SETTIMANA NAZIONALE DELLA BONIFICA E DELL’IRRIGAZIONE
GIOVEDI’ LA PRESENTAZIONE A ROMA
La Settimana Nazionale della Bonifica e dell’Irrigazione sarà ufficialmente presentata giovedì 7 Maggio p.v. alle ore 11.30 nel corso della conferenza stampa, che si terrà nella Centrale Idrovora di Focene, a Roma (viale delle Idrovore di Fiumicino, 304).
Interverranno: Francesco Vincenzi, Presidente ANBI; Giorgio Salvitti, Componente Commissione Ambiente Senato; Giancarlo Righini, Assessore Bilancio, Agricoltura Sovranità Alimentare Regione Lazio; Marco Casini, Segretario Generale Autorità di Bacino Distrettuale Appennino Centrale; Mario Baccini, Sindaco Fiumicino; Niccolò Sacchetti, Presidente Consorzio di bonifica Litorale Nord (con sede nella Capitale); Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI.
Promossa da ANBI e giunta alla 26° edizione, la Settimana Nazionale della Bonifica e dell’Irrigazione, che gode del patrocinio del Ministero Ambiente e Sicurezza Energetica, nonché della Media Partnership con RAI TGR, prevede iniziative in tutta Italia per diffondere la cultura dell’acqua e della sua gestione, promuovendo la conoscenza del lavoro quotidiano dei Consorzi di bonifica ed irrigazione; tradizionalmente ubicata nella terza settimana di Maggio, la manifestazione vive il momento di maggiore suggestione con l’apertura straordinaria delle “cattedrali dell’acqua”, cioè maestose centrali idrovore, impianti irrigui, opere idrauliche.
In linea con questi obiettivi la conferenza stampa avrà luogo nella centrale idrovora di Focene deputata, tra l’altro, a garantire sicurezza idraulica all’aeroporto “Leonardo da Vinci”, il più grande d’Italia; nell’occasione sarà anche fatto il punto sulla situazione idrica del Paese in vista della stagione estiva.
CONVEGNO NEL DELTA PO
SUBSIDENZA: IL POLESINE CHIEDE GIUSTIZIA
ANBI: NO A NUOVE ESTRAZIONI IN ALTO ADRIATICO, COSTI MAGGIORI DEI BENEFICI
VINCENZI: “LA BASE SCIENTIFICA DEVE ESSERE IL METODO ALLA BASE DI OGNI SCELTA”
“Tra il 1938 e il 1964 il Polesine ha sostenuto gran parte della richiesta di produzione energetica nazionale, arrivando, tra il 1960 e il 1961, a picchi di 290 milioni di metri cubi annui di gas metano estratti, pari al 40% della produzione nazionale. La contropartita ambientale è stata il progressivo sprofondamento del territorio, iniziato negli anni ’40 e che ha registrato alla fine degli anni ’70, in alcune aree, un abbassamento fino a m. 3,50, continuando a scendere ancora oggi seppur con un ritmo più lento”: a disegnare questa condizione è stato Francesco Musco, docente Università IUAV Venezia.
Il Polesine ha dunque sostenuto l’economia dell’Italia per quasi trent’anni, pagando un prezzo nell’equilibrio territoriale, che richiede ancora oggi ingenti risorse per la mitigazione dei danni, ma l'ultima significativa linea di finanziamento (Legge 205 del 2017) si è esaurita due anni fa: nel 2024, l'ultima tranche erogata. Oggi quindi è solo quella popolazione a sobbarcarsi gli oneri della subsidenza con l’incubo di nuove estrazioni in Alto Adriatico.
“Ad aggravare la situazione c’è ora anche l’innalzamento del mare” ha aggiunto Jaroslav Mysiak, esperto Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC).
Partendo da questi dati di fatto, a denunciare la grave situazione, che sta vivendo il Delta del Po, è l’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), che ha promosso il convegno “Subsidenza, vietato dimenticare” nel Museo Regionale della Bonifica Ca’ Vendramin a Taglio di Po, in provincia di Rovigo, davanti ad una platea affollata di amministratori locali e rappresentanti delle categorie economiche.
Francesco Vincenzi, Presidente ANBI: “I Consorzi di bonifica ed irrigazione credono fortemente nella necessità di intervenire, perché questi territori devono continuare a vivere. Per farlo, serve un metodo; il confronto scientifico deve essere la base di ogni scelta: solo attraverso dati, analisi e competenze si possono costruire soluzioni efficaci e sostenibili. Le Autorità di distretto non possono permettersi di guardare dall’altra parte di fronte a queste criticità ed anche la Direttiva Quadro Acque deve considerare le esigenze specifiche dei singoli territori, soprattutto se complessi e fragili come il delta del Po. Il Polesine può essere un motore ed un modello economico anche per le altre aree interne e marginali, che dimostrano quotidianamente la loro valenza sociale e produttiva.”
