OSSERVATORIO ANBI RISORSE IDRICHE
SI VA VERSO L’EMERGENZA IDRICA AL NORD ITALIA: FIUMI DIMEZZATI LAGHI E FALDE IN COSTANTE CALO
VINCENZI: “EMERGONO SEGNALI PEGGIORI DEL 2022 L’ERRORE E’ CONFINARLI AD UN PROBLEMA AGRICOLO”
Il lago Maggiore è sceso 2 centimetri sotto il livello della grande siccità del 2022: è questa l’emblematica immagine dell’emergenza, cui il Nord Italia si sta avvicinando; i grandi laghi del Nord si stanno rapidamente svuotando: se il Verbano, con afflussi più scarsi dell’82% rispetto alla media, è passato in due settimane da un valore di riempimento superiore al 61% all’attuale 30,3%, il Lario è sceso dal 62,9% al 31,2% e l’Iseo è crollato dal 71,4% al 22,9%; meno marcato è il calo del Benaco, che dal 75% è ora al 66,4%.
“Purtroppo diventerà consapevolezza diffusa e non confinato a problema agricolo, solo quando il veloce abbassamento delle falde e la risalita del cuneo salino intaccheranno l’utilizzo potabile” ha segnalato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI (Associazione Nazionale Consorzi Gestione Tutela Territorio ed Acque Irrigue), mentre nuovi segnali di preoccupazione arrivano dal Friuli-Venezia Giulia ed in Veneto già si sta già pensando all’uso di dissalatori locali.
Altro elemento di grave preoccupazione sono le temperature marine: le acque oceaniche globali sono le più calde mai registrate in questo periodo, mentre quelle mediterranee si sono stabilizzate su valori fino a 3° sulla media con temperature, che lungo le coste italiane raggiungono i 30°. I Paesi, che si affacciano sul bacino Mediterraneo, stanno pagando un prezzo altissimo alla crisi climatica anche in perdite di vite umane: in Francia, in una settimana si è registrato un aumento della mortalità del 30%; in Spagna, i decessi, legati all’ondata di caldo in Giugno, sono stimabili in 1028 contro i 407 di un anno fa. I vasti incendi boschivi, che stanno interessando la penisola iberica, la Francia e la Grecia, si stima che abbiano mandato già in fumo un’area pari a 190 chilometri quadrati; nel Sud Ovest della Francia sono stati evacuati 10.000 abitanti minacciati dalle fiamme.
L’incremento delle temperature sta producendo picchi di calore estremo anche in Italia, in particolar modo sulle regioni alpine e sul distretto padano.
In alcune località della Valle d’Aosta, a Giugno, si sono raggiunte temperature mai registrate prima: a quote basse, le massime hanno toccato i 35° per 15 giorni consecutivi e le temperature sono state di 4,5 gradi superiori alla media; a Prey (m. 935 di altitudine), la colonnina di mercurio ha toccato i 41,6°C, il valore più alto di sempre nella regione; le piogge, mediamente più scarse del 25%, si sono concentrate quasi esclusivamente sui rilievi e sulle zone di confine, lasciando quasi all’asciutto i fondovalle (ad Aosta, -69% di pioggia; fonte: Centro Funzionale-Protezione Civile Regione Autonoma Valle d’Aosta).
In Piemonte, le scarse piogge del mese scorso, le temperature superiori alla media (+3,5°) e l’assenza di neve in quota hanno determinato una condizione di siccità severa nella parte meridionale ed occidentale della regione (rispettivamente -46% e -50% nelle precipitazioni che, nell’anno idrologico, sono state finora il 24% inferiori alla media; fonte: Arpa Piemonte).
In Lombardia manca oltre il 36% della riserva idrica, cioè circa settecentonove milioni di metri cubi.
Sul Veneto, gli apporti meteorici di Giugno sono stati mediamente più scarsi del 15% rispetto al consueto, ma su alcuni bacini tale deficit ha superato il 40% (Sile ed aree scolanti nella laguna veneziana). L’anno idrologico 2025-2026 ha finora registrato un ammanco di piogge stimabile in 3 mld di mc (-26%). Lo scorso mese sulle Dolomiti, la temperatura è stata superiore alla media di ben 3° ed il degrado dei ghiacciai sta avvenendo ad una velocità superiore al 2025 (fonte: ARPAV); sul distretto delle Alpi orientali il deficit di risorsa nivale era del 74% (meno del 2022!). Reggono ancora i serbatoi sul fiume Piave (pieni all’87%) e del Corlo sul Brenta (riempimento: 94%), mentre l’invaso del Lumiei, sul bacino del Tagliamento, già un mese fa era al 46% delle sue potenzialità.
A questo quadro si aggiungono fiumi in forte sofferenza: la portata del Po a Pontelagoscuro, nonostante un leggero recupero dovuto ai rovesci di inizio Luglio, è oltremodo scarsa (mc/s 323,22) ed inferiore alla media di oltre il 70%: lontanissimi sono i 450 metri cubi al secondo, che preserverebbero il Grande Fiume dall’ingressione salina.
In Valle d’Aosta, i flussi della Dora Baltea hanno subìto una drastica riduzione ed ora sono decisamente più scarsi del normale (-32%).
In Piemonte, il fiume Tanaro si presenta come un ruscello, nel cui alveo a Montecastello scorrono appena mc/s 2,6, anziché i 40 metri cubi al secondo , tipici di questo periodo (-93,5% di portata!); flussi deficitari anche per Stura di Demonte (-32%), Stura di Lanzo (-36%) e Toce (-42%).
