Anno XXVIII, n. 24 venerdì, 19 giugno 2026

QUALI SCENARI STANNO CONSOLIDANDOSI SULL’ITALIA E QUALI CONSEGUENZE PER L’ECONOMIA ED I TERRITORI?

LUNEDI’ 22 GIUGNO CONFERENZA STAMPA IN ANBI

I dati sugli scenari climatici, che stanno consolidandosi sull’Italia, elaborati dall’Osservatorio ANBI Risorse Idriche e dall’hub europeo Radameteo/Hypermeteo saranno tema della conferenza stampa, che si terrà lunedì 22 Giugno p.v., alle ore 10.30, nella sala Medici della sede ANBI, a Roma (via Santa Teresa 23), per la presentazione dell’Assemblea dei Consorzi di bonifica ed irrigazione, in calendario ad inizio Luglio nella Capitale. Interverranno: Massimo Crespi, Climatologo e Presidente Radarmeteo/Hypermeteo; Francesco Vincenzi, Presidente ANBI; Giorgio Piazza, Presidente Deltamed; Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI.
 

LA BEFFA CLIMATICA

NELLA GIORNATA MONDIALE CONTRO LA DESERTIFICAZIONE E LA SICCITA’ SOSPESA L’IRRIGAZIONE NEL DELTA DEL PO A CAUSA DELL’INGRESSIONE MARINA CHE SUPERA LE BARRIERE ANTISALE

VINCENZI: “ORA È EMERGENZA AL NORD REGGONO I GRANDI LAGHI MA PER QUANTO?”

Da qualche giorno, al rilevamento di Pontelagoscuro nel Ferrarese, la portata del fiume Po è inferiore alla soglia critica di 450 metri cubi al secondo, oltre la quale anche le barriere antisale perdono efficacia nel contenimento del cuneo salino. Conseguentemente il Consorzio di bonifica Delta Po (con sede a Taglio di Po, in provincia di Rovigo) ha comunicato di dover limitare o sospendere parzialmente le derivazioni irrigue e le prese d'acqua nei tratti più esposti al fenomeno lungo i rami del Grande Fiume nel proprio comprensorio. L’intrusione marina, infatti, ha già raggiunto distanze significative nell'entroterra, superando i limiti di tollerabilità per l'uso irriguo, giacchè l'impiego di acque con elevati livelli di salinità comporta un alto rischio di contaminazione dei suoli e danni irreversibili alle colture.
“Sta accadendo quanto da tempo paventato a causa del diverso manifestarsi degli eventi atmosferici, dell’insufficiente manto nevoso in quota e dell’anticipato caldo estivo con le correlate necessità colturali – ha commentato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI (Associazione Nazionale Consorzi  Gestione Tutela Territorio ed Acque Irrigue) - Il timore è che quanto si sta registrando in Polesine sia prologo ad una situazione d’emergenza idrica, interessante l’importante areale dell’agroalimentare nell’Italia Settentrionale, già colpito dalla grande siccità del 2022; da allora tale fenomeno è costato annualmente 4 miliardi di euro all’economia del sistema Paese.”
“La differenza rispetto a 4 anni fa è la finora buona condizione idrica dei grandi laghi, che stanno però rapidamente scendendo sotto il livello medio – ha aggiunto Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI - Questo conferma, però, la determinante importanza di dare concretezza al Piano Nazionale Invasi Multifunzionali, da noi proposto con Coldiretti per aumentare la capacità di trattenere acqua sul territorio, aumentando la resilienza delle comunità. L’insufficiente numero di bacini ha quest’anno lasciato scorrere una grande quantità d’acqua, che ora rimpiangiamo.”
In una lettera alle Organizzazioni Professionali Agricole, il Consorzio di bonifica Delta Po ha chiesto di sensibilizzare le aziende associate, affinché adottino tutte le misure di emergenza possibili, tra cui: modificare i turni irrigui, adattandoli alle limitazioni dovute dalla contingente situazione; privilegiare, ove possibile, metodi di irrigazione localizzata e ad alta efficienza; monitorare costantemente la disponibilità d’acqua nelle prese più vicine.
Il personale tecnico ed operativo dell’ente consortile sta monitorando l'evoluzione del fenomeno.

