L’ITALIA CHE NON CI PIACE
EMERGENZA PFAS: CHI INQUINA NON PAGA MA A FARLO È COMUNQUE IL TERRITORIO
VINCENZI: “IL CONSORZIO DI BONIFICA A TUTELA DEL TERRITORIO E DELLE COMUNITA’ LOCALI”
Nel Veneto, un’opera strategica, definita il “prototipo dell’irrigazione del futuro”, rischia di arenarsi ad un passo dal traguardo per una questione di equità e risorse; il Consorzio di bonifica Adige Euganeo ( con sede ad Este, nel Padovano) esprime infatti forte preoccupazione per la carenza finanziaria di circa 5 milioni di euro necessari a coprire i costi imprevisti della vitale infrastruttura sotterranea, nata per rispondere ad una delle più gravi emergenze ambientali nazionali: la contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) del fiume Fratta/Gorzone, causata negli anni da scarichi industriali soprattutto dalla vicentina valle del Chiampo ai danni delle comunità e dell’agricoltura a valle.
Per questo, l’ente consortile ha approvato una delibera chiarissima: il mondo agricolo ed i cittadini del comprensorio non sborseranno un euro in più per il completamento della condotta idrica PFAS-Free, un progetto da oltre quarantaquattro milioni di euro, destinato a migliorare la qualità delle acque irrigue tra le province di Verona e Padova.
“Appare profondamente ingiusto che il costo residuo per completare un'opera di interesse generale sia posto a carico dei consorziati; caricare su di loro i costi di un’infrastruttura violerebbe qualsiasi principio di equità” ha affermato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI (Associazione Nazionale Consorzi Gestione Tutela Territorio ed Acque Irrigue).
L’ente consorziale evidenza che parte dei 92.000 contribuenti ed i 200.000 cittadini residenti nel territorio hanno per anni subito gli effetti sanitari, sociali ed economici dell'inquinamento.
L'opera è imponente: una condotta sotterranea, che porterà acqua pulita dal fiume Adige attraverso il canale L.E.B. – Lessinio Euganeo Berico ai distretti irrigui di Guà, Monastero e Fratta, salvaguardando oltre cinquemila ettari di campagne con circa quindicimila residenti e duemila imprese agricole, tra cui quelle delle eccellenze vitivinicole della D.O.C. Merlara. I cantieri, partiti ad aprile 2022, hanno dovuto superare una vera e propria corsa ad ostacoli: i rincari della guerra russo-ucraina, poiché l'innalzamento dei costi dei materiali aveva inizialmente creato un “buco” da 9 milioni, poi ridotto a 2.500.000 euro, accorciando il tracciato originale ed attingendo al Decreto Aiuti; quindi, l'imprevisto geologico della sabbia, poiché nel 2023 si è scoperto che la terra di scavo originaria non era idonea al riempimento della trincea, giacché rischiava di deformare il "tubone" ed è stato quindi necessario acquistare sabbia di cava; infine, gli eventi meteo estremi del 2024, che hanno flagellato i cantieri, creando ulteriori extracosti.
Nonostante tutto, l'opera è oggi in avanzata fase di realizzazione, con un livello d’esecuzione superiore al 70% dell'importo contrattuale e con gran parte delle principali lavorazioni già completate; a pieno regime immetterà fino a 2.500 litri al secondo d’acqua d'alta qualità a bassa pressione, azzerando le dispersioni idriche e permettendo prodotti irrigati con acque certificabili. I presupposti per finire ci sono tutti, mancano i dettagli economici; per questo, l’ “Adige Euganeo” ha trasmesso il proprio documento ai vertici di Regione Veneto, Ministeri competenti, parlamentari del territorio.
“Lasciare l'opera incompiuta significherebbe sprecare gli oltre quarantaquattro milioni di euro pubblici già spesi: un paradosso inaccettabile soprattutto di fronte alla tutela della salute pubblica ed alla crescente necessità di efficientare l’utilizzo delle risorse idriche” ha concluso Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI.

