OSSERVATORIO ANBI RISORSE IDRICHE
I DATI CLIMATICI DELL’ESTATE LO CONFERMANO BISOGNA ADATTARE IL TERRITORIO TRASFORMANDO IL RISCHIO METEOROLOGICO IN OPPORTUNITA’
VINCENZI: “E’ SEMPRE PIU’ URGENTE LA NECESSITA’ DI REALIZZARE NUOVE INFRASTRUTTURE IDRAULICHE ED EFFICIENTARE QUELLE ESISTENTI”
A livello globale, lo scorso mese di agosto è stato il più caldo di sempre con un’anomalia positiva media di +0,85° rispetto alla media 1991-2020 (elaborazione ANBI su dati Copernicus); è dalla terza decade di giugno che le temperature medie degli oceani sono le più alte mai registrate, raggiungendo il record assoluto, lunedì 24 agosto, con 21,11° (apice precedente: 21,09° tra febbraio e marzo 2024. Fonte: Copernicus); il mar Mediterraneo ancora registra, in un’ampia zona fra Tirreno centro-meridionale e costa meridionale della Sicilia fino al Nord Africa, temperature superiori ai 32° e durante il mese appena trascorso, su gran parte delle coste occidentali dell’Italia e della Francia Meridionale, le anomalie medie mensili di temperatura delle acque erano fino a 4° superiori alla norma con picchi fino a +6°. (fonte: Consorzio LaMMa).
Sono questi i dati del clima torrido, che ci accompagna lungo la Penisola dalla terza decade di maggio e che sembra destinato a continuare anche in questo avvio di autunno meteorologico (dal 1° settembre) ancora caratterizzato dalle immagini della crisi dei grandi fiumi, delle distese di campi rinsecchiti in mezza Europa, dei danni per improvvisi e devastanti fenomeni meteorologici.
“Questi dati, che confermano il nostro Paese come hotspot della crisi climatica, evidenziano però anche le carenze infrastrutturali e la generale impreparazione ad affrontare tali eventi” ha commentato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI (Associazione Nazionale Consorzi Gestione Tutela Territorio ed Acque Irrigue).
“Siamo attrezzati ad immagazzinare uno stock sufficiente d’acqua, che ci permetta di affrontare 4 mesi di temperature record, considerando, ad esempio, che oltre il 10% delle campagne irrigue ha subìto una condizione di siccità estrema nelle settimane estive? Siamo in grado di contrastare i sempre più numerosi incendi, che solo in questa estate hanno interessato circa 1.200.000 ettari nei paesi mediterranei? Siamo in grado di far fronte agli eventi estremi, che già ora stanno colpendo il nostro Paese e che nei prossimi mesi si intensificheranno come conseguenza diretta del caldo eccezionale e del riscaldamento marino?” si è chiesto pleonasticamente Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI.
Senza citare il dramma nepalese o l’alluvione nel Grand Canyon, l’Osservatorio ANBI Risorse Idriche sottolinea che, nella sola settimana scorsa, grandinate anomale hanno colpito oltre 300 comuni dell’area padana e delle Alpi Orientali con chicchi, che hanno raggiunto una grandezza di oltre sette centimetri (fonte: ESWD - European Severe Weather Database) così come le chiese cremonesi sono state sfregiate da un’improvvisa tempesta durata appena pochi minuti. Tali eventi, unitamente ad altri fenomeni estremi registrati in questa estate, hanno tuttavia contribuito a rivitalizzare fiumi e bacini del Nord Italia, rappresentando però anche il probabile preludio ad un autunno molto complesso per l’Italia, il bacino mediterraneo e l’Europa.
I grandi laghi sono, infatti, tornati a riempirsi: il livello del Verbano, in meno di un mese, è cresciuto di oltre settanta centimetri ed è ora ad oltre metà della propria capienza, il Lario si è alzato di oltre novantacinque centimetri; in controtendenza c’è il Benaco in discesa.
Il fiume Po, che per lungo tempo ha subito un’ingressione marina di quasi trenta chilometri, è tornato a registrare maggiori flussi idrici, seppur inferiori ai valori medi di questo periodo (a Pontelagoscuro, la portata è circa il 30% meno del consueto).
In Valle d’Aosta, la portata della Dora Baltea è indicativamente in linea con i valori medi storici.