                                                                                                           


IL PO A PICCO: SI AGGRAVA LA CRISI NEL DELTA A RISCHIO ANCHE GLI ALTRI FIUMI

VINCENZI: “L’UNIONE EUROPEA PRENDA ATTO DEL REGIME TORRENTIZIO DEI CORSI D’ACQUA ITALIANI”

“Con la scomparsa dei ghiacciai, i corsi d'acqua si stanno progressivamente trasformando in grandi grondaie, che fanno defluire rapidamente la pioggia verso il mare, privi però di quel rilascio graduale e costante, garantito storicamente dalle riserve montane. La crisi, che interessa il Po, rischia a breve di estendersi agli altri fiumi del Veneto, a partire da Adige e Brenta”: a disegnare il preoccupante scenario è stato Alex Vantini, Presidente ANBI Veneto.
“La crisi idrica, che sta colpendo il fiume Po con ripercussioni particolarmente gravi nell'area del Delta – ha spiegato Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI – si distingue per la straordinaria e preoccupante velocità, con cui si è verificato il calo di portata in dieci giorni; senza un sistema di invasi distribuiti sul territorio e lungo i bacini dei fiumi principali, l’acqua piovana, pur abbondante ad inizio Giugno, è già defluita in mare. L’emergenza non sta colpendo solo il Veneto: basti pensare che nel Tanaro in Piemonte manca il 90% della portata usuale e l’Arno in Toscana ha flussi pressochè dimezzati.”
Dati alla mano, nella prima settimana di questo mese, il Po registrava un flusso superiore ai 1.000 metri cubi al secondo (mc/s) al rilevamento di Pontelagoscuro, nel Ferrarese; tale quota si è più che dimezzata in pochissimo tempo, scendendo sotto la soglia critica dei mc/s 450, valore limite per l’efficacia delle due barriere antisale sui rami del Po di Tolle e del Po di Donzella. Nelle scorse ore il crollo del Grande Fiume è stato ancora più marcato, scendendo sotto i 350 metri cubi al secondo.
“Invitiamo i parlamentari europei, ad iniziare da quelli italiani, a prendere atto della specificità assunta dal nostro regime idrologico a fronte della crisi climatica: i fiumi, ad iniziare dal più importante, hanno ormai un regime torrentizio, che deve essere considerato nel determinare i parametri del Deflusso Ecologico, evitando così di penalizzare l’equilibrio ecosistemico dei nostri territori e della loro economia agricola – ha evidenziato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI – Avviare concretamente il Piano Invasi Multifunzionali e l’efficientamento della rete idraulica deve essere obbiettivo primario del nostro Paese, che nello scorso triennio ha subito annualmente 4 miliardi di danni per l’estremizzazione degli eventi atmosferici.”
E’ in questo scenario emergenziale, con l’acqua del mare risalita per 10 chilometri nell’entroterra, che il Consorzio di bonifica Delta Po ha dovuto disporre la chiusura di alcune derivazioni destinate all'agricoltura per evitare la distribuzione di acqua salata nei campi.
La sofferenza idrica non sta peraltro risparmiando il resto del territorio regionale: l'intero Veneto si trova in una situazione difficile, determinata principalmente dalla carenza di manto nevoso in quota.
“Al momento non si registrano fenomeni di ingressione salina negli altri principali fiumi veneti, sebbene il livello generale di attenzione rimanga altissimo ovunque anche in previsione del grande caldo in arrivo e che comporterà un aumento di richiesta d’acqua per le colture” ha aggiunto il Direttore ANBI Veneto, Silvio Parizzi.
Tra le aree sotto stretta osservazione figura il comprensorio del Consorzio di bonifica Brenta (con sede a Cittadella, in provincia di Padova), a cavallo tra le province di Padova e Vicenza: qui, a causa della sofferenza delle risorgive e della ridotta portata del torrente Tesina, l'ente consortile ha già rivolto un appello per un uso parsimonioso della risorsa idrica, così da poter rispondere anche alle esigenze dell’agricoltura, che produce cibo. L’ente consortile ha fatto sapere che, qualora la situazione dovesse ulteriormente aggravarsi, sono già al vaglio nuovi provvedimenti per gestire la scarsità d'acqua.


OSSERVATORIO ANBI RISORSE IDRICHE

NASCE L’ITALIA DELLA COESIONE CLIMATICA MENTRE IL PO GIA’ IN AFFANNO FA TEMERE UN’ALTRA GRANDE SICCITA’

VINCENZI: “ANCHE QUEST’ANNO PAGHEREMO L’IMPREVIDENZA DI UN PAESE CHE CONTINUA A DISPERDERE MILIARDI DI METRI CUBI D’ACQUA. PIANO INVASI MULTIFUNZONALI ED EFFICIENTAMENTO IDRAULICO DEVONO DIVENTARE PRIORITA’”