In Veneto, il fiume Adige è sempre più vicino al limite di di portata (mc/s 90), sotto il quale le barriere antisale risultano inefficaci: il deficit idrico del secondo fiume italiano si attesta attorno al 58%. Da segnalare anche le cattive condizioni, in cui versano Bacchiglione (-66% di flussi rispetto alla media), Brenta (-41%), Piave (-48%).
In Emilia-Romagna sono Taro e Trebbia, i fiumi maggiormente in crisi; le loro esigue portate sono inferiori pure ai valori minimi storici ed a risentirne sono anche gli invasi piacentini, che in un mese, complice il clima torrido, hanno visto ridursi la risorsa stoccata di circa il 40%.
In Liguria, i livelli idrometrici sono in ribasso per tutti i fiumi.
In Toscana, il bacino del fiume Serchio è quello, che meno ha sofferto per la deleteria combinazione fra carenza di precipitazioni e temperature estreme nello scorso trimestre (fonte: Radarmeteo): oggi il fiume della Lucchesìa registra un deficit di portata di “solo” il 22%, mentre l’Arno è a -45% e l’Ombrone permane stabilmente sotto il Deflusso Minimo Vitale.
Nelle Marche sono in calo i livelli idrometrici dei fiumi Potenza, Esino, Sentino, Nera. I bacini artificiali marchigiani, che ancora contengono 48,71 milioni di metri cubi d’acqua, stanno assolvendo pienamente alla loro funzione primaria, erogando grandi volumi idrici, indispensabili a ristorare le campagne assetate.
In Umbria, la diga di Maroggia trattiene ancora mln. mc. 3,70 d’acqua, cioè una quantità superiore a quelle registrate nello scorso quadriennio. A soffrire sono invece i laghi naturali dell’Italia Centrale, i cui livelli continuano ad abbassarsi in maniera preoccupante: il Trasimeno è tra quelli, che registra settimanalmente le più cospicue perdite di volumi idrici; il livello idrometrico a Polvese si attesta a -m. 1,79 contro una media di -m. 0,66, vale a dire cm.113 sotto alla media (fonte: Centro Funzionale-Protezione Civile). Tra i fiumi umbri quello, che perde di più, è il Topino.
Tra i laghi del Lazio, le situazioni più critiche si registrano ai Castelli Romani, dove le altezze idrometriche nei bacini di Albano e Nemi continuano a decrescere: in 2 settimane, il livello di Nemi si è ridotto di cm. 5, mentre Albano è calato di cm. 4 (fonte: AUBAC). Stabile l’altezza idrometrica dell’invaso Sabatino (Bracciano).
In Abruzzo, il pescarese bacino di Penne contiene ancora mln. mc. 7,35 d’acqua, terzo valore più alto nel recente decennio.
In Molise, il livello dell’invaso del Liscione è m. 3,43 più alto rispetto allo scorso anno.
In Campania è buona la performance idrometrica del fiume Sele, mentre molto negativa è quella del Garigliano, il cui livello nelle ultime due settimane si è ridotto di quasi venti centimetri.
In Basilicata, l’acqua che fuoriesce dai serbatoi in questo periodo, tra evapotraspirazione ed erogazioni massicce, supera il milione di metri cubi al giorno. Le riserve idriche lucane, però, sono ancora abbondanti (complessivamente nei 4 principali bacini artificiali: 77% di riempimento pari mln. mc. 323, cioè +127,75 milioni di metri cubi rispetto al 2025).
Infine, in Puglia sono quasi centotrentacinque milioni di metri cubi in più, rispetto all’anno scorso, i volumi idrici nei bacini foggiani. Le campagne della Capitanata possono fare ancora affidamento su mln. mc. 225 d’acqua stoccata per far fronte al prosieguo di questa ennesima estate di temperature record.
“E’ la lettura dei dati pluviometrici, che quest’anno hanno premiato il Sud Italia permettendo di creare riserve idriche per i momenti di bisogno, a dimostrare l’importanza di realizzare bacini per trattenere sul territorio, riducendo anche il rischio idrogeologico, le acque di pioggia, quando arrivano – ha concluso Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI - I miliardi di metri cubi rilasciati a mare nei mesi scorsi nel Nord del Paese erano una ricchezza, che oggi rimpiangiamo. Il Piano Invasi Multifunzionali, proposto da ANBI e Coldiretti, è a disposizione del Paese; i molti progetti già inseriti nel Piano Idrico Nazionale attendono che vengano concretizzate le condizioni per essere realizzati nel più breve tempo possibile, perché la crisi climatica condizionerà sempre più la vita quotidiana e la nostra economia.”
