Anno XXVIII, n. 30 lunedì, 3 agosto 2026

OSSERVATORIO ANBI RISORSE IDRICHE

MARI SEMPRE PIU’CALDI AUMENTANO IL RISCHIO DI EVENTI ESTREMI

VINCENZI: “L’EUROPA MEDITERRANEA BRUCIA. PER SALVAGUARDARE I TERRITORI BISOGNA MANTENERE I PRESIDI UMANI”

“Senza raggiungere la tragica cifra di 92.000 ettari e 350.000 evacuati tra Francia a Spagna, ma qual è il costo socio-economico dei quasi diciasettemila ettari boscati, andati bruciati in una settimana in Sicilia e cui vanno aggiunti gli incendi di 150 ettari di parco nel Gargano e di territori in Basso Molise, Calabria e perfino nella Capitale, dove le periferiche distese di vegetazione rinsecchita rappresentano facile combustibile per criminali attentati incendiari?”
A chiederlo è stato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI (Associazione Nazionale Consorzi Gestione Tutela Territorio ed Acque Irrigue), evidenziando non solo gli impatti ambientali, ma anche quelli turistici.
Proprio a Roma, dalla terza decade di maggio fino ad oggi, si sono registrate 50 notti tropicali (+33% rispetto alla media ’91-’20), tra cui 15 definite “super tropicali”, cioè con minime superiori ai 25°; 59 giorni hanno registrato massime maggiori ai 30°, tra cui 27 giorni torridi, vale a dire con massime superiori ai 35° ed in 12 si sono addirittura superati i 37° (elaborazione ANBI, basata su dati della stazione meteorologica “Macao” della Regione Lazio). Il caldo estremo interesserà la Penisola fino ad almeno l’inizio della prossima settimana e proprio a Roma è previsto che le temperature non scendano al di sotto dei 28° neppure di notte (fonte: ECMWF).
“Gli incendi sono sicuramente accentuati da terreni arsi dal grande caldo, ma sono figli anche della crescente incuria su territori progressivamente lasciati dai presidi umani – ha sottolineato Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI - Contrastare l’abbandono delle aree interne e marginali deve essere una priorità per il sistema Paese, assicurando le condizioni per la permanenza delle popolazioni: dai servizi essenziali alla garanzia delle condizioni di reddito. Il Piano Invasi Multifunzionali, proposto da ANBI e Coldiretti, è una risposta a queste esigenze, garantendo acqua per l’agricoltura, ma pure per spegnere gli incendi” ha ricordato Gargano.
Altro fronte di grande preoccupazione è il surriscaldamento marino: dal 19 giugno ad oggi le temperature medie degli oceani sono le più calde di sempre, raggiungendo 21.02° nella giornata del 27 luglio scorso (+0,63° sulla media ’91-’20) e puntando a superare la temperatura massima fin qui mai registrata: 21,09° nel marzo 2024 (fonte: Copernicus). Le acque mediterranee “ribollono”: nella scorsa settimana fra Tirreno, Francia Meridionale, Tunisia ed Algeria, l’anomalia termica ha superato i 3° con punte di +5° (fonte: Consorzio LaMMa), raggiungendo quotidianamente fino a 32°. Le acque del Mare Nostrum si stanno scaldando anche in profondità (25° a 40 metri sotto la superficie), compromettendo l’habitat marino e favorendo l’intrusione di forme di vita alloctone (fonte: Greenpeace). Il susseguirsi di ondate di calore, unitamente alla scarsità di precipitazioni, sta inesorabilmente incidendo sul bilancio idrico di territori già in sofferenza sia nell’Europa centro-occidentale, quanto orientale.
L’Osservatorio ANBI Risorse Idriche segnala che in Italia, tale crisi si evidenzia soprattutto al Nord, dove la scarsa disponibilità d’acqua eguaglia, in alcuni casi, quella delle annate più siccitose del recente ventennio.
In Veneto ne è esempio la portata del fiume Adige che, dopo essere risalita sopra il flusso minimo per il contrasto all’intrusione salina (mc/s 80) a seguito del recente maltempo, ha perso il 43% in soli 7 giorni (fonte: ARPAV). Valori inferiori a quello attuale furono registrati solamente nei mesi di aprile delle annate più siccitose dello scorso ventennio, ovvero il 2017 ed il 2023. Fortemente deficitarie sono anche le portate degli altri fiumi nella regione: Bacchiglione, -76%; Piave, -52%; Brenta, -45%.