“Il Polesine ogni giorno paga il prezzo di scelte fatte nel passato: la subsidenza ha reso questo territorio più fragile e più costoso da difendere – ha dichiarato Roberto Branco, Presidente Consorzio di bonifica Adige Po (con sede a Rovigo) - Qui si spendono milioni di euro solo per garantire sicurezza ai cittadini ed alle imprese. Per questo chiediamo che lo Stato riconosca questo problema come una responsabilità nazionale, perché il Polesine non può essere lasciato solo a sostenere questo peso.”
“La subsidenza è un problema sociale, economico ed umano, dove le responsabilità del passato e le cause naturali si sommano alle sfide del clima, che cambia ed ai costi crescenti per la sicurezza idraulica. È quindi indispensabile procedere al rifinanziamento di una legge, che preveda uno stanziamento strutturale e continuativo a copertura di un danno permanente, che trae origine dalle estrazioni" ha chiesto Virginia Taschini, Presidente Consorzio di bonifica Delta Po (con sede a Taglio di Po, nel Rodigino).
Ai lavori è intervenuto in videocollegamento Alberto Stefani, Presidente Regione Veneto: “Abbiamo iniziato una serie di incontri per costruire una filiera interistituzionale, che possa creare una sinergia a livello locale, regionale, nazionale ed europeo, in grado di dare una risposta univoca alle esigenze di questo territorio, che non va considerato un territorio periferico, ma un’area straordinaria dalle molteplici potenzialità.”
Altri interventi sono arrivati da Piergiorgio Cortelazzo, Vicepresidente Commissione Ambiente, Territorio Lavori Pubblici Camera Deputati; Luca De Carlo, Presidente Commissione Agricoltura Senato; Flavio Tosi, componente Commissione Ambiente Parlamento Europeo e Bartolomeo Amidei, senatore polesano.
“Il Polesine non chiede assistenzialismo, chiede di non essere danneggiato e di essere messo nella condizione di rimediare ad errori del passato, di cui è stato vittima e che qualcuno oggi, al di fuori di questo territorio, sembra intenzionato a ripetere” ha affermato Alex Vantini, Presidente ANBI Veneto.
“La subsidenza nel Delta del Po – ha evidenziato il Direttore Generale ANBI, Massimo Gargano - insegna che dobbiamo costruire un sistema, che metta al centro la prevenzione, investendo in manutenzione, pianificazione, conoscenza. Ciò passa per il rifinanziamento della legge per la manutenzione idraulica ed il monitoraggio del fenomeno della subsidenza, perché difendere il Polesine significa proteggere un patrimonio ambientale unico, sostenendo un’economia fatta di agricoltura, turismo, cultura, garantendo sicurezza alle comunità, vale a dire preservare il modello di sviluppo italiano, queste comunità non devono essere lasciate sole nel pagare un prezzo altissimo per benefici, di cui tutto il Paese ha goduto, ma oggi pare aver dimenticato. Siamo certi – ha concluso Massimo Gargano – che gli impegni assunti verranno mantenuti; noi continueremo a lavorare su quella, che è una questione di giustizia supportata da evidenze scientifiche.”
A fargli eco è stato anche il noto attore ed autore, Marco Paolini, che ha evidenziato come la tutela del paesaggio sia garantita dall’articolo 9 della Costituzione.

OSSERVATORIO ANBI RISORSE IDRICHE
EUROPA SEMPRE PIU’ CALDA: LO SCIOGLIMENTO DEI GHIACCIAI MINACCIA I TERRITORI COSTIERI ITALIANI
VINCENZI: “URGONO MISURE DI ADATTAMENTO. ALLA POLITICA CHIEDIAMO RISORSE CONCRETE PER AVVIARE PIANI SU INVASI E RETI IDRAULICHE”
Proprio in concomitanza con l’iniziativa ANBI contro la ripresa delle trivellazioni in Alto Adriatico, perché già causa di incremento della subsidenza nei territori polesani, oggi fortemente minacciati anche dall’innalzamento del mare, arriva il “Rapporto sullo stato del clima europeo 2025” pubblicato da “Copernicus”, che indica, tra l’altro, come la Regione Artica sia quella, che globalmente si riscalda più velocemente e che il continente europeo dagli anni ’80 del secolo scorso si stia riscaldando il doppio rispetto alla media globale (+0,56° C per ogni decennio contro i +0,27° della media globale; nel 2025: +0,87° in Europa, +0,44° media globale).
