Anno XXVIII, n. 37 venerdì, 9 ottobre 2026

OSSERVATORIO ANBI RISORSE IDRICHE
AL SUD E’ GIA’ DI NUOVO SICCITA’ MENTRE AL NORD I LIVELLI DI FIUMI E LAGHI CONTINUANO A SCENDERE
VINCENZI: “SIAMO PREOCCUPATI PER L’ARRIVO DELLE SCIABOLATE DI ARIA FREDDA SU UN MEDITERRANEO ANCORA TROPPO CALDO”

Se non fosse per le risorse stoccate negli invasi a riempimento pluriennale, grazie agli eventi estremi, generati da continui cicloni mediterranei nei primi 4 mesi dell’anno, nonché per le piogge cadute sulla Sila e sulla Sicilia meridionale, il mese da poco trascorso, che meteorologicamente avrebbe dovuto rappresentare l’inizio dell’autunno tradizionalmente piovoso, ha lasciato quasi totalmente a secco il Sud: Sardegna settentrionale, meridionale e parte di quella centrale hanno ricevuto meno del 20% delle piogge settembrine; deficit pluviometrici superiori all’80% anche in Puglia sui monti Dauni, in Capitanata, nel Tarantino e nel Barese, così come in Abruzzo, nella Marsica o al confine con la Ciociaria; questo è avvenuto dopo 3 mesi, in cui questi ed altri territori avevano affrontato un periodo di siccità estrema (fonte: Radarmeteo), che ha avuto un impatto forte sui territori, generando preoccupazioni sulla possibilità di una stagione autunno-vernina altrettanto calda e asciutta.
Ad evidenziarlo è il report settimanale dell’Osservatorio ANBI Risorse Idriche. L’incognita sulle alterazioni climatiche, provocate dal super El Niño anche in Europa, ma soprattutto un “ribollente” mar Mediterraneo (le temperature si mantengono, soprattutto attorno alle coste italiane, tra 2,5° e 3,5°C con punte di oltre quattro gradi superiori alla media) fanno altresì temere il rischio di nuovi eventi estremi; ne è esempio quanto accaduto in estate ed a settembre sull’Italia Centro-Settentrionale od il recente nubifragio in Catalogna, che ha causato vittime, nonché vasti allagamenti.
“I Consorzi di bonifica ed irrigazione hanno iniziato a svasare la rete idraulica per prepararla alle piogge. Siamo però preoccupati per quanto potrebbe accadere, quando le correnti atlantiche raggiungeranno la Penisola, dando così inizio, con oltre un mese di ritardo, all’autunno meteorologico – ha dichiarato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI (Associazione Nazionale Consorzi Gestione Tutela Territorio ed Acque Irrigue) - Ironia della sorte: il 13 ottobre sarà la Giornata Internazionale per la riduzione dei rischi da disastri naturali…”
Nell’Italia settentrionale prosegue intanto l’agonia di fiumi e laghi dopo un settembre estremamente avaro di piogge, chiudendo un anno idrologico, caratterizzato da scarse precipitazioni e soprattutto da pochissima neve in quota, dove si è fusa velocemente con le prime ondate primaverili di calore.
“E’ l’evidente dimostrazione, ora suffragata da dati, sulla necessità di dotare anche le regioni alpine di invasi, che garantirebbero riserve idriche, sufficienti al fabbisogno di una delle zone maggiormente produttive in Europa – ha evidenziato Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI – Il Piano Invasi, da noi proposto con Coldiretti, attende però una concreta risposta da 7 anni!”
Continuano a contrarsi i livelli idrometrici dei grandi laghi settentrionali.
In Valle d’Aosta, a settembre, è piovuto 70% meno del solito con punte di -80% nel Sud della regione e le temperature sono state tra i 3 ed i 4 gradi superiori alla media con uno zero termico, stabile al di sopra dei quattromila metri (fonte: Centro Funzionale-Regione Autonoma della Valle d’Aosta). Sono in riduzione le portate di Dora Baltea e torrente Lys.
In Piemonte, nel letto del fiume Tanaro scorre il 79% in meno d’acqua, mentre nell’alveo della Toce si segnala -71%; proprio il bacino della Toce ha sofferto maggiormente la carenza di precipitazioni nell’anno idrologico appena concluso (-40%), cui seguono -39% del Ticino, -38% del Cervo ed -36% della Sesia. Mediamente sulla regione è caduto il 26% in meno d’ acqua; a dare il colpo di grazia è stato proprio un settembre estremamente secco (-66% la media regionale), con deficit pluviali di oltre l’80% per Toce, Cervo, Sesia, Stura di Demonte, Tanaro, Orco e maggiori al 70% per Ticino, Maira, Pellice e Dora Riparia. Ad aggravare la condizione delle riserve idriche piemontesi, ormai quasi dimezzate (-49%), è stata anche la temperatura settembrina, che è risultata superiore alla media di 3,5°C (fonte: ARPA Piemonte).