ITALIA CLIMATICAMENTE ROVESCIATA: FA PIU’ CALDO AL NORD CHE AL SUD
LIVELLI DEI GRANDI LAGHI IN PICCHIATA SI AGGRAVA LA SITUAZIONE IDRICA IN FRIULI VENEZIA GIULIA
VINCENZI: “FALDE IN CALO SIGNIFICA PERICOLO ANCHE PER POTABILE ED ECOSISTEMI”
Caldo estremo e piogge scarse, seppur accompagnate da localizzati rovesci anche violenti, stanno continuando a caratterizzare il clima del Nord Italia; i prossimi giorni vedranno un ulteriore incremento delle temperature lungo tutta la Penisola con picchi di caldo estremo e siccità proprio sulle regioni alpine ed il distretto padano (paradossalmente, quando a Milano e Torino si sfioreranno i 40 gradi, a Palermo le temperature non dovrebbero superare i 30°!). Mentre i “grandi laghi” si stanno rapidamente svuotando, un ulteriore segnale di preoccupazione arriva dal Friuli Venezia Giulia, dove i livelli delle falde risultano inferiori sia alla media storica, sia ai valori registrati l’anno scorso, a causa delle scarse piogge primaverili: a comunicarlo è il Consorzio di bonifica Pianura Friulana (con sede a Udine).
“Per non sottovalutare questo segnale, è opportuno ricordare che il Nordest siede su una delle maggiori riserve idriche sotterranee europee, da cui dipendono anche gli approvvigionamenti potabili e gli ecosistemi territoriali” ha evidenziato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI.
“Senza dimenticare – ha aggiunto Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI – che il Friuli-Venezia Giulia era considerato uno dei bacini pluviali del Paese. Ora sono invece indispensabili attenzione e monitoraggio continuo, soprattutto in questi mesi di maggiori utilizzi a fini irrigui.”
Tutti i pozzi monitorati nella pianura friulana mostrano livelli sotto la media storica e largamente inferiori allo scorso anno. A ciò si accompagna la grave situazione delle derivazioni irrigue superficiali, stante la ridotta portata dei corsi d'acqua.
“In assenza di adeguate precipitazioni la situazione potrebbe essere peggiore di quella del 2022 – ha spiegato Stefano Bongiovanni, Direttore area operativa irrigazione Consorzio di bonifica Pianura Friulana – Criticità lungo il fiume Tagliamento, che sta subendo una crescente ingressione salina, si stanno registrando alla presa di Ospedaletto, ma sotto osservazione sono anche quella di Aonedis di San Daniele, che alimenta la roggia di Carpacco-Codroipo e la presa di Zompitta lungo il Torre, che alimenta le rogge di Udine, Palma e Cividina.”
“Il Consorzio prosegue costantemente con le attività di controllo e gestione per garantire il miglior supporto possibile alle aziende agricole” ha assicurato, infine, Rosanna Clocchiatti, Presidente dell’ente consortile.

VENETO
I DATI DI GIUGNO CONFERMANO GRAVE CRISI IDRICA
Il mese di giugno ha confermato un quadro di preoccupante attenzione per la disponibilità idrica regionale. Secondo i dati A.R.P.A.V. (Agenzia Regionale Protezione Ambientale Veneto) raccolti nel “Bollettino ANBI Veneto sulla disponibilità di risorsa relativi al mese di giugno”, la situazione si fa sempre più complessa: sono caduti mediamente 85 millimetri di pioggia con un deficit del 15% rispetto alla norma. Se i settori montani hanno beneficiato di rovesci più abbondanti, il basso Veneto e il Delta Po sono rimasti pressoché a secco: con questi dati, il deficit complessivo dell’anno idrologico (Ottobre 2025 – Giugno 2026) si attesta ad un pesante -26%.
La temperatura media osservata sui distretti irrigui monitorati da Ce.S.P.I.I.-L.E.B. (Centro Sviluppo Sperimentazione Innovazione Irrigua del Consorzio di 2° grado LEB – Lessinio Euganeo Berico, con sede a Cologna Veneta, nel Veronese) ha raggiunto i 25 gradi, con un’anomalia di +2.2°C rispetto alla media storica, che classifica il periodo come il quarto mese più caldo dal 1991 ad oggi. All'interno dei medesimi distretti, il valore medio delle precipitazioni è stato di appena mm. 2 al giorno, con una distribuzione estremamente irregolare.
Sulle Dolomiti si sono registrati picchi termici fino a +3°C sopra la norma: un caldo eccezionale, che ha accelerato l’evapotraspirazione e l’esaurimento delle riserve nivali. La fusione precoce e quasi totale del residuo manto nevoso in quota ha privato il territorio di una delle sue principali riserve naturali estive. Senza l’apporto della neve, la pressione su corsi d’acqua, invasi e sistemi irrigui è aumentata drasticamente.
I principali fiumi veneti mostrano portate ben inferiori alle medie stagionali: lo scenario più critico si registra sul fiume Po, che segna un drammatico -70% al misuratore di Pontelagoscuro. Risultano in forte sofferenza anche l’Adige, con un -57% al misuratore di Boara Pisani, il Bacchiglione (-60% a Montegalda), il Brenta (-53% a Barziza) e il Livenza (-46% a Meduna di Livenza). La carenza non risparmia il sottosuolo, dove anche le falde idriche sotterranee restano generalmente al di sotto dei livelli medi del periodo, faticando a ricaricarsi per la mancanza di piogge stabili in pianura.
Nei territori di valle e nel Delta del Po, la drastica riduzione dei deflussi d’acqua dolce sta favorendo la risalita del cuneo salino, che è penetrato fino a 20 chilometri nell’entroterra. Nelle proiezioni di Luglio del Ce.S.P.I.I., le mappe di anomalia delle precipitazioni evidenziano un generalizzato deficit pluviometrico. Si prevedono valori sotto la media su quasi tutto il comprensorio con punte di forte scarsità nelle aree centro-orientali; solo un settore limitato lungo la fascia costiera mostra condizioni prossime alla norma.
