Anno XXVIII, n. 5 venerdì, 6 febbraio 2026

SALVIAMO LA DIACCIA BOTRONA!

A CONTRASTARE LA SALINIZZAZIONE SARA’ UN MIX FRA ACQUE REFLUE ED IRRIGUE

L’INIZIATIVA ANBI “ACQUA AMICA” PARTE DAL GROSSETANO

In occasione della Giornata Mondiale delle Zone Umide, per iniziativa di ANBI è stato salutato, con un evento pubblico (“Terre e acque di confine: la sfida delle zone umide”), l’avvio dei lavori per proteggere la grossetana Diaccia Botrona dalla risalita del cuneo salino e per i quali la Regione ha destinato circa due milioni di euro al Consorzio di bonifica 6 Toscana Sud (con sede a Grosseto).
L’obiettivo è contrastare la regressione ambientale dell’area, sempre più a rischio a causa dell’aumento della salinità (soprattutto durante il periodo estivo) e di recuperare alcuni habitat “Natura 2000”, tipici delle aree d’acqua dolce ed oggi scomparsi. Si calcola che 92, tra habitat e specie di interesse comunitario, saranno i soggetti, che potranno beneficiare dell’intervento esteso su un’area di 880 ettari.
Il progetto prevede interventi, che favoriranno il bilanciamento fra le acque: l’ingresso d’acqua salata nella riserva attraverso il flusso delle maree sarà compensato da un adeguato apporto di acque dolci, provenienti sia dal canale Molla che dal recupero delle acque reflue del depuratore di Castiglione della Pescaia. Contestualmente sono previsti il ripristino dell’impianto di sollevamento afferente al depuratore di Castiglione della Pescaia, l’affinamento delle acque reflue mediante la fitodepurazione, nuove opere idrauliche e diffusi interventi di consolidamento spondale con tecniche di ingegneria naturalistica.
A progetto concluso, la Diaccia Botrona sarà anche più ospitale ed accessibile: saranno infatti recuperati alcuni sentieri con strutture in legno e ristrutturati i capanni di avvistamento, garantendo la fruizione anche alle persone con disabilità.
“L’incedere della crisi climatica necessita di concrete azioni di resilienza, pena la perdita di ecosistemi e biodiversità – ha evidenzia il Presidente ANBI (Associazione Nazionale Consorzi Gestione Tutela Territorio ed Acque Irrigue), Francesco Vincenzi - L’ingegnosa soluzione individua per l’importante area naturalistica grossetana è innovativa nella sua semplicità, perché affida un compito determinante alle acque reflue, finora poco utilizzate nel nostro Paese.”
“La soluzione ai problemi dell’area della Diaccia Botrona è una risposta di sistema ad un’emergenza destinata ad aumentare con l’innalzamento dei mari. E’ l’esempio di una comunità, che si impegna a mantenere e valorizzare un patrimonio ambientale, che è ricchezza irripetibile per qualsiasi territorio, di cui è elemento identitario – ha proseguito Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI - Siamo impegnati in una campagna di sensibilizzazione per il mantenimento delle condizioni necessarie a garantire l’indispensabile presidio umano nelle aree marginali e l’intervento in Toscana ne rappresenta un evidente tassello; da lì lanciamo il messaggio di Acqua Amica, capace di coniugare sviluppo ambientale, economico e sociale.”
“La Diaccia Botrona è l’esempio di un territorio bonificato, ma con ampi spazi di area umida e tutelata, in cui si riproduce, ad esempio il raro falco cacciatore e vivono i fenicotteri rosa”: a dirlo è stato Eugenio Giani, Presidente Regione Toscana, presente all’evento per la posa della “prima acqua” contro la risalita del cuneo salino.
“Questa azione – ha sottolineato Paolo Masetti, Presidente ANBI Toscana - si configura come un sistema di interventi, volto a coniugare la sicurezza idraulica con la difesa ambientale attraverso pratiche di valorizzazione e gestione sostenibile delle acque.”
“Oggi non esiste alternativa a questo approccio: il lavoro dei Consorzi di bonifica la sicurezza idraulica cammina di pari passo con la sostenibilità e la conservazione della natura. Qui parliamo di una meraviglia della Maremma, un ecosistema unico conosciuto in tutto il mondo per la sua incredibile biodiversità.  Proteggere questi specchi d'acqua significa proteggere l'identità del nostro territorio” ha aggiunto Federico Vanni, Presidente Consorzio di bonifica 6 Toscana Sud.
“Noi siamo pronti per mettere a disposizione competenze ed operatività in nuove sfide di tutela ambientale” ha concluso Fabio Zappalorti, Direttore ANBI Toscana.
Presenti rappresentati di Enti Locali, Università, Organizzazioni Professionali Agricole ed associazioni ambientaliste, all’evento ANBI in Toscana sono giunti anche i videomessaggi del Ministro Ambiente Sostenibilità Energetica, Gilberto Pichetto Fratin (“Anche il piano nazionale di adattamento al cambiamento climatico guarda con forte attenzione al ripristino di queste zone in linea con gli obbiettivi europei”) e di Francesco Battistoni, componente della Commissione Ambiente Camera Deputati. Nel corso dell’evento le ANBI Veneto, Emilia Romagna e Lazio hanno presentato le loro “buone pratiche” nella gestione di zone umide.