Anche la Lombardia ha di fatto chiuso l’anno idrologico con oltre il 30% d’acqua in meno (-450 milioni di metri cubi); lo scorso anno, a fine settembre, era stato possibile accumulare quasi 816 milioni di metri cubi d’acqua in più (+45,2%).
A Nord-Est, in Veneto, il bilancio idrologico 2025-2026 è stato negativo con un deficit pluviometrico medio del 23%; su 12 mesi, 10 sono stati con il segno meno. Rispetto al settore alpino occidentale, il deficit medio di precipitazioni settembrine (-19%) è qui risultato inferiore per via soprattutto degli apporti pluviali registrati in 4 giorni con accumuli anche superiori ai 200 millimetri sulla costa. Con +3°C è stato inoltre il secondo settembre più caldo di sempre dopo quello del 2023 (fonte: ARPAV). Le performances dei fiumi veneti continuano ad essere pessime ed i flussi vanno riducendosi di settimana in settimana: Bacchiglione -86% sulla media (!!), Livenza -63%, Brenta -65%, Adige -54%, Piave -45%.
Molto scarsi sono anche i flussi nel fiume Po, che a Piacenza registra valori inferiori ai minimi storici ed a Pontelagoscuro è al 37% di quelli medi del periodo.
In Emilia-Romagna, gli alvei dei fiumi appenninici, oramai veri e propri torrenti, sono ancora in larga parte asciutti: la situazione più grave è ad Ovest dove, dopo un trimestre estremamente secco in pianura (fonte: Radarmeteo), Trebbia, Taro e Nure registrano portate al di sotto dei valori minimi storici!
Rispetto al resto dell’Italia Settentrionale, la Liguria ha mostrato una maggiore resilienza, grazie agli accumuli invernali e primaverili, anche se segnali preoccupanti vengono dal Ponente, dove a settembre è caduto ben oltre l’80% di pioggia in meno (fonte: Radarmeteo); stabili questa settimana i livelli idrometrici dei fiumi Entella, Vara e Argentina.
In Toscana, nonostante il lieve incremento settimanale, i flussi nei fiumi Arno, Serchio ed Ombrone registrano ancora valori pressoché estivi con deficit di portata rispettivamente di circa 83%, 78% e 85% sulla media del recente ventennio.
Nelle Marche, una leggera crescita dei valori idrometrici si registra nei fiumi Potenza, Esino, Sentino, Nera e Tronto; il principale invaso della regione (Castreccioni) registra volumi inferiori a quelli del precedente triennio.
In Umbria, la diga di Maroggia trattiene ancora mln. mc. 1,97 Mln d’acqua, mentre continua ad aggravarsi la situazione del lago Trasimeno, il cui livello è sceso, a Polvese, a -m.2,16,cioè ben 133 centimetri in meno della media di questo periodo (fonte: Servizio Idrografico-Regione Umbria); tra i fiumi si registra la contrazione della portata del Topino.
Nel Lazio, il flusso del fiume Tevere a Roma si attesta a 75,83 metri cubi al secondo (fonte: AUBAC), vale a dire - 27% rispetto a quanto registrato in media negli scorsi 6 anni. Fatta eccezione per il livello idrometrico del lago di Nemi, che da un paio di settimane si mantiene stabile a -cm. 82  (nel 2025 era 2 centimetri più alto), gli altri bacini vulcanici laziali continuano ad abbassarsi in maniera piuttosto costante; in 2 settimane, le altezze idrometriche di Albano, Sabatino e Bolsena si sono ridotte di cm. 7, mentre quella di Vico di cm. 6.
In Molise, tra luglio e settembre, il livello dell’invaso del Liscione si è abbassato di m. 4,24 (fonte: Molise Acque).
In Campania, il settimanale andamento idrometrico è molto negativo per i fiumi Volturno, Sele e Garigliano: quasi ovunque si registrano valori nettamente inferiori a quelli rilevati nello scorso quinquennio.
In Basilicata, i principali invasi trattengono ancora mln. mc. 182,89, cioè oltre cento milioni in più rispetto allo scorso anno; a questi vanno aggiunti i volumi contenuti nei bacini di Conza in Irpinia (mln.mc. 15,30) e quelli del lago Acerenza (mln. mc. 2,76; fonte: Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale). Il totale delle riserve lucane dovrebbe soddisfare il fabbisogno idrico della regione ancora per molti mesi.
In Puglia, infine, nonostante l’invaso di Occhito eroghi settimanalmente un gran quantitativo idrico (oltre quattro milioni e mezzo di metri cubi), l’acqua nei bacini foggiani è ancora abbondante (mln. mc. 98,12 cioè +mln. mc. 44,63 sul 2025), sebbene la provincia di Foggia, così come i territori più a Sud siano stati tra quelli maggiormente colpiti da siccità estrema.