In attesa del famigerato El Niño, che potrebbe aggravare condizioni climatiche già estreme, nasce l’Italia della coesione climatica con temperature simili (26°) nei prossimi giorni a Cortina d’Ampezzo (metri 1224 sul livello del mare!!) ed Agrigento, così come 29-30 gradi sono annunciati sia in Cadore che a Catanzaro (fonte: Meteored-ECMWF); a segnalare l’anomalia è l’Osservatorio ANBI Risorse Idriche, che indica anche come siano preoccupanti le previsioni per le regioni del Centro-Nord, dove le temperature massime saliranno nel fine settimana oltre i trentacinque gradi e persino ad alta quota si raggiungeranno livelli di calore pari a quelli delle località di pianura.
Dopo una primavera, che in Europa è stata la terza più calda di sempre (in Italia è risultata la seconda dal 1950: +1,26°) e dopo il secondo Maggio più caldo a livello planetario (fonte: Copernicus-ECMWF) è al Nord, che appaiono più evidenti gli effetti della crisi climatica: le mappe di “Copernicus” sulle anomalie termiche di Maggio e su quelle della primavera meteorologica mostrano temperature medie, mensili e stagionali, diffusamente superiori di 1,5° a Nordovest e su gran parte delle Alpi. Temperature eccezionalmente miti durante la stagione autunno-vernina hanno condizionato le riserve nivali nelle regioni alpine, facendo mancare, già dall’inizio di Giugno, il prezioso apporto idrico generato dallo scioglimento delle nevi. In Lombardia il deficit nell’indice SWE (Snow Water Equivalent) si è a lungo aggirato su valori superiori al 60%; in Veneto, la neve era presente già da Maggio in sporadiche chiazze solamente al di sopra dei 2900 metri di altitudine (fonte: ARPAV); nello stesso mese su Piemonte settentrionale, occidentale e meridionale, l’ammanco nello SWE era stimabile tra -67% e -81% (fonte: ARPA Piemonte).
“Facile era ed è prevedere le conseguenze di tale situazione, confermate da quanto sta avvenendo sui corpi idrici del distretto padano ed in quello delle Alpi Orientali: falde sotterranee in costante decrescita. portate dei fiumi ai minimi e risalita del cuneo salino” ha evidenziato Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI.
Nel Nord Italia reggono ancora le condizioni idrologiche dei bacini lacustri e degli invasi artificiali che, beneficiando anche di ingenti accumuli pluviali, generati da improvvisi eventi meteorologici, riescono a mantenere buone percentuali di riempimento ed a far fronte, almeno in parte, alle esigenze di un settore agricolo, preoccupato per il possibile ritorno di una grave crisi idrica.
“La perdurante insufficienza  di invasi non ha permesso di raccogliere buona parte della pioggia caduta sul Nord nei mesi di gennaio e febbraio – ha ricordato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI - Nel solo Veneto, dove il comparto agricolo è già ora in sofferenza, tale quantità, nel primo bimestre dell’anno, è stimabile in poco meno di un miliardo di metri cubi d’acqua! Avvio concreto del Piano Invasi Multifunzionali, da noi proposto con Coldiretti ed efficientamento della rete idraulica devono diventare scelte strategiche per il futuro del Paese.”
Il mar Mediterraneo continua inoltre ad apparire come una pentola a pressione, con temperature dell’acqua, che nel settore occidentale superano regolarmente la media storica dai 2 ai 3 gradi e mezzo, attestandosi nel medio-basso Tirreno tra i 28 ed i 29 gradi: il minaccioso, ma fortunatamente innocuo tornado, registrato nel Foggiano, deve essere letto come un monito a non dimenticare il grave rischio, che comportano forti anomalie termiche. A livello globale il riscaldamento dei mari ha raggiunto i livelli record del 2024 (+0,51° sulla media ’91-’20): nel Pacifico tropicale, le temperature giornaliere delle acque hanno ormai superato i 27 gradi (fonte: Copernicus).
Proprio nel Mezzogiorno d’Italia, dopo i cicloni mediterranei che hanno colpito le regioni meridionali nei primi 4 mesi dell’anno, si potrà affrontare, grazie a bacini tornati idricamente ricchi, l’ennesima estate torrida, senza la preoccupazione di vedersi privare dell’acqua necessaria a vivere e produrre.
In Calabria i bacini dei corsi d’acqua Menta ed Alaco sono pieni rispettivamente al 95% e 96%, mentre i complessivi volumi idrici, contenuti negli invasi Arvo, Ampollino e Passante (mln. mc.110,65) superano ampiamente quelli registrati in media nel recente decennio (+26%; fonte: Autorità di Bacino distrettuale dell’Appennino Meridionale).