DELEGAZIONE TAIWAN OSPITE IN SEDE ANBI
Una delegazione istituzionale di Taiwan è stata ospite nella sede ANBI, a Roma, per approfondire le pratiche e le tecnologie legate al riuso, in agricoltura, delle acque reflue depurate, tema di crescente rilevanza strategica per la sicurezza idrica globale. L'incontro ha rappresentato un'importante occasione di confronto tra due realtà, che condividono la sfida della gestione sostenibile delle risorse idriche in contesti di cambiamento climatico.
Nel corso del confronto sono stati illustrati i modelli italiani di trattamento e riutilizzo delle acque reflue a scopo irriguo con particolare attenzione alle normative europee di riferimento, alle infrastrutture consortili ed alle buone pratiche, già operative sul territorio nazionale per garantire la massima qualità dell’acqua.
La delegazione taiwanese ha mostrato vivo interesse per le soluzioni tecniche adottate e l’attenzione per la salute, nonché la sicurezza degli agricoltori e dei cittadini, chiedendo di approfondire i protocolli di monitoraggio qualitativo ed i sistemi di “governance” integrata.
Le parti hanno concordato di proseguire il dialogo tecnico e di valutare possibili forme di collaborazione bilaterale, in linea con gli obbiettivi del Regolamento Europeo 2020/741 sul riutilizzo delle acque a fini agricoli e con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.
OSSERVATORIO ANBI RISORSE IDRICHE
SONO PAGINE DI UN LIBRO GIA’ SCRITTO: ITALIA ALLA MERCE’ DEGLI EVENTI METEO
VINCENZI: “IL SUSSEGUIRSI DI CRISI E’ LA NUOVA NORMALITA’ CUI PURTROPPO CI STIAMO RASSEGNANDO”
Come ampiamente prevedibile, ma difficilmente percepito dall’opinione pubblica, terreni inariditi e grande caldo espongono i territori ad un alto rischio idrogeologico: così, al primo cedimento dell’alta pressione, ecco che una violenta tempesta “V-shaped” (schema nuvoloso a forma di V) si è abbattuta sulle regioni settentrionali, attraversando il bacino del fiume Po fino a coinvolgere la fascia centro-nord della costa adriatica, producendo venti distruttivi da oltre cento chilometri all’ora, grandine grossa, allagamenti: a descrivere l’accaduto è il report settimanale Osservatorio ANBI Risorse Idriche.
Le conseguenze prodotte della caduta di un chicco di grandine, grosso come un’arancia del peso di oltre mezzo chilo ad una velocità superiore a km/h 170, si sono viste nei parabrezza sfondati delle automobili, nella devastazione di frutteti, campi e serre, nei danni agli immobili, negli accessi per ferite ai pronto soccorso. Così, mentre Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Marche, Toscana ed Abruzzo già stanno facendo i conti con i “downburst” (colonne d'aria fredda e densa che, precipitando da un temporale, generano raffiche di vento orizzontali, lineari e violentissime) seguenti alle prolungate ondate di calore, il resto dell’Italia e le isole maggiori sono ancora alle prese con caldo torrido ed umidità, che rendono la vita difficile ed incrementano i consumi elettrici, causando continui e diffusi “blackout”.
In Sardegna, dove si segnala la morte di centinaia di migliaia di api per soffocamento, nell’ormai esemplare Orani si sono raggiunti in questi giorni i 47,6° C (a Muravera 47,3°; 47° a San Vito e Uta; 46° a Osini), mentre in Sicilia sono stati rilevati 46,2° a Santa Croce di Camerina, 45,9° a Gela, 45,3° ad Enna, 44,5° a Mazara del Vallo; nell’isola, dove la temperatura del mare sta raggiungendo i trentadue gradi, si registrano anche decine di incendi, che finora hanno bruciato quasi 90 chilometri quadrati di territorio, costringendo a chiudere strade e ad evacuare centri abitati.
