LA SUBSIDENZA AL REMTECH DI FERRARA
Nell’ambito di “Remtech Expo” negli spazi di Ferrara Fiere nel capoluogo estense, l’Associazione Nazionale Consorzi Gestione Tutela Territorio ed Acque Irrigue (ANBI) organizzerà il convegno “Delta Po e costa emiliano-romagnola: la sfida della subsidenza tra cambiamento climatico, sicurezza idraulica e sviluppo sostenibile”, in calendario alle ore 15.00 di giovedì 17 settembre p.v. nella Plenary Room del padiglione 2; le conclusioni saranno affidate al Ministro Ambiente Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin ed al Presidente ANBI, Francesco Vincenzi.
L’iniziativa rientra nella campagna ANBI per la sensibilizzazione dei soggetti decisori e dell’opinione pubblica sulle crescenti difficoltà di territori già fortemente penalizzati dalla crisi climatica (risalita del cuneo salino ed innalzamento del livello del mare) ed i cui abitanti continuano a pagare le conseguenze del dissesto territoriale, causato dalle estrazioni metanifere, sospese nel 1964, ma di cui oggi si paventa la ripresa nelle acque dell’Alto Adriatico.
La proposta dei Consorzi di bonifica ed irrigazione italiani per il futuro di tali aree sarà presentata da Raffaella Zucaro, Coordinatrice ANBI Emilia Romagna; Attilio Toscano, Docente Università Bologna; Alberto Pellegrinelli, Docente Università Ferrara; Paolo Ferrecchi, Direttore Generale ARPAE. Interverranno anche Michele De Pascale, Presidente Regione Emilia Romagna; Francesco Battistoni, Segretario Presidenza Camera; Pino Bicchielli, Presidente e Nadia Romeo Componente- Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul Rischio Idrogeologico e Sismico; Stefano Vaccari, Componente Commissione Agricoltura Camera. ANBI sarà inoltre presente in fiera con un proprio stand e parteciperà a 2 convegno organizzati dalla società Almaviva.
OSSERVATORIO ANBI RISORSE IDRICHE
ITALIA SETTENTRIONALE IN PREALLARME MA E’ L’INTERA PENISOLA CHE DEVE PREPARARSI AD UNA STAGIONE AD ALTO RISCHIO METEO
VINCENZI: “LA CRISI CLIMATICA CORRE PIU’ VELOCE DELLE NOSTRE POLITICHE DI ADATTAMENTO, PREGIUDICANDO LA COESIONE DEL PAESE”
Il punto di svolta, in cui la stagione probabilmente più calda di sempre (+ 5,2°C sulla media delle temperature 1951-1980 e + 3,5°C su quella 1991-2020; fonte: Consiglio Nazionale Ricerche) sta finalmente cedendo il passo a temperature più sopportabili, si tramuta in una condizione di preallarme idrogeologico in tutta l’Italia settentrionale, prologo ad un periodo ad alto rischio lungo la Penisola per l’arrivo di correnti fredde su un bacino mediterraneo, le cui acque ancora ribollono sopra i 30 gradi, registrando anomalie fino a 4 gradi superiori alla norma e l’incognita sugli effetti di un super ”El Niño” di intensità straordinaria: ad evidenziarlo è il settimanale report dell’Osservatorio ANBI Risorse Idriche.
“L’analisi dei dati dimostra che la crisi climatica sta evolvendo in modo costante da decenni, ma che negli anni recenti ha subito una preoccupante accelerazione, che ci sta trovando colpevolmente impreparati” ha chiosato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI.