In Basilicata, le dighe di Pertusillo e monte Cotugno trattengono complessivamente mln. mc. 331,4 d’acqua, corrispondenti ad oltre l’84% dei volumi di riempimento autorizzati, mentre il bacino di Camastra è sostanzialmente al colmo.
In Campania, l’invaso di Conza in Irpinia è al 97% di riempimento, mentre i livelli idrometrici dei fiumi Volturno e Garigliano sono in ribasso.
In Puglia, nella Capitanata, le alte temperature inducono una maggiore richiesta irrigua: questa settimana oltre dieci milioni di metri cubi dai bacini; le riserve continuano comunque ad essere abbondanti e sufficienti a soddisfare il fabbisogno degli agricoltori e la quota destinata all’uso civile (mln. mc. 268,79 pari all’81% del loro potenziale).
In Sardegna, i laghi contengono ancora circa l’88% dell’acqua.
In Sicilia, la condizione idrica è buona: invasi pieni oltre l’80%; stessa percentuale di riempimento per il bacino del Liscione in Molise.
Risalendo lungo la Penisola, nel Lazio continuano ad abbassarsi i livelli idrometrici dei laghi vulcanici, che perdono tutti circa tre centimetri in una settimana.
In Umbria si abbassa invece di 4 centimetri il livello del lago Trasimeno, sempre più lontano anche dal limite minimo vitale, fissato a -m.1,20 (ora è a -m.1,64  a Monte del Lago); le portate dei fiumi sono in linea coi valori registrati la settimana scorsa, ma sono scarse, se confrontate con le medie storiche.
Nelle Marche vanno riducendosi i flussi negli alvei, ma in agricoltura rassicurano gli oltre cinquantadue milioni di metri d’acqua, contenuti negli invasi.
In Toscana sono molto scarse le portate fluviali: Serchio, -32%; Arno, -47%; fortemente negativo è l’andamento idrometrico dell’Ombrone, la cui portata è nettamente più scarsa del Deflusso Minimo Vitale (-19%) ed è del 78% inferiore alla media dello scorso ventennio!
In Liguria, i livelli idrometrici dei fiumi Entella, Vara ed Argentina sono in forte calo.
Tornando alla complessa situazione del Nord Italia, i livelli dei grandi laghi, fatta eccezione per quello d’Iseo, sono tornati a scendere al di sotto dei livelli medi storici.
In calo sono le portate dei fiumi in Valle d’Aosta: la Dora Baltea registra un deficit del 51%, mentre il torrente Lys si attesta a mc/s 2,40 (fonte: Centro Funzionale-Protezione Civile Regione Autonoma della Valle d’Aosta).
In Piemonte, lo stato idrometrico del Tanaro testimonia come la mancanza di neve in quota comprometta, durante la stagione calda ed in periodi di stabilità atmosferica, anche i deflussi dei fiumi più importanti: attualmente nella sezione di Montecastello scorrono appena 11,1 metri cubi al secondo, quando normalmente le portate dovrebbero superare mc/s 106,5 (fonte: ARPA Piemonte) cioè manca circa il 90% d’acqua! Fortemente deficitarie sono anche le portate di Stura di Demonte, Stura di Lanzo, Toce.
In Lombardia, le riserve idriche ammontano a 1686 milioni di metri cubi e sono del 26,5% inferiori alla media storica; la causa principale di tale deficit è da imputare alla carenza di risorsa nivale, che è più scarsa del normale di oltre il 66%.
Nel Veneto, positiva è la performance settimanale del fiume Adige, che continua a crescere dopo aver ristagnato per diverse settimane al di sotto della portata necessaria (mc/s 79) all’efficace utilizzo delle barriere antisale; all’appello manca, però, ancora il 46% della portata media, così come ancora in deficit sono la Livenza (-48%), Brenta (-58%), Bacchiglione (-63%), Piave (-39%).
In Emilia-Romagna sono da segnalare le insufficienti condizioni, in cui versano i fiumi dei bacini più occidentali come Nure e Trebbia, le cui portate risultano addirittura inferiori ai valori minimi storici di riferimento.
Infine, fortemente deficitari sono i flussi nel fiume Po che questa settimana, esauritisi gli effetti della perturbazione che aveva investito soprattutto Piemonte e Lombardia, subiscono quantomeno un dimezzamento: mentre a Torino manca il 58% di portata, al rilevamento mantovano di Borgoforte si passa dagli 875,11 metri cubi al secondo di 7 giorni fa agli attuali mc/s 383,25, registrando così un deficit del 76% sulla media storica! A Pontelagoscuro, il Grande Fiume è sceso ben al di sotto della portata di 450 metri cubi al secondo, necessaria a contrastare l’intrusione salina.


