OSSERVATORIO ANBI RISORSE IDRICHE
NORD ITALIA SCHIACCIATO FRA SICCITA’ E TIMORI IDROGEOLOGICI MENTRE AL SUD SI VIVE UN’ESTATE IDRICAMENTE SERENA. ROMA CAPITALE TROPICALE
VINCENZI: “E’ L’ANALISI DEGLI EVENTI A DIRCI CHE BISOGNA INTERVENIRE CON URGENZA PER AUMENTARE LA RESILIENZA DELLE COMUNITA’”
Grandinate diffuse, raffiche di vento ed allagamenti: si preannuncia così il quadro meteo del fine settimana, quando un cedimento dell’alta pressione consentirà un flusso di correnti glaciali su quelle regioni alpine e sulla Pianura Padana, dove mai come in questo periodo è andata sviluppandosi un’enorme quantità di energia generata da temperature estreme ed umidità. Questo mix fra le correnti calde ascensionali e quelle glaciali potrebbe generare localizzati e violenti fenomeni atmosferici. Un pericolo ancor maggiore è rappresentato dalle acque marine, che nel Mediterraneo, così come in un’amplissima fascia dell’oceano, stanno “bollendo” (lungo le coste italiane si stanno raggiungendo picchi di 31° ed anomalie che, al largo di Sardegna e Corsica, arrivano a +6°!! Fonte: ECMWF): il mare è infatti un immagazzinatore di calore, che viene poi rilasciato in modo lento e graduale nel corso delle stagioni più fresche; queste temperature anomale rappresenteranno così un pericolo anche quando il fronte dell’alta pressione cederà definitivamente il passo ai venti freddi artici, rischiando di generare fenomeni meteorologici estremi (tornado, medicane, ecc. ) durante l’autunno. A livello globale, le temperature medie marine sono ormai stabilmente le più calde di sempre.
“Di fronte alla crisi climatica, è indispensabile saper guardare avanti, efficientando la rete idraulica esistente ed attrezzando il territorio con infrastrutture, la cui esigenza è scritta dal divenire degli eventi. Alla politica chiediamo di creare le condizioni per avviare concretamente interventi indispensabili come quelli previsti dal Piano Invasi Multifunzionali ANBI-Coldiretti, capaci di aumentare la resilienza delle comunità, rispondendo alle crescenti necessità, che gravano sulla risorsa acqua a partire da quelle per l’agricoltura, che produce cibo” ha ricordato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI (Associazione Nazionale Consorzi Gestione Tutela Territorio ed Acque Irrigue).
Zero termico prossimo ai cinquemila metri sulle Alpi, anomalie termiche positive che perdurano dalla terza decade di Maggio e temperature massime, superiori ai 40° su Sicilia e Sardegna, ma anche su città del Nord Italia, dove i principali corpi idrici sono in forte sofferenza idrica: è questa la “fotografia” di un’altra estate da record, così come da primato sono le piogge, cadute sulle regioni del Sud da inizio anno alla scorsa primavera, confermando l’ Italia, “hotspot” della crisi climatica. Secondo le analisi del Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti Climatici (C.M.C.C.), a Roma le notti tropicali, che rappresentano uno degli indicatori più rilevanti per comprendere l’impatto del caldo sulla vita quotidiana e sulla salute, sono state ben 101 nel 2025 a fronte di una media di 76 nel periodo 1991-2020 (+33%); ciò significa che circa il 28% delle nottate nell’anno (quindi non solo estive) hanno avuto temperature oltre i 20° anche di notte, limitando la possibilità di recupero fisiologico dopo giornate molto calde (oltre un mese di temperature estreme).
“Questi dati dimostrano che la stagione calda si amplia ormai ben oltre i 3 mesi estivi e che la salute dei cittadini è messa alla prova da temperature estreme sia di giorno che di notte: in alcuni quartieri si raggiungono i 60° al suolo” ha commentato Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI.
Al Nord, da un mese la portata del fiume Po ristagna al di sotto dei valori minimi, utili al contrasto dell’intrusione salina: ora -39% rispetto alla soglia dei 450 metri cubi al secondo. L’Adige, secondo fiume più importante d’Italia, in una settimana ha più che dimezzato (-55% ca.) il proprio flusso idrico, favorendo anche qui l’avanzare dell’ingressione salina: quasi alla foce veneta, a Boara Pisani, si registrano mc/s 51,25, cioè circa mc/s 29 in meno della portata utile al funzionamento delle barriere antisale. Il riempimento del lago Maggiore è sceso al 19,5% con un livello idrometrico abbondantemente inferiore al 2022, anno della grande sete del Nord: sono ben 1860 i milioni di metri cubi d’acqua in meno, rispetto alla media, affluiti nell’invaso da inizio anno (fonte: Enti Regolatori dei Grandi Laghi).