Sono 6 le ondate di calore, che hanno interessato la Penisola e, in alcuni periodi, l’Europa occidentale, costringendoci a convivere per quasi quattro mesi consecutivi (dalla terza decade di maggio) con temperature massime superiori a 30 gradi e minime quasi sempre maggiori di 20 gradi; ancora oggi, i venti africani soffiano sull’Italia Meridionale spingendo, in alcune zone, le temperature oltre i 35° (ad esempio, nel Foggiano). A Roma, rispetto all’anno scorso, si è registrato il 32% in più di giornate torride (massime superiori ai 35°) ed i giorni, in cui la colonnina di mercurio ha superato i 30°, sono stati oltre cento, mentre le notti “tropicali” sono state 90, di cui il 40% “super tropicali” (temperature mai inferiori ai 25°), facendo venire meno l’indispensabile “finestra di recupero”, che consentirebbe di attenuare lo stress fisico, provocato da una continua esposizione alle alte temperature con conseguenti, maggiori rischi per la salute.
Rispetto alla settimana scorsa, i grandi laghi del Nord Italia hanno subìto una contrazione dei livelli idrometrici.
In Valle d’Aosta, le cumulate agostane di pioggia sono in linea con le medie storiche, mentre le temperature sono state superiori alla media di 3° (fonte: Centro Funzionale Regione Autonoma Valle d’Aosta); nella prima decade di settembre, le piogge sono state finora scarse ed in molti casi assenti. La Dora Baltea registra valori di portata in calo, nonché più scarsi del normale; in crescita, invece, i flussi del torrente Lys.
Ad Agosto, in Piemonte si è registrato un surplus del 30% nella pioggia, riducendo il deficit idrologico a -22%; le cumulate pluviali su alcuni bacini sono state largamente maggiori rispetto alla media storica (Stura di Demonte, +119%; Pellice, +91%; Varaita, +84%; Maira, +80%) e, a livello regionale, le temperature sono state superiori di 3° al consueto, aggiudicandosi la seconda posizione tra i mesi d’agosto più caldi, dietro al 2003 (fonte: ARPA Piemonte). I flussi nel fiume Tanaro continuano ad essere molto esigui (-77%), ma sono in calo anche le portate degli altri corsi d’acqua monitorati (Stura di Lanzo -43%, Toce -31% sulla media).
In Lombardia permane un -34% di deficit idrico.
In Veneto, aspettando le forti piogge previste in questi giorni (attese, come sul Friuli-Venezia Giulia, cumulate anche superiori a mm. 150), prosegue il cattivo stato idrologico di molti fiumi: l’Adige torna a patire per l’intrusione salina, a causa di una portata inferiore ai sessantasette metri cubi al secondo (mc/s), quando in questo periodo dovrebbe scorrervi oltre il 200% in più; il Bacchiglione segna oltre -82% sulla media, la Livenza è a -58%, Brenta a -48%, Piave a -29%. Ad agosto, le precipitazioni sono state più scarse del 12%, ma con grandi differenziazioni territoriali: nel Bellunese sono cadute cumulate anche 10 volte maggiori rispetto al Polesine (fonte: ARPAV). I livelli della falda registrano “gap” negativi tra -53% e -91% sui valori medi di riferimento.
In Emilia-Romagna sono da evidenziare le portate prossime ai valori minimi nei fiumi Lamone, Reno, Trebbia, Nure, mentre sono sovrabbondanti quelle nel Panaro (+175%).
Nell’alveo del fiume Po, l’acqua che scorre è circa la metà di quella consueta in questo periodo (a Pontelagoscuro, -56% sulla media).
In Liguria, si registra una leggera flessione nelle altezze idrometriche dei fiumi Vara, Entella ed Argentina.
Anche in Toscana, gli scarsi flussi dei fiumi (Arno -52%, Ombrone -67%) potrebbero ora beneficiare di apporti pluviali consistenti; le zone di Prato e Firenze sono le aree nelle quali sono previsti i fenomeni più intensi nelle prossime ore.
Sono minime le settimanali variazioni idrometriche nei fiumi delle Marche: le portate di Potenza e Sentino sono le più scarse tra quelle registrate nel recente quinquennio. Gli invasi regionali contengono l’8% d’acqua in meno rispetto alla media dello scorso triennio.