Tale condizione favorisce una più rapida perdita di massa glaciale nel Vecchio Continente, nonché la fusione della calotta glaciale lungo le coste della Groenlandia (lo scioglimento del permafrost di Groenlandia ed Antartico è la principale causa dell’innalzamento del livello del mare); nell’anno idrologico 2025, tale calotta ha subìto una riduzione di 139 gigatonnellate (Gt), equivalente a circa una volta e mezza il contenuto di permafrost dei ghiacciai alpini, innalzando il livello del mare di mm. 0,4. Globalmente poi, la perdita glaciale nel 2025 è stata di Gt. 410, equivalente ad un innalzamento del mare di mm. 1,1. Dal 1975, la perdita di massa glaciale a livello globale è stata di Gt. 9580, di cui circa il 20% era costituito dai ghiacci di Europa e Groenlandia. L’innalzamento del mare osservato dal 1993 è stato di oltre 10 centimetri (mm. 3,6 ca. all'anno). Il rapporto di “Copernicus” ricorda che la calotta di ghiaccio della Groenlandia contiene acqua sufficiente ad innalzare il livello del mare di 7 metri!
Nel 2025, l’annuale temperatura marina media nella regione oceanica europea ha segnato un record massimo per il quarto anno consecutivo: 10,94°C; nel Mar Mediterraneo la temperatura annuale del 2025 è stata la seconda più alta mai registrata (21,35°C): 1,03°C al di sopra della media.
Lo scorso anno inoltre, nel bacino mediterraneo, oltre la metà (51%) delle aree hanno sperimentato ondate di calore severe od estreme: si tratta della terza percentuale maggiore dopo il 2024 (65%) e il 2023 (53%).
Attualmente le acque del Mare Nostrum che bagnano le coste della Penisola, registrano tra 1,5° e addirittura 3°C sopra la media con grave stress alla vita marina (le praterie di Poseidonia oceanica, specie biologicamente essenziale per la vita dei mari, potrebbero estinguersi entro la fine di questo secolo).
“Sono dati, che purtroppo non stanno trovando adeguata attenzione da parte dei soggetti decisori, perché il futuro è già oggi e la crisi climatica sta pregiudicando la vita di intere comunità anche nel nostro Paese. Servono urgenti politiche di adattamento: il Piano Invasi proposto con Coldiretti e quello per l’Efficientamento della Rete Idraulica sono a disposizione del Paese” ha evidenziato ancora una volta Francesco Vincenzi, Presidente ANBI.
Per quanto riguarda l’Italia, il settimanale report dell’Osservatorio ANBI Risorse Idriche informa che i livelli idrometrici dei grandi laghi nel Nord sono superiori od in linea con la media storica.
In Valle d’Aosta sono in crescita le portate di Dora Baltea e torrente Lys., grazie alle miti temperature, che hanno caratterizzato la settimana scorsa, favorendo lo scioglimento delle nevi.
In Piemonte si riducono i flussi dei fiumi Stura di Demonte, Toce e Tanaro, che segna -30% sulla media.
In Lombardia si evidenzia la scarsità di neve in quota: il deficit nell’indice SWE (Snow Water Equivalent) è stimabile in -60,6% e quantificabile in -1134 milioni di metri cubi di riserva idrica nivale; preoccupante è il confronto col 2025: -51% di manto nevoso (fonte: ARPA Lombardia)!
In Veneto si rileva un’ulteriore contrazione delle portate nei bacini fluviali: i flussi in Adige, alla prossimità della foce, sono di appena 68,43 metri cubi al secondo (fonte: ARPAV), cioè circa il 40% delle portate tipiche del periodo (a Boara Pisani mc/s 79 è la soglia critica, sotto cui le barriere antisale non sono in grado di arrestare l’intrusione salina nel secondo fiume italiano); deficit idrici allarmanti si registrano anche in Bacchiglione (-62%), Livenza (-50%), Piave (-42%), Brenta (-40%).
Si riducono i flussi anche nel fiume Po, ma mentre nel tratto piemontese si registrano ancora portate abbondanti, si amplia in maniera repentina il deficit idrico nella sezione lombardo-emiliana (al rilevamento ferrarese di Pontelagoscuro: -41% ca.).
In Emilia-Romagna, i fiumi Santerno, Reno, Secchia, Enza, Taro e Trebbia registrano portate inferiori ai livelli minimi storici!
In Liguria scendono i livelli dei fiumi Entella, Vara ed Argentina.