Altri simboli della crisi idrica in atto sono i livelli dei grandi laghi che, fatta eccezione per quello di Garda, sono prossimi ai minimi storici con conseguenti ripercussioni negative sui rilasci verso valle.
In Valle d’Aosta, dove lo zero termico si attesta da tempo sopra i quattromilacinquecento metri e dove le temperature medie arrivano a sfiorare i 13 gradi con massime prossime ai 15° anche al di sopra dei duemilacinquecento metri, la portata della Dora Baltea continua a ridursi, tocca -57% rispetto alla media del periodo.
In Piemonte permane gravissimo il deficit idrico del fiume Tanaro, che a Montecastello ha registrato -94% sulla media; male anche le portate di Toce e Stura di Lanzo, rispettivamente al 49% ed al 42% della portata media del periodo (elaborazione ANBI su dati Arpa Piemonte).
La Lombardia, in questa estate rovente, può contare su circa il 48% d’acqua in meno rispetto alla media.
L’accentuazione del regime fluviale intermittente si fa sempre più evidente nei corsi d’acqua appenninici: i fiumi emiliano-romagnoli, i cui letti erano completamente asciutti, registrano ora portate superiori alla media, grazie agli eventi meteo dei giorni scorsi; su tutti c’è il Reno che, dal flusso inferiore ai minimi storici della settimana scorsa, ha segnato valori di portata, superiori al consueto.
Il flusso nell’alveo del fiume Po è inferiore ai minimi storici (Cremona), così come è scarsissimo nelle sezioni più a monte; in prossimità del delta, grazie agli afflussi meteorici dei giorni scorsi, la portata del “Grande Fiume”, seppur decrescente, è riuscita a mantenersi al di sopra dei 300 metri cubi al secondo.
In Liguria sono stabili i livelli dei fiumi Argentina e Vara, mentre un incremento dei flussi viene registrato nell’Entella.
In Toscana, acquazzoni di forte intensità hanno interessato principalmente l’area fiorentina, il Pistoiese ed il Senese, dove le cumulate pluviometriche hanno superato, in diversi casi, gli 80 millimetri in 2 giorni: a beneficiarne è stata la portata del fiume Arno, triplicata rispetto a 7 giorni fa.
Positivo è anche l’andamento idrometrico dei fiumi nelle Marche (Potenza, Esino, Sentino, Tronto); i volumi idrici invasati nei bacini consortili si attestano ora a mln.mc. 45,28.
In Umbria, il livello del lago Trasimeno è ora a soli 4 centimetri dal record negativo del recente sessantennio; decrescente è anche l’altezza idrometrica del fiume Topino, mentre è aumentata quella della Paglia.
Nel Lazio tornano a preoccupare i livelli dei laghi nella zona dei Castelli Romani: sia Albano che Nemi decrescono di cm.5 in una settimana (fonte: AUBAC).
Piogge localizzate hanno interessato la Campania nei giorni recenti: a monte si registra un incremento di portata nel fiume Volturno, mentre è negativo l’andamento idrometrico di Sele e Garigliano.
Nel Mezzogiorno, le alte temperature sospingono i consumi idrici con conseguente riduzione dei volumi stoccati negli invasi, ma l’abbondanza d’acqua, immagazzinata durante i primi 4 mesi del 2026, rappresenta una garanzia per il pieno soddisfacimento del fabbisogno fino al termine della stagione estiva.
Così, se i volumi accumulati nei principali serbatoi della Basilicata si sono ridotti di 12 milioni di metri cubi in 7 giorni, quelli ancora disponibili sono quantificabili in oltre mln. mc. 291 (69%).
Lo stesso discorso vale in Puglia, dove le dighe a servizio della Capitanata trattengono ancora mln. mc. 184.72 (56% ca. della capacità complessiva) a fronte di rilasci settimanali per circa undici milioni di metri cubi compresivi anche dei volumi “persi” per evapotraspirazione.