Restando sui “grandi laghi”, tutti largamente sotto media, è preoccupante anche la condizione di Lario e Sebino, con il livello del primo, che registra circa un metro meno del consueto; meno grave è la situazione del bacino del Garda.
In Valle d’Aosta, dopo un mese di Giugno siccitoso (solo mm.16 di pioggia sul capoluogo di regione contro i mm.52, che cadono normalmente nel mese), anche la prima metà di Luglio è risultata particolarmente secca (stazione Issime-Capoluogo: mm. 5,2). A ciò si accompagnano temperature eccezionali: a Valtournenche-Grandes Murailles (m. 2566 s.l.m.) è da almeno un mese che il termometro non scende sotto i 6° (fonte: Centro Funzionale Regione Autonoma Valle d’Aosta)! Per quanto riguarda i corsi d’acqua, la portata della Dora Baltea è stabilmente sotto media.
Anche in Piemonte sono scarsi i flussi fluviali: Tanaro, -83%; Toce, -48%; Stura di Lanzo, -44%.
In Lombardia, le riserve idriche sono più scarse del 40%, a causa soprattutto della scarsissima neve autunno-vernina, che sarebbe stata un fondamentale apporto per i “grandi laghi”, che vanno svuotandosi velocemente.
In Liguria sono stabili i livelli idrometrici dei fiumi Entella ed Argentina.
In Veneto, oltre all’Adige, sono in grave crisi i fiumi Bacchiglione (manca oltre il 60% della portata) e Livenza (-49%).
In Emilia-Romagna, i fiumi appenninici sono in sofferenza; particolarmente preoccupante è la condizione del Savio, che registra portate inferiori ai minimi storici.
In Toscana, i flussi nel fiume Arno sono il 39% più scarsi della media, mentre quelli dell’Ombrone continuano ad essere inferiori al Deflusso Minimo Vitale.
Decrescenti sono anche le altezze idrometriche dei fiumi nelle Marche e principalmente del Tronto. I bacini artificiali trattengono ancora oltre qurantasette milioni di metri cubi d’acqua.
In Umbria, a Polvese, il livello del lago Trasimeno è sceso a -m. 1,82, quando in questo periodo dovrebbe attestarsi a -m. 0,66; a registrare invece un leggero incremento è la portata del fiume Topino.
Nel Lazio, i laghi dei Castelli Romani (Albano e Nemi) vedono i livelli abbassarsi di 3 centimetri.
In Campania, sono decrescenti le altezze idrometriche dei fiumi Volturno e Sele, mentre il Garigliano è in ripresa.
Con le temperature in crescita, anche al Sud aumentano le erogazioni idriche, nonché l’evapotraspirazione.
In Basilicata, circa dieci milioni di metri cubi d’acqua fuoriescono settimanalmente dai principali invasi: ne restano ancora a disposizione dei lucani (e non solo) oltre trecentotredici milioni (mln. mc. 128,76 in più del 2025!).
Anche in Puglia, per via del caldo torrido e dell’assenza di pioggia, ogni settimana vanno riducendosi i volumi idrici, stoccati nei serbatoi (questa settimana quasi quattordici milioni e mezzo di metri cubi in meno): mln. mc. 210,45 è “l’oro blu” ancora a disposizione nella Capitanata.
In Sicilia, le dighe trattengono ancora oltre cinquecento milioni di metri cubi d’acqua, vale a dire il 65% in più rispetto al 2025. Ciò dovrebbe garantire sicurezza idrica, nonostante Giugno sia stato estremamente arido sull’isola dove, su quasi tutto il territorio regionale, non è caduta nemmeno una goccia d’acqua; all’inizio di questo mese, invece, ci sono stati un paio di giorni piovosi, con cumulate anche superiori a trenta millimetri.
In Sardegna, infine, i volumi idrici immagazzinati nei bacini si sono ridotti di mln. mc. 112,6 in un mese, ma l’isola può contare, verso il periodo di altissima stagione turistica, ancora su mln. mc.1504,90 d’acqua stoccata, pari a 81,44% dei volumi autorizzati e 45% in più del 2025: sarà un’estate caldissima, ma più serena rispetto agli anni scorsi.