“La domanda è cosa accadrà, quando anche il mar Tirreno ed il Meridione saranno raggiunti dai venti freddi scandinavi - si è chiesto preoccupato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI - Il susseguirsi di crisi è la nuova normalità, cui purtroppo ci stiamo rassegnando.”
Al netto delle possibili variazioni conseguenti ad improvvisi eventi, i grandi laghi del Nord, fatta eccezione per il Benaco seppur sotto media, sono sempre più in crisi: il Verbano ha un livello idrometrico inferiore al siccitosissimo 2022 e punta al minimo storico (fonte: Enti regolatori dei grandi laghi).
In Valle d’Aosta si riduce ulteriormente la portata della Dora Baltea, cui attualmente mancano il 40% dei flussi che normalmente la caratterizzano in questo periodo; decrescenti sono anche i livelli del torrente Lys.
Sono negative anche le “performances” settimanali dei fiumi in Piemonte: la portata del Tanaro è un decimo del consueto, mentre per Stura di Lanzo e Toce i flussi sono dimezzati.
In Lombardia, le riserve idriche sono del 43,4% sotto la media (fonte: ARPA Lombardia).
Il Veneto, flagellato da nubifragi e grandine, ha registrato incrementi nelle portate dei fiumi Adige, che resta però abbondantemente sotto media mensile, Brenta e Piave.
L’Emilia-Romagna, da anni vittima di eventi estremi, continua a subire, più di altri territori, gli effetti nefasti della crisi climatica: le portate dei bacini fluviali orientali (Savio e Reno) sono sotto i valori minimi storici, ma proprio la costa romagnola, in particolare il Ferrarese, è stata quella maggiormente colpita da tempeste con grandine grossa, allagamenti e raffiche di vento forte.
Nubifragi e grandine hanno accresciuto le portate del Po nel tratto lombardo-emiliano: a Pontelagoscuro i flussi sono tornati a superare i 400 metri cubi al secondo (fonte: ARPAE).
In Liguria sono stabili i livelli dei fiumi Entella e Vara.
In Toscana si segnalano flussi in aumento per il fiume Serchio, mentre ancora decrescenti sono i livelli idrometrici di Arno (a Pontedera, -45% sulla media) ed Ombrone, i cui flussi continuano ad essere inferiori al Deflusso Minimo Vitale.
Anche nelle Marche il maltempo ha colpito duro con grandi chicchi di grandine ed allagamenti; la violenza delle precipitazioni è testimoniata dai valori registrati dai pluviometri: a Fiumesino, Svarchi, Loreto, ecc., in una trentina di minuti sono caduti fino a 35 millimetri di pioggia. Finora si registrano decrescenti livelli idrometrici nei fiumi ed erogazioni a pieno regime dagli invasi (-1.400.000 metri cubi d’acqua ca, in 7 giorni).
In Umbria, il livello del lago Trasimeno ha toccato -m. 1,87 a Polvese (fonte: Centro Funzionale Regionale-Protezione Civile); a Monte del Lago l’altezza è ben 60 centimetri sotto al limite minimo vitale (-m. 1,20) e mancano solo 5 centimetri per raggiungere il record negativo del recente sessantennio (a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, il livello ristagnò sotto i due metri). Questa settimana sono invece stabili le portate dei fiumi.
Nel Lazio, i livelli dei 2 laghi dei Castelli Romani (Albano e Nemi) continuano ad abbassarsi ed in 7 giorni hanno perso ulteriori 4 centimetri; a superarli, però, è stato il lago di Vico, nel Viterbese, la cui altezza idrometrica è scesa di cm. 5 (fonte: AUBAC). Una curiosità sulla “tropicalizzazione” della Capitale: negli scorsi 2 mesi, a Roma (stazione di rilevamento della Regione Lazio “Macao”), solo per 9 giorni, concentrati nella prima metà di giugno, la temperatura massima è stata sotto i 30° e solamente per 19 notti la colonnina di mercurio è scesa sotto i 20 gradi; i giorni con temperature massime torride (superiori a 35°) sono stati finora 25 e di questi, 10 hanno superato i 37°!!