QUARTA ONDATA DI CALORE

È IL VENETO LA REGIONE CHE STA SOFFRENDO DI PIU’

VINCENZI: “L’EMERGENZA TESTIMONIA PERO’ ANCHE LA BONTA’ DELLE SCELTE PREVENTIVE DA NOI SOSTENUTE”

Si va incontro ad una situazione peggiore che nel 2022: la lapidaria, quanto drammatica constatazione arriva dall’incontro a Venezia fra l’assemblea dei Consorzi di bonifica e le organizzazioni professionali agricole del Veneto. Dall'esame della crisi idrica estiva, che in questa prima parte dell'anno ha registrato picchi di calore e scarsità di precipitazioni superiori all’anno, finora simbolo della siccità, è emerso un dato inequivocabile, evidenziato dal Presidente ANBI Veneto, Alex Vantini: la tenuta nettamente migliore dei territori, in cui i finanziamenti pubblici hanno permesso agli enti consortili di realizzare nuove opere strutturali (impianti a pressione, invasi, manufatti di regolazione, condotte), adatte alle nuove situazioni ambientali.
“Nelle aree infrastrutturate, l'impatto della crisi viene contenuto con maggiore efficacia, mentre si confermano i limiti della sola gestione emergenziale, nonché la necessità di una programmazione pluriennale, sostenuta da adeguate dotazioni finanziarie, indispensabili per l'adattamento del territorio ai mutamenti climatici” ha rilanciato il Presidente ANBI, Francesco Vincenzi.
Ne è emblematica fotografia, il comprensorio Adige Euganeo (circa centoventimila ettari, in cui vivono più di duecentomila abitanti, a cavallo fra 4 province: Padova, Venezia, Verona e Vicenza), che mostra un'evidente asimmetria: se l'Ovest è ben irrigato con i suoi 46.000 ettari infrastrutturati, l'area Est sconta un deficit storico di 22.000 ettari ancora privi di reti irrigue e per questo altamente vulnerabili alla siccità.
“Efficientamento dell’esistente, nuove infrastrutture idrauliche come quelle previste dal Piano Invasi Multifunzionali, innovazione e ricerca, maggiore cultura dell’acqua: sono questi gli asset delle nostre proposte per contenere le conseguenze della crisi climatica – ha ricordato Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI – Alla politica chiediamo che questi ormai indispensabili obbiettivi diventino scelta strategica per il futuro del Paese.”
“Con l’arrivo della quarta ondata di calore, l’unico bagliore di speranza è rappresentato dall’imminenza dei raccolti – ha spiegato il Direttore ANBI Veneto, Silvio Parizzi – In molti territori, infatti, questa fase inizierà anticipatamente rispetto al consueto, grazie alle semine precoci, effettuate in una primavera già molto calda. Per avere un quadro preciso della stagione sarà però necessario effettuare una valutazione delle rese anche alla luce dei maggiori costi energetici, sostenuti per irrigare.”
All’indomani della decisione dell’Osservatorio Permanente sugli Utilizzi Idrici nel Distretto Idrografico del Fiume Po di alzare la valutazione di severità idrica del “Grande Fiume”, elevandola dal livello “medio” al livello “alto”, i dati restituiscono un quadro, che si aggrava costantemente su tutti i corsi d’acqua del Veneto. Record negativi, infatti, si sono registrati sul Brenta (a  Bassano del Grappa ha segnato soli 31 metri cubi al secondo a fronte di una portata minima di mc/s 44  per garantire ambiente ed agricoltura) e sull’Adige (vicini alla foce, i flussi sono crollati a 43 metri cubi al secondo), dove la Regione Veneto, in collaborazione con tutti i soggetti coinvolti nella gestione della risorsa idrica, ha dovuto disporre una significativa riduzione dei prelievi per gli usi superficiali, in particolare quelli irrigui nel Padovano, per salvaguardare l'approvvigionamento d’acqua potabile.
“Nonostante la preziosa collaborazione delle Province autonome Trento e Bolzano, che in queste settimane hanno garantito rilasci d'acqua per contenere i momenti più critici, la portata dell'Adige continua a diminuire a causa della persistente assenza di precipitazioni e delle temperature eccezionalmente elevate – ha evidenziato l'Assessore regionale Ambiente e Clima, Elisa Venturini - Nel concreto,  la razionalizzazione della risorsa idrica consiste nella riduzione sia delle derivazioni dal canale Lessinio Euganeo Berico per rimpinguare le portate di Fratta Gorzone e Bacchiglione che di quelle, che prelevano acqua direttamente dal secondo fiume d’Italia: una scelta necessaria, attuata in collaborazione con ANBI, per preservare la risorsa nei giorni più delicati e garantire l'acqua potabile ai cittadini. Quella, che stiamo vivendo è una crisi idrica, che richiede la massima collaborazione tra Regione, Consorzi di bonifica, gestori del servizio idrico e cittadini: solo attraverso un impegno comune ed un utilizzo responsabile della risorsa possiamo affrontare questa fase difficile ed impedire che la situazione si aggravi ulteriormente.”
La risalita del cuneo salino sta infatti già interessando tutti i fiumi, comportando la chiusura di derivazioni un po’ ovunque: nel Veneto Orientale, l’omonimo Consorzio di bonifica (con sede a San Donà di Piave, nel Veneziano) ha dovuto sospendere i prelievi alle foci di Tagliamento, Livenza e Piave. Nella cronaca della crisi è recente la comunicazione del Consorzio di bonifica Acque Risorgive (con sede a Venezia Mestre) che, dopo aver avviato turnazioni straordinarie nelle scorse settimane, ha annunciato la chiusura delle derivazioni irrigue nel bacino del fiume Marzenego tra il comune trevigiano di Resana e la Laguna Veneta. Anche il Consorzio di bonifica Brenta (con sede a Cittadella, nel Padovano) ha annunciato la necessità di stringere ulteriormente i turni irrigui per evitare l'esaurimento completo delle disponibilità idriche, stimato in meno di una settimana ai ritmi attuali. Il Consorzio di bonifica Veronese (con sede nel capoluogo scaligero) si è visto, infine, costretto a richiedere l’intervento dei Carabinieri in località San Vito al Mantico, nel territorio comunale di Bussolengo, a causa di un prelievo d’acqua effettuato senza autorizzazione dal canale Conagro.
“Sono casi diversi, accomunati però dalla necessità di monitoraggio costante lungo i corsi d’acqua, destinati ad essere, in tempi di crescenti criticità idriche, autentici scrigni di oro blu. Per questo stiamo lavorando alla digitalizzazione dei 231.000 chilometri della nostra rete idraulica: un’ulteriore scelta di futuro per il Paese” conclude il DG ANBI, Massimo Gargano.


