SI AGGRAVA LA CRISI DEL PO ED IL DRAMMA DEL SUO DELTA. IL CUNEO SALINO ASSEDIA PORTO TOLLE
VINCENZI: “IL CUORE OLTRE L’OSTACOLO INIZIANO COMUNQUE I RACCOLTI MA MOLTE INCERTEZZE SUL RISO”
Come un bollettino di guerra: il cuneo salino circonda ormai il territorio di Porto Tolle, costringendo il Consorzio di bonifica Delta Po (con sede a Taglio di Po, nel Rodigino) a chiudere tutte le derivazioni irrigue.
La portata del fiume Po, dopo aver registrato il livello più basso di questa siccitosissima estate, punta decisamente a scendere sotto la soglia psicologica dei 200 metri cubi al secondo (la soglia minima per contrastare l’ingressione salina è indicata in mc/s 450).
L’Osservatorio permanente del fiume Po non può che prendere atto dell’aggravarsi della situazione rispetto alla settimana scorsa, quando il livello di severità era stato già elevato al massimo. Qualche beneficio potrebbe derivare dalle precipitazioni sull’arco alpino, ma con gli invasi idroelettrici svuotati ed i prelievi a monte ridotti, le portate attuali sono sostenute solo dalle restituzioni dei sistemi irrigui.
Questo, però, non basta a dare respiro al Polesine ed al Delta, la cui linea di costa si è virtualmente ritirata di almeno venti chilometri nell’entroterra, invasa dall’ingressione salina.
“Dopo la grande siccità del 2022 stiamo di nuovo assistendo al collasso del territorio – ha affermato il Direttore dell’ente consortile, Rodolfo Laurenti – Porto Tolle e Polesine Camerini sono ormai isole in mezzo ad un mare, che lambisce anche Taglio di Po e Porto Viro.”
“In una crisi entrata nel vivo già sul finire della primavera, l’agricoltura è sopravvissuta, grazie all’oculata gestione idrica attivata dal Consorzio di bonifica – ha sottolineato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI (Associazione Nazionale Consorzi Gestione Tutela Territorio ed Acque Irrigue) – Sfruttando l’esperienza e la profonda conoscenza del territorio, il personale consortile ha svolto un lavoro chirurgico nel gestire i livelli di risorsa attraverso by-pass, motopompe e turnazioni serrate.”
“E’ soprattutto grazie a queste misure che si sta riuscendo a portare a termine il ciclo di maturazione delle piante – ha evidenziato Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI - Proprio in questi giorni, gli agricoltori avvieranno la fase dei raccolti e potranno quantificare le rese, che è facile prevedere saranno inferiori al consueto. E’ proprio la garanzia di reddito una delle condizioni per mantenere i presidi territoriali nelle aree interne e marginali. Gli interventi emergenziali sono indispensabili, ma di fronte al consolidarsi della crisi climatica serve l’attuazione di piani infrastrutturali.”
“Ora si apre una nuova fase – ha concluso Virginia Taschini, Presidente Consorzio di bonifica Delta Po - L’attenzione si concentrerà sulle risaie, dove le piante non sono ancora arrivate a maturazione e si dovrà fare affidamento solo sulla pochissima acqua ancora in circolazione nella rete consortile, sperando in piogge, che però non sono annunciate a breve.”
OSSERVATORIO ANBI RISORSE IDRICHE
L’EUROPA DELL’ACQUA NECESSITA DI SCELTE CONDIVISE PER TERRITORI RESILIENTI
VINCENZI: “E’ UN CAMBIAMENTO EPOCALE DA BRUXELLES UNA RISPOSTA DI NATURA ISTITUZIONALE”
I grandi fiumi in sofferenza, dal Danubio al Reno fino alla Loira ed al Po; la corsa delle città all’istituzione od alla creazione di “rifugi climatici”; le strade vuote dei centri urbani nelle ore diurne; temperature, che al suolo raggiungono i 75° nelle periferie delle metropoli: sono le immagini di un’estate, caratterizzata in tutta Europa dalla diffusa percezione di un’accelerazione del “global warming”, che costringe a ripensare non solo le città, ma lo stile di vita nel quadro di un rapporto con le risorse idriche ancora poco metabolizzato anche lungo la Penisola.