In Umbria, al termine della stagione estiva, la diga di Maroggia tratteneva 2,28 milioni di metri cubi d’acqua, cioè un quantitativo maggiore rispetto agli anni passati. Non accenna invece ad attenuarsi la crisi idrica del lago Trasimeno: rispetto alla scorsa settimana, a Polvese, il livello idrometrico del più ampio bacino dell’Italia centrale si è ridotto di ulteriori cm.4, arrivando a segnare -m.2,07 contro una media storica di -m.0,86 (fonte: Centro Funzionale Regionale-Protezione Civile)! In crescita, ma ancora inferiori alla media, sono le portate del fiume Topino, mentre superiori al consueto sono quelle del Chiascio.
Nel Lazio è pari a cm. 4 l’abbassamento settimanale nel livello dei laghi di Vico, Bracciano ed Albano (fonte: AUBAC): quest’ultimo, in 3 anni, ha visto ridursi la propria altezza di cm.129 (!!!). Al pari del piccolo lago di Nemi, quello di Castel Gandolfo è un bacino privo di immissari e sopravvive solo grazie a sorgenti sotterranee, ormai stressate dall’antropizzazione dei territori “castellani”, nonché alimentate da piogge sempre più scarse; non può quindi che destare la massima preoccupazione il rapido e costante abbassamento dei livelli, così come le enormi difficoltà nel reintegrare i volumi idrici perduti. Decrescenti sono anche i valori di portata del fiume Tevere, che al centro di Roma è tornato al di sotto dei valori medi del recente quinquennio, già deficitario.
In Campania, l’andamento idrometrico è negativo per tutti i fiumi monitorati: spiccano gli scarsi livelli idrometrici del Garigliano, che rispetto allo scorso anno sono inferiori di 27 centimetri.
Il persistere del clima torrido al Sud comporta significative riduzioni nei volumi idrici, contenuti nei bacini artificiali.
In Basilicata, tale contrazione è quantificabile tra i nove ed i dieci milioni di metri cubi a settimana; la regione, come tutto il distretto dell’Appennino Meridionale e le isole maggiori, può ancora comunque contare su stock idrici, sufficienti a soddisfare pienamente il fabbisogno di cittadini ed imprese per diversi mesi: i principali serbatoi lucani contengono, infatti, oltre duecentoventi milioni di metri cubi d’acqua, equivalente a più del 50% della risorsa invasabile.
Anche in Puglia fuoriescono settimanalmente una decina di milioni di metri cubi d’acqua dagli invasi della Capitanata: su una capacità complessiva di circa mln. mc. 332 ne rimangono indicativamente mln. mc.118, cioè quasi cinquantottomilioni in più dell’anno scorso.
Infine c’è la Sardegna, che al termine della stagione estiva poteva vantare invasi pieni al 66,56% con quasi milleduecentotrenta milioni di metri cubi d’acqua residua, vale a dire il 57% in più del 2025.
“I dati sulla situazione idrica nel Meridione d’Italia confermano la fondamentale utilità dei bacini, capaci di trattenere l’acqua, quando arriva per utilizzarla, quando serve. Oggi sono necessari soprattutto al Centro Nord, gravemente carente; ma non basta. Vanno ovunque accompagnati da schemi idrici per l’utilizzazione della risorsa idrica sui territori, realizzando le necessarie infrastrutture idrauliche. Sono le strade dell’acqua e come tali devono essere considerate strategiche per il futuro dei territori, destinando le necessarie risorse. I nostri progetti sono a disposizione del Paese; alla politica chiediamo le indispensabili scelte per concretizzarli” ha concluso Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI.