                                                                                                           


VENETO

EMERGENZA NEL DELTA PO

Si è tenuta, a Taglio di Po, nella sede del Consorzio di bonifica Delta Po, l’assemblea straordinaria dell’ente consortile, aperta ad agricoltori, associazioni di categoria ed amministratori comunali per fare il punto sulla crisi idrica in corso.
La situazione desta, infatti, forte preoccupazione con la risalita del cuneo salino, che torna a minacciare i campi, aggravando il quadro generale di un territorio già strutturalmente segnato dalla subsidenza. L’emergenza idrica, pur essendo attesa a causa della scarsità delle nevicate invernali, ha stupito per la rapidità, con cui si è conclamata a giugno.
Sullo sfondo emerge l’assenza di una strategia condivisa tra le Regioni del Nord Italia: in mancanza di una reale solidarietà nei momenti di crisi, chi dispone di risorse idriche tende a trattenerle a scapito dei territori di foce. Il Delta chiede la garanzia di portate minime pari a 80 metri cubi al secondo per il fiume Adige ed a mc/s 450 per il Po.
Grazie ad un monitoraggio continuo, al lavoro quotidiano a fianco degli agricoltori, alla tempestività degli interventi e ad una grande flessibilità nell'azione sul campo, l’ente consortile è comunque riuscito finora a far fronte alla situazione. Tuttavia, gli interventi in emergenza comportano enormi costi straordinari tra personale, carburante ed interconnessioni dei sistemi: in queste settimane di crisi, il solo funzionamento continuo di 5 motopompe d’emergenza arriva a superare i centomila euro.
Si tratta di oneri economici, che gravano sui consorziati e che potrebbero essere evitati attraverso infrastrutture stabili non più procrastinabili; tra le priorità indicate figurano lo snellimento delle procedure burocratiche per velocizzare la barriera antisale sull’Adige ed il reperimento delle risorse per la realizzazione della nuova barriera sul Po di Pila.
A dimostrazione di come la pianificazione possa offrire soluzioni definitive sono stati evidenziati i progetti pronti, ma non ancora finanziati, per il territorio di Porto Tolle, nei bacini di Ex Valli, Giarette-Bonelli e Paltanara, oltre alla proposta di riutilizzare una condotta dismessa di “Acque Venete”, nel comune di Porto Viro, per la captazione ed il recupero d’acqua dolce per irrigazione. La stagione irrigua è ancora nel vivo: è quindi prioritario portare a termine i raccolti attuali, tutelare le seconde semine e programmare le successive colture autunno-vernine.