                                                                                                   

VENETO
A SETTEMBRE PRECIPITAZIONI ANCORA COL SEGNO MENO

Il mese di settembre 2026 conferma una grave e persistente carenza idrica in Veneto. Secondo i dati A.R.P.A.V. (Agenzia Regionale Protezione Ambientale Veneto), analizzati da ANBI Veneto nel proprio Bollettino sulla disponibilità di risorsa a settembre, le piogge mensili (media di mm. 89, -19% rispetto al valore medio dei recenti 30 anni) sono state disomogenee ed insufficienti: mentre la costa veneziana orientale ha registrato localizzati, violenti rovesci, che hanno causato anche allagamenti, il deficit è rimasto acuto nel Polesine e nel Delta del Po.
L'intero anno idrologico (ottobre 2025 - settembre 2026) si chiude con appena mm. 872 di pioggia, segnando un deficit del 23%. Nella fase conclusiva della stagione irrigua, tutti i principali corsi d'acqua della regione presentano portate fortemente sotto la media storica. Le falde sotterranee restano in sofferenza, senza benefici apprezzabili derivanti dalle piogge di fine estate.
Ancora elevate le temperature con un valore medio di 21,7 °C ed un'anomalia termica di +1,6 °C. Le proiezioni per ottobre 2026, elaborate dal Centro Sperimentazione Innovazione Irrigua Ce.Sp.I.I. - Consorzio L.E.B. (con sede a Cologna Veneta, in provincia di Verona) indicano un Veneto diviso in due: nel settore occidentale e settentrionale prosegue la scarsità di pioggia con bilancio idrico negativo e terreni asciutti, che complicano le semine autunno-vernine (si raccomandano lavorazioni superficiali e conservative); al contrario, l'area centro-meridionale attende piogge abbondanti e sopra la media, che richiederanno attenzione allo sgrondo delle acque per evitare ristagni e compattamento del terreno.
L'evapotraspirazione colturale si manterrà generalmente elevata, a causa di temperature superiori alla norma, pur rimanendo contenuta tra mm. 53 e mm. 64. La situazione in essere conferma ancora una volta l’importanza del monitoraggio e della gestione della risorsa per far fronte a condizioni climatiche sempre più variabili.


IN SARDEGNA SICCITA’ SENZA FINE
BACINO DI MACCHERONIS QUASI VUOTO: ORDINATE RESTRIZIONI PER L'IRRIGAZIONE
VINCENZI: “L’INSUFFICIENZA IDRICA NON È UN PROBLEMA AGRICOLO MA DI COESIONE SOCIALE NEL PAESE”