LAZIO

PRIMA CANDIDATURA ALLA GIORNATA NAZIONALE ZONE UMIDE 2027

Nel Lazio insistono 110 aree naturali protette: 3 parchi, 2 aree naturali marine protette, 4 riserve naturali statali, 16 parchi naturali regionali, 31 riserve naturali regionali e 54 monumenti naturali: ANBI Lazio si è così ufficialmente candidata ad ospitare l’edizione 2027 dell’iniziativa appena svolta in Toscana in occasione della Giornata Mondiale delle Zone Umide.
La proposta è che sia l'Oasi di Macchiagrande, a Fregene, ad ospitare l'evento in una delle riserve naturali statali del Litorale Romano, dove il Consorzio di bonifica Litorale Nord (con sede nella Capitale) collabora con il WWF per coniugare al meglio la convivenza di specie protette con la manutenzione idraulica e la garanzia di risorsa irrigua per i periodi sempre più frequenti di siccità in uno dei territori più delicati, poiché al di sotto del livello del mare.


OSSERVATORIO ANBI RISORSE IDRICHE

PIOGGE E NEVE MIGLIORANO MA NON RISOLVONO I DEFICIT IDRICI

VINCENZI: “IL METEO MANDA SEGNALI SUL FUTURO CLIMATICO DEL PAESE MA SERVONO NUOVE INFRASTRUTTURE E CULTURA DELLA PREVENZIONE CIVILE PER DIMOSTRARE DI IMPARARE LA LEZIONE”