IN ALTO ADIGE LA SICCITA’ METTE A RISCHIO L’ECONOMIA DELLE MELE ED IN VAL VENOSTA LA COMUNITA’ RISPONDE OTTIMIZZANDO L’USO DELL’ACQUA
VINCENZI: “DALLA COESIONE SOCIALE UN ESEMPIO PER QUELLA POLITICA: ESAURITO IL PNRR SERVONO INFATTI TEMPI CELERI PER LA PROGRAMMAZIONE DI INFRASTRUTTURE DI ADATTAMENTO ALLA CRISI CLIMATICA”
“Quanto sta accadendo in Alto Adige è un invidiabile esempio di coesione sociale in un territorio, dove l'acqua significa non solo agricoltura, ma anche ambiente, panorami ed energia; è anche però l’evidente testimonianza di una crisi climatica, che vede sorprendentemente le Alpi Orientali tra le aree a maggiore rischio idrico": ad evidenziarlo è stato Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI, plaudendo alla conclusione della realizzazione di impianti irrigui “a goccia” su una superficie di oltre duemila ettari vocati alla rinomata melicoltura in Val Venosta.
A realizzarli è l’omonimo Consorzio di bonifica, che a Silandro, in provincia di Bolzano, ha celebrato la conclusione di lavori che, grazie a finanziamenti nazionali e locali, portano a 3.600, su 8.600 complessivi, gli ettari efficientati per un utilizzo più sostenibile e rispettoso delle risorse idriche, garantendo i raccolti anche in caso di periodi prolungati di caldo e siccità.
"La gestione dell’acqua sarà uno dei grandi temi del futuro, ma già oggi è una questione fondamentale – ha sottolineato il Presidente Provincia Bolzano, Arno Kompatscher - Il clima sta cambiando, i periodi vegetativi si modificano ed anche qui fa sempre più caldo e c’è maggiore siccità. L’esempio del Consorzio di bonifica Val Venosta dimostra che è possibile conciliare diversi interessi: da un lato, garantire l’approvvigionamento idrico e risparmiare acqua; dall’altra, tutelare l’ambiente e le risorse naturali, nonché garantire meglio le portate residue nei corsi d’acqua. Allo stesso tempo, la produzione agricola rimane possibile e garantisce un reddito.”
“Abbiamo bisogno di un’irrigazione adeguata al fabbisogno ed orientata al futuro in tutto l’Alto Adige per poter continuare a coltivare i campi – ha indicato l’Assessore provinciale Agricoltura, Luis Walcher - Dalla Val Venosta possiamo imparare molto di ciò, che sarà necessario in tutti i territori.”
“E’ questa una risposta concreta all’obbiettivo di mantenere vitali le comunità dei piccoli centri nelle valli – ha aggiunto il Presidente ANBI, Francesco Vincenzi - Questo approccio, coniugando sostenibilità ambientale, sociale ed economica, garantisce la permanenza di attività agricole sul territorio, garantendone anche la manutenzione, che è fondamentale per la sicurezza idrogeologica.”
Per l’agricoltura locale, il Consorzio di bonifica Val Venosta (con sede a Silandro, in provincia di Bolzano) è da oltre sessanta anni il partner più importante nel settore irriguo, gestendo 80 impianti (la necessità di potenziare l’irrigazione antigelo è aumentata a causa delle gelate primaverili) e circa cento chilometri di canali per il drenaggio.
"Esauriti i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, bisogna avviare la programmazione di nuove infrastrutture per l'adattamento alla crisi climatica e di cui le opere in Val Venosta sono un esempio importante – ha concluso Vincenzi - Per il futuro delle risorse idriche è però necessaria una maggiore coesione politica, capace non solo di attivare le necessarie risorse, ma anche di accelerare gli iter burocratici, altrimenti si inaugurano opere già vecchie!"
VENETO
SAPIENZA IDRAULICA NEL DELTA PO: PROLUNGATA STAGIONE IRRIGUA
Nonostante la fase conclusiva della stagione irrigua abbia registrato una significativa riduzione dei prelievi, lo stato di salute dei fiumi Po e soprattutto Adige continua a richiedere attenzione.