In Piemonte, ancora scarsi sono i flussi nel fiume Tanaro (il deficit di portata arriva a toccare -33% circa); recupera invece la Stura di Demonte, superando i valori tipici del periodo, mentre i flussi della Toce sono il 25% più scarsi della media.
Per quanto riguarda lo stato delle riserve idriche in Lombardia, bisogna segnalare un netto miglioramento ed una riduzione del deficit idrico da -51% a -34% (fonte: ARPA Lombardia), fortemente influenzato dall’andamento positivo dei grandi laghi.
In Veneto, seppur dimezzato rispetto al consueto, il flusso del fiume Adige torna al di sopra del livello critico fissato a mc/s 80; ancora fortemente negative, invece, le performances di Bacchiglione (-78% rispetto alla portata media storica), Brenta (-40%), Livenza (-40%).
Tra i fiumi dell’Emilia-Romagna è da segnalare l’andamento idrometrico negativo di Taro e Reno, i cui flussi sono ancora al di sotto dei valori minimi storici, mentre positiva è la portata dell’Enza, maggiore della media storica. Le dighe piacentine di Molato e Mignano trattengono complessivamente 780.000 metri cubi d’acqua ed i loro bacini sono pieni rispettivamente al 2,4% ed al 6%.
In Liguria crescono soprattutto i livelli dei fiumi Vara ed Argentina.
Caldo estremo e scarse piogge sono la causa dell’abbassamento repentino delle altezze idrometriche dei laghi naturali dell’Italia centrale e della riduzione dei flussi in alveo.
In Toscana, le portate dei fiumi Serchio ed Arno sono più scarse del consueto; addirittura ancora al di sotto del Deflusso Minimo Vitale, invece, è il flusso nell’Ombrone.
Nelle Marche, è del fiume Potenza, il record negativo di portata, mentre i volumi idrici, trattenuti dalle dighe (mln. mc. 39,68), registrano valori nettamente inferiori al recente triennio.
In Umbria, il lago Trasimeno vede scendere il proprio livello idrometrico, a Polvese, al di sotto di -m.2 con un calo di 10 centimetri in meno di un mese; in riduzione anche la portata del fiume Topino.
Nel Lazio, prestazioni fortemente negative sono registrate dai laghi vulcanici, a cominciare da quelli dei Castelli Romani (Albano e Nemi), la cui altezza è calata di ben 17 centimetri in circa un mese. Sempre nella provincia capitolina, il lago di Bracciano registra una riduzione di livello pari a cm.12. Nel Viterbese, l’abbassamento del livello dello specchio lacustre di Vico è quantificabile in 10 centimetri in 25 giorni, mentre quello di Bolsena perde “solo” 4 centimetri (fonte: AUBAC). I flussi del fiume Tevere, nel centro di Roma si mantengono su valori in linea con le medie degli ultimi 6 anni, ma superiori a quelli registrati lo scorso anno in questo periodo. Questo, nonostante il caldo implacabile, che da oltre 100 giorni sta soffocando la Capitale ed in cui sono stati registrati ben 93 giorni con massime superiori ai trenta gradi; di questi: 52 sono stati i giorni “torridi”, in cui la temperatura ha superato i 35° (nel 2025 era accaduto 48 volte) e, tra questi, per 40 volte si sono superati i 37°. Simbolo della “tropicalizzazione” romana sono le notti, in cui il caldo afoso non dà tregua e la colonnina di mercurio non scende al di sotto dei 20°: finora, nel 2026, è accaduto 86 volte con ben 36 notti definibili “super tropicali” con temperature mai inferiori ai 25°.
In Campania sono negativi i valori di portata, registrati dal fiume Garigliano.
In Abruzzo, nonostante il grande caldo estivo (a giugno, +3,10°; a luglio +2,69°) ed il marcato deficit pluviometrico (giugno, -57% di pioggia; luglio -21,6%), l’invaso di Penne, così come altri bacini della regione, trattiene ancora 2,95 milioni di metri cubi d’acqua: per il mese di agosto si tratta del secondo valore maggiore, registrato nel decennio.