Anche in Toscana si riducono vistosamente i flussi in alveo: tra i principali fiumi della regione, l’Arno registra un deficit idrico, pari all’80% sulla media dello scorso ventennio, mentre il Serchio è -79% e l’Ombrone a -69% (!!!).
Segno negativo anche per i corsi d’acqua delle Marche: fra tutti si distinguono l’Esino ed il suo immissario Sentino, che registrano flussi tra i più scarsi del recente quinquennio. Negli invasi sono stoccati, però, oltre cinquantaquattro milioni di metri cubi d’acqua.
In Umbria sono scarsi, ma stabili i livelli idrometrici del lago Trasimeno: attualmente il più grande lago dell’Italia centrale è più basso di poco meno di un metro (a Polvese) rispetto all’altezza media storica. In riduzione sono le portate fluviali di Chiascio, Topino e Paglia.
Nel Lazio, i laghi registrano livelli idrometrici più bassi fino 2 centimetri rispetto ad una settimana fa. A Roma, il fiume Tevere vede aumentare i flussi, che raggiungono la media di mc/s 101,62 (fonte: AUBAC), non distante da quella tipica del periodo; cresce anche la portata del Velino in Sabina, mentre stabile resta quella dell’Aniene.
“E’interessante evidenziare come, a parità di stabili condizioni climatiche, il fiume di Roma abbia attualmente una portata nettamente superiore ed un trend di crescita positivo rispetto all’Adige: generalmente nel principale bacino delle Alpi Orientali dovrebbe scorrere oggi il 57% d’acqua in più rispetto al Tevere, mentre invece i flussi sono ora inferiori del 33%” ha commentato Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI.
In Campania vanno altresì riducendosi i flussi dei fiumi Volturno, Sele e Garigliano.
Scendendo più a Sud, iniziano a ridursi, per il bel tempo e l’avviata attività irrigua, i volumi idrici negli invasi, che si erano riempiti in poche ore dopo i nubifragi di inizio mese: in Basilicata, nella scorsa settimana, l’acqua trattenuta dalle dighe si è ridotta di quasi otto milioni di metri cubi (monte Cotugno, Pertusillo, Camastra e Basentello ora ne raccolgono complessivamente mln.mc. 398 ca.; fonte Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale).
Infine in Puglia, trend di crescita ancora positivo per quanto concerne i volumi idrici, trattenuti nei bacini della Capitanata: i serbatoi, che servono il Tavoliere, contengono mln. mc. 294,36 d’acqua, pari all’89% dell’autorizzata capacità d’invaso.
“Ancora una volta l’Italia idrica si sta capovolgendo e, come previsto, le criticità si stanno registrando maggiormente al Nord. È questa fotografia a segnalare l’esigenza di infrastrutture idrauliche come invasi e reti di collegamento, capaci di calmierare l’estremizzazione degli eventi atmosferici, raccogliendo l’acqua piovana per trasportarla laddove necessario” ha concluso il Presidente ANBI, Francesco Vincenzi.
ABRUZZO
SERVE CATASTO IDRICO REGIONALE PER DEFINIRE COMPETENZE
La frammentazione delle competenze nella gestione del reticolo idrico minore è in Abruzzo un nodo irrisolto, che si traduce in difficoltà sempre crescenti nel garantire una manutenzione efficace di fossi, canali, corsi d’acqua secondari, provocando interventi rallentati e responsabilità incerte.
Per affrontare questa criticità, tutelare il territorio e la sicurezza delle comunità, prevenire il rischio idraulico, il Consorzio di bonifica Interno Bacino Aterno e Sagittario (con sede a Pratola Peligna, in provincia de L’Aquila) promuove l’istituzione di un tavolo tecnico-istituzionale con ANBI Abruzzo. L’obbiettivo è di redigere, attraverso un percorso condiviso, un Catasto Idrico Regionale per trasformare un sistema oggi frammentato in un modello di gestione più efficiente, capace di rispondere alle sfide ambientali e di sicurezza del territorio.
La “fotografia” scattata dai Consorzi di bonifica riguarda, in particolare, le incertezze nella gestione del reticolo idrico minore: in molti casi non è chiaramente definito quale ente sia responsabile della manutenzione, della vigilanza o degli interventi in emergenza. Le conseguenze sono evidenti: ritardi negli interventi, sovrapposizioni o vuoti di responsabilità, un aumento del rischio di contenziosi tra enti, ma soprattutto la riduzione dell’efficacia della prevenzione del rischio idraulico, con possibili ripercussioni sulla sicurezza del territorio.