“Di fronte ad un cambiamento epocale, particolarmente evidente in Europa, servono politiche comunitarie condivise nel rispetto delle specificità territoriali. A Bruxelles è indispensabile ritrovare la responsabile coesione, che ci ha permesso di superare l’emergenza Covid” ha indicato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI e Vicepresidente “Irrigants d’Europe”.
L’innalzamento delle temperature impone di arricchire il patrimonio arboreo nei centri urbani per mitigare gli effetti delle alte temperature; contestualmente, però, i fenomeni meteorologici estremi, che sono l’altra faccia della crisi climatica, trasformano quelle preziose piante in un enorme pericolo (a Roma ancora ricordano il tornado, che a giugno, in una manciata di secondi, abbattè 60 alberi ad alto fusto in una zona molto circoscritta della periferia Est della città).
L’ampliamento delle periferie metropolitane, a scapito dei terreni agricoli e della sicurezza idrogeologica con il contestuale esodo dalle aree interne, causa di abbandono delle campagne e delle attività di manutenzione del territorio, rappresentano un fenomeno, le cui conseguenze sono già oggi sotto gli occhi di tutti, accentuate dall’evoluzione della crisi climatica. Il Nord ed il Sud d’Italia, anche in questo inizio d’agosto, sono accomunati da temperature soffocanti H24 e dalla scarsità di precipitazioni, che in questa estate dei record si sono manifestate quasi esclusivamente sotto forma di localizzati, ma violenti eventi meteo e grandinate anomale. L’energia presente nell’aria, generata dalla persistenza delle alte temperature, crea i presupposti per lo sviluppo di fenomeni estremi. Il mare rappresenta un’enorme riserva di calore a lento rilascio, che rischia di deflagrare, quando verrà raggiunta dalle correnti fredde del Nord. Attualmente la temperatura delle acque dei mari Tirreno e Mediterraneo, tra Sicilia e Nord Africa, raggiunge i 31° (come nel surriscaldato mar Rosso ed a Cuba). Gli oceani non sono mai stati così caldi in questo periodo e sono prossimi a superare la temperatura record di 21,09° registrata a febbraio/marzo 2024 (ora registrano 21,05°; fonte: Copernicus).
L’impatto della siccità e del susseguirsi ininterrotto delle ondate di calore sulle risorse idriche è sempre più evidente nelle regioni del Nord: a testimoniarlo è il report settimanale dell’Osservatorio ANBI Risorse Idriche.
In Valle d’Aosta cresce la portata della Dora Baltea. Lo scorso mese, le precipitazioni sulla regione sono state del 37% più scarse della media e le temperature di 3° oltre la norma. Nei comuni di Roisan ed Arvier, il giorno 30 luglio, le massime hanno superato i 40°, mentre lo zero termico ha raggiunto i 5500 metri, rimanendo, in alcuni periodi, al di sopra dei quattromila metri anche nelle ore notturne (fonte: Centro Funzionale Regionale-Valle d’Aosta).
Sul Piemonte, a luglio, è piovuto il 54% in meno (il bilancio dell’anno idrologico è finora -27% di pioggia), mentre le temperature sono state mediamente di 3° superiori alla norma, segnando addirittura un record assoluto nel Piemonte Settentrionale (+3,3°). A fine mese, nella regione, le riserve idriche erano del 62% più scarse della media, valore che arriva a ben -79% nel Piemonte settentrionale. Ovviamente a risentire di tale situazione sono stati anche i fiumi, le cui portate si sono ridotte ai minimi storici, toccando -90% per il Tanaro e -83% per la Varaita (fonte: Arpa Piemonte).
Oltre al Piemonte, a soffrire fortemente è la Lombardia: dei 1623 milioni di metri cubi, che normalmente rappresentano la riserva idrica di questo periodo, ad oggi ne conta solamente mln. mc.798,5, cioè meno della metà (fonte: ARPA Lombardia).
Sono ormai quasi esauriti i volumi idrici, trattenuti nei grandi laghi settentrionali (tutti largamente sotto media; dati confortanti solo dal Benaco, che ancora conserva il 50% della propria capacità.
L’immagine del Nord in sofferenza idrica è ben rappresentata dalle spiagge nel letto del Po, che al pari di altri grandi fiumi europei, registra flussi ai minimi storici: -80% in Piemonte (Isola S.Antonio), -74% in Lombardia (Cremona) ed Emilia-Romagna (Pontelagoscuro).