In Molise, il livello dell’invaso del Liscione è circa quattro metri superiore al 2025 ed anche in questo caso si tratta di uno dei risultati più significativi da una decina d’anni a questa parte. Va evidenziato che questo dato positivo è però il frutto di 2 giorni di nubifragi devastanti ad inizio aprile 2026 e che hanno sconvolto la costa adriatica meridionale, risolvendo tuttavia una crisi idrica, che perdurava da 2 anni.
n Puglia, tale crisi aveva fiaccato soprattutto le imprese agricole della Capitanata, lasciando a secco i rubinetti dei foggiani che, grazie ai forti eventi meteo di quest’anno, hanno invece potuto affrontare questa estate da caldo record con maggiore serenità, potendo disporre di acqua abbondante per tutti gli utilizzi e potendo contare tuttora su 127 milioni di metri cubi d’ acqua stoccata nei serbatoi.
Nei principali invasi della Basilicata restano ancora quasi duecentotrenta milioni di metri cubi di riserve idriche, cioè oltre centosette milioni in più rispetto allo scorso anno.
In Sicilia, infine, ad agosto i bacini contenevano oltre cinquecento milioni di metri cubi d’acqua, cioè +63% rispetto ad un anno fa; per risalire ad annate migliori di questa, bisogna tornare indietro di ben 7 anni.
“I dati – ha concluso il Presidente ANBI, Vincenzi – dimostrano ancora una volta la necessità di adattare il territorio, migliorando l’efficienza delle infrastrutture idrauliche e realizzandone di nuove per trasformare l’estremizzazione degli eventi meteo da rischio a risorsa.”
LOMBARDIA
UNA STAGIONE DIFFICILE
La stagione irrigua in corso è stata condizionata dal susseguirsi di una serie praticamente continua di anticicloni di origine africana, che hanno prodotto condizioni di persistente stabilità atmosferica sull’intero distretto padano, portando temperature elevate, ben oltre le medie stagionali.
Con un inverno avaro di nevicate (-45% rispetto alla media), l’attenzione di tutti i gestori della risorsa idrica era massima fin dall’inizio; la nuova crisi idrica ha trovato il sistema degli enti pubblici e degli utilizzatori della risorsa molto più preparati rispetto al 2022, che insieme al 2023 ha lasciato in eredità non solo il Tavolo regionale, divenuto da allora permanente, ma anche alcuni protocolli di gestione dell’emergenza, che allora come oggi si sono dimostrati efficaci ed indispensabili, a partire dalla ricerca della collaborazione dei gestori bacini idroelettrici montani, con i quali Regione Lombardia ha stretto importanti accordi per rilasciare milioni di metri cubi d’acqua a sostegno dei territori di pianura.
In questo modo, i bacini dei fiumi Adda, Oglio, Chiese, Brembo e Serio hanno potuto proseguire le irrigazioni perlomeno dei primi raccolti, seppure con turnazioni d’emergenza e dotazioni limitate.
I Consorzi di bonifica e di regolazione sono impegnati per portare la poca acqua disponibile alle campagne assetate, introducendo soluzioni d’emergenza ed il tutto con una regolazione puntuale e continua h24, che ha richiesto tutta l’esperienza maturata negli anni. La gestione adottata f ha permesso di portare a termine i primi raccolti in buona parte della pianura lombarda, sfruttando erogazioni più elevate in media del 25% rispetto al 2022; la situazione più critica riguarda le risaie nei territori occidentali, dalla Lomellina al Pavese fino al Milanese.
ANBI Lombardia ha ringraziato la Regione per la fondamentale attività sinergica, attuata dal Tavolo e dall’Autorità di bacino distrettuale per aver compreso, anche grazie ai dati di monitoraggio, in parte forniti dal Centro CeDATeR (Centro Dati Acqua e Territorio Rurale), il ruolo centrale delle derivazioni irrigue lombarde a sostegno del fiume Po.
Occorre perseguire le attività in corso insieme a tutte le Autorità competenti per rendere il territorio maggiormente efficiente e resiliente, ammodernando le decine di migliaia di chilometri di rete e migliorando la capacità di stoccaggio della risorsa; accelerare su risorse e finanziamenti è una priorità comune.