Tra gli obbiettivi principali del tavolo tecnico-istituzionale c’è la costruzione di una mappatura unitaria, aggiornata e georeferenziata del reticolo idrico, capace di distinguere tra corsi naturali, canali artificiali, fossi, scoline e tratti intubati. Inoltre, un passaggio centrale sarà la definizione chiara delle competenze: chi deve intervenire, con quali responsabilità e secondo quali modalità.
Il tavolo avrà anche il compito di elaborare condivisi protocolli operativi per garantire tempestività in caso di criticità idrauliche e di promuovere strumenti normativi omogenei, come linee guida regionali, convenzioni-quadro e regolamenti comunali per la gestione dei fossi privati.
ANBI PER L’INNOVAZIONE
LA CALZA CHE AGGIUSTA LE TUBAZIONI: RECORD EUROPEO DI UNA CONDOTTA IRRIGUA CALABRESE
VINCENZI: “IL NOSTRO COSTANTE IMPEGNO ACCANTO ALLE COMUNITA’ LOCALI”
In Europa è il più impegnativo intervento di risanamento per lunghezza, diametro e pressione d’esercizio, quello avviato dal Consorzio di bonifica Calabria (con sede a Catanzaro), utilizzando tecnologie “no dig” (senza scavo) sulla condotta irrigua, che serve 2380 ettari nei comuni di Catanzaro, Cropani, Botricello, Sellia Marina, Andali, Belcastro, ricadenti nei comprensori Alli–Tacina ed Alli–Copanello: si tratta di oltre due chilometri di tubazione, che sarà oggetto di manutenzione straordinaria, grazie al finanziamento di 6 milioni di euro dal Fondo Nazionale Investimenti Irrigui (Legge 178/2020) per il risanamento mediante il processo del “relining”.
Il “relining” è un metodo non distruttivo, utilizzato abitualmente per riparare e risanare le tubazioni, rivestendo dall’interno il tubo con diversi strati di un esclusivo composito plastico rinforzato, particolarmente resistente agli agenti chimici; in pratica si inserisce una “calza” impregnata di resina all’interno del tubo esistente, garantendo una contenuta riduzione della sezione, grazie ad una perfetta aderenza. Il composito, una volta indurito, forma una condotta nuova, sicura ed autoportante con una durata certificata di almeno cinquanta anni. Questo innovativo procedimento permette di limitare lo scavo e la demolizione solo ad un tratto di pochi metri, da cui si inserisce la calza, evitando lo smaltimento del vecchio tubo.
Ciò consente maggiore rapidità d’intervento e quindi minori costi, anche perché evita qualsiasi interferenza con altri sottoservizi; ulteriore vantaggio è l’abbattimento dell’impatto acustico.
“L’obiettivo del nostro impegno è operare al meglio in programmazione, tempi, risorse e spazi per portare le aziende pronte alle sfide di un’agricoltura moderna; nel caso specifico, i lavori saranno ultimati entro la fine del 2026” ha precisato il Commissario Straordinario dell’ente consortile, Giacomo Giovinazzo.
“E’ un’ulteriore dimostrazione dell’attenzione costante all’innovazione, presente nel mondo dei Consorzi di bonifica: dal consiglio irriguo di Irriframe alla certificazione di sostenibilità idrica Goccia Verde, dal Piano Invasi Multifunzionali alle soluzioni operative per mantenere i presidi agricoli nelle aree montane e marginali” ha commentato Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI.
“Le nostre sfide quotidiane sono a 360 gradi lungo l’intera Penisola; ci vuole un’assunzione di responsabilità a livello nazionale” ha concluso Francesco Vincenzi, Presidente ANBI.
VENETO
ASSESSORE IN VISITA
Si è tenuta la visita istituzionale dell’Assessore Ambiente, Clima, Parchi, Protezione Civile Regione Veneto, Elisa Venturini, al Consorzio di 2° grado Lessinio Euganeo Berico (L.E.B.) ed al Centro di Sperimentazione per l’Innovazione Irrigua (Ce.Sp.I.I.), che hanno sede a Cologna Veneta, in provincia di Verona. Nel corso dell’incontro sono stati illustrati i principali progetti di ricerca e sperimentazione in corso con particolare riferimento all’innovazione irrigua, agli strumenti di monitoraggio idrologico, all’adattamento ai cambiamenti climatici ed all’uso efficiente della risorsa idrica.
Sono state evidenziate anche le peculiari caratteristiche del canale L.E.B., che alimenta i comprensori dei Consorzi di bonifica Alta Pianura Veneta (con sede a S. Bonifacio nel Veronese), Adige Euganeo (con sede ad Este, nel Padovano) e Bacchiglione (con sede a Padova).