In Veneto, il mese di luglio è stato caratterizzato da episodi temporaleschi molto localizzati e di forte intensità. A fine mese il deficit pluviometrico è stato solo del 9%, mentre da inizio anno idrologico è piovuto il 24% meno della media. Dalla seconda decade di giugno perdura, in montagna, il periodo più caldo da almeno 40 anni con conseguente compromissione del permafrost dei ghiacciai. La portata del fiume Adige è tornata su valori prossimi d’ottanta metri cubi al secondo, mentre Livenza, Brenta e Bacchiglione subiscono ulteriori riduzioni di portata (fonte: ARPAV).
L’accentuazione del regime torrentizio dei fiumi appenninici si fa evidente soprattutto in Emilia-Romagna, dove i flussi idrici sono condizionati dall’alternarsi di periodi asciutti e piogge violente come nei casi di Reno e Savio, che la scorsa settimana registravano portate superiori alle medie storiche ed ora sono nuovamente scesi al di sotto dei valori minimi storici. I volumi invasati nei bacini piacentini di Molato e Mignano si attestano complessivamente a mln.mc. 2,64 con valori di riempimento pari a 8,9% per il primo e 19,6% per il secondo: sono i più bassi del più recente quinquennio.
In Liguria sono in riduzione i flussi dei fiumi Entella e Vara.
In Toscana tornano a scendere i livelli idrometrici dei fiumi con l’Ombrone, che spicca sempre per le “performances” negative: a Sasso d’Ombrone, la portata è di soli mc/s 1,37 ed è inferiore sia alla media storica che al Deflusso Minimo Vitale (DMV).
Nelle Marche crescono le altezze idrometriche dei fiumi Potenza e Nera, mentre le dighe trattengono 43,93 milioni di metri cubi d’acqua, vale a dire meno di quanto registrato in questo periodo nello scorso triennio.
In Umbria, il lago Trasimeno, a Polvese, si abbassa di ulteriori cm. 4, arrivando ormai ad un soffio dal record negativo del recente sessantennio. La diga Maroggia trattiene mln. mc. 2,92 d’acqua, circa 370.000 in più dello scorso anno; in crescita è la portata del fiume Topino, mentre si riduce quella della Paglia.
Analogo a quello del Trasimeno è l’andamento idrometrico dei laghi vulcanici nel Lazio: i bacini romani di Albano, Nemi e Bracciano si abbassano di 3 centimetri in una settimana, mentre i livelli degli specchi lacustri viterbesi di Vico e Bolsena si riducono rispettivamente di 4 e 5 centimetri. Nella città di Roma continua la serie di notti “super tropicali” (minime superiori a 25 gradi); quest’anno se ne sono già registrate 18. Per capire come il clima in Italia si stia “tropicalizzando” di anno in anno, è sufficiente fare un confronto fra le temperature registrate nella Capitale quest’anno e nel 2025: l’anno scorso, in questo periodo, le temperature raggiungevano o superavano addirittura i 40°, ma la notte scendevano al di sotto dei 20° (nell’arco dell’anno si registrarono 101 notti tropicali); ora, invece, è da una settimana che le minime non scendono al di sotto dei 25°, mentre le giornate torride (massime superiori ai 35°) stanno quasi eguagliando il numero (40) registrato nell’intero 2025.
In Abruzzo, l’invaso di Penne contiene ancora mln.mc. 5,53 d’acqua.
In Campania sono in crescita le portate dei fiumi Volturno e Sele, mentre una sensibile riduzione dei flussi viene registrata nel Garigliano.
Nelle regioni meridionali, nonostante il clima torrido e l’intensificarsi dell’evapotraspirazione, l’attività irrigua e le erogazioni per l’uso potabile sono ancora pienamente garantite dagli stock idrici, immagazzinati nei serbatoi artificiali.
“E’ la dimostrazione della fondamentale funzione di bacini capaci di trattenere le acque, quando arrivano per utilizzarle, quando servono. È indispensabile che l’allora lungimirante visione della Cassa per il Mezzogiorno diventi oggi strategia per l’intero Paese attraverso il concreto avvio di un Piano Invasi Multifunzionali; quello da noi proposto con Coldiretti conta già oltre quattrocento progetti cantierabili” ha evidenziato Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI.