L’evapotraspirazione colturale risulta diffusamente elevata rispetto ai valori medi stagionali su tutto il territorio, coerentemente con una fase termica più calda della norma. Il bilancio idrico climatico riflette questa combinazione: il deficit si presenta marcato e diffuso su quasi tutto il comprensorio, dove la scarsità di precipitazioni si somma ad un’evapotraspirazione elevata.
A FIRENZE CONFRONTO ISTITUZIONALE REGIONE-ANBI-COLDIRETTI
IN TOSCANA ED EMILIA ROMAGNA ESPERIENZE DIVERSE MA UN DENOMINATORE COMUNE: GLI INVASI
GARGANO: “E’ QUESTA LA MULTIFUNZIONALITA’ CHE SAPPIAMO METTERE IN CAMPO”
“Nell’attesa che venga dato concreto avvio al Piano Invasi Multifunzionali, la cui necessità è stata ripetutamente affermata anche da esponenti di Governo, noi proseguiamo a porre tasselli per contrastare le conseguenze della crisi climatica”: ad evidenziarlo è stato Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI, intervenuto a Firenze ad un confronto istituzionale con Regione, Coldiretti ed ANBI Toscana, presente il Sottosegretario Presidenza regionale, Bernard Dika; al centro dell’incontro, una nuova e diversa cultura della risorsa acqua in un territorio, che di eccellenze agroalimentare, bellezze ambientali e culturali fa il suo maggior elemento di competitività e distintività; un obbiettivo primario è l’inserimento della componente agricola nella “governance” dell’Ente Autonomo Umbro Toscano.
«Il confronto offre due spunti di riflessione – ha commentato Paolo Masetti, Presidente ANBI Toscana –. Il primo è che la prevenzione strutturale rappresenta la vera chiave di volta contro il cambiamento climatico. Il secondo è che la professionalità dei Consorzi di bonifica ed irrigazione sa trasformare i finanziamenti pubblici in cantieri concreti.»
L’incontro fiorentino è infatti arrivato all’indomani della conclusione dei lavori di sistemazione idraulica e adeguamento della cassa di espansione del fosso della Madonna, nel comune livornese di Bibbona; l’intervento, finanziato con quasi tre milioni di euro di risorse pubbliche e realizzato dal Consorzio di bonifica 5 Toscana Costa (con sede a Venturina Terme, in provincia di Livorno), riduce in modo significativo il rischio idraulico per la nevralgica viabilità primaria, la linea ferroviaria e l'abitato denominato “La California”.
A seguito di ripetuti allagamenti, le simulazioni idrauliche avevano evidenziato come la precedente cassa di espansione non fosse più in grado di garantire un'efficace laminazione delle piene anche alla luce dell'evoluzione degli scenari climatici ed il conseguente aumento delle portate di piena.
L'intervento ha quindi previsto l’aumento di capacità della cassa di espansione esistente, che si estende su un'area di oltre nove ettari e che, a lavori ultimati (il collaudo avverrà entro fine mese), raggiungerà una capacità massima d’invaso di circa cinquecentomila metri cubi, consentendo di trattenere temporaneamente le acque in eccesso e restituirle gradatamente al fosso della Madonna, evitando ondate di piena sulle aree a valle; il manufatto è dimensionato per affrontare eventi estremi con tempo di ritorno duecentennale.
«Abbiamo visto come torrenti e addirittura fossi, che appaiono completamente secchi in gran parte dell'anno, possano trasformarsi in una repentina minaccia per effetto dell’estremizzazione degli eventi meteo – ha affermato il Presidente Regione Toscana, Eugenio Giani – Un grazie al grande lavoro ed alla competenza dei Consorzi di bonifica ed irrigazione, con i quali stiamo portando a termine interventi in tutto il nostro territorio.»
«Sappiamo che il rischio idraulico non può essere eliminato completamente, soprattutto di fronte ad eventi meteorologici sempre più intensi e frequenti – ha spiegato Francesco Filippi, Presidente Consorzio di bonifica 5 Toscana Costa - Questo intervento, però, rappresenta un deciso salto di qualità, riducendo sensibilmente il rischio di allagamenti.»
«Ogni euro speso in prevenzione vale molto più di quelli necessari a riparare i danni dopo; la vera sfida è questa: fare in modo che gli eventi atmosferici producano meno paura e meno danni per cittadini, imprese ed infrastrutture» ha aggiunto Bernard Dika.
La multifunzionalità degli invasi emerge anche da quanto sta accadendo in Emilia Romagna, dove il Consorzio di bonifica Parmense (con sede nella “città ducale”) è impegnato a garantire l’acqua, in Val d’Enza, ad una superficie di 5000 ettari dalla forte vocazione agricola ed irrigabile, ma in cui si verificano in maniera endemica condizioni di scarsità di risorsa idrica: la delicata operazione sta consentendo, attraverso l’impiego anche di una pompa idrovora mobile, di prelevare a monte l’acqua dalla cassa di espansione sull’Enza, nel comune di Montechiarugolo, per immetterla più a valle in località San Geminiano, con una portata massima pari a circa cento litri al secondo, nel canale Spelta fortemente in sofferenza a causa della siccità, assicurando così la continuazione dell’attività irrigua.