Il sistema L.E.B., infatti, contribuisce non solo alla distribuzione dell’acqua per uso irriguo, ma anche alla ricarica delle falde, alla vivificazione dei corsi d’acqua, al mantenimento degli habitat acquatici ed alla sicurezza idraulica, svolgendo una funzione di regolazione e di equilibrio ambientale particolarmente rilevante nei periodi di stress climatico.
La ricerca scientifica e il sistema L.E.B. operano in modo integrato: il Ce.Sp.I.I. rende la conoscenza uno strumento operativo, mentre il canale L.E.B. assicura funzioni ambientali, agricole e di sicurezza idraulica essenziali.
LAZIO
PRESENTATI DUE INTERVENTI STRATEGICI PER TERRITORIO PONTINO
Presente l’ Assessore Bilancio, Programmazione Economica, Agricoltura, Sovranità Alimentare di Regione Lazio, Giancarlo Righini, si è tenuta, presso il Nodo Idraulico di Ponte Maggiore, la conferenza organizzata dal Consorzio di bonifica Lazio Sud Ovest (con sede a Latina), nel corso della quale sono stati presentati 2 importanti interventi inseriti in un più ampio programma di opere in via di realizzazione e che spaziano dal contrasto al dissesto idrogeologico all’efficientamento degli impianti irrigui. I progetti illustrati condividono un unico denominatore: la gestione sostenibile ed efficiente della risorsa idrica.
Il primo intervento riguarda la sostituzione delle condotte e l’efficientamento delle reti irrigue nel Distretto della Centrale Sisto (comuni di Terracina, Sabaudia, San Felice Circeo) attraverso l’impiego di tecniche innovative come il “relining”; tale impianto irriguo serve un vasto territorio, in cui è presente il più importante insediamento serricolo locale. Un primo intervento è già stato realizzato mediante la costruzione dei sezionamenti e la sostituzione degli idrocontatori; con questo secondo progetto si procederà alla sostituzione di un tratto strategico di condotta oltre alla ricostruzione della camera di manovra del torrino alto.
Sono inoltre allo studio soluzioni tecniche per intervenire direttamente sulla centrale di sollevamento. Il secondo progetto è finalizzato alla sostituzione delle paratoie esistenti nel comprensorio dell’irrigazione di soccorso attraverso l’introduzione di un sistema automatizzato di nuova generazione, le cosiddette “paratoie intelligenti”: l’intervento rappresenta un significativo salto di qualità nella gestione delle risorse idriche, consentendo un controllo più preciso, efficiente e tempestivo dei flussi con un conseguente risparmio d’acqua.
In questo contesto, nell’ambito del P.N.I.I.S.S.I. (Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali e per la Sicurezza nel Settore Idrico) sono stati presentati 4 ulteriori progetti di rilievo: 2 riguardano la ristrutturazione e l’efficientamento degli impianti irrigui nei comuni di Fondi, Sperlonga e Monte San Biagio; un terzo progetto prevede la realizzazione di un nuovo impianto irriguo in località Campo Setino; il quarto progetto, particolarmente significativo, è rappresentato dall’infrastruttura Ufente – Selcella – Linea Pio, considerata una vera innovazione strategica per l’intera Piana Pontina, in grado di contribuire ad una gestione più moderna, integrata ed efficiente del sistema idrico.
TOSCANA
MEN AT WORK
Si sono conclusi i lavori per rendere più sicura, dal punto di vista idraulico, Renaccio, alla periferia di Siena.
L’intervento, gestito dal Consorzio di bonifica 6 Toscana Sud (con sede a Grosseto) ha riguardato il punto critico immediatamente a valle della confluenza tra il torrente Riluogo ed il fosso di Ribucciano, dove l’erosione aveva reso instabili le sponde, minacciando la stabilità del ponte sulla strada provinciale Traversa Romana Aretina e compromettendo la capacità di deflusso dell'alveo in condizioni di piena.
L’opera principale consiste in una scogliera di circa sessanta metri, realizzata con massi posizionati su entrambi i lati del corso d’acqua per contrastare i fenomeni di erosione localizzata. I lavori sono stati realizzati, grazie ad un finanziamento di circa centomila euro dalla Regione Toscana e dimostrano grande attenzione alla natura: i massi replicano infatti l’aspetto di una sponda naturale e le scarpate vengono inerbite per mantenere il carattere del corso d’acqua.
Proseguono gli interventi dell’ente consortile anche nel territorio di Manciano, con un’azione sul borro Sugarello, nella zona della Sgrilla, dove il corso d’acqua è stato messo in sicurezza, ripristinando le corrette condizioni idrauliche.