La forza distruttrice del “medicane” Harry esalta esponenzialmente il paradosso dell’estremizzazione degli eventi atmosferici: in pochi giorni vaste zone di Sardegna, Sicilia e Calabria sono passate da una condizione di siccità estrema all’emergenza idrogeologica, incrementata dall’aridità dei suoli e dalla loro impermeabilità, che accentuano il ruscellamento dell’acqua: a segnalarlo è il settimanale report dell’Osservatorio ANBI Risorse Idriche.
I dati evidenziano che in Sardegna, a Gennaio, le dighe sono riuscite a trattenere oltre settecentodiciasette milioni di metri cubi d’acqua in più rispetto al mese precedente, raggiungendo il 72% di riempimento (mancano mln.mc. 516 al colmo complessivo). Rimangono comunque ancora situazioni irrisolte al Nord dell’isola come nella Nurra, dove i bacini sono pieni solo al 47,48% e l’invaso di Maccheronis è riempito al 48,56%. Contestualmente, però, nella Sardegna Centro-Orientale ci sono sistemi idrici, dove gli invasi sono pieni e che quindi dovranno effettuare rilasci verso valle come accade nel Basso Sulcis, dove il lago di Monte Pranu è passato da una condizione di crisi per carenza idrica allo sversamento dell’acqua in eccesso verso il mare o per le dighe dell’Ogliastra, dove durante il “medicane” si sono registrate cumulate impressionanti di pioggia (oltre cinquecentoquaranta millimetri) e dell’Alto Taloro, nel Nuorese. A Gennaio si è registrato +139% di neve sul bacino del fiume Flumendosa.
In Sicilia, le cumulate medie di Gennaio ammontano a mm.186 con punte record di mm. 619 a Pedara; considerata l’annuale media storica di pioggia di mm.632, tali afflussi rappresentano il 29% della pioggia in 12 mesi (elaborazione ANBI su dati SIAS). I bacini dell’Isola, deputati all’utilizzo potabile, hanno registrato un incremento del 79% (+ mln. mc.75,27) da metà Gennaio.
La Basilicata continua la rincorsa all’agognata normalizzazione del bilancio idrico regionale, segnando un nuovo incremento settimanale di quasi venticinque milioni di metri cubi invasati dalle dighe: a beneficiarne sono soprattutto i due invasi principali (Monte Cotugno e Pertusillo), che ora raccolgono complessivamente oltre centottantacinque milioni di metri cubi d’acqua (47% dei volumi d’invaso autorizzati).
A Gennaio sui monti Dauni e sulla Capitanata sono caduti mediamente circa mm. 43 di pioggia: tale valore è decisamente inferiore a quanto registrato in altre zone della Puglia (ad esempio, la Penisola Salentina), dove gli accumuli sono stati anche superiori a mm. 100. Rispetto alla confinante Basilicata, la ripresa idrica continua ad essere più lenta e riguarda quasi esclusivamente gli invasi di Occhito e di Marana Capacciotti (quelli di Capaccio e di San Pietro sull’Osento trattengono complessivamente poco più d mln. mc. 4,5 mentre sarebbero autorizzati a trattenerne fino a 34 milioni circa). Negli scorsi 7 giorni l’incremento dei volumi invasati è stato più consistente nel Foggiano (+ mln. mc. 9,78), ma le riserve idriche continuano ad essere troppo scarse (il 26% della potenzialità).
“A questo punto è lecito chiedersi: i 3 giorni del medicane Harry, in cui la crisi climatica ha mostrato il suo volto più feroce sul Mezzogiorno, potevano essere affrontati con maggiore sicurezza, limitando i danni? E’ possibile che, contestualmente alle azioni volte ad aumentare la resilienza agli eventi meteorologici estremi, si possa riuscire a trarre benefici da fenomeni di tale intensità?”: a domandarlo è stato Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI.
“La risposta – ha chiosato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI – è nella necessità di nuove infrastrutture, di cui il Piano Invasi Multifunzionali è parte determinante: circa quattrocento progetti sono pronti ed in attesa di finanziamento. Poi c’è bisogno di far crescere una diffusa cultura della prevenzione civile.”
La neve di Gennaio sulla Penisola ha colmato, almeno su alcuni bacini idrologici.  l’enorme “gap” creatosi nella stagione autunno-vernina 2025: il complessivo deficit nivale si aggira ora su -34%. Sul bacino del fiume Po si è passati da -48% di Dicembre a -19% di Gennaio, seppur con grandi differenze fra regioni, mentre ancora ingente è il deficit nivale a Nord-Est (-68% sull’Adige, -59% sul Brenta).