In Campania aumentano i flussi in alveo dei fiumi Volturno e Sele, mentre una sostanziale invarianza viene registrata dal Garigliano.
Nella Basilicata, in una settimana, si registrano oltre dieci milioni di metri cubi d’acqua in meno nei principali serbatoi, che comunque trattengono ancora il 72% dei volumi di riempimento autorizzati.
In Puglia, tra rilasci ed evapotraspirazione, i volumi idrici trattenuti dalle dighe della Capitanata si sono ridotti di circa quindici milioni di metri cubi, ma le riserve residue dovrebbero soddisfare il fabbisogno irriguo e potabile fino al termine della stagione estiva.
“Sono proprio questi dati, figli della lungimiranza ai tempi della Cassa per il Mezzogiorno, ad evidenziare la necessità di realizzare nuovi bacini anche al Nord del Paese per trattenere acqua sul territorio da utilizzare nei ricorrenti momenti di bisogno – ha concluso Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI - Al Governo chiediamo di dare concretezza operativa al Piano Invasi Multifunzionali, proposto con Coldiretti e di cui molti progetti sono previsti anche nel Piano Idrico Nazionale. Di fronte alla crisi climatica, i territori necessitano di urgenti risposte vere.”
IN TOSCANA MA NON SOLO: CON IL GRANDE CALDO PROLIFERANO LE ALGHE CHE SOFFOCANO GLI ECOSISTEMI
L’estate è sempre più un periodo complesso per la fauna ittica, che popola i corsi d’acqua interni: le ondate di caldo intenso mettono a rischio la sopravvivenza della fauna ittica soprattutto nei fossi, in cui l’acqua è più bassa e stagnante.
“Ancora una volta la Toscana è un’ area test nel contrasto alle erbe infestanti, aumentate con la globalizzazione della crisi climatica. Grazie alla biodiversità dei territori, qui proliferano specie autoctone ed alloctone, capaci di alterare profondamente gli ecosistemi” indica Francesco Vincenzi, Presidente ANBI.
La più recente segnalazione arriva da Talamone, nel Grossetano, dove scorre il canale allacciante Principale di Acque Basse, che svolge un’importante funzione di regimazione nel delicato equilibrio idraulico della zona.
Qui, lungo i circa tre chilometri d’alveo, il Consorzio di bonifica Toscana Sud (con sede a Grosseto) è costretto ad effettuare, da 10 anni a questa parte, la rimozione di un’alga particolarmente aggressiva, in Maremma ribattezzata “veglio”. Si tratta dell’alga verde “Cladophora vagabunda”, che durante la primavera e l'estate cresce in maniera rapida sul fondo; con l’aumentare delle temperature e dell’esposizione solare, le bolle d’ossigeno prodotte dalla fotosintesi rimangono intrappolate tra i suoi fitti filamenti. Questo processo fa sì che l’alga si stacchi dal fondo per galleggiare, formando estesi e spessi tappeti sulla superficie dell’acqua. Se non controllata con periodici interventi meccanici, la biomassa finisce per coprire l’intera superficie del corso d’acqua, bloccando lo scambio d’ossigeno e rendendo l’ambiente asfittico per la fauna ittica.
“In anni recenti, questo tipo di interventi si è moltiplicato, salvaguardando ecosistemi, che altrimenti rischierebbero di morire – evidenzia Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI - Si affiancano alla cosiddetta manutenzione gentile, che abbina prevenzione idrogeologica e rispetto dei bioritmi della natura.”
“L’attenzione che riserviamo all’ambiente è una guida chiara per le attività, che giornalmente eseguiamo nel nostro comprensorio – conclude Federico Vanni, il Presidente del Consorzio di bonifica Toscana Sud – In aree come queste, belle e fragili, la natura è quotidianamente minacciata dalle conseguenze della crisi climatica.”