Comparto irriguo in sofferenza nell’ alta Baronia ed in bassa Gallura: l’invaso di Maccheronis, bacino artificiale in territorio di Torpè, è al minimo della sua capacità d’invaso, trattenendo meno di due milioni e duecentomila metri cubi e non può più garantire la distribuzione idrica nei campi coltivati. Dopo la comunicazione di Regione Sardegna tramite l’ADIS (Agenzia regionale del Distretto Idrografico della Sardegna), il Consorzio di bonifica Sardegna Centrale (con sede a Nuoro) ha adottato tutte le misure per salvaguardare la poca risorsa idrica rimasta: così per l’ente consortile si ripete un copione ormai visto troppe volte.
Preso atto che il volume idrico, presente nell’invaso, è inferiore al 10% del volume invasabile, si rende infatti necessario procedere, con effetto immediato, all’interruzione della distribuzione dell’acqua per usi irrigui, al fine di salvaguardare gli usi civili (potabili, alimentari, igienico-sanitari) e quelli destinati all’abbeveraggio del bestiame. Per il comparto agricolo, dietro motivata richiesta, potranno essere rilasciate deroghe per serre, vivai e frutteti specializzati.
Contestualmente alle misure di razionalizzazione e come già successo in occasione di precedenti emergenze idriche, l’ente consorziale sta anche predisponendo l’attivazione di un sistema provvisorio di sollevamento idrico dal fiume Posada, finalizzato all’alimentazione del potabilizzatore comunale di Torpè, a breve non più alimentato dall’invaso di Maccheronis. I tempi tecnici, attualmente stimati per l’installazione e la messa in esercizio del sistema, sono di circa dieci giorni.
Il Consorzio di bonifica evidenzia che, qualora dovessero permanere le attuali condizioni o dovesse verificarsi un peggioramento, sarà necessario procedere con misure più restrittive, al fine di salvaguardare la risorsa idrica residua per i prioritari usi civili e di abbeveraggio del bestiame nei comuni di Siniscola, Posada, Torpè, Budoni e San Teodoro. Si invitano quindi le Amministrazioni Comunali interessate ad adottare i provvedimenti di loro competenza, finalizzati a promuovere il massimo contenimento dei consumi ed a vietare gli utilizzi non essenziali delle risorse idriche: la popolazione è infatti responsabile nel salvaguardare l’acqua ed i Comuni “devono adottare specifici divieti d’utilizzo della risorsa per il lavaggio di autoveicoli, l’irrigazione, l’annaffiatura del verde pubblico attrezzato e del verde privato, nonché per altri impieghi non indispensabili al fabbisogno domestico e civile”.
L’ente consortile Sardegna Centrale invita tutti ad un uso responsabile e razionale della risorsa idrica nel comprensorio del Posada. Il mancato rispetto del divieto d’utilizzo della risorsa per usi irrigui, laddove non esplicitamente autorizzati, comporterà la sigillatura dei punti di prelievo e l’applicazione delle sanzioni amministrative.
“Questa nuova emergenza evidenzia ancora una volta la necessità di un nuovo invaso, perchè la diga di Maccheronis, a differenza di altri serbatoi nel Mezzogiorno, è in grado di soddisfare solo il fabbisogno di un anno” ha evidenziato Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI.
“Non possiamo continuare solo a sperare nelle piogge – ha concluso Ambrogio Guiso, Presidente Consorzio di bonifica Sardegna Centrale -   Serve una programmazione seria, tenendo conto dell'aumentato carico demografico e turistico, nonchè della crisi climatica. Continuiamo a ribadire l'importanza di un nuovo invaso e la soluzione della diga di Abba Luchente ci sembra quella più immediata e fattibile."
"Dietro la gestione dell'acqua c'è un'idea di futuro per il Paese ed il territorio – ha aggiunto Francesco Vincenzi, Presidente ANBI - Da 7 anni abbiamo presentato con Coldiretti un piano di invasi cantierabili, ma non abbiamo ancora risposte; eppure, dal 2000 al 2005 lungo la Penisola si sono registrati danni per 30 miliardi a causa dell’estremizzazione degli eventi meteorologici.  L'accelerazione della crisi climatica è più veloce della capacità decisionale di questo Paese, che sbaglia a pensare che la disponibilità idrica sia un problema meramente agricolo: è una più generale questione di coesione sociale."