OGNI GOCCIA CONTA
NEL PIACENTINO INAUGURATI TRE NUOVI LAGHI A SERVIZIO DELLA VAL D’ARDA
VINCENZI: “LE EMERGENZE VANNO PREVENUTE QUANDO NON CI SONO”
Moronasco e Molinazzo, in comune di Alseno; Caolzio, in comune di Castell’Arquato: il Consorzio di bonifica Piacenza (con sede in città) ha inaugurato 3 nuovi laghi, che entrano a far parte dell’articolato sistema del distretto irriguo dell’Arda, situato nella pianura orientale della provincia piacentina con superficie complessiva di circa quattordicimila ettari attraversati da circa trecentottanta chilometri di canali. Per efficientare tale sistema irriguo sono stati realizzati i 3 nuovi laghi con relativi manufatti di regolazione, una condotta di 20 chilometri e 38 stazioni di telecontrollo.
“Queste opere confermano la capacità dei Consorzi di bonifica di realizzare opere al servizio dei territori, rispettando i cronoprogrammi – ha commentato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI - Di fronte alla crisi climatica non basta parlare di mitigazione, bisogna investire nell’adattamento, perché l'emergenza idrica non si risolve nel momento di crisi; per questo, rilanciamo a livello nazionale, ma soprattutto europeo, un piano invasi, che ci permetta di trattenere maggiore quantità d’acqua per distribuirla nei momenti di necessità.”
I nuovi serbatoi, realizzati grazie al finanziamento di € 12.863.310,00 dal Ministero delle Infrastrutture con fondi P.N.R.R. (Piano Nazionale Ripresa Resilienza), svolgono una funzione strategica nella gestione della risorsa idrica: sottesi alla diga di Mignano consentono di recuperare le cosiddette “code irrigue” durante la distribuzione dell’acqua, colmando i piccoli disallineamenti temporali, che possono crearsi tra erogazione e consegna della risorsa.
“Il valore dei bacini non sta soltanto nella capacità di stoccaggio, ma soprattutto nella possibilità di gestire meglio la risorsa, rendendo più efficiente l’intero sistema irriguo ha evidenziato Luigi Bisi, Presidente Consorzio di bonifica Piacenza - Si tratta di opere a fecondità ripetuta, destinate a rimanere a servizio del territorio per generazioni.”
La complessiva capacità d’invaso è pari a 436.200 metri cubi: mc. 100.200 per Caolzio, mc. 133.000 per Moronasco, mc. 203.000 per Molinazzo; i 3 laghi presentano caratteristiche costruttive differenti e, attraverso un attento bilanciamento complessivo delle terre e delle rocce da scavo, gli inerti sono stati gestiti secondo una logica di economia circolare tra i laghi. Per tutti i bacini è stata prevista una rete in acciaio anti nutria ed è stato installato un sistema di monitoraggio telecontrollato.
“Risparmiare l’acqua significa rendere il territorio più sicuro – ha chiosato Alessio Mammi, Assessore Agricoltura ed Agroalimentare Regione Emilia Romagna - Sono tanti gli interventi, che stiamo realizzando: abbiamo in cantiere nuove opere per 1 miliardo di euro, finalizzate a migliorare la resilienza dei nostri territori come il bando per la realizzazione di invasi irrigui consortili, dotato di 20 milioni di euro.”
“Il valore dell’acqua va ben al di là del dato economico: è una risorsa che ha un valore paesaggistico, ambientale e di prevenzione del dissesto idrogeologico - conclude Paolo Sckokai, Direttore dipartimentale nel campus piacentino di Università Cattolica Sacro Cuore - Basti pensare al pomodoro: la filiera, fino al prodotto finito, vale circa ottocento milioni di euro, ma senz’acqua non esisterebbe.”
LAZIO
SICCITA’: OTTENUTO L'INCREMENTO DEL QUANTITATIVO DI GASOLIO AGRICOLO
“Grazie all'Assessore regionale, Giancarlo Righini, che ha inteso fare propria, a tempo di record, la richiesta di incremento della percentuale di gasolio agricolo da mettere a disposizione delle strutture consortili per i lavori di manutenzione di fossi e canali": così ANBI Lazio, che aveva chiesto di valutare la proposta e di verificare i presupposti utili ad incrementare la disponibilità di gasolio agricolo a prezzo agevolato per i Consorzi di bonifica della regione.