VENETO
SICCITA’ FATTO IL PUNTO SU STAGIONE IRRIGUA
Le precipitazioni di questi giorni stanno apportando un parziale e temporaneo sollievo alle campagne venete, duramente provate da una prolungata fase di scarsità idrica.
La situazione rimane comunque difficile, con i Consorzi di bonifica, che continuano a prestare la massima attenzione alla gestione della poca acqua, che scorre nella rete irrigua. In occasione dell'Assemblea ANBI Veneto, gli enti consortili hanno riunito le Organizzazioni Professionali Agricole della regione (Coldiretti, Confagricoltura, Cia) per analizzare l'andamento e fare il punto sulla situazione idrica in corso.
Dall'esame emerge con evidenza la tenuta dei territori, nei quali i finanziamenti pubblici hanno consentito di realizzare opere strutturali: impianti irrigui a pressione, manufatti di regolazione, invasi oltre al rifacimento di canali e condotte. Sebbene sia prematuro tracciare un bilancio economico definitivo della stagione colturale ancora in corso, si riscontra già un sensibile incremento dei costi energetici, sostenuti per le operazioni di irrigazione di soccorso.
Al fine di garantire la continuità produttiva e preservare l'equilibrio ambientale, molti enti consorziali hanno attuato turnazioni straordinarie nell'erogazione dell'acqua, affiancate da rigorosi controlli sul rispetto degli orari e dei volumi assegnati. La riunione di Venezia ha ribadito la solidità della collaborazione tra i Consorzi di bonifica e le rappresentanze agricole regionali; tale intesa istituzionale prosegue nei contesti tecnici, dedicati al Deflusso Ecologico ed al contenimento della fauna selvatica con particolare riferimento all'impatto delle nutrie sulle opere idrauliche.”
EMILIA ROMAGNA
AUTORIZZATA DEROGA A PRELIEVO IN TARO ED ENZA
Il Consorzio di bonifica Parmense (con sede nella “città ducale”) ha ottenuto la deroga, che consentirà di continuare a garantire l’acqua al comparto agricolo, sotteso al bacino del fiume Taro dove, a causa dell’aggiornamento di Arpae (Agenzia regionale protezione ambientale Emilia Romagna), relativo allo stato idrologico dei corsi d’acqua in regione ed alla regolazione dei prelievi, le concessioni di prelievo avevano subito lo stop, dalla giornata di mercoledì 15 luglio, alle derivazioni di Ramiola e Borgonovo per garantire il rispetto del Deflusso Minimo Vitale (DMV).
In previsione, infatti, della concreta possibilità di un’interruzione forzata, l’ente consortile, già da tempo, aveva ufficialmente avanzato alla Regione Emilia-Romagna la richiesta di concessione di una deroga in casi critici che, se accettata, avrebbe consentito all’ente consorziale di proseguire nell’approvvigionamento dell’acqua alle colture dell’areale agricolo.
Nella sede consortile della Casa dell’Acqua, i vertici dell’ente consorziale hanno incontrato i rappresentanti delle associazioni agricole locali per illustrare l’azione nel comprensorio, al fine di andare incontro, per quanto possibile, alle priorità colturali, che riguardano soprattutto pomodori, mais e, in seconda battuta, le coltivazioni ad erba medica più resilienti. Particolare apprezzamento è stato manifestato per il servizio di pre-irrigazione, realizzato preventivamente nei mesi scorsi per mitigare i potenziali effetti della siccità, grazie ad una pianificazione più celere e mirata.
A fronte del contesto, che si andava delineando, la “Bonifica Parmense” non è rimasta inerte ad attendere l’autorizzazione al prelievo in deroga, ma ha prontamente attivato una soluzione alternativa, finalizzata a garantire la disponibilità della risorsa idrica, necessaria all'irrigazione di circa duemila ettari di terreni coltivati, situati nel comprensorio a Sud della via Emilia, installando una pompa mobile in corrispondenza dei laghetti delle ex-cave di Medesano, individuati quale fonte alternativa di approvvigionamento idrico.