I dati rilevati evidenziano infatti un quadro ancora delicato: l’Adige, con una portata di circa sessanta metri cubi al secondo, registrata a Boara Pisani, si colloca al di sotto della soglia di sicurezza degli 80 metri cubi al secondo, necessari a contrastare la risalita del cuneo salino. Contestualmente, la portata del Po a Pontelagoscuro si attesta sui 550 metri cubi al secondo, cioè un valore che, pur garantendo temporaneamente la stabilità del sistema, rimane prossimo al limite critico dei 450 metri cubi al secondo, sotto il quale si innesca la risalita salina nel Delta.
In questo contesto complesso, pur in attesa di un quadro consuntivo preciso sulle rese agricole, che sarà definito nelle prossime settimane, il Consorzio di bonifica Delta Po garantisce un impegno costante e gravoso per accompagnare le colture a maturazione. L'apporto idrico assicurato ha consentito di mettere in sicurezza comparti chiave come quello risicolo, che dispone dell'acqua necessaria al completamento dei cicli biologici. Attualmente, la maggior parte delle derivazioni rimane aperta per soddisfare sia il residuo fabbisogno agricolo, sia le esigenze ambientali, legate al dilavamento ed alla pulizia della rete.
In previsione di temperature superiori alla media stagionale, si prefigura un prolungamento della stagione irrigua anche nel mese di ottobre, oltre dunque la formale conclusione, prevista per il 30 di settembre. Si tratterà di un vero e proprio prolungamento operativo, che l’ente consortile (con sede a Taglio di Po, in provincia di Rovigo) dovrà affrontare sia sul piano logistico che su quello economico, impiegando le ulteriori risorse necessarie per far fronte ai costi aggiuntivi in termini di personale, carburante e gestione operativa.
L’INQUINAMENTO DEL NAVIGLIO GRANDE
NEL MILANESE IL TEMPESTIVO INTERVENTO DEL CONSORZIO DI BONIFICA SCONGIURA PEGGIORI DANNI ECONOMICI ALL’AGRICOLTURA
VINCENZI: “L’INCULTURA DELL’ACQUA PREGIUDICA LA QUALITA’ E LA BIODIVESITA’ DI UNA RISORSA COMUNE”
“Dalla lettura dei dati emerge che sono almeno quattrocento gli sversamenti di idrocarburi in acque superficiali, individuati annualmente in Italia e di cui un centinaio interessano alvei e falda; al loro contenimento e prelievo collaborano, laddove coinvolti, anche i Consorzi di bonifica che, a dispetto del nome, non hanno però alcuna competenza su tali emergenze, limitandosi alla bonifica agricola di tutt’altra natura”: a precisarlo è stato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI, plaudendo alla sollecita capacità d’ intervento, comunque dimostrata dal Consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi (con sede nel capoluogo lombardo) nel contrastare l’importante sversamento di idrocarburi, verificatosi lungo 28 chilometri del Naviglio Grande, nel Milanese.
Fin dalle prime fasi dell’emergenza, l’ente consortile, che opera per conto di Regione Lombardia, ha collaborato al presidio della rete idrica ed alle attività necessarie a limitare la diffusione della sostanza inquinante, salvaguardando il sistema irriguo e le attività agricole servite dal Naviglio.
“Senza l’intervento dell’ente consorziale – ha aggiunto Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI – sarebbero stati contaminati 100.000 ettari di territorio ed oggi saremmo a parlare non solo di grave danno ambientale, ma anche economico a discapito di un’agricoltura già penalizzata dalle conseguenze della crisi climatica.”
Lungo la Penisola, oltre il 30% degli inquinamenti ambientali, che vengono denunciati ai danni di corpi idrici, riguarda idrocarburi (gasolio, olio esausto, solventi petroliferi) perlopiù illecitamente sversati per evitare i costi di smaltimento.