GRANDE CALDO: ITALIA PRIMA IN EUROPA PER NUMERO DECESSI CHE POTRANNO RADDOPPIARE ENTRO IL 2040
VINCENZI: “LA RESILIENZA DEI TERRITORI NON PUO’ PRESCINDERE DA VALORIZZAZIONE AREE INTERNE E STOP A CEMENTIFICAZIONE”
Se il bacino mediterraneo è l’ “hotspot” della crisi climatica, l’Italia è il Paese con il maggior numero di decessi collegabili al caldo estremo (circa diecimila all’anno; fonte: Joint Research Centre UE): a ricordarlo, in occasione della Giornata europea per le vittime della crisi climatica globale, è stata l’ANBI, indicando anche che il tasso di mortalità quantomeno raddoppierà entro il 2040 a fronte di un incremento medio di 3 gradi nella temperatura (fonte: Radarmeteo/Hypermeteo).
“Tale dato assume ulteriore significato, se consideriamo l’esposizione agli eventi meteorologici estremi, cresciuta nel recente trentennio sia in termini economici che in perdite di vite umane: secondo il Climate Risk Index di Germanwatch, Francia ed Italia sono davanti agli U.S.A., nonostante i tifoni e le disastrose alluvioni, che caratterizzano quel Paese” ha evidenziato Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI.
Analizzando i dati, si evidenzia la letalità degli eventi, che colpiscono l’Italia, perché le ondate di calore estremo come quelle, che sono annunciate, incidono su un territorio con un’alta densità abitativa e la cui morfologia è complessa, avendo solo il 23% di pianura, dove vivono circa 47 milioni di persone.
“Questo dato conferma l’urgenza di bloccare l’esodo dalle aree interne, perché non solo accentua il rischio idrogeologico per la ridotta manutenzione delle zone a monte ma, aumentando la pressione antropica, incrementa il rischio lungo le coste. Per invertire la tendenza – ha indicato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI – bisogna mantenere i servizi essenziali anche nelle zone marginali, ad iniziare dalla disponibilità idrica: la realizzazione del Piano Invasi Multifunzionali può diventare volano di nuove opportunità occupazionali; noi ne calcoliamo almeno trentamila. C’è una seconda questione di fronte all’incremento delle temperature: si chiama cementificazione del territorio e Milano è tra le città europee con il più alto numero di decessi attribuibili al caldo eccessivo. Per onorare davvero la memoria di tali vittime sarebbe significativo riavviare l’iter procedurale per arrivare ad una legge contro l’eccessivo consumo di suolo, la cui prima proposta risale ormai a 13 anni fa ed oggi è dispersa nei meandri parlamentari. La resilienza alla crisi climatica non può prescindere dalla cultura del territorio, ma non c’è cultura in un Paese, dove si continuano ad abbandonare 10.000 metri quadrati all’ora.”

DIGITALIZZARE LA RETE IDRAULICA ITALIANA
NEL VERONESE RIQUALIFICATO CANALE IRRIGUO: ORA PENSA E PARLA
VINCENZI:“E’ UNA DELLE SCELTE STRATEGICHE PER ATTREZZARE IL PAESE ALLA CRISI CLIMATICA”
“Nostro obbiettivo dichiarato, grazie all’innovazione del Centro Ricerche Acqua Campus ed alla collaborazione con la società Almaviva, è rendere pensanti e parlanti i 231.000 chilometri della rete idraulica, gestita dai Consorzi di bonifica ed irrigazione. È un punto d’arrivo ambizioso, ma determinante per aumentare la resilienza dei territori all’estremizzazione degli eventi atmosferici; necessita di ingenti finanziamenti pluriennali, che saranno possibili tanto quanto crescerà la cultura dell’acqua e la società, ad iniziare da quella politica, sarà concretamente permeata dalla consapevolezza dei crescenti rischi derivanti dalla crisi climatica. Nell’attesa di non facili quanto urgenti scelte strategiche nazionali, continuiamo a realizzare localmente investimenti pubblici a servizio delle comunità.”
A dichiararlo è stato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI, rendendo noto che il Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta (con sede a San Bonifacio, nel Veronese) ha completato l’intervento di riqualificazione del canale Maestro, uno dei principali canali irrigui nel cuore della provincia di Verona tra i comuni di Zevio, Belfiore, Caldiero e San Bonifacio. L’opera è stata ricostruita per circa un terzo (km. 4,5) e dotata di misuratori ai punti di prelievo, abbinati a stazioni di rilevamento lungo la rete.
“Questo sistema – ha precisato Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI - consente di realizzare, per la prima volta, una completa mappa digitale dei consumi idrici nel bacino: un dato prezioso per la gestione futura della risorsa nella prospettiva di condizioni meteo sempre più irregolari.”