«In questo modo – ha evidenziato Fabrizio Useri, Direttore Generale dell’ente consortile – è possibile garantire sufficiente apporto idrico alle colture localizzate nelle aree più basse del comprensorio, in modo particolare quelle, che subiscono maggiori danni dalla carenza idrica e quelle servite da sistemi irrigui di precisione od a basso consumo idrico.»
Ha concluso Massimo Gargano: «Il sistema di autogoverno dei Consorzi di bonifica ed irrigazione, espressione dei territori, riesce a dare, per la sua moderna formula di sussidiarietà, risposte concrete ad esigenze diverse. L’amministrazione pubblica sa che così investe sulla qualità della spesa ed avrà risposte a diversi problemi anche in ottica ambientale ed economica.»
TOSCANA
INNOVAZIONE TECNOLOGICA: RICONOSCIMENTO INTERNAZIONALE PER MODELLO CONSORTILE DIGITAL TWIN
Il Consorzio di bonifica 3 Medio Valdarno (con sede a Firenze) si conferma all’avanguardia nella digitalizzazione e nella gestione avanzata delle opere idrauliche: è stato infatti pubblicato l’articolo scientifico, correlato alla conferenza tenuta lo scorso Novembre in occasione di Ecomondo 2025 a Rimini dall’ingegnere, Elisabetta Giusti. L’articolo, dal titolo “A Digital Twin Approach to Enhancing Water Infrastructure Management: The Case of Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno”, è stato inserito nella prestigiosa rivista internazionale Procedia Environmental Science, Engineering and Management (Vol. 12, 2025) ed illustra l’efficacia dell’ecosistema digitale integrato dell’ente consortile, basato sulla sinergia tra architettura SCADA di telecontrollo, sensori IoT ed una piattaforma evoluta di Asset Management.
“Il riconoscimento internazionale ottenuto dal Consorzio di bonifica Medio Valdarno dimostra come ricerca, competenze e nuove tecnologie possano tradursi in una gestione più efficace delle opere idrauliche ed in una maggiore capacità di prevenzione del rischio – hanno sottolineato il Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani ed il Sottosegretario alla Presidenza, Bernard Dika - La Toscana continua a investire nell’innovazione, sostenendo realtà, che coniugano eccellenza scientifica, esperienza sul campo e tutela delle comunità.”
Attraverso una rete capillare di impianti idrovori automatizzati, paratoie motorizzate per le casse di espansione, sensori idrometrici e valvole “clapet” connesse in rete, l’ente consorziale ha creato una replica virtuale e dinamica (Digital Twin) della propria infrastruttura fisica. Questo sistema permette al personale tecnico ed alle squadre di reperibilità di monitorare il comportamento idraulico in tempo reale, individuare tempestivamente le anomalie ed assumere decisioni rapide e guidate dai dati specialmente durante gli eventi di piena. Grazie all’architettura di telecontrollo avanzato, le idrovore e le opere idrauliche possono essere gestite e comandate direttamente da remoto, garantendo manovre immediate, mirate ed in totale sicurezza proprio nelle fasi più critiche dell’emergenza meteo.
Con l’obbiettivo di dare continuità alla diffusione delle attività di innovazione tecnologica del “Medio Valdarno”, si sta completando la stesura di un nuovo abstract da sottoporre alla prossima edizione di Ecomondo (novembre 2026). Il nuovo contributo, focalizzato sul convegno “Le infrastrutture idriche del futuro: reti intelligenti, digitalizzazione e sicurezza”, segnerà il passo successivo del Consorzio di bonifica verso la gestione predittiva: un’evoluzione, che metterà al centro la transizione ecologica e digitale, lo sviluppo di algoritmi avanzati per anticipare gli effetti dei cambiamenti climatici ed i più elevati standard di cybersecurity per la protezione delle reti e dei dati. Il Consorzio di bonifica 3 Medio Valdarno si candida così, ancora una volta, come modello di riferimento europeo per la “governance” intelligente della risorsa idrica.
LAZIO
PROGETTO DI EFFICIENTAMENTO IDRICO INTEGRATO
Con oltre nove milioni di euro sarà possibile finalmente dare una concreta risposta alle criticità irrigue, che da anni si registrano nel comprensorio di Aquino, Castrocielo e Piedimonte San Germano, nella parte Sud della provincia di Frosinone.
Il Consorzio di bonifica Valle Liri (con sede a Cassino, nel Frusinate) ha presentato, a Castrocielo, il progetto di rilancio del lago di Capo d'Acqua. I lavori riguarderanno le sorgenti di Capo D'Acqua e lo straordinario finanziamento si è reso possibile, grazie a Regione Lazio e Ministero Agricoltura Sovranità Alimentare Foreste).
Obiettivo del progetto è la stabilizzazione ecologica e volumetrica del Monumento Naturale Aquinum, incrementando la capacità di invaso di 17.000 metri cubi attraverso l'impermeabilizzazione del fondo e l'integrazione dei pozzi d’emergenza drenanti: una complessa opera di ingegneria ambientale, che è stata sviluppata per arginare le fasi di magra estrema, che hanno interessato l'area.
Oltre a ciò, verrà modernizzata l'infrastruttura di rete a valle, puntando all'efficientamento energetico con la creazione di una mini-centrale elettrica. Alla presentazione ha partecipato, tra gli altri, l’Assessore Agricoltura Regione Lazio, Giancarlo Righini.