In Basilicata, i principali bacini trattengono mln.mc. 277,84 (66% dei volumi autorizzati), nonostante in una settimana siano fuoriusciti oltre tredici milioni e mezzo di metri cubi.
In Puglia, dove le precipitazioni sulla penisola salentina sono state, a luglio, oltre l’80% inferiori alla media (fonte: Hypermeteo), gli invasi a servizio della Capitanata contengono ancora mln.mc. 172,24 (circa il 52% della capacità complessiva) a fronte di un’erogazione settimanale di quasi dodici milioni e mezzo di metri cubi: rispetto allo scorso anno c’è un surplus di oltre centoquattro milioni!
Analoga, positiva condizione si registra in Sicilia, dove c’è il 59% d’acqua in più dell’anno scorso e gli invasi sono pieni almeno al 70%.
In Sardegna, caldo e turismo hanno innalzato i consumi idrici e, in un solo mese, i volumi trattenuti dalle dighe si sono ridotti di mln.mc.149! Anche qui, però, le riserve idriche sono ancora pienamente in salute, grazie alle piogge vernino-primaverili ed i serbatoi contengono mediamente il 73,38% dell’acqua invasabile (fonte: Autorità di Bacino della Sardegna). Nel mese di luglio il Nord Ovest dell’isola, così come le zone interne, orientali e meridionali, hanno registrato un deficit pluviometrico anche superiore all’80% mentre, su Nord Est e Sud Ovest della Sardegna, le piogge sono state superiori alla media anche del 90% (fonte: Hypermeteo).
DOPO L’ACQUISIZIONE DI SEI BREVETTI
NASCONO IN EMILIA ROMAGNA LE PARATOIE “PENSANTI E PARLANTI” DEL FUTURO
VINCENZI: “SONO UNO STRUMENTO IMPORTANTE PER LA RESILIENZA DEI TERRITORI”
“In epoca di crisi climatica e di stress idrico come quello, che sta vivendo il Nord Italia, la sfida più grande nelle moderne reti irrigue non è solo la disponibilità dell’acqua, ma anche la sua distribuzione efficiente; ricerca ed innovazione sono uno degli asset, su cui ci impegniamo per la resilienza dei territori”: a sottolinearlo è stato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI.
La rete irrigua e di scolo del nostro Paese è lunga oltre duecentotrentunmila chilometri (più di cinque volte la circonferenza della Terra) con oltre ventiduemila opere idrauliche e quasi millesettecento impianti di sollevamento a servizio di oltre tre milioni e mezzo di ettari irrigati, dove si produce l’85% del “made in Italy agroalimentare”.
“Quando milioni di metri cubi d’acqua vengono pompati in canalizzazioni, che coprono grandi distanze, i consumi energetici ed i costi operativi aumentano in modo esponenziale, talvolta senza avere contezza precisa del quantitativo esatto di risorsa idrica, che raggiunge la destinazione finale” ha precisato Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI.
E’ proprio a questa necessità, che risponde l’innovativo progetto sviluppato dallo staff tecnico del Consorzio di bonifica Emilia Centrale (con sede a Reggio Emilia), in linea con l’obbiettivo ANBI di digitalizzare l’intera rete idraulica in gestione. Il progetto prevede l’ammodernamento di una rete di canali mediante l’installazione di paratoie automatizzate.
Sul canale Ronchi, alle porte del capoluogo reggiano, è stata posizionata la prima paratoia automatica, funzionante con pannello solare fotovoltaico, completa di misuratore di portata, integrato nel telaio (sviluppato con partner svizzeri), nata dall’esperienza di chi quotidianamente opera sul territorio. Il sollevamento dell’acqua per irrigazione, trattando portate rilevanti, richiede potenze elevate con relativi consumi e costi energetici. In questo caso-pilota, l'acqua viene prelevata direttamente dal fiume Po e tramite 4 impianti di sollevamento arriva alla paratoia Ronchi, superando un dislivello complessivo di 20 metri. Grazie a studi volti a limitare gli attriti ed alla messa a punto del sistema di azionamento, trasmissione, misura, energia, nonchè all'implementazione del misuratore di portata, è ora possibile misurare con precisione la portata del flusso in transito e gestire quindi il funzionamento della paratoia tramite comandi locali, remoti o d’emergenza.