Sugli Appennini la situazione è quantomai varia: se, nel bacino del fiume Arno, il surplus di SWE (contenuto idrico della neve) ha toccato addirittura + 411% ed in quello del Tevere il deficit è sceso da -58% a -27%, a Sud il deficit resta ampio ed in alcuni casi in peggioramento (Crati da -67% a -76%).
In Abruzzo preoccupano i dati riguardanti la neve: quelli più recenti segnalano un deficit nell’indice SWE (Snow Water Equivalent) in aumento anche rispetto a quello già deficitario di metà Dicembre sul bacino del Sangro, passando da -59% a -83%; l’insufficienza nivale sull’Aterno si attesta invece a -49% (fonte: Fondazione CIMA). A Gennaio, l’invaso di Penne ha incamerato 1.650.000 metri cubi d’acqua
In Campania, le portate dei fiumi restano abbondanti, grazie alle generose piogge delle scorse settimane.
Nel Lazio le buone notizie arrivano soprattutto dai bacini lacustri, che dopo  anni di preoccupanti livelli idrometrici stanno ora attraversando un periodo positivo: i livelli idrici nei laghi Albano e Nemi sono cresciuti in 10 giorni rispettivamente di cm. 14 (in un mese e mezzo recuperati una trentina di centimetri) e cm. 20; il lago Sabatino segna un aumento del livello idrometrico di cm. 14 in 2 settimane; gli specchi lacustri Vico e Bolsena sono cresciuti rispettivamente di + cm.19 e + cm. 13 in 10 giorni. A Roma, il fiume Tevere segna un’ottima performance settimanale con un ulteriore accrescimento dei flussi idrici pari a circa il 19% (nel cuore della Capitale scorrono attualmente più di trecentocinque metri cubi d’acqua al secondo, quando la media mensile negli scorsi 6 anni è stata inferiore del 51%!); in crescita è anche il Velino, mentre a calare è l’Aniene, che tuttavia continua a registrare portate superiori alla media (elaborazione ANBI su dati AUBAC).
In Umbria la crescita settimanale del lago Trasimeno è stata di un solo centimetro; la diga Arezzo ha incamerato mln. mc. 2,31 d’acqua ed aumenta la portata del fiume Chiascio, mentre si riduce quella della Paglia.
Segno più anche per i livelli idrometrici dei fiumi nelle Marche (Potenza, Esino e Tronto).
In Toscana, oltre alla tanta neve, continuano ad essere abbondanti le piogge con cumulate spesso ben superiori a mm. 100 e fino a mm. 200 su alcune località delle province settentrionali. Il fiume Serchio registra un considerevole incremento dei flussi in alveo, attualmente superiori di circa il 121% alla media.
In Liguria, le piogge sono state molto intense (mm.70 in 24 ore sui bacini montani di Levante) e questo ha comportato un alzamento repentino dei livelli idrometrici dei corsi d’acqua: rispetto alla scorsa settimana,  i fiumi Entella, Vara ed Argentina sono cresciuti fino ad oltre 2 metri (fonte: OMIRL).
In Piemonte, a crescere sono soprattutto le portate dei fiumi Tanaro e Stura di Lanzo.
In Valle d’Aosta crescono i livelli di Dora Baltea e torrente Lys.
In Lombardia, nonostante un incremento settimanale cospicuo di SWE (+44,8%), la neve continua ad essere più scarsa rispetto al resto del bacino padano (-47,7%); così le riserve idriche risultano essere di circa il 31% più scarse della media (-10% sul 2025).
In Veneto continuano ad essere decrescenti le portate di molti fiumi ed in particolar modo quelle del Bacchiglione; in controtendenza è il Piave, che vede raddoppiare i flussi in alveo, superiori anche di oltre il 550% sulla media (elaborazione ANBI su dati ARPAV).
Al Nord, i livelli del lago Maggiore sono stabili (70,5% di riempimento), mentre crescono quelli del Benaco (83,6%) e del Sebino (22,1%); decrescente è invece l’altezza idrometrica del Lario (ora al 34,7%).
In Emilia-Romagna, a crescere sono solamente le portate dei corsi d’acqua nei bacini occidentali, che maggiormente hanno goduto di afflussi pluviali generosi; il Taro, con l’incremento dei giorni recenti, si avvicina ai valori tipici del periodo.
Infine, l’andamento idrometrico del fiume Po riflette la situazione meteorologica: così, mentre le portate risultano decrescenti nel settore piemontese, i flussi del Grande Fiume tornano a crescere lungo il tratto emiliano-lombardo, superando i valori medi del periodo in prossimità del delta (+2% a Pontelagoscuro).