EMILIA ROMAGNA

ACCORDO FONDAMENTALE PER DIGA BRUGNETO

Le Autorità di bacino distrettuale del fiume Po e dell’Appennino Settentrionale si sono incontrate con le Regioni Liguria ed Emilia-Romagna e hanno approvato il testo e i contenuti del verbale dell’Accordo di Programma, che stabilirà regole chiare e scientificamente fondate per la gestione futura delle acque dell’invaso del Brugneto nel corso della stagione irrigua.
L’Accordo aggiorna questo assetto, introducendo per la prima volta un meccanismo di garanzia reciproca: ogni anno, nella stagione irrigua, che va dal 15 maggio al 15 settembre, verranno assicurati alla Val Trebbia almeno quattro milioni di metri cubi di acqua, un volume superiore a quanto previsto dall’originaria concessione del 1962 (pari a 2,5 milioni di metri cubi) scaduta nel 2024.
Tale quantitativo sarà ulteriormente implementato, se le quantità accumulate nel bacino lo consentiranno. Il testo mantiene comunque un’adeguata garanzia, perché i fabbisogni idropotabili della città di Genova, di cui l’invaso del Brugneto è una delle fonti di approvvigionamento idrico, siano sempre soddisfatti.
Le acque del bacino, però, alimentano anche, attraverso i rilasci nel torrente Trebbia, un importante distretto agricolo della pianura padana.
La condizione, affinché i rilasci vengano effettuati, è che il livello dell’invaso resti al di sopra di una soglia minima, calcolata su oltre cinquant’anni di dati storici e che preserva la continuità del servizio per Genova e la salute del corso d’acqua. In questo modo, nessun interesse cede all’altro: la disponibilità per l’irrigazione è garantita fin quando la riserva idrica lo consente e si sospende, per riprendere non appena possibile, solo nelle situazioni di effettiva criticità.
A presidiare l’applicazione dell’Accordo saranno gli Osservatori Permanenti sugli utilizzi idrici, istituiti presso le Autorità di Bacino, cui è affidato il monitoraggio delle condizioni dell’invaso ed il compito di fornire ogni anno, entro il 30 aprile, una valutazione delle risorse idriche, disponibili per la stagione in arrivo. Si tratta di un presidio tecnico ed istituzionale, che dà trasparenza e prevedibilità alla gestione, consentendo a tutti i soggetti coinvolti di pianificare con certezza.
“Esprimiamo soddisfazione per l’accordo raggiunto. Nonostante i tempi d’attesa, abbiamo posto nelle giuste mani la nostra fiducia, non facendo mai mancare il supporto a tutti i soggetti, che nel tempo ce lo hanno richiesto” si legge in una nota del Consorzio di bonifica Piacenza (con sede in città).
L’incontro ha avviato l’iter formale, che porterà alla firma dell’Accordo. Spetterà adesso al competente Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e alle due Regioni coordinare i passaggi procedurali, necessari per raccogliere il consenso istituzionale di tutte le parti e arrivare alla approvazione amministrativa dell’Accordo di Programma.


VENETO

SICCITA’ RECORD SCATTANO RAZIONAMENTI IDRICI

La crisi idrica, che sta attanagliando il territorio, compie un drammatico salto di qualità, superando per gravità persino la siccitosissima estate 2022: una nuova ordinanza di Regione Veneto ha infatti disposto un’immediata riduzione dei prelievi d’acqua dal fiume Adige a scopi irrigui.
Una decisione drastica, ma inevitabile, dettata da numeri, che fotografano una situazione d’emergenza assoluta. La portata del secondo fiume d’Italia è ben al di sotto degli 80 metri cubi al secondo, ritenuti il limite minimo vitale per garantire l’approvvigionamento idrico civile, vale a dire il fabbisogno degli acquedotti e la potabilizzazione.
Con le previsioni meteo, che non concedono speranze idrologiche, la priorità della Regione è diventata la tutela dell'uso idropotabile. Per il comparto agricolo gestito dal Consorzio di bonifica Adige Euganeo (con sede ad Este, in provincia di Padova) si profila una situazione estremamente complessa, articolata su 2 fronti critici distinti: il primo riguarda le prese dirette gestite dall’ente consortile lungo l'asta fluviale, dove già nei giorni scorsi, a causa del bassissimo regime idrico del corso d'acqua, la maggior parte di questi impianti non riusciva fisicamente a pescare; il secondo pesante fronte di restrizione colpisce il sistema del canale L.E.B. (Lessinio Euganeo Berico), che preleva l'acqua dall'Adige a Belfiore e la redistribuisce, attraverso i corsi del Frassine, del Fratta e del Bisatto, a tre grandi consorzi di bonifica veneti: Adige Euganeo, Alta Pianura Veneta (con sede a San Bonifacio, nel Veronese) e Bacchiglione (con sede a Padova). I numeri chiariscono l'eccezionalità dell'evento: si tratta di un taglio netto del 50% sulle disponibilità idriche. che solitamente vengono concesse in questo periodo dell'anno, regolate da un rigido calendario stagionale, tarato sulle esigenze dei campi.
Per fare un paragone, durante la terribile siccità del 2022 la riduzione si era fermata al 30%. Il provvedimento arriva nel momento peggiore per le campagne della Bassa Padovana e del comprensorio euganeo. In questi giorni estivi, infatti, la richiesta d’acqua da parte delle aziende agricole è ai massimi livelli, in particolare per salvare le colture in pieno sviluppo come il mais, il tabacco e le produzioni orticole, che rischiano ora di essere irrimediabilmente compromesse dalla riduzione dei flussi.
Uno scenario critico che, purtroppo, non ha ancora toccato il fondo: in assenza di precipitazioni e con il costante abbassamento dei livelli idrici, la situazione minaccia di peggiorare ulteriormente, costringendo l’ente consorziale ad un monitoraggio minuto per minuto.