Con questa nuova modalità, lo staff tecnico può vedere esattamente quanta acqua passa attraverso ciascuna paratoia. Questo pone le basi per un preciso controllo della rete, basato su dati misurati, anziché stimati.
“Dopo l'acquisizione di 6 brevetti e la presentazione della candidatura per un progetto di automazione di un distretto irriguo in comune di Reggio Emilia, la nostra rete idraulica guarda al futuro, grazie ad una gestione integrata dei processi irrigui” ha evidenziato la Direttrice dell’ente consortile, Ada Francesconi.
L'innovazione garantisce proficuo controllo dei flussi, acquisizione e restituzione dei dati necessari per una corretta gestione, sicurezza idraulica del territorio e risparmio energetico, grazie ad un minor impiego degli impianti di pompaggio per le acque irrigue.
“Questo tipo di tecnologia realizzata in house porta benefici di diversa natura: da una parte, il risparmio energetico, grazie al minore impiego degli impianti di pompaggio e ad una regolazione ottimizzata; dall’altra, un utilizzo consapevole dell’acqua con riduzione delle dispersioni ed una gestione sostenibile – ha commentato il Presidente dell’ “Emilia Centrale”, Lorenzo Catellani – Oltre a questo non va certo dimenticata la sicurezza del territorio e delle sue comunità.”

TOSCANA
MANUTENZIONE IN CRATERE PALUSTRE
Proseguono le attività di manutenzione estiva del Consorzio di bonifica 4 Basso Valdarno (con sede a Pisa); I lavori, per un investimento di circa centoquarantatremila euro, interesseranno anche il cratere palustre del Padule di Fucecchio.
Al momento sono appena iniziati gli interventi sul canale del Capannone e sulla parte finale del Pescia di Collodi; per quelli ricadenti in area vincolata, come da accordo con la Regione Toscana, si attenderà il 10 agosto. Come da disciplinare, su tutti i corsi d’acqua interni o limitrofi al cratere palustre saranno effettuati interventi di controllo della vegetazione nata spontaneamente con eventuale rimozione delle piante secche o pericolanti.
Sono previsti, inoltre, scavi del fondo alveo sui corsi d’acqua soggetti ad interrimento mentre, lungo il canale del Capannone, in località Salanova, in corrispondenza della confluenza del torrente Pescia di Collodi, è previsto lo scavo di quei tratti in cui, ogni anno, si riversano notevoli quantitativi di limo.
I materiali di risulta saranno raccolti e disposti direttamente sull’arginatura. Vari interventi di manutenzione riguarderanno anche la Riserva Naturale Righetti: oltre al taglio della vegetazione lungo i camminamenti e gli argini perimetrali saranno eseguiti interventi di ripristino, finalizzati al corretto mantenimento delle opere di regimazione idraulica dell’area, delle recinzioni e di altri manufatti.
Sarà inoltre necessario procedere alla realizzazione di nuove palificate per la sistemazione degli osservatori in legno.
EMILIA ROMAGNA
RIGENERATA CASSA D’ESPANSIONE
Una cassa di espansione di 66 ettari, capace di accogliere fino ad un milione e ottocentomila metri cubi di piogge: è la Cornacchia, un bacino con argini di terra alti m. 9,50 sul livello del mare e che serve ad accogliere le acque in eccesso del canale della Botte durante i periodi di piena.
Sono terminati gli interventi, che hanno completamente rigenerato questo invaso strategico per la tenuta del sistema artificiale di scolo della pianura bolognese. Nella cassa Cornacchia, l'acqua in eccesso del canale della Botte entra tramite una chiavica, che è è stata rinnovata con adeguamento delle componenti elettromeccaniche di funzionamento e dotazione di strumenti per il telecontrollo; oltre agli interventi di potenziamento delle difese spondali sono state ripristinate tutte le arginature minori e le canalizzazioni interne della cassa, indispensabili per il corretto funzionamento del bacino d'invaso.
Questo importante intervento rappresenta un ulteriore tassello del complesso programma di opere, che il Consorzio di bonifica Renana (con sede a Bologna) sta realizzando per aumentare la sicurezza idraulica della pianura, che in quelle zone scola solo artificialmente.