ABRUZZO
PRESENTATO PIANO DI RISANAMENTO E RILANCIO
Un confronto aperto e costruttivo con il territorio per condividere il percorso di rilancio del Consorzio di bonifica Centro ed affrontare, insieme alle Istituzioni ed alle rappresentanze del mondo agricolo, le criticità attuali e le sfide, che attendono l’ente consortile nei prossimi anni: di questo si è discusso a Pescara nel corso dell’incontro, presente anche il Presidente Consiglio Regione Abruzzo, Lorenzo Sospiri e promosso dall’ente consorziale (con sede a Chieti Scalo) per illustrare il piano di risanamento 2026-2028.
Il piano industriale costituisce il principale strumento, attraverso cui il Consorzio di bonifica intende riportare in equilibrio la propria situazione economica, finanziaria e patrimoniale, garantendo la continuità dei servizi irrigui, della difesa idraulica e della tutela del territorio.
La strategia di risanamento si fonda su interventi strutturali per un valore complessivo di quasi quattordici milioni di euro tra investimenti e sostegno istituzionale. In particolare, il piano prevede 8 milioni e mezzo di euro in investimenti interamente finanziati con fondi FESR 2021-2027 e destinati all’ammodernamento delle infrastrutture irrigue, nonché delle stazioni di sollevamento; oltre a ciò si prevede anche una richiesta di sostegno alla Regione Abruzzo pari a € 5.400.00,00 da destinare alla copertura di una parte dei debiti pregressi, legati ai maggiori costi energetici, alla manutenzione delle vetuste opere pubbliche di bonifica ed agli interessi maturati sul ricorso all’anticipazione di tesoreria. L’obbiettivo principale è ridurre strutturalmente i costi di gestione, a partire da quelli energetici, che rappresentano la prima voce di spesa.
Gli interventi di efficientamento consentiranno, infatti, una riduzione dei consumi stimata intorno al 16%, con un risparmio prudenzialmente quantificato in circa quattrocentottantamila euro all’anno; in questo quadro si inserisce la nascita, lo scorso anno, della Comunità energetica Terra Nostra. Il piano prevede, inoltre, una politica di contenimento dei costi del personale, che manterrà invariato l’attuale organico attraverso un turnover pari a uno a uno, senza incrementare il numero dei dipendenti.
Tra i programmi del piano, l’aumento delle entrate extra-tributarie attraverso lo sviluppo delle attività commerciali e l’eventuale concessione in uso del depuratore San Martino con l’obbiettivo di generare almeno 736.000 euro di ricavi aggiuntivi ogni anno. Qualora tali misure non dovessero produrre gli effetti previsti, è già contemplata la possibilità di procedere alla valorizzazione e dismissione di beni non strategici del patrimonio consortile.
Il Consorzio di bonifica Centro opera su un comprensorio di 78 Comuni, di cui 44 in provincia di Pescara, 25 in provincia di Chieti e 9 in provincia di Teramo.
Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il tema del ricalcolo della contribuenza irrigua, resosi necessario in seguito a sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale. Il Consorzio di bonifica Centro ha avviato anche un sostanzioso programma di investimenti per la messa in sicurezza delle infrastrutture irrigue, l’efficientamento della risorsa idrica, all’ammodernamento tecnologico degli impianti e il potenziamento della resilienza del sistema consortile.
Il valore complessivo delle opere programmate ammonta ad oltre duecentoventi milioni di euro. Tra gli interventi già finanziati, sono attualmente in corso lavori per un importo complessivo di 8.508.400 euro, relativi a 3 opere, che saranno realizzate grazie a fondi FESR: messa in sicurezza, efficientamento e aggiornamento tecnologico delle opere di derivazione e delle infrastrutture consortili del comprensorio Sinistra Pescara (€ 4.611.600,00); messa in sicurezza, efficientamento e aggiornamento tecnologico delle opere di derivazione e delle infrastrutture consortili dei comprensori Destra Pescara e Foro (€ 2.896.800,00); messa in sicurezza delle vasche e dei bacini di accumulo consortili (€ 1.000.000,00).
È anche in fase di avvio il cantiere per la realizzazione di un impianto fotovoltaico per l’autoconsumo presso l'impianto di via Liri (Chieti) e la manutenzione straordinaria del canale principale del reticolo artificiale della Sinistra Pescara (€ 1.593.900,00). Sono in stato di avanzamento anche le procedure di gara per complessivi 20.683.000 euro; completano il quadro degli interventi già finanziati, quelli ammessi nell'ambito del P.N.I.I.S.S.I., per un importo di € 5.000.000,00; i lavori permetteranno di rendere più efficiente il servizio nel distretto irriguo di Cepagatti con l'installazione di misuratori di terzo livello, nonchè sistemi di automazione e risparmio idrico.
Il Consorzio di bonifica ha inoltre presentato al P.N.I.I.S.S.I., tramite l’Autorità di Bacino, 3 progetti per un valore complessivo di 46.500.000 euro, attualmente in fase di valutazione. Nella programmazione dell’Autorità di Bacino 2027-2029, l’ente consortile ha candidato ulteriori interventi strategici per € 137.958.790,93, tra cui la messa in sicurezza della diga di Penne.
LAZIO
INTERVENTO URGENTE
Il Consorzio di bonifica A Sud di Anagni (con sede nel comune del Frusinate) ha effettuato nel comune di Morolo il ripristino, in via d'urgenza sulla sponda sinistra del fosso delle Noci, di un vistoso cedimento, che precludeva la sicurezza della viabilità.