UN ESEMPIO DI RESPONSABILITA’ CONDIVISA VERSO IL TERRITORIO
IN VENETO CONSORZIO DI BONIFICA SI ASSUME ULTERIORI RESPONSABILITA’ PER CONCLUDERE IMPORTANTE OPERA PUBBLICA PFAS-FREE
VINCENZI: “GESTIONE E SALVAGUARDIA DELL’ACQUA NON SONO PROBLEMI AGRICOLI MA DELL’INTERA COMUNITA’ ”

In Veneto c’è un’opera infrastrutturale già realizzata per oltre il 70% e c’è un territorio, che da più di un decennio convive con le conseguenze della contaminazione da PFAS (composti chimici sintetici perfluoroalchilici e polifluoralchilici) e con le criticità della qualità dell’acqua, legate alle attività industriali nei territori a monte dell’asta del fiume Fratta: è dentro questa dimensione economico-ambientale che va letta la decisione  del Consorzio di bonifica Adige Euganeo (con sede ad Este, in provincia di Padova), che ha approvato il ricorso al credito per consentire la prosecuzione ed il completamento del “tubone” PFAS-Free, altrimenti in attesa di risorse pubbliche; l’Assemblea dell’ente consortile ha autorizzato un finanziamento fino ad un massimo di 5 milioni di euro destinati esclusivamente all’ultimazione dell’opera e l’importo effettivamente utilizzato sarà definito in relazione al fabbisogno necessario per completare l’intervento, alle economie che potranno emergere nella fase conclusiva dei lavori, nonché alle eventuali ulteriori risorse pubbliche, che dovessero rendersi disponibili.
L’esigenza finanziaria nasce dall’evoluzione del quadro economico dell’intervento rispetto alle condizioni originarie: nel corso dell’esecuzione dell’appalto si sono infatti sommati l’eccezionale incremento dei costi dovuti alle contingenze internazionali, le conseguenze dell’alluvione del maggio 2024, l’evoluzione della normativa sulla revisione dei prezzi, alcune criticità tecniche.
L’ente consortile ha progressivamente utilizzato le risorse disponibili nel quadro economico dell’opera, ha fatto ricorso agli strumenti previsti dalla normativa statale per la compensazione degli aumenti dei prezzi, ha attivato le interlocuzioni con il Ministero Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste, nonchè con le altre amministrazioni competenti alla ricerca di ulteriori risorse: questo percorso ha consentito di garantire la continuità dell’appalto e di portare l’opera allo stato di avanzamento attuale, ma non è stato sufficiente a coprire l’intero fabbisogno necessario per la conclusione dei lavori.
Alla data del più recente Stato di Avanzamento Lavori, l’intervento ha superato il 70% dell’importo contrattuale: la parte prevalente dell’infrastruttura è quindi già stata realizzata e le lavorazioni residue costituiscono la fase conclusiva, indispensabile però per rendere pienamente operativo il nuovo sistema irriguo. L’ente consorziale ha scelto di intervenire direttamente per evitare che l’incertezza sulla disponibilità di ulteriori finanziamenti pubblici possa tradursi in un rallentamento o in una sospensione dei lavori. Allo stato attuale, infatti, non risultano disponibili risorse pubbliche immediatamente utilizzabili in misura sufficiente a garantire il completamento dell’intervento.
Attendere l’eventuale assegnazione di nuovi finanziamenti significherebbe prolungare la fase esecutiva con il rischio di ulteriori oneri e di compromettere il pieno conseguimento degli obbiettivi. Resta tuttavia ferma la richiesta del Consorzio di bonifica a Stato e Regione Veneto, affinchè concorrano alla copertura del fabbisogno ancora necessario e dei maggiori costi maturati nel corso della realizzazione; il ricorso al credito a carico dei consorziati viene infatti considerato uno strumento necessario per garantire la continuità dell’intervento, non la rinuncia alla ricerca di una diversa e più ampia copertura finanziaria.
La decisione dell’ente consorziale permette di dare continuità definitiva ad un progetto del valore complessivo di oltre quarantaquattro milioni di euro per portare acqua dal fiume Adige, attraverso il canale L.E.B.- Lessinio Euganeo Berico, verso le reti irrigue dei distretti Guà, Monastero e Fratta, tra basso Veronese e basso Padovano.
“La funzione del cosiddetto Tubone riguarda più in generale l’ambiente e le comunità del territorio, perché interessa anche aree verdi e giardini privati, nonché si inserisce nel più ampio sistema delle acque sotterranee. Lasciare incompiuta un’infrastruttura già realizzata in misura così rilevante significherebbe non soltanto disperdere una parte consistente dell’investimento già effettuato, ma rinunciare a dare una risposta attesa dalla comunità” ha commentato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI.
“Questa è una scelta di responsabilità nei confronti delle attese maturate come risposta ambientale ai gravi problemi causati dai Pfas   – ha sottolineato il Presidente Consorzio di bonifica Adige Euganeo, Fabrizio Bertin – Esisteva concretamente il rischio che i lavori si fermassero e che l’opera rimanesse un’incompiuta. Era inoltre necessario garantire la continuità dei lavori: uno stop avrebbe potuto comportare non solo un rallentamento dell’intervento, ma anche un ulteriore aumento dei costi. È una dinamica, che abbiamo già patito, ad esempio, con lo sbarramento antintrusione salina sul fiume Brenta e che tuttora ne pregiudica la realizzazione.”
Una volta completato, il “Tubone” consentirà di trasferire fino a 2.500 litri al secondo di acqua dall’Adige attraverso una condotta in pressione, riducendo le perdite per dispersione ed evaporazione, alimentando cinque punti di presa e adduzione, dotati di sistemi automatizzati e telecontrollati. I cinque punti potranno essere utilizzati e turnati in funzione delle esigenze, consentendo una gestione più efficiente dell’acqua.
“Il nostro territorio è fragile e interconnesso; il principio mutualistico dei Consorzi di bonifica ed irrigazione significa anche questo: unire le risorse per risolvere criticità complesse, laddove necessario, chiamando al contempo le Istituzioni alle loro responsabilità: di fronte all’incedere della crisi climatica, il Piano Invasi ANBI-Coldiretti attende una concreta risposta da ormai 7 anni!” ha concluso Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI.