Le carenze di agevolazioni per l’approvvigionamento di carburanti agricoli, legate ai maggiori consumi di carburante, causati dall’eccezionale andamento climatico sfavorevole imponevano una risposta immediata. Il consumo superiore alla media è da attribuire esclusivamente alle eccezionali condizioni climatiche, verificatesi nel periodo primaverile e di inizio estate, in cui, stante l’alternanza tra periodi caldi siccitosi ed eventi meteorici anche di modesta entità, non si è verificato il fermo vegetativo tipico delle stagioni calde. Al contrario è stata favorita la proliferazione della vegetazione spontanea, in particolare dell’infestante canna comune (Arundo donax), presente all’interno del reticolo idrografico.
La concessione dell'incremento richiesto del 50% nelle quantità già assegnate, consentirà una maggiore esecuzione degli interventi di manutenzione dei fossi e canali di bonifica ed il funzionamento degli impianti di sollevamento.
EMILIA ROMAGNA
COLLINE E MONTAGNA IL PUNTO SU SICUREZZA DEL TERRITORIO E RISORSA IDRICA
Il Consorzio di bonifica Romagna Occidentale (con sede a Lugo, in provincia di Ravenna) ha fatto il punto con Agenzia Regionale Protezione Civile, Sindaci ed i tecnici dei territori di collina e montagna dei Comuni di Casola Valsenio, Castel Bolognese, Faenza, Riolo Terme, Modigliana, Tredozio sulle attività avviate dopo gli eventi calamitosi 2023 - 2024, sugli interventi per il ripristino dei corsi d’acqua demaniali, sulle prospettive di sviluppo dei sistemi irrigui: un quadro, che mette insieme sicurezza e manutenzione del territorio, nonchè disponibilità della risorsa idrica per l’agricoltura, con cantieri destinati a proseguire anche nel 2027.
Sul fronte dei corsi d’acqua demaniali, l’ente consortile sta operando nell’ambito degli accordi con Regione Emilia-Romagna ed Agenzia Regionale Protezione Civile: gli interventi finanziati con l’Ordinanza 8 risultano completati per circa il 75%; ulteriori cantieri sono stati attivati attraverso ordinanze successive.
Il valore complessivo dei lavori attualmente in corso è circa venti milioni di euro con il coinvolgimento di una ventina di imprese.
Le attività riguardano in particolare frane, sovralluvionamenti, restringimenti e tratti, nei quali è necessario ripristinare la corretta sezione delle canalizzazioni. L’obbiettivo è intervenire prioritariamente nei punti di maggiore criticità, dove il mancato ripristino della funzionalità idraulica può avere conseguenze su strade, terreni agricoli e colture.
Sono complessivamente 5.082 le opere di bonifica, censite nel comprensorio consortile: 2.453 briglie in verde o terra, 1.604 briglie in muratura, 523 difese di sponda, 171 drenaggi e 331 ponti. Le opere indicate come danneggiate dagli eventi alluvionali sono 64: 12 nel Santerno, 25 nel Senio, 6 nel Lamone e 21 nel Marzeno. Il censimento rappresenta una base importante per valutare la possibile candidatura degli interventi alla cosiddetta Fase 2 finalizzata al ripristino delle opere danneggiate dagli eventi del 2023 e 2024.
Sul versante irriguo, il confronto si è concentrato sulla disponibilità d’acqua per l’agricoltura in un contesto caratterizzato da difficoltà di approvvigionamento e limitazioni alle derivazioni nei periodi più critici. La strategia dell’ente consorziale punta a rafforzare il sistema di invasi, reti distributive ed interconnessioni con il Canale Emiliano Romagnolo, riducendo la dipendenza dai prelievi estivi direttamente dai corsi d’acqua.
Nella vallata del Senio, ad esempio, il sistema di invasi e reti alimenta oggi circa duecentocinque aziende agricole; in quella del Lamone, le aziende servite sono 381. Tra i progetti presi in esame, figura anche l’ipotesi “Ex Cassa 1”, che prevede il recupero dell’ex cava CTF a Riolo Terme per ricavare un bacino di stoccaggio idrico con una capacità di oltre trecentomila metri cubi d’acqua.
Lo scopo è aumentare la disponibilità della risorsa per circa duecentodieci aziende già servite o potenzialmente servite dalla rete interconnessa. Per i prossimi 2 anni sono stati inoltre prospettati circa dieci milioni di euro in lavori sulle reti. L’obbiettivo complessivo è costruire un quadro condiviso delle priorità tra Consorzio di bonifica, Comuni, Regione Emilia-Romagna ed Agenzia, coniugando il ripristino delle opere danneggiate con una strategia di più lungo periodo per la sicurezza del territorio e la resilienza idrica dell’agricoltura.