INTRUSIONE SALINA: IL DELTA DEL PO OGGETTO DELLA PRIMA VALUTAZIONE MULTIDISCIPLINARE SU LARGA SCALA IN EUROPA

VINCENZI: “E’ UN’ULTERIORE VALIDAZIONE SCIENTIFICA CHE EVIDENZIA LA NECESSITA’ DI INTERVENTI MIRATI SUI TERRITORI”

La sfida alla risalita del cuneo salino ed alla salinizzazione dei suoli compie un passo decisivo, grazie ai risultati del progetto "Agritech Spoke 4 UNIPD - WP4.2", finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e curato dal Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TESAF) dell’Università di Padova. Laboratorio a cielo aperto, ancora una volta, è il Delta del Po, in uno studio pluriennale, che ha direttamente coinvolto il Consorzio di bonifica Delta Po ed alcune aziende agricole: per la prima volta in Europa, una valutazione multidisciplinare su larga scala collega le dinamiche della salinizzazione agli impatti sulle colture attraverso un sistema integrato, che unisce telerilevamento, sensori di prossimità e modelli predittivi, basati sull’Intelligenza Artificiale.
Attraverso l'impiego di sonde installate in terreni messi a disposizione da aziende per rilevare conducibilità elettrica, umidità e temperatura a diverse profondità, lo staff di ricerca ha potuto incrociare i dati di campo con le analisi satellitari, le rilevazioni con droni, oltre a dati e statistiche pluridecennali.
Questo immenso patrimonio informativo è stato elaborato tramite algoritmi di Intelligenza Artificiale e “machine learning”, permettendo di mappare con precisione come il sale si propaghi in base alle variabili meteorologiche, alla struttura del suolo ed alla presenza di sostanza organica. Dal 2000 al 2024 la salinità costiera è drasticamente aumentata, manifestandosi però con un'intensità variabile: anche all'interno dello stesso terreno agricolo, parcelle di suolo diverse reagiscono in modo specifico e differente.
La Presidente del Consorzio di bonifica Delta Po, Virginia Taschini, ha evidenziato la rilevanza dei risultati ottenuti: “Questo studio e soprattutto l’approccio metodologico costituiscono uno strumento fortissimo che le realtà del territorio hanno a disposizione per dimostrare, nel confronto con le Istituzioni nazionali, la necessità di interventi specifici.”
Il Presidente ANBI, Francesco Vincenzi, ha aggiunto: “E’ una battaglia, che ci vede protagonisti, ma la questione non può essere relegata ad una dimensione puramente locale, poiché ciò, che riguarda il Delta del Po coinvolge l’intera asta del Grande Fiume, cioè il giacimento dell’agroalimentare italiano, minacciato dalla crisi climatica. Lunedì prossimo presenteremo a Roma i dati sul consolidamento dei cambiamenti climatici sul nostro Paese.”
“Grazie a queste nuove metodologie siamo in grado di analizzare e prevedere i fenomeni con il massimo rigore scientifico – ha aggiunto Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI - Questa oggettività permette di elaborare progetti dalla validità tecnica indiscutibile, mettendo le Istituzioni nelle condizioni ideali per sostenerli anche con le adeguate dotazioni finanziarie.”
Il Direttore Consorzio di bonifica Delta Po, Rodolfo Laurenti ha concluso: “L’integrazione tra imponenti misure infrastrutturali come le barriere antisale di ultima generazione e soluzioni basate sulla natura (Nature-based Solutions) quali aree umide, fasce tampone e pratiche agronomiche per il ripristino della sostanza organica, costituisce il pilastro di una strategia multidisciplinare validata a livello internazionale.”
Lo studio è infatti già parte della letteratura scientifica, grazie alla pubblicazione sulla prestigiosa rivista internazionale Science.