IL PARADIGMA SARDO

DA SUD A NORD EFFICIENTARE L’ESISTENTE E GUARDARE AL FUTURO

GARGANO: “PUNTIAMO A DIGITALIZZARE I 231.000 CHILOMETRI DELLA NOSTRA RETE IDRAULICA. E’ UNA SFIDA DI INNOVAZIONE, SOSTENIBILITA’, COMPETITIVITA’ ”

“Presidio del territorio con servizi all’altezza di un’agricoltura moderna e funzionale, contro l’abbandono delle zone interne ed il loro spopolamento: una risposta concreta, grazie al lavoro, che stiamo portando avanti quotidianamente”: così ha dichiarato il Presidente Consorzio di bonifica Sardegna Meridionale (con sede Cagliari), Efisio Perra, a margine dell’inaugurazione “itinerante” delle infrastrutture irrigue di Ballao e Villasalto, realizzate oltre quattordici anni fa, ma entrate in funzione solo ora, grazie al loro affidamento, nell’ottobre 2025, da parte della Regione all’ente consorziale, che ha curato gli ultimi dettagli.
A Ballao, nel Cagliaritano, a beneficiarne è il territorio di Cea, un comprensorio realizzato tra il 2002 e 2005 con l’obbiettivo di infrastrutturare una rete irrigua nell’agro ed arginare l’abbandono delle terre; è dal fiume Flumendosa, che viene attinta la risorsa da stoccare nel serbatoio Mulargia-Monte su Rei e dopo nella vasca di Santa Cruxi. A Villasalto, è stata attivata un’ulteriore infrastrutturazione irrigua terminata nel 2012 (una centrale di sollevamento a S'Isca Rena, una condotta di oltre cinque chilometri, una vasca di accumulo da circa milleseicentocinquanta metri cubi con impianto fotovoltaico; una condotta adduttrice di circa tremilatrecento metri), ma anche qui mai entrata in funzione per il mancato utilizzo dell’impianto di sollevamento di S’Isca Rena; sempre ad ottobre scorso, l’affidamento della competenza gestionale da parte della Regione Sardegna all’ente consortile ed ora la disponibilità di risorsa idrica per l’agricoltura.
"Il percorso operativo seguito ci permette di dire che siamo un modello di efficacia e rapidità: la collaborazione tra Istituzioni e territorio è fondamentale per il raggiungimento di questi risultati” ha commentato il Direttore Generale ANBI, Massimo Gargano, presente in loco con l’Assessore all’Agricoltura, Francesco Agus ed il Presidente del Consiglio di Regione Sardegna, Piero Comandini, insieme al Presidente ANBI regionale, Pietro Zirattu.
Dalla gestione dell'emergenza alla gestione intelligente dell'acqua: è questo il messaggio della giornata di studi "Innovazione, Irrigazione ed Economia", svoltasi ad Ozieri, nel Sassarese e promossa dal Consorzio di bonifica Nord Sardegna (con sede nel comune). Irrigazione di precisione, digitalizzazione delle reti, tutela delle produzioni agroalimentari sono stati il focus dell’iniziativa, dove Istituzioni, mondo della ricerca ed imprese si sono confrontati sulle sfide della sicurezza idrica, dei cambiamenti climatici e dell'innovazione tecnologica. Tra i temi al centro del dibattito anche i progetti già finanziati che, grazie ad un investimento di € 11.700.000,00 porteranno alla realizzazione di un sistema di monitoraggio in tempo reale della rete irrigua nei distretti di Chilivani, Perfugas e Bassa Valle del Coghinas, per ridurre le perdite idriche, contrastare i prelievi abusivi e rendere più efficiente la gestione della risorsa acqua.
“Questo è il momento della programmazione; non ci possiamo permettere di perdere tempo per un futuro, che dovrà essere sempre più razionale – ha concluso il DG ANBI – Il nostro obbiettivo è digitalizzare i 231.000 chilometri della rete idraulica, gestita dai Consorzi di bonifica ed irrigazione. È una sfida, che punta a coniugare innovazione, sostenibilità e competitività del comparto agricolo.”