“Il grave – ha concluso Francesco Vincenzi – è che la maggioranza di tali episodi è considerata come incidente colposo e spesso non si riesce a identificarne gli autori. Ciò si inserisce in un più ampio atteggiamento sociale, frutto di una carente cultura dell’acqua, che considera troppo spesso i corpi idrici come autentiche discariche. Ne sono testimonianza le rilevanti risorse destinate dai Consorzi di bonifica alla pulizia degli alvei soprattutto dalle materie plastiche, nonché il dato dell’Istituto Superiore Protezione Ricerca Ambientale, che indica come il 13% dei fiumi italiani non raggiunga il buono stato chimico.”
TOSCANA
MANUTENZIONE NELLE RISERVE NATURALI
Sono in corso gli interventi di manutenzione ordinaria, realizzati dal Consorzio di bonifica 4 Basso Valdarno (con sede a Pisa) all’interno delle Riserve Naturali e delle relative Aree Contigue: un’attività, che nel 2026 prevede interventi per circa quattrocentomila euro, cui se ne aggiungono altri 30.000, finanziati dalla Regione Toscana, destinati alla manutenzione della Riserva Naturale delle Morette per un investimento complessivo di circa quattrocentotrentamila euro.
Per il 2026 le attività del “Basso Valdarno” sono organizzate attraverso diverse perizie, finanziate interamente con il tributo consortile, per un importo complessivo di circa quattrocentomila euro: i lavori comprendono sfalcio della vegetazione, scavo di alcuni corsi d’acqua e ripristino di opere ammalorate.
È inoltre in fase di completamento la manutenzione ordinaria all’interno della Riserva Naturale delle Morette, con interventi finanziati dalla Regione Toscana ed eseguiti dall’ente consorziale, per un importo complessivo di 30.000 euro. Proteggere questi luoghi significa custodirne il valore ambientale e, allo stesso tempo, renderli più sicuri.
Si tratta, infatti, di una porzione di territorio di particolare pregio ambientale, sottoposta a specifiche disposizioni, che regolano tempi e modalità delle lavorazioni: gli interventi devono infatti garantire equilibrare tutela della biodiversità e necessità di mantenere in efficienza il reticolo e le opere idrauliche, assicurando la sicurezza del territorio.
EMILIA ROMAGNA
CANALE DI MEDICINA POTENZIATA FUNZIONALITA’ MANUFATTI IDRAULICI
Con una serie di interventi, realizzati sia a Castel S. Pietro Terme che a Medicina, il Consorzio di bonifica Renana (con sede a Bologna) ha potenziato la sicurezza idraulica, connessa alla funzionalità scolante ed irrigua dello storico canale di Medicina.
Questo corso d'acqua artificiale, che fin dal Medio Evo parte dalla Chiusa di presa sul torrente Sillaro (a monte di Castel S. Pietro Terme), termina il suo corso nelle zone umide a valle di Medicina. Dopo i fenomeni alluvionali del maggio 2023 era diventato necessario potenziare a Castello l’attuale sfioratore, che permette al canale di scaricare la piena in Sillaro: si sono sostituite le vecchie travate a gestione manuale con 2 regolatori di flusso automatici, corredati da opere cementizie e passerella di accesso; lungo il canale si sono sistemati anche i tratti franati di argine.
A Medicina, invece, si è collocato uno sgrigliatore automatico a monte dell'abitato e, nel sotterraneo nodo idraulico urbano, denominato Mulino Gordini, sono state consolidate le strutture murarie, aggiungendo anche una paratoia di chiusura del canale by-pass per poter regolare i flussi idrici; sempre con passerelle utili e necessarie per la manutenzione successiva dei manufatti.
Con questi interventi si realizza l'obbiettivo di aumentare l'adattamento ai cambiamenti climatici del territorio tra Sillaro e Reno: nello specifico, sulle strutture del canale di Medicina, sono stati investiti 1.100.000 euro, resi disponibili dalla Struttura commissariale di missione per la ricostruzione post alluvione.