TOSCANA
LA PROPOSTA DI UN MASTERPLAN DELL’ACQUA

Un piano generale per mettere a sistema soggetti, competenze e progettualità legate alla risorsa idrica: è la proposta lanciata nel corso del Tavolo regionale sull’irrigazione, promosso da ANBI Toscana con Autorità di bacino distrettuale Appennino Settentrionale, associazioni agricole, ANCI Toscana, Arpat e Consorzio Lamma.
L’idea è quella di arrivare ad un vero e proprio “masterplan” dell’acqua, capace di raccogliere e coordinare le diverse esigenze del territorio e gli interventi necessari per affrontare una gestione della risorsa sempre più complessa tra necessità dell’agricoltura e precipitazioni intense, definendo priorità, interventi e risorse, evitando così di procedere per singoli comparti.


LAZIO
MANUTENZIONE GENTILE E PARTECIPAZIONE CIVICA

Garantire la sicurezza idraulica del territorio di pertinenza è una delle funzioni istituzionali del Consorzio di bonifica Lazio Sud Ovest (con sede a Latina); sui canali a basso rischio idraulico, si mette in atto un approccio operativo, selettivo e sostenibile, grazie alla "manutenzione gentile", che coniuga le esigenze di gestione idraulica con il rispetto della vegetazione e della fauna presenti in alveo.
Su questi temi si è svolto, nella sede consortile, un incontro tra i rappresentanti dell’ente consorziale e del Patto di Collaborazione “Gli Alberi di Nascosa”: al centro del confronto, la manutenzione dei fossi Paoloni e Morbella con particolare attenzione alla possibilità di programmare interventi sulle sponde attraverso modalità attente alle caratteristiche ambientali dei luoghi.
Il tema assume particolare rilievo per il parco Susetta Guerrini, attraversato dai due fossi e considerato un importante corridoio ecologico per la città di Latina: la fascia ripariale, cioè l’area a diretto contatto con l’acqua, costituisce infatti un ambiente, nel quale possono trovare riparo numerose specie di fauna selvatica e dove può svilupparsi una vegetazione di grande interesse come l’Equisetum arvense, pianta dalla storia evolutiva antichissima e, nelle aree più soleggiate, l’orchidea Anacamptis papilionacea, che il Patto “Gli Alberi di Nascosa” intende contribuire a valorizzare attraverso uno specifico progetto di tutela, presentato al Comune.
L’incontro ha rappresentato anche un momento di confronto sul valore della partecipazione civica nella cura del territorio; il Consorzio di bonifica ha altresì confermato la disponibilità a programmare la manutenzione gentile dei fossi Paoloni e Morbella, previa verifica con gli uffici tecnici.