Proseguono, inoltre, le manutenzioni ordinarie dei fossi Cupiccia, nel comune di Ferentino, Colle Bufala, nel comune di Paliano e della Fornace, nel comune di Patrica.
TOSCANA
UN TORRENTE CHE SA DI STORIA
Grande attenzione del Consorzio di bonifica 6 Toscana Sud (con sede a Grosseto) per il torrente Chianti: 2 diversi interventi hanno riguardato il tratto del corso d’acqua, che scorre all’interno dell’abitato di Gaiole in Chianti.
Una prima manutenzione ordinaria è stata eseguita solo manualmente, senza l’utilizzo di escavatori ed altri mezzi, per tutelare un ambiente di pregio e particolarmente delicato: l’intervento ha portato allo sfalcio della vegetazione infestante, utile a ripristinare il regolare scorrimento delle acque verso valle.
Una volta ripulito il torrente, è stato possibile svolgere una seconda operazione: l’alveo è stato liberato dalla terra in eccesso e che si era depositata nel corso degli anni, restituendo al corso d’acqua un’efficienza idraulica, in grado di limitare eventuali problematiche di natura idrogeologica. Il materiale rimosso dal torrente Chianti è stato analizzato ed in seguito trasportato in un’azienda agricola per il suo riutilizzo: un esempio di proficua economia circolare.
Il torrente Chianti è un luogo, che racconta la storia del territorio: grazie a studi storici e scientifici, oggi si sa che proprio questa valle è all’origine del nome Chianti.
Per questo, ogni intervento di manutenzione assume anche un valore culturale e identitario, perchè significa prendersi cura di un patrimonio, che appartiene alla memoria della comunità e che merita di essere conosciuto e valorizzato.
FLASHBACK DALL’ASSEMBLEA ANBI 2026
LUIGI D’ERAMO
SOTTOSEGRETARIO AGRICOLTURA SOVRANITA’ ALIMENTARE FORESTE
“Prenderà il via all'inizio di Settembre un Tavolo politico nazionale per definire una strategia operativa di sviluppo dell'agricoltura e della zootecnia nelle aree interne e montane; l'iniziativa nasce dal lavoro di analisi affidato ad Unioncamere, che ha consentito di ottenere una fotografia reale delle potenzialità e delle criticità di questi territori. Quasi il 49% delle aree agricole è ricompreso nelle aree interne e di montagna; non arriveremo all'obbiettivo, senza affiancare allo sviluppo del settore una pianificazione di interventi infrastrutturali e dei servizi in quelle aree. Tra le priorità del Tavolo ci saranno le infrastrutture per la gestione della risorsa idrica, perché la presenza stabile della risorsa acqua per le aziende agricole e zootecniche è condizione irrinunciabile di stabilità e garanzia."
FRANCESCO BATTISTONI
SEGRETARIO PRESIDENZA CAMERA DEPUTATI
“La proposta di legge elaborata da ANBI con il contributo del C.N.E.L. (Consiglio Nazionale Economia Lavoro) dovrà rafforzare la governance delle risorse idriche. È un disegno di legge, su cui abbiamo lavorato con impegno e che considero prioritario per il Paese.
Il Presidente C.N.E.L., Brunetta, ha seguito personalmente l’iter in Commissione e stiamo procedendo in modo spedito: sono stati presentati 71 emendamenti, valuteremo le ammissibilità ed avvieremo subito la discussione. C’è una volontà chiara, condivisa dal presidente della Commissione, Mauro Verdi e da tutte le forze politiche, di portare il testo in approvazione entro l’estate. Dobbiamo accelerare, ma sono convinto che siamo sulla strada giusta. Con il contributo di tutti possiamo arrivare ad una posizione unitaria del Parlamento su una legge, che rafforza competenze, funzioni e coordinamento istituzionale nella gestione dell’acqua, una risorsa strategica per sicurezza, sviluppo e cooperazione. La proposta di legge nasce come strumento per rafforzare la prevenzione ed il contrasto al dissesto idrogeologico, in piena coerenza con le iniziative, che il Governo ha già avviato: dal Piano di adattamento ai cambiamenti climatici alle misure del P.N.R.R..
È necessario uscire dalla narrazione oscillante tra minimizzazione e catastrofismo: in mezzo ci sono gli strumenti per prevenire e governare le emergenze ed è lì che dobbiamo concentrare l’azione legislativa. I benefici della legge vanno esattamente in questa direzione: più capillarità per raggiungere le aree interne spesso abbandonate; meno burocrazia per rendere più rapide le risposte; più sinergia tra gli enti, che governano acqua e territorio. Le audizioni hanno mostrato un accordo ampio tra i soggetti coinvolti e sono convinto che i Consorzi di bonifica, grazie alla loro presenza diffusa ed alla conoscenza del territorio, potranno dare un contributo decisivo. Le esperienze già avviate in alcune regioni dimostrano che questa integrazione funziona e produce risultati. La legge punta a consolidare questo modello, rendendo più efficace la gestione dell’acqua.”