VENETO
SCELTA ANTI FURTI
A pochi giorni dall’avvio dell’autunno tornano alla piena funzionalità, dopo gli interventi di manutenzione straordinaria, 3 importanti impianti idrovori del Consorzio di bonifica Adige Euganeo (con sede ad Este, in provincia di Padova), nella Bassa Padovana.
Gli impianti idrovori di San Felice a Piacenza d’Adige, Ca’ Giovanelli a Pozzonovo ed Acquanera a Pernumia sono nuovamente operativi a pieno regime, garantendo la protezione di vaste aree abitate e produttive in vista delle precipitazioni autunnali. L'intervento sull'idrovora di San Felice ha richiesto un investimento di 250.000 euro ed è durato un anno, rendendosi necessario dopo i prolungati sforzi meccanici, sostenuti durante l'emergenza alluvionale del maggio 2024.
Oltre alla sostituzione di due elicopompe da 2.400 litri al secondo totali, il cantiere ha completato la conversione elettrica della struttura, rimpiazzando un motore diesel in avaria e adeguando la linea di media tensione per sostenere i nuovi consumi. A Pozzonovo e Pernumia i lavori hanno invece consentito di superare i pesanti disservizi causati dai furti di cavi elettrici, avvenuti nella primavera scorsa: l'impianto di Ca’ Giovanelli, che garantisce il deflusso delle acque per 45.000 abitanti e fino a 14.400 litri al secondo, è tornato alla piena funzionalità, grazie a 2 mesi di interventi e ad una spesa di 130.000 euro per sostituire le linee asportate e ripristinare il gruppo elettrogeno; analogamente, l'idrovora Acquanera di Pernumia, fondamentale per la tutela di 6.200 ettari tra Monselice ed i Colli Euganei, grazie ad una portata di 24.000 litri al secondo, ha recuperato l’originaria capacità operativa con un cantiere da 105.000 euro.
In entrambi gli impianti, il ripristino del cablaggio è stato eseguito impiegando conduttori in alluminio anziché in rame, una scelta tecnica pensata per disincentivare futuri episodi vandalici, visto il minor valore del materiale sul mercato del riciclo.
Rimane il rammarico per i 235.000 euro spesi complessivamente nei due impianti colpiti dai furti: si tratta di risorse pubbliche, che hanno dovuto essere destinate alla riparazione dei danni, anziché ai consueti interventi di manutenzione sul reticolo idrico.
TOSCANA
SEDIMENTI NELL’ALVEO: “GIGANTI” MECCANICI AL LAVORO
Un braccio lungo 20 metri si allunga verso l’alveo e raggiunge i sedimenti da rimuovere; a Brolio, nel comune di Castiglion Fiorentino, è entrato in azione un vero e proprio “gigante” meccanico: il mezzo cingolato, utilizzato dal Consorzio di bonifica 2 Alto Valdarno (con sede ad Arezzo) per intervenire sul canale Allacciante Rii Castiglionesi e liberare la sezione del corso d’acqua dai materiali, che si sono accumulati nel tempo.
La macchina opera dal margine del corso d’acqua; grazie al lungo braccio può raggiungere e rimuovere il materiale, senza dover entrare direttamente in alveo e compromettere la stabilità delle sponde. I sedimenti rimossi vengono poi raccolti, caricati su un “dumper” ed allontanati dall’area di intervento. La manutenzione ordinaria, spesso poco visibile eppure necessaria per la prevenzione del rischio idraulico richiede competenze, soluzioni progettuali e mezzi adeguati alle caratteristiche di ciascun corso d’acqua.
L’Allacciante Rii Castiglionesi, tratto classificato in seconda categoria idraulica, rientra tra i corsi d’acqua, la cui manutenzione è affidata dalla Regione Toscana all’ “Alto Valdarno” attraverso un’apposita convenzione.