FRIULI VENEZIA GIULIA

DOPPIO APPUNTAMENTO

Il territorio della bassa pianura friulana è stato nei gironi scorsi al centro di 2 confronti, promossi dal Consorzio di bonifica Pianura Friulana (con sede a Udine), dedicati alla gestione delle risorse idriche, alle problematiche idrauliche, allo sviluppo delle infrastrutture irrigue, che interessano il comprensorio in risposta alle esigenze del mondo agricolo ed alle sfide poste dai cambiamenti climatici.
Il primo appuntamento si è svolto nel Municipio di Trivignano Udinese con la partecipazione, oltre dell’Amministrazione Comunale ospitante, dei Comuni Pavia di Udine, Santa Maria la Longa, Palmanova, San Vito al Torre, Visco, Aiello del Friuli; al centro della serata, le possibili strategie di intervento condivise tra Enti Locali ee ente consorziale.
A seguire si è tenuto un incontro pubblico con tutti i soggetti interessati: si è parlato della situazione irrigua nel comprensorio consortile con l'illustrazione dei progetti attualmente in corso e di quelli programmati per il futuro. Il territorio alla destra del torrente Torre è sempre più vulnerabile e soggetto ad allagamenti; necessita quindi di una strategia complessiva, non di interventi isolati. Il sistema di canali e corsi d'acqua, che attraversa quest'area, è infatti fortemente interconnesso e coinvolge numerosi comuni. Ecco perché un problema che si manifesta in un punto può avere conseguenze anche altrove.
Negli anni recenti, le criticità sono diventate più evidenti a causa dell'aumento degli intensi eventi meteorologici e delle trasformazioni del territorio: le precipitazioni particolarmente abbondanti, registrate nel 2025, hanno mostrato come alcune zone siano esposte a frequenti situazioni di difficoltà con allagamenti, che interessano strade, aree agricole e centri abitati.
Per affrontare queste problematiche, l’ente consortile sta portando avanti un programma di opere, che punta a migliorare la gestione di grandi quantità d'acqua durante le piogge più intense, a difesa dei centri abitati, distribuendola e trattenendola in modo più efficace lungo il percorso.
Una parte importante del piano riguarda il torrente Torre ed il sistema Torre-Isonzo, dove sono previsti interventi per rafforzare e mettere in sicurezza le difese esistenti, riducendo il rischio di danni provocati dalle piene nelle aree circostanti. Parallelamente si stanno programmando lavori su corsi d'acqua della zona (roggia Brentana, roggia Milleacque, rio Slavio), che svolgono un ruolo fondamentale nel drenaggio delle acque. Tra le opere già avviate il collegamento tra l'area industriale ZIU e la roggia Brentana per raccogliere e convogliare una parte significativa delle acque piovane, alleggerendo la pressione sui punti più delicati della rete idraulica e portando benefici diffusi anche alla viabilità e alle aree abitate.
L'intenzione è di intervenire non solo sulle emergenze attuali, ma anche prevenire quelle future con un insieme di opere distribuite in tutto il bacino.
È prevista inoltre la redazione di uno studio generale, che permetta di analizzare in modo coordinato le diverse criticità ed individuare le soluzioni più efficaci per garantire maggiore sicurezza ai cittadini ed alle attività del comprensorio.