TOSCANA
DOPO LE OPERE ARRIVA LA MANUTENZIONE
Dopo i lavori di riassetto idraulico, realizzati dalla Regione Toscana a seguito degli eventi alluvionali 2019, il sistema dei corsi d’acqua ad Arezzo, nella zona del Bagnoro e nelle aree limitrofe, ha cambiato in parte il proprio assetto: sono nati nuovi alvei, nuove arginature e nuove opere idrauliche ma ora quei tratti hanno bisogno di essere curati e mantenuti.
Per questo il Consorzio di bonifica 2 Alto Valdarno (con sede ad Arezzo) ha avviato una prima serie di interventi sul torrenti Valtina e Vingone, nonchè sul Borro dell’Abetina, in attesa che si completi il percorso amministrativo, che porterà i nuovi tratti a pieno titolo nella gestione ordinaria dell’Ente. La decisione è arrivata al termine di un sopralluogo congiunto tra ente consortile e Regione per rispondere ai cittadini, che avevano segnalato la presenza di vegetazione sulle nuove opere; un passaggio operativo necessario, soprattutto alla vigilia della stagione delle piogge.
Un percorso analogo sarà condotto sui torrenti Castro e Bicchieraia, più a ridosso del centro di Arezzo, dove l’ente consorziale integrerà, ovunque se ne ravvisi la necessità, le manutenzioni già programmate dalla Regione.
EMILIA ROMAGNA
MANUTENZIONE PREVENTIVA
Il Consorzio di bonifica Parmense (con sede nella “città ducale”) ha completato gli interventi di pulizia e risezionamento dell’alveo lungo le sponde di fosso Onginella, uno dei più importanti canali del reticolo idrografico consortile, situato nel territorio del comune di Busseto (lunghezza complessiva pari a 10 chilometri e bacino di scolo di circa seicentocinquanta ettari).
L’obiettivo dei lavori, che hanno interessato l’intero sviluppo del canale ed il cui importo finanziato dal Consorzio è pari a 80.000 euro, è stato quello di ristabilire l'originale sezione d'alveo attraverso la rimozione dei sedimenti depositati, a partire dal manufatto anti-rigurgito, posto sul torrente Ongina a Busseto.
Si tratta di un intervento esemplificativo della filosofia consorziale, cioè mantenere un attivo monitoraggio sui territori, operare preventivamente in pianificazione, effettuare periodicamente interventi minori e capillari per la manutenzione delle infrastrutture.
TOSCANA
INTERVENTI DI MANUTENZIONE
Un intervento di manutenzione “gentile” da parte del Consorzio di bonifica 6 Toscana Sud (con sede a Grosseto) ha interessato il fosso dei Semiti, a Torrenieri nel comune di Montalcino. Nell’unità idrografica Sinistra Ombrone, il corso d’acqua è stato liberato dalla vegetazione in eccesso con l’obbiettivo di favorire il regolare scorrimento delle acque e ridurre il rischio di criticità.
Proseguono intanto gli interventi, sul reticolo idrografico dell’unità idrografica Albegna, con un lavoro di manutenzione ordinaria sul fosso Val di Felciosa, in località Marzola, nel comune di Capalbio. L’ente consortile ha rimosso la vegetazione in eccesso per favorire il regolare scorrimento delle acque.
AGENDA
Il Presidente, Francesco Vincenzi ed il Direttore Generale ANBI, Massimo Gargano, interverranno nella mattinata di martedì 8 settembre p.v. alla cerimonia inaugurale dei nuovi impianti irrigui, realizzati dal Consorzio di bonifica Val Venosta a servizio della locale produzione melicola; l’appuntamento é nella sede dell’ente consortile, a Silandro, in provincia di Bolzano.
Il DG ANBI parteciperà inoltre alla tavola rotonda “I Consorzi di bonifica, le Agenzie regionale per la Protezione Ambientale e le Università ed il loro ruolo in un mondo in rapida evoluzione sia per effetto dei cambiamenti climatici che dell’uso del suolo e delle risorse idriche” organizzata a Napoli nell’ambito del XL Convegno Nazionale di Idraulica e Costruzioni Idrauliche; l’appuntamento è per la mattinata di giovedì 10 settembre. |