L’ente consortile ha realizzato i lavori, grazie a 8 milioni di euro stanziati dal Ministero Agricoltura Sovranità Alimentare Foreste nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (P.N.R.R.), rispondendo al “target” europeo di efficientamento degli utilizzi idrici in agricoltura entro il 2030. L’infrastruttura distribuisce risorsa, derivata dal fiume Antanello, su 3.150 ettari di campagna vocata ad agricoltura di grande qualità, tra cui i meleti della varietà del Melo Decio, presidio Slow Food; il territorio è coltivato anche a vigneti ed orticole.
VENETO
CRISI IDRICA IRRIGAZIONE TURNATA NEL VENEZIANO
È scattata, sul territorio gestito dal Consorzio di bonifica Acque Risorgive (con sede a Venezia Mestre), la turnazione irrigua d’emergenza. La decisione fa seguito all’Ordinanza, con cui il Presidente Regione Veneto, Alberto Stefani, ha dichiarato lo stato di crisi idrica nel territorio regionale a causa di una condizione di deficit idrico, generalizzato rispetto ai valori medi stagionali.
In questo contesto di grave carenza, l’ente consorziale ha predisposto una turnazione di distribuzione dell’acqua fra i sottobacini nonchè una turnazione su 3 settimane tra i bacini irrigui, prevedendo che solo una parte del territorio agricolo sia irrigabile. La turnazione è basata sulle dimensioni delle aree irrigue e sul fabbisogno delle colture come stimata sulla base delle informazioni elaborate da immagini satellitari aggiornate ogni 15 giorni e su previsioni ai 15 giorni successivi.
TOSCANA
L'ACQUA C'È, MA BISOGNA PORTARLA DOVE SERVE
L'acqua in Alto Valdarno non manca; a mancare, ancora oggi, sono le infrastrutture necessarie per distribuirla alle aziende agricole, che ne hanno bisogno: è questo il paradosso, da cui è partito il confronto tra il Consorzio di bonifica 2 Alto Valdarno (con sede ad Arezzo) e le Organizzazioni Professionali Agricole delle province aretina e senese per fare il punto sulle prospettive dell'irrigazione in un territorio sempre più esposto agli effetti dei cambiamenti climatici ed ancora poco servito dalle reti.
Siccità prolungate, piogge concentrate in pochi eventi estremi e temperature in costante aumento stanno cambiando il modo di gestire la risorsa idrica: se fino a ieri, la priorità era soprattutto difendere il territorio dal rischio idraulico, oggi diventa altrettanto strategico garantire acqua all'agricoltura, aumentando la resilienza delle imprese e la competitività del sistema produttivo. Su questo fronte, l’ente consortile ha dimostrato di saper costruire un modello organizzativo efficace nella manutenzione dei corsi d'acqua e nella prevenzione del rischio idraulico, rivendicando ora un ruolo analogo e strategico nel campo dell’irrigazione, la vera sfida del futuro.
Tra l’altro, il comprensorio può contare su uno dei bacini più importanti dell'Italia Centrale: l'invaso di Montedoglio, realizzato per sostenere lo sviluppo dell'agricoltura ma dove, a distanza di anni, la rete di distribuzione è ancora incompleta e solo una parte dell'acqua disponibile raggiunge effettivamente le aziende agricole. L’ente consorziale ha lavorato con determinazione per reperire le risorse necessarie alla realizzazione di 2 interventi strategici per il territorio: il Distretto Irriguo 8 (finanziato con risorse regionali del Programma di Sviluppo Rurale) ed il primo lotto del Distretto Irriguo 23, al servizio delle aziende agricole del comune di Foiano della Chiana (realizzato, grazie a finanziamenti ministeriali ed entrato in funzione nelle scorse settimane). Quest'ultimo rappresenta il primo tassello di un progetto ben più ampio, destinato ad estendere la rete irrigua a servizio dell'intera area: per completarlo sarà necessario un ulteriore investimento di circa quaranta milioni di euro, che l’ “Alto Valdarno” punta ad ottenere attraverso la firma del DPCM (Decreto Presidenza Consiglio Ministri) predisposto dal Commissario Straordinario nazionale per la Crisi Idrica e nel quale l'opera è stata inserita tra gli interventi strategici di interesse nazionale.
Parallelamente prosegue anche il percorso di un secondo progetto strategico, del valore di circa trentanove milioni di euro, per la realizzazione del distretto irriguo 38-39 nel comune di Montepulciano, già validato sotto il profilo tecnico ed inserito nella programmazione nazionale delle opere prioritarie del settore idrico.