TOSCANA

INAUGURATE DUE DIGHE MOBILI NEL PARCO DELLA MAREMMA

Una giornata fondamentale per il futuro rurale e produttivo della Maremma: ad Alberese è stato tagliato il nastro per l'inaugurazione delle prime 2 dighe mobili del nuovo comprensorio irriguo, realizzate dal Consorzio di bonifica 6 Toscana Sud (con sede a Grosseto) e che danno il via ad un sistema d’irrigazione collettiva all'avanguardia. La giornata ha celebrato la conclusione dei primi, attesi lavori, che hanno visto la nascita e l'attivazione dei 2 sbarramenti flessibili, posizionati sui canali Padulino e Barbicato; queste prime strutture, realizzate grazie ad un finanziamento di 1.140.000 euro stanziati dal Ministero Infrastrutture e Trasporti attraverso la Regione Toscana, permettono già di trattenere rispettivamente 17.000 e 10.000 metri cubi d’acqua.
Il loro funzionamento innovativo consente di gonfiare le barriere in gomma durante la stagione calda per utilizzare l'acqua dolce proveniente dal fiume Ombrone, trasformando i canali di bonifica in veri e propri serbatoi lineari a cielo aperto, senza alcun rischio idraulico in caso di piene improvvise.
È solo la prima fase di un progetto importante, che punta sull’irrigazione collettiva all’interno di un’area di straordinario valore naturalistico come quella del Parco della Maremma.
Subito dopo l'inaugurazione e la spiegazione del progetto, i riflettori si sono spostati sul futuro immediato del comprensorio: l’ente consortile ha infatti annunciato ufficialmente l'ottenimento di un nuovo e decisivo finanziamento (€1.600.000,00) da parte di Regione Toscana.Questi fondi serviranno a realizzare l'opera più imponente dell'intero sistema: la terza diga mobile, che sorgerà sul canale Essiccatore principale. Questa struttura, alta ben m. 3,3, da sola consentirà di stoccare altri 139.000 metri cubi d'acqua, portando la capacità complessiva del sistema ad oltre centosessantaseimila metri cubi.
A regime, entro il 2027, l'intera infrastruttura garantirà una risorsa idrica costante a 98 aziende agricole, distribuite su oltre millecento ettari di terreno, contrastando l'intrusione del cuneo salino e tutelando l'equilibrio ambientale dell'area contigua al Parco Regionale della Maremma.
«Le prime due dighe mobili inaugurate ad Alberese – hanno sottolineato il Presidente Regione Toscana, Eugenio Giani ed il Sottosegretario alla Presidenza, Bernard Dika - sono un intervento strategico per il futuro della Maremma e dell’agricoltura toscana. L’attivazione di questo nuovo sistema irriguo ed il finanziamento per la realizzazione della terza diga mobile dimostrano come la Toscana stia lavorando con visione e programmazione, affiancando i Consorzi di bonifica e le comunità locali nella costruzione di infrastrutture innovative e sostenibili.»
«In attesa delle comunque necessarie opere infrastrutturali – ha spiegato Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI - la resilienza delle comunità parte dall’adattamento alla crisi climatica. La soluzione oggi inaugurata a servizio della Piana di Alberese, grazie ad innovativi sbarramenti flessibili garantirà, tramite l’irrigazione collettiva, maggiori certezze produttive e di reddito alle locali aziende agricole, favorendone la permanenza ed assicurando quindi la manutenzione di un’area di particolare pregio. Con il completamento delle progettualità infrastrutturali si riuscirà poi anche a contrastare efficacemente la risalita del cuneo salino, costante minaccia per i territori litoranei.»
«La strada dell’irrigazione collettiva è l’unica via possibile per sostenere la nostra agricoltura e, al tempo stesso, salvaguardare un ambiente prezioso come il Parco della Maremma – ha ricordato Federico Vanni, Presidente Consorzio di bonifica 6 Toscana Sud – Oggi più che mai serve un impegno sempre maggiore per l'agricoltura e l'irrigazione della Maremma.»
«Questo risultato è il frutto del grande impegno profuso dalla nuova Area Irrigazione del Consorzio, che possiamo già considerare una scommessa vinta – ha aggiunto Fabio Zappalorti, Direttore Generale “Cb6” ed ANBI Toscana –Noi crediamo fermamente nella strategia degli invasi e dei grandi stoccaggi idrici a lungo termine come soluzioni definitive per le problematiche dell’agricoltura. Anzi crediamo che la Toscana del Sud soffra per la mancanza di un grande invaso sul modello di Bilancino o Montedoglio. Ma i tempi delle grandi opere sono lunghi, per cui dobbiamo sostenere le aziende agricole con soluzioni intelligenti e pronte all'uso, affinché siano ancora in vita, quando gli invasi finalmente arriveranno.»
«Questo intervento è particolarmente significativo anche perché trasforma un canale in un serbatoio lineare e dinamico – ha affermato Paolo Masetti, Presidente ANBI Toscana – Siamo di fronte ad un intervento, che si può definire un vero e proprio capolavoro di ingegneria e resilienza, capace di unire innovazione tecnologica e massima tutela ambientale in un’area protetta di inestimabile valore.»


EMILIA ROMAGNA

LAVORI FINITI NELL’ARGENTANO

Nella pianura argentana a destra del fiume Reno, il canale Tamarozza Rovere svolge, per 8 chilometri, le sue funzioni di scolo invernale e di distributore irriguo estivo. Sia il canale che le opere idrauliche, che ne regolano i flussi idrici, avevano subito gravi danni a causa della sommersione da parte delle acque del torrente Idice durante le alluvioni della primavera 2023.
Perchè lo scolo tornasse ad essere pienamente funzionante, è stato necessario risagomarne la sezione per tutta la lunghezza; oltre ad espurgarlo da fanghi e sedimenti alluvionali, che l'avevano interrito, si è provveduto a ripristinare la tenuta delle sponde, potenziandole con massi di pietra.
La realizzazione di questi ed altri interventi da parte del Consorzio di bonifica Renana (con sede a Bologna) ha comportato un investimento di 3.900.000 euro, concessi dalla Struttura Commissariale Governativa per la Ricostruzione post Alluvione. Anche grazie a questi interventi, l’ente consortle sta attuando una vera e propria rigenerazione idraulica del proprio reticolo scolante, sia della rete dei canali artificiali che delle strutture idrauliche diffuse sul territorio.