Quello di Brolio è uno dei tanti interventi, che stanno interessando la Valdichiana in queste settimane: tecnici ed operai consortili sono impegnati in diversi comuni del territorio nella manutenzione ordinaria del reticolo idrografico, sia quella prevista dal Piano delle Attività di Bonifica sui corsi d’acqua di competenza consortile, sia quella sui tratti di competenza regionale affidati all’ente consorziale.
VENETO
PRESENTATO NUOVO BACINO MULTIOBBIETTIVO
Il Consorzio di bonifica Bacchiglione (con sede a Padova) ha presentato ufficialmente alla cittadinanza il progetto, che dà il via ai lavori per la realizzazione di un importante invaso multiobbiettivo nel bacino dei Colli Euganei.
L’opera, situata a valle dello scolo Rialto nel territorio comunale di Torreglia, rappresenta il primo stralcio funzionale ed esecutivo di un piano più vasto frutto della convenzione, siglata nel 2019, tra l’ente consortile e gli 11 comuni dell'area padovana.
Con un'estensione di circa nove ettari ed una capacità complessiva di 172.300 metri cubi d’acqua, l’invaso consentirà di abbattere la portata delle piene a valle del 24%, segnando un passaggio fondamentale verso la sicurezza idrogeologica del territorio. L’infrastruttura si distingue per la natura polifunzionale e l'integrazione con l'ambiente circostante.
L'impianto sarà regolato da 2 manufatti a sfioro sullo scolo Rialto e da un terzo ingresso sullo scolo Calcina, studiati per modulare i livelli idrici, garantire il ricambio d'acqua e salvaguardare i componenti ecologici locali. Oltre alla primaria funzione di laminazione per trattenere le piene improvvise, l'invaso fungerà da riserva idrica per l'irrigazione agricola durante i mesi secchi e da approvvigionamento per il servizio antincendio boschivo dei Colli.
L'impatto visivo sarà esaltato dalla plantumazione di nuovi alberi, dall'inerbimento delle arginature e dalla creazione di isole vegetali interne, finalizzate a sostenere la biodiversità ed a consentire una futura fruizione turistico-ricreativa. L'opera ha ottenuto un finanziamento complessivo di € 5.400.000,00 dalla Regione Veneto nell'ambito dei fondi del Piano Nazionale per la Mitigazione del Rischio Idraulico (PNMRI) 2025.
EMILIA ROMAGNA
DA VIENNA PER STUDIARE IL MODELLO CER
Le soluzioni sviluppate e sperimentate dal Consorzio di 2° grado C.E.R. – Canale Emiliano Romagnolo (con sede a Bologna) per migliorare l’efficienza nell’uso dell’acqua in agricoltura sono state al centro della visita internazionale di una delegazione proveniente dall’Austria e che, ospite di “Acqua Campus” a Budrio, ha potuto conoscere direttamente progetti, tecnologie e metodologie dedicate alla gestione irrigua, al monitoraggio delle colture ed alla ricerca di strategie capaci di coniugare produttività agricola, risparmio idrico e adattamento ai cambiamenti climatici.
Il significativo incontro ha consentito la condivisione delle esperienze maturate dall’ente consorziale nel corso della sua storia, ponendo a sistema le proprie conoscenze.
Attraverso una visita guidata ai campi dell’area dimostrativa la delegazione, composta da 43 agricoltori del settore agricolo della Bassa Austria, ha approfondito la conoscenza dei diversi soggetti, che utilizzano o beneficiano della risorsa idrica (settore agricolo, comparto industriale, amministrazioni locali e soggetti impegnati nella tutela ambientale), i meccanismi di finanziamento delle infrastrutture, i contributi delle differenti categorie di utenti ed il tema della sostenibilità economica di sistemi irrigui complessi.
Particolare interesse ha suscitato il confronto sulle prospettive future delle infrastrutture irrigue, sull’evoluzione tecnologica dei sistemi di gestione e sulle opportunità offerte dall’automazione, dal monitoraggio e dagli strumenti di supporto alle decisioni come “Irriframe”.
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