FRIULI VENEZIA GIULIA
SI MANUTIENE TORRENTE
Gli interventi di messa in sicurezza idraulica del torrente Cormor sono stati presentati alla cittadinanza, a Branco di Tavagnacco, in un incontro pubblico, organizzato dal Consorzio di bonifica Pianura Friulana (con sede a Udine) in collaborazione con i Comuni di Pagnacco e di Tavagnacco; presenti i vertici consortili, tecnici progettisti, Sindaci con Assessori, Consiglieri Regionali.
Il progetto illustrato, finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia con un importo complessivo di 344.000 euro, riguarda il tratto del Cormor, compreso tra Felettano, quartiere di Tricesimo vicino alle colline moreniche e Udine: un’area naturale molto frequentata da residenti, ciclisti ed appassionati di “outdoor".
I lavori prenderanno avvio tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, con conclusione prevista entro la fine dell’anno prossimo. Le principali linee di intervento sono state pensate per rispettare l’ambiente e mantenere inalterata la morfologia naturale del corso d’acqua.
È prevista la rimozione della vegetazione secca e pericolante, la pulizia dell’alveo, l’eliminazione di ostacoli, che intralciano il flusso idrico. In alcuni tratti si procederà al ripristino della scogliera esistente, sostituendo i massi deteriorati per garantire la stabilità dell’argine.
Particolare attenzione sarà dedicata anche alla viabilità di un guado, così da rendere l’attraversamento più sicuro per mezzi agricoli e ciclisti, grazie al rifacimento della pavimentazione ed al miglioramento del drenaggio.
TOSCANA
PRESENTATA RIQUALIFICAZIONE AMBIENTALE
Presentato al palazzo comunale di Fiesole il prossimo intervento di riqualificazione del torrente Mugnone, in località Caldine. Si tratterà della prima delle risultanze e delle proposte contenute nello studio condotto da Legambiente Toscana, su commissione del Consorzio di bonifica 3 Medio Valdarno (con sede a Firenze), che ha preso il via a partire dal 2018 e che, dopo diverse fasi di monitoraggio ed individuazione dei tratti di intervento, è stato condiviso con il Genio Civile della Regione Toscana ed il Comune di Fiesole per la sua attuazione concreta.
I prossimi “step” prevedono la sottoscrizione di una convenzione fra i soggetti coinvolti, la presa in concessione delle aree da parte del Comune, la stesura del progetto esecutivo, lo svolgimento della conferenza dei servizi, l’affidamento ed esecuzione dei lavori, il collaudo e successive manutenzioni e monitoraggi post opera; l’inizio del cantiere è ipotizzato entro fine anno con durata di 6 mesi ed investimento totale di circa duecentomila euro.
Nel concreto si procederà ad una progressiva rinaturalizzazione di entrambe le sponde con realizzazione di rampe, percorsi di servizio, nuove plantumazioni e ripristini delle caratteristiche naturalistico-ambientali del torrente.
Questo è un altro esempio tangibile della capacità dell’ente consortile di agire come motore di sintesi tra Istituzioni ed associazioni, trasformando gli obbiettivi della “Nature Restoration Law” europea in azioni concrete sul territorio; il progetto è stato anche inserito nel Programma d’azione 2024-2026 del Contratto di Torrente Mugnone.
EMILIA ROMAGNA
ACCORDO TRIENNALE ANBI ER - RETE ISTITUTI AGRARI
Intesa comune, progetti condivisi, unità di intenti per l’educazione ambientale, sulla conoscenza e gestione della risorsa idrica e sulla promozione contestuale dei valori del territorio regionale: è questa l’estrema sintesi degli obbiettivi che ANBI ER e R.ITA.PER, la Rete degli Istituti Tecnici Agrari e Professionali dell’Emilia Romagna hanno sottoscritto per il futuro progettuale nei prossimi 3 anni di collaborazione.
Sulla base di un’ormai consolidata esperienza pluriennale, in cui i Consorzi di bonifica, grazie ai format collaudati “Acqua & Territorio Lab“ e “Acqua & Territorio Docet“ hanno coinvolto migliaia di studenti ed insegnanti, si è comunemente deciso di proseguire con un ulteriore rilancio delle attività. Il Protocollo d’Intesa è stato pubblicamente firmato al salone Macfrut 2026 di Rimini dal Presidente ANBI ed ANBI Emilia Romagna, Francesco Vincenzi e dalla presidentessa di R.ITA.PER, Anna Rita Sicuri.
Le tematiche approfondite nell’accordo riguarderanno salvaguardia ambientale, difesa del suolo , politiche comunitarie gestione territoriale della risorsa idrica e vedranno percorsi di formazione ad hoc , laboratori e “workshop”, lezioni presso di impianti di bonifica , partecipazione al Comitato Tecnico-Scientifico degli Istituti , moduli di aggiornamento tecnico-professionale per i docenti , attività di comunicazione dei risultati e di orientamento rivolte alle scuole secondarie di primo grado.