Si tratta di un investimento di 2.500.000 euro, resi disponibili dalla Struttura Commissariale governativa per la ricostruzione post alluvione 2023-2024. Bacini di accumulo come la cassa Cornacchia, oltre alla funzione idraulica, costituiscono anche elementi territoriali di significativa valenza ambientale, dando asilo a molteplici habitat naturali d'acqua dolce.
TOSCANA
RINFORZO DI SPONDA
Il tratto del fosso Fillungo, che costeggia la viabilità di Capezzano Pianore, è uno di quei punti, in cui il territorio mostra le sue fragilità con evidenza: scoscendimenti continui e cedimenti, che in alcuni casi hanno intaccato la carreggiata con una conseguente riduzione dell’alveo; da qui, la decisione del Consorzio di bonifica Toscana Nord, condivisa con il Comune di Camaiore, di intervenire con urgenza per stabilizzare il tratto del piede di sponda sinistra del canale.
Il progetto ha previsto l’utilizzo di massi naturali per circa sessantacinque metri di lunghezza del corso d’acqua ed il ricarico con terra da argini, compattata a strati, per ripristinare le quote e consolidare il ciglio. Si tratta di un intervento mirato e coerente con la progettazione generale, già sviluppata dall’ente consortile (con sede a Viareggio, in provincia di Lucca) sul fosso Fillungo.
EMILIA ROMAGNA
INTESA PRODUTTIVA
Con un importante progetto di interventi diffusi sul territorio di Compiano, finanziato con fondi di bilancio per 70.000 euro, il Consorzio di bonifica Parmense (con sede nella “città ducale”) ha portato a termine i lavori di sistemazione idrogeologica e di regimazione idraulica su strade indicate dall’Amministrazione Comunale attraverso una convenzione inerente alla gestione della viabilità montana e la difesa idrogeologica del territorio.
L’ente consortile persegue così una metodologia, che privilegia interventi mirati anche in un’ottica di prevenzione all’interno di un comprensorio, che per il 60% è composto da alte terre costantemente monitorate; tali interventi assumono un rilievo particolare sul piano della sicurezza idrogeologica nelle frazioni del comune appenninico.
MARCHE
ESERCITAZIONE ANTI SISMA
Per 3 giorni, la diga di Castreccioni, a Cingoli nel Maceratese, è stata protagonista di un’importante esercitazione della Protezione Civile marchigiana con simulazione di episodi sismici ed il successivo crollo dello sbarramento. Promossa dalla Regione, l’esercitazione ha interessato le province di Ancona e Macerata con i 14 comuni della vallata del fiume Musone (Apiro, Castelfidardo, Cingoli, Filottrano, Jesi, Loreto, Montefano, Numana, Osimo, Porto Recanati, Recanati, Santa Maria Nuova, Sirolo e Staffolo), comportando una serie di simulazioni di pericolo con operazioni tanto di soccorso quanto di formazione.
Il Consorzio di bonifica Marche (con sede a Pesaro) ha dato il via, lanciando l’allarme per un primo episodio sismico, aggravatosi poi fino ad un secondo episodio, che ha portato al collasso della diga e alla propagazione dell’onda di piena. Aldilà delle attività dei volontari, quello, che è stato fondamentale, è aver verificato concretamente il P.E.D. (Piano Emergenza Diga) e testato l’efficacia delle comunicazioni operative: con l’allarme, infatti, sono stati attivati i diversi C.O.C. (Comitati Operativi Comunali), il Comitato Operativo Regionale (C.O.R.), i Centri Coordinamento Soccorsi presso le Prefetture di Ancona e Macerata ed il Centro Operativo Misto, cuore delle diverse operazioni ubicato al Palabaldinelli di Osimo. A tutti i cellulari presenti nell’area della simulazione è stato inviato anche un messaggio di allarme pubblico IT-Alert con la specifica di test di allertamento della popolazione.
Nel corso del “debriefing” finale, l’ente consorziale ha illustrato dettagliatamente gli eventuali comportamenti della diga in fase di terremoto e spiegato quali “step” sono stati fatti in fase di verifica sismica: lo studio sismotettonico, le indagini su materiali e terreno di fondazione, le modellazioni e le analisi delle forze e delle sollecitazioni.

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