Le esigenze del territorio, tuttavia, vanno ben oltre questi interventi; il confronto ha confermato la necessità di proseguire con decisione nello sviluppo delle infrastrutture idrauliche del territorio: dall'ampliamento dei distretti irrigui già esistenti in Valdichiana alla realizzazione di nuove reti di distribuzione verso aree oggi ancora prive del servizio, fino al potenziamento del sistema irriguo della Valtiberina ed all'efficientamento della gestione dell'irrigazione in tutto il comprensorio.
Ente consortile ed O.P.A. hanno inoltre condiviso la necessità di promuovere una nuova cultura dell'acqua, fondata su programmazione, pianificazione degli investimenti, capacità di affrontare gli effetti del cambiamento climatico con strumenti ed infrastrutture adeguati, senza generare conflitti tra i vari usi. Con questo obbiettivo, ente consorziale ed Organizzazioni Professionali Agricole sostengono il percorso di lavoro condiviso per analizzare le criticità ed i fabbisogni del territorio, definire le priorità di intervento e contribuire alla costruzione del futuro strumento di programmazione, che Regione Toscana vuole adottare per sviluppare l’irrigazione collettiva e la gestione dell’acqua in agricoltura.
EMILIA ROMAGNA
CONSOLIDATO ARGINE
In 60 giorni lavorativi è stato terminato l'intervento per la messa in sicurezza di un tratto fragile dell'argine del torrente Savena Abbandonato, che recapita le acque meteoriche dell'area urbana bolognese nel fiume Reno. Infatti, l’intero carico della pioggia ricadente sul suolo della città capoluogo scarica nel Reno ed arriva al mare attraverso il nodo idraulico artificiale di Gandazzolo.
A Bentivoglio anche le acque bolognesi, scolanti nel Navile, vengono fatte confluire nel Savena Abbandonato attraverso il canale Diversivo, realizzato dal Consorzio di bonifica Renana (con sede a Bologna) 110 anni fa. Le arginature del torrente Savena Abbandonato, in occasione dei fenomeni di piena alluvionale 2019 e 2023, sono state oggetto di importanti infiltrazioni con conseguente allagamento dei suoli confinanti sulla destra idraulica.
Grazie all'accordo ed al coordinamento con Regione Emilia Romagna, si è progettato e realizzato un consolidamento arginale di 200 metri a Sud della travata Melara. Per realizzare questo lavoro, l’ente consortile ha investito 300.000 euro, resi disponibili dalla Struttura Commissariale Governativa per la Ricostruzione Post Alluvione.
TOSCANA
SCOLMATORI DI ASCIANO: IL QUADRO DEGLI INTERVENTI
Il piano per la difesa idraulica del centro abitato di Asciano compie un nuovo passo avanti: è stato infatti approvato il progetto esecutivo per la realizzazione del secondo scolmatore, quello sul borro Bestina. Il via libera è arrivato a seguito del rilascio, da parte di Rete Ferroviaria Italiana, dell’autorizzazione in deroga per l’esecuzione delle opere nella fascia di rispetto ferroviaria.
Il Consorzio di bonifica 6 Toscana Sud (con sede a Grosseto) ha avviato le procedure di gara per l’affidamento dei lavori; la stipula del contratto e la consegna del cantiere sono programmate entro la prima metà del mese di novembre. L’infrastruttura sul borro Bestina, che è la principale fra quelle da realizzare, consentirà di alleggerire le portate di piene duecentennali verso il centro abitato, convogliandole sul borro Balloccio, tributario del borro La Copra. Novità riguardano anche il terzo intervento del sistema: lo scolmatore del borro Bestinino.
Ad inizio Luglio sono stati eseguiti 7 saggi archeologici preventivi lungo il primo tratto del tracciato, prescritti dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto ed Arezzo. Il progetto esecutivo del Bestinino è suddiviso in 2 stralci per esigenze di finanziamento e sarà completato una volta ottenuta l’approvazione da parte della Soprintendenza, prevista entro Agosto.
L’opera devierà oltre dieci metri cubi al secondo verso il borro di Poggio Greppoli, affluente del fiume Ombrone.
Proseguono anche i lavori per lo scolmatore del borro della Rabatta, al podere Balloccio: è stato ultimato il primo tratto ed è stato avviato il secondo dopo la consegna avvenuta a fine Maggio; la fine dei lavori sul borro della Rabatta è stimata per la metà di Ottobre; la nuova infrastruttura idraulica ridurrà la portata verso il centro abitato di circa cinque metri cubi al secondo, scaricandola sul borro Balloccio, operando in combinazione con le opere del Bestina e del Bestinino. Il finanziamento complessivo dei 3 lotti ammonta a circa due milioni di euro.