SARDEGNA
AVVIATO IL PRIMO TAVOLO OPERATIVO DI GOVERNANCE TERRITORIALE
Con la prima riunione del Comitato Operativo si è avviato il percorso del tavolo di “governance” territoriale della Sardegna Settentrionale (capofila: il Consorzio di bonifica Nord Sardegna, con sede a Chilivani di Ozieri, nel Sassarese).
Nella sede consortile sono stati definiti i progetti da avviare nell'immediato per raggiungere gli obbiettivi prefissati a migliorare la competitività economica del territorio, partendo dal grande patrimonio dei servizi. Come? Con la partecipazione a bandi specifici per ottenere le risorse necessarie ad avviare i prefissati interventi strutturali con benefici a lungo termine, una volta realizzati; il tutto tramite un parternariato ampio.
Per quanto riguarda il Consorzio di bonifica Nord Sardegna, l'obbiettivo è di aumentare la platea di professionisti, che lo affiancano nella migliore gestione della risorsa idrica; lo si farà tramite programmi formativi, riqualificando le sale conferenze e gli spazi educativi, grazie a finanziamenti regionali.
L’ente consortile ha inoltre proposte, in valutazione negli uffici ministeriali, per ridurre il deficit idrico e migliorare la sostenibilità ambientale, che passa anche dal recupero delle acque reflue; partendo dall'esempio del Comune di Anela, dotato di depuratore comunale, si pensa di proporre una collaborazione e l’inserimento in un progetto sperimentale europeo per il trattamento dei reflui con microalghe, di cui è capo l’Università Federico II di Napoli.
EMILIA ROMAGNA
AGRICOLTORE CUSTODE DELL’APPENNINO AL VIA IL SECONDO ANNO DEL PROGETTO
Prosegue con rinnovato impegno il progetto “Agricoltore custode dell’Appennino”, promosso dal Consorzio di bonifica Emilia Centrale (con sede a Reggio Emilia), che apre il secondo anno di attività, confermando il ruolo strategico degli imprenditori rurali nella salvaguardia ambientale e nella cura manutentiva del territorio montano.
L’iniziativa, avviata nel 2025, ha registrato dati estremamente significativi: 117 domande presentate e 65 interventi finanziati a testimonianza di una rilevante partecipazione e di un interesse diffuso in tutto il comprensorio appenninico interessato.
Rilevanti sono i risultati emersi, grazie agli interventi realizzati, che hanno generato benefici territoriali diffusi, contribuendo concretamente alla manutenzione della rete idraulica minore, alla stabilità dei versanti ed alla sicurezza delle infrastrutture rurali.
Il progetto si fonda su un principio-chiave, che riconosce nell’attività quotidiana dell’imprenditore agricolo, un ruolo determinante per la protezione del suolo, contrastando i rischi legati all’abbandono delle attività agricole, allo spopolamento dei centri rurali ed al crescente rischio idrogeologico.
Il nuovo bando 2026 conferma e rafforza la misura di sostegno agli imprenditori agricoli delle aree montane e pedecollinari con uno stanziamento di fondi consortili di 100'000 euro. Il bando prevede la presentazione delle domande entro il 15 Giugno p.v tramite modulistica disponibile sul sito dell’ente consortile.
Il contributo massimo è fino a 3.000 euro per ogni intervento, pari al 70% massimo della spesa ammissibile. La tipologia di interventi vede l’opportunità di eseguire opere di manutenzione e di miglioramento del territorio, tra cui la manutenzione o la realizzazione fossi di scolo non appartenenti al demanio idrico e di scoline, consolidamento di piccoli movimenti franosi, sistemazione e recupero della viabilità vicinale ad uso pubblico e manutenzione delle alberature prospicienti aree di bonifica.
La tempistica di realizzazione prevede che gli interventi debbano essere rendicontati entro il 31 Marzo 2027.
VINCENZI IN VENETO
Il Presidente ANBI, Francesco Vincenzi, interverrà nella mattinata di venerdì 8 Maggio p.v. all’inaugurazione del nuovo “hub” europeo sugli scenari climatici applicati, realizzato dalle società Radarmeteo e Hypermeteo con sede nel borgo di Pontemanco, a Due Carrare, nel Padovano.
Il convegno inaugurale avrà luogo nella Sala Consiliare Comunale, cui seguirà il tradizionale taglio del nastro all’ingresso del centro di ricerca. |