EMILIA ROMAGNA

ARGINE ORA IN SICUREZZA

In meno di un anno il fiume Reno, nel tratto all’altezza di Mandriole nel Ravennate, vede completato un intervento strategico per il ripristino delle condizioni di sicurezza, grazie ai lavori progettati dal Consorzio di 2° grado C.E.R. – Canale Emiliano Romagnolo (con sede a Bologna) su un movimento franoso, che aveva colpito l’argine destro; l’intervento ha beneficiato di un’importante copertura finanziaria (€ 1.926.000,00) da parte del Commissario straordinario di Governo alla ricostruzione nei territori colpiti dall’alluvione in Emilia-Romagna, Toscana, Marche ed è stato eseguito nello scorso biennio, secondo le tempistiche del Piano Nazionale Ripresa Resilienza.
Proprio pochi giorni dopo la conclusione di questo capillare intervento, i rappresentanti dei Consorzi di bonifica, degli enti di governo, delle Istituzioni locali e regionali si sono riuniti presso la Traversa Volta Scirocco, in provincia di Ravenna, per un sopralluogo lungo l’area interessata e per la condivisione dei lavori eseguiti; erano presenti anche il Presidente, Francesco Vincenbzi ed il Direttore Generale ANBI, Massimo Gargano.
Scopo dell’intervento è stato riportare in sicurezza il movimento franoso di una porzione dell’argine destro del fiume Reno, subito a valle dello sbarramento mobile di Volta Scirocco, di competenza della Regione Emilia-Romagna con cui il Consorzio C.E.R. ha redatto una specifica convenzione, al fine di regolamentare i dettagli della collaborazione istituzionale.
“Un esempio virtuoso delle capacità del saper fare, maturate dalla sfera dei Consorzi di bonifica e che dimostra, ancora una volta, come conoscenze e competenze portino ad importanti risultati per il territorio e per le comunità, che vi risiedono” ha sottolineato Nicola Dalmonte, Presidente dell’ente consortile.
"Il completamento dell'intervento conferma il valore di un metodo di lavoro basato sulla collaborazione tra Struttura commissariale, Regione, Enti Locali, soggetti attuatori e competenze tecniche presenti sul territorio – ha evidenziato Fabrizio Curcio, Commissario straordinario di Governo alla ricostruzione nei territori colpiti dall’alluvione verificatasi in Emilia-Romagna, Toscana e Marche.
“Ricostruire non significa solo riparare ciò, che è stato danneggiato, ma rendere il territorio più sicuro e preparato ad affrontare gli effetti di sempre più frequenti eventi meteo estremi – ha concluso Michele de Pascale, Presidente Regione Emilia-Romagna – L'intervento completato sul fiume Reno è un’opera, che rafforza la sicurezza idraulica del territorio, contribuisce alla tutela delle comunità e delle attività locali, restituendo piena funzionalità ad un'infrastruttura strategica. Il nostro obbiettivo è continuare ad investire nella prevenzione e nella manutenzione del territorio con una programmazione di lungo periodo.”