EMILIA ROMAGNA
INVASO IN VAL D’ENZA: NOMINATA COMMISSIONE TECNICA GARA
Il Consorzio di bonifica Parmense (con sede nella “città del Teatro Regio”) ha comunicato che il primo “step” dell’iter procedurale del Progetto di Fattibilità Tecnico Economica per l’invaso in Val d’Enza sta procedendo, grazie alle risorse messe a disposizione dal Ministero Infrastrutture Trasporti nel 2022 attraverso il Fondo per la Progettazione di Fattibilità delle Infrastrutture e degli Insediamenti prioritari per lo Sviluppo del Paese.
I Consorzi di bonifica ed irrigazione hanno deliberato ora la nomina della commissione tecnica, che dovrà valutare le offerte pervenute nell'ambito della procedura di gara bandita a Maggio 2026 e finalizzata a realizzare le indagini geologico-geotecniche e le attività di monitoraggio nell’areale individuato, al fine di poter valutare la fattibilità sotto il profilo geologico, geomorfologico e geotecnico con particolare riferimento alla stabilità dei versanti.
Si tratta di attività fondamentali, che gli enti consortili hanno previsto nel bando, al fine di garantire un livello di approfondimento conoscitivo, adeguato a garantire la massima sicurezza al luogo, che ospiterà il futuro invaso. Il bando vedrà molteplici azioni: predisposizione del piano di dettaglio delle indagini geognostiche (dirette ed indirette) e del monitoraggio, sulla base del quadro conoscitivo disponibile e degli esiti di specifiche ricognizioni preliminari; esecuzione di indagini geofisiche; esecuzione di sondaggi geognostici e prove in sito, nonché l’installazione della strumentazione geotecnica (inclinometri e piezometri), comprensiva delle relative attività di monitoraggio periodico; esecuzione di prove di laboratorio sui campioni prelevati nel corso delle indagini, finalizzate alla caratterizzazione fisica, geotecnica e geomeccanica dei terreni e degli ammassi rocciosi; svolgimento di rilevamenti di carattere geologico-strutturale e geomorfologico, finalizzati all’individuazione ed alla caratterizzazione di eventuali ulteriori fenomeni o potenziali condizioni di instabilità non ancora censiti; acquisizione, elaborazione ed analisi dei dati interferometrici radar satellitari (InSAR), finalizzati all’individuazione ed alla caratterizzazione di eventuali deformazioni del terreno; implementazione del sistema di monitoraggio GNSS, comprensiva della fornitura e della posa in opera dei capisaldi topografici e dell’esecuzione delle campagne di misura, necessarie al controllo periodico degli eventuali spostamenti del terreno.
Per quanto concerne la composizione della Commissione giudicatrice, vedrà al lavoro 5 componenti: 2 tecnici esperti e 3 professori universitari, esperti in progettazione e valutazione geotecnica ed idraulica delle opere pubbliche complesse e grandi infrastrutture, in modo da garantire massima competenza, terzietà ed autorevolezza nella valutazione.
I Commissari nominati sono: Francesco Maria Guadagno (Università Sannio) e Paolo Simonini (Università Padova); membri del Consiglio Superiore Lavori Pubblici; Giovanni Menduini (Politecnico Milano); Pietro Torri, ingegnere dirigente Consorzio di bonifica Emilia Centrale (con sede a Reggio Emilia) e Responsabile Unico di progetto; Fabrizio Useri, ingegnere e Direttore del Consorzio di bonifica Parmense.
FLASHBACK DALL’ASSEMBLEA ANBI 2026
FRANCESCO NAZZARO
CAPO DI GABINETTO CITTA’ METROPOLITANA ROMA
“Il tema dell’Assemblea ANBI richiama una verità ormai evidente: l’acqua non è più una risorsa scontata, ma un bene comune, che richiede governance, responsabilità e cultura. Il principio “l’acqua coltiva la pace” descrive con precisione il ruolo dei Consorzi di bonifica, in cui interessi diversi come quelli agricoli, ambientali, idrogeologici, vengono composti attraverso dialogo e partecipazione. La pace, infatti, non coincide con l’assenza di conflitti, ma con la capacità di gestirli, quando in gioco c’è un patrimonio collettivo. Il modello italiano della Bonifica dimostra che la convivenza istituzionale è possibile: agricoltori, tecnici, amministrazioni e comunità locali costruiscono ogni giorno soluzioni condivise, che proteggono il territorio e rafforzano la resilienza climatica. L’acqua è tecnica, ma è anche cultura e dove c’è cultura, c’è pace. Per questo, il lavoro svolto dai Consorzi di bonifica non riguarda solo la gestione: riguarda la mentalità, con cui il Paese affronta la sfida climatica e la responsabilità di trasmettere all’esterno una consapevolezza, che non può più essere rimandata.”