STEFANO VACCARI
SEGRETARIO PRESIDENZA COMMISSIONE AGRICOLTURA CAMERA DEPUTATI
“Serve un vero Piano nazionale di resilienza idrica. Sosterremo come Partito Democratico il lavoro avviato in Commissione Ambiente da Francesco Battistoni, relatore della proposta di legge C.N.E.L. dedicata a prevenzione e gestione del dissesto idrogeologico: è un primo passo importante verso una strategia condivisa. Ma siamo in ritardo e bisogna accelerare, perché i territori stanno arrancando di fronte alle emergenze. La nomina di un Commissario alla siccità dal 2023 non è bastata ad affrontare in modo strutturale il problema: se non si mettono a disposizione risorse, strumenti ed una reale trasversalità tra i ministeri, non è possibile colmare il gap infrastrutturale del Paese.
Le risorse spese e gli interventi realizzati in questi anni dai Consorzi di bonifica rappresentano solo un pezzo delle infrastrutture, che servono. Le priorità sono: aumentare la capacità di accumulo, ridurre le perdite delle reti, promuovere il riuso delle acque depurate ed investire in tecnologia e digitalizzazione, insieme alla semplificazione delle procedure per realizzare più rapidamente le opere. Il passaggio in Commissione ed alla Camera è un primo passo; mi auguro si possa fare il salto necessario ed essere conseguenti nelle azioni. Occorre lavorare nell'interesse del Paese: l'acqua è un'infrastruttura strategica e servono coerenza, strumenti e risorse adeguate.”
STEFANIA PROIETTI
PRESIDENTE REGIONE UMBRIA
“L’Umbria è davvero un’area interna: cuore verde d’Italia, non solo per il territorio forestale, che ci caratterizza per più del 50%, ma anche per tutta l’autenticità, che fa parte di quei fattori positivi delle aree interne e che possiamo rendere elementi distintivi, che possono portarci a sfruttare bene i fondi di coesione. Avevamo tre aree interne, che sono poi diventate cinque, inclusa la zona del lago Trasimeno, paradigmatico per la crisi climatica.
Il 52% dei comuni umbri ed il 30% circa della popolazione si trova in aree interne. Per queste zone ci sono risorse pari a circa nove milioni di euro dalla politica di coesione, più oltre quaranta milioni del programma 2021-2027 nell’ambito del Fesr e ancora 13 milioni dal Fondo Sociale Europeo. Il diritto alla “restanza” lo sentono soprattutto le popolazioni, che vivono le aree interne e che forse hanno perso negli anni la fiducia, che stiamo loro ridando. Per l’Umbria, grande area interna, la Zona economica speciale (Zes) rappresenta uno strumento, che può cambiare le sorti. Stiamo cercando di farlo capire ed abbiamo organizzato un corso di formazione per i tecnici dei Comuni e per i privati, cui hanno partecipato oltre 180 persone.
Stiamo spiegando che la Zes, con la semplificazione normativa, prima ancora che con la declinazione dell’incentivo del credito d’imposta, può rappresentare un acceleratore fondamentale delle politiche messe in atto dalle Regioni. Stiamo cercando di rafforzare i servizi essenziali a partire da istruzione e formazione, sfruttando tutte le possibilità dateci dal P.N.R.R.: dalla salute all’integrazione socio-sanitaria; dalla connettività digitale alla mobilità. Il secondo pilastro della nostra strategia è la rivitalizzazione dei territori attraverso la rigenerazione dei patrimoni pubblici, ma anche attraverso il turismo declinato sull’autenticità, che passa proprio dalle aree interne. I Consorzi di bonifica possono mettere insieme tanti piccoli Comuni e fare sì che quelle risorse e quelle politiche, che noi mettiamo a disposizione in collaborazione col Governo, diventino realtà concreta.”
PIERO COMADINI
PRESIDENTE CONSIGLIO REGIONALE SARDEGNA
“Ci aspettano sfide difficilissime e cambiamenti epocali. Basti pensare che oggi in Sardegna si coltiva perfino la frutta tropicale. Di fronte ai cambiamenti climatici ed allo spopolamento dobbiamo capire come utilizzare al meglio le risorse, che abbiamo a disposizione ed avere ben chiaro l'obbiettivo da raggiungere. Il vero tema è questo.
Un dato dovrebbe far riflettere: un bambino, che nasce oggi, quando avrà 70 anni, rischia di vivere in un'Italia di appena 35 milioni di abitanti. La politica deve fare la sua parte, comprendendo che questo è il momento della massima unità. Per favorire la crescita e lo sviluppo delle aree interne non basta spendere risorse: bisogna orientarle verso risultati concreti. È indispensabile sostenere il ricambio generazionale e restituire fiducia ai giovani. Alle ultime elezioni amministrative è stato persino difficile trovare persone disponibili a mettersi al servizio della propria comunità. Con il P.N.R.R. abbiamo ottenuto risultati importanti: non solo per i finanziamenti intercettati, ma perché abbiamo costruito una cultura della progettazione e della capacità di spendere bene quelle risorse: un patrimonio, che non deve essere disperso. Il tema della trasversalità dell'acqua come elemento di resilienza e di contrasto allo spopolamento è oggi più attuale che mai. A questo aggiungo un'altra forma di resilienza: quella politica, che non deve avere colori, ma un unico obbiettivo: risolvere i problemi dei cittadini.”
AGENDA
Il Direttore Generale ANBI, Massimo Gargano, sarà “discussant” al Seminario Astrid su "Gestione sostenibile delle risorse e resilienza dei sistemi idrici: quale ruolo per il riutilizzo delle acque reflue?", che si terrà nella mattinata di lunedì 13 Luglio p.v., nella sala convegni dell’associazione Astrid, a Roma. |