TOSCANA

INCONTRI

Il progetto di sistemazione idraulica del fosso Infernaccio è stato al centro dell’incontro tra il Comune di Cinigiano ed il Consorzio di bonifica 6 Toscana Sud (con sede a Grosseto); l’obiettivo è di procedere in breve tempo alla gara per dare il via al cantiere a inizio 2027.
Sono proprio i ponti a rappresentare le maggiori criticità nel territorio comunale ed è stata quindi richiesta assistenza tecnica all’ente consortile, nonostante ponti ed attraversamenti non rientrino nelle sue competenze, anche sul ponte del fosso Ribusieri, in località Pianacci; da monitorare c’è pure la situazione del fosso Morticino lungo la strada provinciale, che collega Cinigiano con Arcidosso.
Si è infine concordato sull’importanza del Contratto di Fiume Ombrone, che unisce gli 11 Comuni rivieraschi e al quale Cinigiano partecipa. Il tema dell’acqua ed il supporto per la gestione di alcune problematiche idrauliche sono stati gli argomenti anche dell’incontro tra il Comune Campagnatico e l’ente consorziale.
Si è concordato nel ritenere quella degli invasi una partita non più rinviabile per rendere sostenibile la gestione idrica in Maremma, evidenziando l’importanza del reticolo di Campagnatico, tra i corsi d’acqua Ombrone, Melacce e Trasubbie. Quanto alla difesa dal rischio idraulico, oltre al programma di manutenzioni ordinarie, è stata posta attenzione sulla zona del Granaione, dove 2 fossi affluenti del Rigonsano possono rappresentare potenziali fonti di pericolo; vista la ripresa dei lavori edili nella nuova lottizzazione di Arcille, è stato infine chiesto un intervento di manutenzione sul botro di Punto Lungo.e


CORDOGLIO DI ANBI PER LA SCOMPARSA DI SALVATORE LOFFREDA. FIGURA DI PRIMO PIANO DELL’AGRICOLTURA ITALIANA

Il Presidente, Francesco Vincenzi, ed il Direttore Generale ANBI, Massimo Gargano, hanno espresso profondo cordoglio per la scomparsa di Salvatore Loffreda, Direttore Coldiretti Campania e figura di primo piano del panorama agricolo nazionale. Entrato in Coldiretti ad appena 20 anni, nella seconda metà degli anni ‘70, Loffreda ha dedicato quasi mezzo secolo alla rappresentanza del mondo agricolo, accompagnandone le trasformazioni e sostenendo le ragioni delle imprese e delle comunità rurali.
“Con Salvatore Loffreda scompare uno dei protagonisti di una lunga stagione di impegno per l’agricoltura italiana – ha dichiarato Vincenzi –. Ne ricordiamo la competenza, la tenacia e la dedizione agli agricoltori: qualità, che ne hanno fatto un riferimento autorevole, capace di interpretare i bisogni dei territori e di dare voce a chi, ogni giorno, lavora per custodirli e renderli produttivi. La sua scomparsa è una perdita che colpisce l’intero mondo agricolo.”
“Il profondo rammarico per questa notizia si accompagna al ricordo del valore umano di Salvatore – ha affermato Gargano –. Un dirigente appassionato, dal carattere forte, che ha vissuto il proprio incarico con un autentico senso di responsabilità e di appartenenza. La sua capacità di stare accanto alle persone e di affrontare le difficoltà, senza sottrarsi all’impegno, lascia un’eredità preziosa a quanti hanno condiviso con lui il lavoro e le battaglie per l’agricoltura.”
ANBI e l’intero sistema dei Consorzi di bonifica e irrigazione si stringono alla famiglia, ai suoi cari, partecipando al dolore per la perdita di un uomo, che ha dedicato la propria vita agli agricoltori ed al futuro dei territori.


AGENDA

Il Direttore Generale ANBI, Massimo Gargano, interverrà nella mattinata di lunedì 12 ottobre p.v. all’inaugurazione del nuovo nodo idraulico di Cerezzola, nel comune reggiano di Canossa, realizzato dal Consorzio di bonifica Emilia Centrale (con sede a Reggio Emilia).
Il Presidente ANBI, Francesco Vincenzi sarà invece, nella mattinata di venerdì 16 ottobre, alla cerimonia di inaugurazione dei lavori di adeguamento dell’impianto irriguo di presollevamento dal fiume Po a foce Ongina, organizzata dal Consorzio di bonifica Parmense (con sede nella “città ducale”) presso l’impianto irriguo Ongina a Polesine Zibello, in provincia di Parma. 

 
Per maggiori approfondimenti www.anbi.it
SETTIMANALE DELL´ASSOCIAZIONE NAZIONALE CONSORZI DI GESTIONE E TUTELA TERRITORIO E ACQUE IRRIGUE
Direttore Responsabile: Massimo Gargano - Registrazione Tribunale di Roma n. 559/98 del 25 novembre 1998
Redazione: Via S.Teresa, 23 - 00198 Roma - Tel. 06/844321 - Fax 06/85863616
Sito internet: anbi.it - eMail: anbimail@tin.it

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