MARIA SPENA
PRESIDENTE COMITATO ONE WATER
“Intorno ai corsi d’acqua è nata la nostra vita, sono nate le nostre civiltà e proprio Roma vedrà la celebrazione del primo Forum Euromediterraneo dell’Acqua, dove s’incontreranno 43 Paesi di Europa, Balcani, Nord Africa e Medio Oriente. ANBI sarà centrale, perché sarà centrale il contributo dei Consorzi di bonifica in sessioni, workshop, incontri, che metteranno al centro le infrastrutture idrauliche. Io non dimentico che già molto tempo fa, parlando di infrastrutture e resilienza idrica, ANBI ha iniziato a guardare al Piano multifunzionale degli invasi: è un nostro orgoglio. Grazie anche ai progetti ed al lavoro degli enti consortili, possiamo dire che oggi il Sud è uscito da un biennio di grave siccità e che in Basilicata, in Sicilia, in Sardegna, in Puglia non c’è più l’emergenza idrica. L’attenzione di questo Governo rispetto alla rigenerazione del sistema idrico è stata centrale, con il PNRR, ma anche col PNIISSI, per il quale i Consorzi di bonifica hanno avuto e continueranno ad avere un ruolo centrale. Faccio sempre esperienza di questo lavoro di comunità, cooperazione e interconnessione, perché questi tre concetti saranno centrali per i lavori Forum Euromediterraneo dell’Acqua.”
FRANCO MASENELLO
AMMINISTRATORE DELEGATO ALMAVIVA BLUEBIT
“Almaviva è il gruppo protagonista della trasformazione digitale di imprese e Pubblica Amministrazione; supporta i Consorzi di bonifica e le water utilities, offrendo soluzioni basate su intelligenza artificiale, IoT ed osservazione satellitare. La digitalizzazione rappresenta un elemento strategico per accelerare i processi decisionali e migliorare l'efficienza nella gestione delle infrastrutture idriche e territoriali. In questo contesto, la prevenzione ed il monitoraggio assumono un ruolo centrale, in linea con le indicazioni istituzionali e con le evidenze riportate da ISPRA. Ad esempio, la rete irrigua del Lazio, che si estende per circa 55.000 chilometri, costituisce un'infrastruttura fondamentale per la difesa del suolo, la sicurezza idrogeologica ed il sostegno alle attività agricole. L'aumento dei danni connessi ai cambiamenti climatici ed allo stress idrico rende necessario adottare strumenti innovativi di analisi e gestione. Il progetto di Almaviva prevede la mappatura della rete, l'integrazione della sensoristica e l'impiego di modelli matematici per la realizzazione di un digital twin, in grado di supportare simulazioni e scenari previsionali. Le sperimentazioni già condotte hanno evidenziato una significativa riduzione delle perdite idriche e dei guasti, oltre ad un miglioramento dell'efficienza della distribuzione dell'acqua. La piattaforma digitale, che abbiamo sviluppato, consente il monitoraggio continuo delle infrastrutture, favorendo una gestione proattiva, una pianificazione più efficace delle risorse ed un utilizzo sostenibile della risorsa idrica.”
MARCO CASINI
SEGRETARIO GENERALE AUTORITA’ BACINO DISTRETTUALE APPENNINO CENTRALE
“In questi giorni si sta giocando il mondiale di calcio e l’Italia, per la terza volta consecutiva, lo guarda da casa. Questa non è solo una sconfitta sportiva, è il sintomo di un sistema, che non è stato governato nell’illusione magari di poter vivere di rendita. Questo vale anche per l’acqua. Siamo pieni di eccellenze, abbiamo i Consorzi di bonifica ed irrigazione, tecnici, opere meravigliose, ma le eccellenze da sole non bastano, serve un sistema. Allora pongo una domanda a tutti: abbiamo un piano nazionale dell’acqua, abbiamo una regia, una visione? Ci sono obbiettivi chiari, tempi, priorità, oppure ci stiamo tutti muovendo seguendo le emergenze? Il clima è cambiato, ma abbiamo ancora atteggiamenti sbagliati come il negazionismo oppure l’alibi.