TOSCANA

RISAGOMATO CORSO D’ACQUA MA PRIMA RECUPERATA E TRASFERITA FAUNA ITTICA

Prima gli uomini in acqua per mettere in salvo la fauna ittica; poi le macchine al lavoro per restituire maggiore efficienza idraulica al torrente: è iniziata così la manutenzione ordinaria del torrente Staggia, a Stia, nel tratto più delicato del corso d'acqua prima della confluenza nel fiume Arno.
L'intervento, eseguito dal Consorzio di bonifica 2 Alto Valdarno (con sede ad Arezzo), ha consentito di ripristinare una sezione idraulica più efficiente, senza alterare la morfologia naturale del torrente: è stata infatti mantenuta la caratteristica curvatura d’alveo, che svolge una funzione fondamentale nel rallentare la velocità della corrente, dissiparne l'energia e ridurre la forza, con cui le acque raggiungono l’abitato.
Nel corso dei lavori sono stati movimentati circa trecento metri cubi di sedimenti; le analisi chimiche hanno confermato la piena idoneità del materiale, che è stato riutilizzato all'interno dell'alveo; è questa la soluzione progettuale da privilegiare ogni volta che le caratteristiche dei sedimenti lo consentono, perché rappresenta la scelta più sostenibile dal punto di vista ambientale, preservando la naturale dinamica del corso d'acqua, limitando l'impatto sull'ecosistema, riducendo la necessità di movimentare e conferire il materiale all'esterno.
Grande attenzione è stata dedicata anche alla tutela della biodiversità: prima dell'apertura del cantiere, personale specializzato ha recuperato e trasferito la fauna ittica, presente nel tratto interessato dai lavori. Quello realizzato sul torrente Staggia, nel comune di Pratovecchio Stia, è uno dei tanti interventi di manutenzione ordinaria, che il l’ente consortile esegue costantemente sull'intero reticolo idrografico di competenza: sono lavori programmati, spesso poco visibili rispetto alle grandi opere, ma essenziali per mantenere i corsi d'acqua in efficienza, prevenire situazioni di criticità e ridurre il rischio idraulico.


MARCHE

ATTIVATO PONTE

È attivo il ponte sul fosso Rigo, che fa parte della serie di interventi realizzati nell’ambito del più ampio programma di mitigazione del rischio idrogeologico nel bacino del fiume Aspio.
La cerimonia inaugurale, promossa da Regione e Consorzio di bonifica Marche (con sede a Pesaro), si è svolta con il tradizionale taglio del nastro presso la nuova opera, che è strategica per la sicurezza idraulica ed il ripristino della piena viabilità in una delle aree più delicate dal punto di vista idrogeologico tra i comuni di Castelfidardo ed Osimo. Erano presenti, tra gli altri, l’Assessore regionale Difesa Suolo e Protezione Civile, Tiziano Consoli ed il Presidente della Provincia di Ancona, Daniele Carnevali.
L’infrastruttura è stata realizzata, grazie a un finanziamento P.N.R.R. (Piano Nazionale Ripresa Resilienza) del valore complessivo di circa un milione e seicentomila euro. A questo si aggiunge un contributo regionale destinato alla realizzazione delle rampe di collegamento.
L’obiettivo primo e condiviso scavalca finalmente la cultura dell’emergenza per abbracciare quella della prevenzione e dar vita ad una vera e propria resilienza idrogeologica: consapevoli delle criticità del territorio, ma sempre più pronti ad affrontarle”.


TOSCANA

RISCOPERTI STORICI LAVATOI

Un progetto di recupero e valorizzazione, nato dalla collaborazione tra associazioni e realtà del territorio, per restituire alla cittadinanza uno spazio di valore storico, culturale e identitario: il Consorzio di bonifica 5 Toscana Costa (con sede a Venturina Terme, in provincia di Livorno) ha partecipato ad “Antignano in Festa 2026”, divulgando il valore della manutenzione del territorio, della sicurezza idraulica e della conservazione della memoria storica locale.
 Tra i momenti significativi della manifestazione è spiccata infatti la passeggiata nella storia di Antignano e che ha  condotto i partecipanti fino alla Fonte Vecchia ed agli storici lavatoi, ripuliti e valorizzati proprio dall’ente consortile. L’iniziativa si è inserita in un più ampio percorso di attenzione verso il reticolo idraulico e i corsi d’acqua, che attraversano il quartiere livornese. In questo contesto, l’ente consorziale prosegue la propria attività di manutenzione sul fosso della Banditella, che nasce a monte dell’abitato di Montenero, a circa 250 metri sul livello del mare, attraversa Antignano e raggiunge il mare alla spiaggia del Sale, sviluppandosi per circa tremilaseicento metri.
L'intervento programmato ha l'obbiettivo di mantenere il corso d'acqua in condizioni di piena efficienza e sicurezza, contribuendo alla riduzione del rischio idraulico nelle aree urbanizzate attraversate dal fosso.
La presenza del “Toscana Costa” ad “Antignano in Festa” ha voluto sottolineare come la tutela del territorio non riguardi soltanto gli aspetti tecnici, legati alla sicurezza idraulica, ma anche la valorizzazione dei luoghi, che raccontano la storia delle comunità.

 
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SETTIMANALE DELL´ASSOCIAZIONE NAZIONALE CONSORZI DI GESTIONE E TUTELA TERRITORIO E ACQUE IRRIGUE
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