MARCHE
AMMODERNATI IMPIANTI IRRIGUI
Sono entrati in funzione i nuovi impianti a pressione sul ramo Sud Aso (ASO1) e quelli di Colli del Tronto, gestiti dal Consorzio di bonifica Marche (con sede a Pesaro): si tratta di circa cento ettari per ASO1 (dal comune di Moresco per raggiungere Monterubbiano e Petritoli, dove è già in esercizio la vasca di compenso in località Valmir) e di 220 ettari fra Ascoli Piceno, Colli del Tronto e Spinetoli per l’impianto di Colli del Tronto.
In un territorio da sempre a vocazione agricola e caratterizzato dalla presenza di numerosi vivai, nonché coltivazioni di frutta ed ortaggi, il passaggio dalle canalette all’irrigazione in pressione, consentirà di ottimizzare l’uso della risorsa idrica, evitandone la dispersione o l’evaporazione, permettendo anche di scegliere innovative tipologie d’irrigazione come quella a goccia.
FRIULI VENEZIA GIULIA
ACQUA MENO UTILIZZO, PIU’ EFFICIENZA
Un intervento strategico per il futuro dell’agricoltura friulana: è pienamente operativo il primo lotto del nuovo impianto irriguo in pressione, realizzato tra Basiliano e Lestizza, progettato dal Consorzio di bonifica Pianura Friulana (con sede ad Udine) e finanziato dal Ministero Infrastrutture Trasporti con 5 milioni di euro nell’ambito del Piano Nazionale degli interventi nel settore idrico.
L’opera ha trasformato un’area irrigata finora a scorrimento con consumi elevati e scarsa efficienza, introducendo un moderno sistema ad aspersione. La portata necessaria passerà, una volta completato tutto l’intervento a beneficio della superficie di 430 ettari, da 960 a circa 475 litri al secondo: un risultato rilevante in un contesto segnato da siccità ricorrenti e cambiamenti climatici.
Il cuore del nuovo impianto è la presa sul canale Rivolto; la stazione di sollevamento sarà dotata di 4 pompe da l/s 120 (3 già installate) ed una da l/s 20 per piccoli prelievi, affiancate da sistemi automatici di filtrazione e sgrigliatura per garantire continuità e sicurezza del servizio.
L’acqua viene distribuita tramite una rete di tubazioni interrate ad alta resistenza con punti di consegna, dedicati alle aziende agricole. Attualmente il sistema serve circa centosessanta ettari con potenzialità di estensione a 200 ettari. La configurazione progettuale consente però uno sviluppo futuro fino a 430 ettari, qualora vengano reperiti ulteriori finanziamenti.
L’impianto di Basagliapenta si configura come un modello di innovazione per l’intero territorio ed offre un servizio più affidabile alle aziende. L’ammodernamento delle reti di distribuzione irrigua consente, infatti, di perseguire molteplici finalità: una notevole riduzione delle dispersioni idriche ed un più oculato utilizzo della risorsa attraverso l’eliminazione di usi impropri.”
TOSCANA
OLTRE 230 CAMION PER RIPORTARE DUE CHILOMETRI DI ALVEI ALLA PIENA EFFICIENZA IDRAULICA
Oltre duecentotrenta camion di materiale: è questa l'immagine, che rende meglio l'entità dell'intervento appena concluso dal Consorzio di bonifica 2 Alto Valdarno (con sede ad Arezzo) in località Rigaiolo, nel comune di Sinalunga; circa tremilacinquecento metri cubi di sedimenti sono stati movimentati per restituire ai corsi d'acqua lo spazio necessario al corretto deflusso.
Le operazioni hanno interessato il torrente Galegno ed il fosso Maglione, lungo un tratto di circa due chilometri in una delle aree della Valdichiana, dove la scarsissima pendenza favorisce l'accumulo naturale di sedimenti. L'intervento ha previsto lo sfalcio della vegetazione erbacea e arbustiva, seguito dalla risagomatura dell'alveo e delle sponde.