Questa alternanza fra siccità e troppa acqua è una condizione strutturale ed allora va affrontata in modo strutturale, altrimenti questo Paese andrà sempre più incontro a un’insolvenza idrica, mentre abbiamo bisogno di sicurezza, che è esattamente l’opposto. Sicurezza non significa solo avere acqua, significa quattro cose: disponibilità della risorsa, qualità adeguata, accesso equo per tutti, protezione dal rischio di siccità, alluvioni, frane e cuneo salino. Senza acqua sicura, sufficiente e ben governata non c’è sicurezza energetica ed alimentare, non c’è continuità produttiva, non c’è coesione sociale, cioè non c’è sovranità nazionale. Non possiamo affrontare l’acqua con una sequenza di emergenze. Serve una politica strutturale dell’acqua, che significa regia chiara, risorse stabili, programmazione pluriennale. Serve una transizione idrica, che faccia leva su riduzione dei fabbisogni e delle perdite, accumulo, dati ovvero conoscenza.
In questo l’agricoltura è centrale ed i Consorzi di bonifica ed irrigazione non sono residuo di un glorioso passato, ma un pezzo di futuro, perché hanno una funzione, che oggi è strategica: le loro attività sono centrali in questa sicurezza nazionale. A proposito di risorse: l’Italia non spende troppo poco, ma troppo tardi. Abbiamo speso, negli ultimi 7 anni, 20 miliardi per le emergenze a fronte di 2 miliardi per la prevenzione. Si parla oggi del 5% del Prodotto Interno Lordo per la sicurezza alimentare; per la sicurezza idrica basterebbe lo 0,18%, in modo stabile, continuo, certo.”
FABIO CICILIANO
CAPO DIPARTIMENTO PROTEZIONE CIVILE
“Si pensa che la gestione dell’acqua sia un argomento da affrontare, quando manca l’acqua. L'emergenza, invece, va gestita quando non c’è. Troppe istituzioni vogliono gestire l’emergenza, ma l’unico elemento certo è che chi sta a valle sta peggio di chi sta a monte. Servirebbe un aspetto solidaristico, che è difficile da ottenere perché l’acqua, specie nei momenti difficili, è preziosa. È così dall’epoca premedievale, quando si azionavano le paratie. Siamo nel 2026, ma il concetto è lo stesso. Parliamo di ragionamenti, che non possono essere fatti durante l’emergenza. Nell’emergenza si fa contingenza; la prevenzione va fatta con le opere, che costano. Purtroppo oggi si ragiona per capitoli di spesa, ma se si pensa al risparmio complessivo dell’intero indotto cambia tutto. Altro aspetto cruciale è la durata delle opere infrastrutturali, che sono largamente eccedenti il tempo di una legislatura. Così il politico di turno, poiché non raccoglie il risultato di un’opera fondamentale, è restio ad investire. È stato modificato il codice della Protezione Civile per gestire la contingenza, ma al tempo stesso dobbiamo accelerare sull’ordinarietà.”
GIUSEPPE ROMANO
CAPO DIPARTIMENTO PER IL SUD POLITICHE E RISORSE DELLA COESIONE.
“La ZES, Zona Economica Speciale Unica, rappresenta la dimostrazione del superamento della storica distinzione tra aree costiere ed aree interne, estendendo l'impatto economico all'intero territorio. Dal 1° Marzo 2024 ad oggi sono state rilasciate ben 1.500 autorizzazioni uniche, equivalenti a 58 miliardi di euro in investimenti e 65.000 posti di lavoro: numeri resi possibili dalla semplificazione normativa e da un approccio, che rifiuta le scorciatoie del passato per scegliere, tra i procedimenti legali, quello più rapido. Il Protocollo siglato con ANBI consolida questa sinergia istituzionale, fondamentale per monitorare gli strumenti ZES e valorizzare la risorsa idrica come attrattore di investimenti, specie nell'agroalimentare. Ora dobbiamo essere umilmente ambiziosi: l'obbiettivo è superare il dogma, che vuole le Zone Franche Doganali relegate solo ai porti, portandole anche nelle aree interne."
AGENDA
Il Direttore Generale ANBI, Massimo Gargano, sarà in Sardegna per partecipare a 2 iniziative, giovedì 23 e venerdì 24 Luglio p.v. . La seconda, organizzata dal Consorzio di bonifica Nord Sardegna, si terrà in mattinata nel salone del ristorante Luna Nuova, nel comune sassarese di Ozieri, dove ha sede anche l’ente consortile; tema del confronto “Innovazione, irrigazione ed economia”. |