TOSCANA

LAGO DI MASSACIUCCOLI: RIALZATI E RAFFORZATI GLI ARGINI SUL VERSANTE ORIENTALE

 In uno dei punti più delicati dell’intero sistema idraulico toscano, il Consorzio di bonifica Toscana Nord (con sede a Viareggio, in provincia di Lucca) ha chiuso uno dei cantieri più complessi in anni recenti: il rialzo degli argini del lago di Massaciuccoli per la riduzione del rischio di allagamenti. Si tratta, infatti, di un bacino pensile, che oggi si trova letteralmente sospeso sopra un territorio agricolo, che continua ad abbassarsi: qui, dove gli argini e persino il fondo del lago risultano più alti dei terreni circostanti, ogni intervento è una corsa contro il tempo e contro l’evoluzione naturale del suolo.
Il sistema di difesa è imponente: 14 chilometri di arginature circondariali proteggono un’area densamente abitata e coltivata di circa tremila ettari, posta a quote ben inferiori al livello medio del mare. La sicurezza del territorio dipende dal lavoro continuo delle idrovore consorziali, che pompano acqua dai campi verso il lago e poi al mare.
L’abbassamento progressivo dei terreni rende però necessario un monitoraggio costante ed interventi periodici di rialzo: gli argini devono essere riportati in quota per mantenere la loro funzione.
Il cantiere appena concluso ha interessato i tratti da Cataldi a Portovecchio, da Portovecchio a Portovecchio Botolo, La Cava ed il segmento Quiesa–Burlamacca, sul versante orientale del lago, nel comune di Massarosa: qui le arginature in terra sono state completamente riprofilate e rialzate. Complessivamente, il cantiere ha interessato diversi chilometri di arginature, in un’area dove la manutenzione straordinaria non è un’opzione ma una necessità strutturale per ridurre il rischio di allagamenti e la continuità delle attività agricole.
“L’intervento appena concluso sul lago di Massaciuccoli rappresenta un investimento importante per la sicurezza idraulica e la tutela di un’area strategica per la Toscana” hanno dichiarato il Presidente Regione Toscana, Eugenio Giani ed il Sottosegretario alla Presidenza Bernard Dika. “Rafforzare e rialzare gli argini significa ridurre il rischio di allagamenti, proteggere le attività agricole e garantire maggiore sicurezza alle comunità che vivono e lavorano attorno al lago.”


LOMBARDIA

MANUTENZIONE GENERALE

Dallo scorso autunno sono ripartiti i cantieri per la realizzazione degli interventi di manutenzione straordinaria sull’intero reticolo consortile e sugli impianti del Consorzio di bonifica Oglio Mella (con sede a Brescia).
Oltre al mutuo decennale, si sono aggiunte le risorse rese disponibili dalla Regione Lombardia, dedicate al progetto finanziato dal Piano Sviluppo Rurale ed ai “pronti interventi” per il ripristino di tratti danneggiati dagli eventi calamitosi. L’area consortile denominata “Fontanili Pozzi Scorrimento” ha visto la posa di canalette nei tratti di canale previsti dal progetto P.S.R..
Per gli impianti di sollevamento si sono avviati anche gli interventi sulla parte elettrica per arrivare entro il prossimo anno alla realizzazione di tutto quanto finanziato (sostituzione delle pompe, installazione di inverter, rigenerazione dei pozzi).
Lavori di impermeabilizzazione e di rifacimento spondale hanno coinvolto ampi tratti di reticolo nella parte più meridionale del comprensorio, andando così a ripristinare la funzionalità idraulica compromessa da eventi meteo.
Per i distretti interessati dalle reti a pressione, l’attività manutentiva si è concentrata nella riparazione di porzioni ammalorate o rotte. I mesi invernali e primaverili sono stati, come di consuetudine, dedicati anche alla manutenzione ordinaria dei canali con l’esecuzione di spurghi e di taglio della vegetazione spondale.
L’attività continuerà anche con l’utilizzo di motobarche nei canali adduttori dopo il periodo di asciutta.


CONFERME AI VERTICI UILA E FILBI

GLI AUGURI DI BUON LAVORO DI ANBI E SNEBI: PIENA DISPONIBILITA’ A CONTINUARE UN PROFICUO CONFRONTO

“Sono molte le battaglie, che ci vedranno impegnati, ciascuno per le proprie competenze, verso obbiettivi comuni nell’interesse del Paese, ad iniziare da quella per la sovranità alimentare, per la quale sono fondamentali disponibilità d’acqua e certezze di manodopera, evitando infiltrazioni malavitose ai danni dei più deboli. Il nuovo mandato rappresenta un’occasione importante per proseguire e rafforzare il confronto sui temi dell’agricoltura, della gestione sostenibile della risorsa idrica, della tutela del territorio e della valorizzazione del lavoro”: a dichiararlo sono stati Francesco Vincenzi, Presidente ANBI e Massimo Gargano, Segretario Generale S.N.E.B.I. (Sindacato Nazionale Enti Bonifica e Irrigazione), augurando buon lavoro ad Enrica Mammuccari, riconfermata Segretaria Generale del sindacato UILA-UIL.
“La positiva collaborazione sviluppata negli anni è rappresentata anche dalle conferme di Gabriele De Gasperis in Segreteria Nazionale UILA e Francesca Torregrossa come Segretaria Nazionale della Filbi-UIL (Federazione Italiana Lavoratori Bonifica e Irrigazione), con cui condividiamo il concetto di cura del territorio, dell'acqua, del lavoro e delle persone – hanno proseguito ANBI e S.N.E.B.I. -   C’è ancora molto da fare insieme con l’obbiettivo condiviso di costruire nuove opportunità di crescita, occupazione qualificata e sviluppo sostenibile al servizio delle comunità e delle imprese agricole italiane.”