La Valdichiana è un territorio unico dal punto di vista idraulico. La modestissima pendenza dei corsi d'acqua rallenta naturalmente la velocità dell'acqua, favorendo il deposito di sabbie, limi e altri materiali trasportati durante gli eventi meteorici.
Con il tempo, questi accumuli riducono la sezione utile degli alvei e possono compromettere la capacità di smaltire le piene. Per questo, la gestione dei sedimenti rappresenta una delle attività più specialistiche svolte dall’ente consortile. Prima di intervenire vengono effettuate valutazioni sulla dinamica del corso d'acqua per verificare che l'asportazione del materiale migliori realmente la sicurezza idraulica, senza alterare gli equilibri naturali.
I lavori sono stati illustrati nel corso di un incontro pubblico, organizzato dal Comune di Sinalunga e dall’ente consorziale per presentare anche il programma annuale degli interventi previsti sui corsi d'acqua nel territorio comunale.
EMILIA ROMAGNA
GARANTITI FUNZIONALITA’ IRRIGUA E CONSERVAZIONE ZONE UMIDE
Prosegue l'attività di rifunzionalizzazione delle opere di regolazione idraulica, danneggiate dalle alluvioni 2023 e 2024 nelle casse di accumulo del Consorzio di bonifica Renana a Campotto di Argenta.
Si è intervenuti sui manufatti idraulici, che regolano l'arrivo delle acque nelle zone di cassa Prato Levante, cassa Traversante, cassa Campotto e cassa Lugo; infatti, grazie al canale di bonifica Ghinghero ed alle chiaviche di connessione oggi ripristinate, si garantisce il mantenimento artificiale dei livelli idrici di questi ambiti igrofili, oggi tutelati dal Parco regionale del Delta del Po, contribuendo alla salvaguardia di importanti e rari habitat d'acqua dolce.
Pochi, infatti, sanno che solo grazie alla presenza del reticolo idraulico di bonifica, nonchè ad una ?costante ed oculata gestione delle acque irrigue che vi transitano, è possibile garantire la sopravvivenza delle zone umide protette. Infatti, in estati di caldo estremo e scarse precipitazioni come l’attuale, ?molte aree preziose per la biodiversità ambientale rischiano di scomparire.
La realizzazione di questi interventi, da parte della “Bonifica Renana” (con sede a Bologna), ha comportato un investimento di 300.000 euro, concessi dalla Struttura commissariale governativa per la ricostruzione post alluvione.
TOSCANA
APPROVATO BILANCIO D’ESERCIZIO
Approvato, dal Consorzio di bonifica 6 Toscana Sud (con sede a Grosseto), il bilancio d’esercizio 2025. Nel dettaglio, l’utile di esercizio si attesta ad oltre trentatremila mila euro e verrà destinato in parte a riserva ed in parte all’esecuzione di maggiori lavori sul territorio.
Il quadro dell’ente si completa con i dati relativi al personale, la cui dotazione organica rimane stabile a 107 dipendenti: 45 operai, 48 tecnici, 9 amministrativi, 2 legali, 2 dirigenti (uno tecnico ed uno amministrativo) e il direttore generale.
Tra gli impiegati si contano 19 donne, mentre sul fronte dell’aggiornamento professionale nel 2025 sono state erogate complessivamente 1.561 ore di formazione.
AGENDA
Il Presidente, Francesco Vincenzi ed il Direttore Generale ANBI, Massimo Gargano, interverranno nel pomeriggio di mercoledì 29 Luglio p.v. all’evento “Ripristino e sicurezza del territorio”, a conclusione dei lavori di ripristino arginale alla Traversa di Voltascirocco, realizzati dal Consorzio di 2° grado C.E.R. – Canale Emiliano Romagnolo (con sede a Bologna); l’appuntamento è presso l’opera idraulica in comune di Mandriole di Sant’Alberto (Ravenna). |