umide, i pesci e gli anfibi a rischio di estinzione; si salverebbero tantissime specie con piccoli, ma numerosi e diffusi, interventi, che potrebbero essere gestiti e seguiti dalle associazioni ambientaliste, ma anche da quelle piscatorie o dalle scuole. Un progetto diffuso su tutto il territorio nazionale e un esempio per le nostre istituzioni a darsi una mossa per avviare una politica in grado di affrontare efficacemente le attuali e gravi emergenze ambientali.

 

Andrea Agapito Ludovici - WWF Italia


[1] ISPRA, Min.Ambiente, 2014 – Specie e habitat d’interesse comunitario in Italia: distribuzione, stato di conservazione e trend. Rapporti, 194: 1-330

[2] (considerando anche i sub-endemismi)

[3] Si veda anche rapporto pesticidi ISPRA

 


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