LAZIO

VERSO L’UNIFICAZIONE DEI CONSORZI DI BONIFICA FRUSINATI: INSEDIATO NUOVO COMMISSARIO

Presente l'Assessore Agricoltura Sovranità Alimentare Parchi e Foreste Regione Lazio, Giancarlo Righini sono stati presentati a Cassino, nella sede del Consorzio di bonifica Valle Liri, i nuovi vertici degli enti consortili della provincia di Frosinone.
Daniele Pili è stato nominato Commissario, mentre Riccardo Del Brocco ricoprirà il ruolo di Subcommissario.
Obiettivo principale è quello di unificare gli attuali Consorzi di bonifica A Sud di Anagni (con sede a Frosinone), Conca Sora (con sede nel comune frusinate) e Valle Liri, per arrivare definitivamente alla costituzione del nuovo Consorzio unico Lazio Sud Est. È stato annunciato l'avvio di un percorso di concreta e fattiva integrazione tra il personale dei 3 enti, finalizzato soprattutto a creare un modello operativo omogeneo e condiviso sull'intero territorio della provincia di Frosinone.
Nel corso dell'incontro, è stato annunciato un finanziamento di 5 milioni di euro, destinato al recupero della sorgente Capodacqua nel comune di Castrocielo.


VENETO

CONFRONTO ISTITUZIONALE

Il dialogo tra Istituzioni e territorio si conferma elemento centrale per la definizione di strategie efficaci nella gestione della risorsa idrica e nello sviluppo dell’innovazione in ambito agricolo: in questo contesto si inserisce l’incontro tra l’Assessore Agenda Digitale Regione Veneto, Filippo Giacinti ed i vertici del Consorzio di 2° grado L.E.B. - Ce.Sp.I.I. Centro Sperimentazione Innovazione Irrigua (con sede a Cologna Veneta, in provincia di Verona).
Il colloquio ha rappresentato un’importante occasione di confronto sui temi della gestione sostenibile dell’acqua e dell’applicazione di soluzioni innovative al settore agricolo, permettendo di evidenziare il valore strategico del sistema Lessinio Euganeo Berico e di approfondire il ruolo del Ce.Sp.I.I., che a livello regionale si configura come un nodo strategico, capace di connettere attività di ricerca ed operatività sul territorio, traducendo dati e sperimentazioni in soluzioni concrete; attraverso progetti di ricerca applicata, il Centro contribuisce a rendere più efficiente e sostenibile la gestione della risorsa idrica in Veneto, rispondendo alle esigenze di un contesto sempre più complesso.
Il confronto ha ulteriormente consolidato il rapporto con la Regione Veneto, sottolineando l’importanza di una visione condivisa tra enti ed Istituzioni; in tale prospettiva, l’integrazione tra programmazione, innovazione e gestione rappresenta un fattore chiave per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici e dall’evoluzione dei sistemi territoriali.


LIGURIA

ACQUA E PACE

Nella sede del Consorzio di bonifica Canale Lunense a Sarzana, in provincia di La Spezia, si è tenuta una giornata dedicata al pittore Federico Anselmi ed al rapporto tra San Francesco, l’acqua ed il Cantico delle Creature. Sono state esposte opere dedicate a “Sorella Acqua” e proiettate le immagini delle tavole donate alla chiesa di Sant’Antonio a Gaggiola.
I contributi di frate Emanuele e di padre Almiro, guardiano del convento di Gaggiola, hanno richiamato il valore francescano dell’acqua come simbolo di fraternità e pace, mentre la critica d’arte, Giovanna Riu, ha guidato il pubblico nella lettura dell’opera di Anselmi.


AGENDA

Il Presidente ANBI, Francesco Vincenzi, sarà relatore nella mattinata di martedì 23 Giugno p.v. alla tavola rotonda “Strategie per la messa in sicurezza dei territori da eventi alluvionali” nell’ambito del workshop “Dalla montagna alla pianura. Riequilibrio Protezione Valorizzazione”, organizzato a Palazzo Sersanti di Imola da Accademia Nazionale Agricoltura e Dipartimento di Scienze e Tecnologie AgroAlimentari (DISTAL) dell’Alma Mater Studiorum-Università di Bologna; nel tardo pomeriggio del giorno dopo, mercoledì 24 Giugno, interverrà poi a Trento all’Assemblea di Comifo, Federazione Provinciale dei Consorzi Irrigui e di Miglioramento Fondiario.
Giovedi’ 25 e venerdì 26 Giugno, il Direttore Generale ANBI, Massimo Gargano, sarà invece alla “Leopolda” di Firenze per partecipare al convegno “Acqua, progettare il futuro. Dalla legge Galli ai cambiamenti climatici”.

 

 
Per maggiori approfondimenti www.anbi.it
SETTIMANALE DELL´ASSOCIAZIONE NAZIONALE CONSORZI DI GESTIONE E TUTELA TERRITORIO E ACQUE IRRIGUE
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