                                                                                                    

ACQUA, AGRICOLTURA E RICERCA: FIRMATO PROTOCOLLO D’INTESA

Un’alleanza strategica per affrontare le sfide dell’agricoltura, della gestione dell’acqua e della sicurezza del territorio: è stato siglato, in  Fieragricola Verona, il Protocollo d’Intesa tra CREA (Consiglio Ricerca In agricoltura ed analisi Economia Agraria), ANBI e Consorzio di 2° grado C.E.R.-Canale Emiliano Romagnolo con l’obbiettivo di rafforzare la collaborazione incentrata su innovazione, sostenibilità e tutela del territorio tra mondo della ricerca, Consorzi di bonifica e sistema agricolo. L’accordo (sottoscritto dai Presidenti CREA, Andrea Rocchi; ANBI, Francesco Vincenzi e Consorzio C.E.R.,Nicola Dalmonte) punta ad integrare competenze scientifiche, tecniche ed operative per promuovere un’agricoltura più sostenibile, resiliente, efficiente, innovativa.
“Con questo Protocollo – ha affermato Rocchi - unire le competenze significa trasformare dati, sperimentazione ed innovazione in soluzioni pratiche, capaci di rendere l’agricoltura più efficiente, sostenibile e resiliente ai cambiamenti climatici.”
Al centro dell’intesa della durata di 4 anni ci sono la gestione e la tutela della risorsa idrica, la prevenzione del dissesto idrogeologico, l’innovazione nei sistemi irrigui ed il trasferimento delle conoscenze alle imprese agricole: temi quantomai attuali in un contesto segnato da cambiamenti climatici, scarsità d’acqua e crescente pressione sui territori. Obbiettivo: integrare le conoscenze scientifiche nelle pratiche operative, nonchè nelle politiche agricole e idriche, a livello regionale, nazionale ed europeo.
“L’accordo con CREA ed ANBI ci aiuterà a sperimentare sul campo nuove soluzioni per l’uso efficiente dell’acqua, l’ammodernamento delle reti ed il miglioramento dei sistemi di supporto alle decisioni – ha affermato Nicola Dalmonte, Presidente Consorzio di 2° grado C.E.R. (con sede a Bologna) –   rendendo l’innovazione immediatamente applicabile. Il valore dell’intesa sta nella sua operatività: ricerca e tecnologia diventano leve pratiche per sostenere le imprese agricole ed aumentare la resilienza dei territori.”
CREA, ANBI e Consorzio C.E.R. lavoreranno insieme, quindi, per sviluppare programmi di ricerca e sperimentazione, soluzioni e strumenti innovativi per migliorare la gestione dell’acqua e l’efficienza irrigua, per contribuire alla prevenzione del dissesto idrogeologico e valorizzare le produzioni agricole con particolare attenzione alle aree rurali ed interne. Un ruolo centrale sarà svolto anche dalle attività di formazione, informazione e divulgazione, rivolte a consorzi, imprese agricole ed Istituzioni. Il Protocollo prevede, inoltre, la collaborazione su strumenti di supporto alle decisioni come il sistema Irriframe, nonché la partecipazione congiunta a bandi, programmi di ricerca ed innovazione a livello regionale, nazionale, internazionale, coinvolgendo direttamente le imprese agricole nel processo di sviluppo delle nuove soluzioni.
“Con questo Protocollo – ha dichiarato Francesco Vincenzi, Presidente ANBI – il sistema dei Consorzi di bonifica rafforza il proprio ruolo all’interno delle politiche pubbliche sull’acqua e sulla sicurezza del territorio. La collaborazione con CREA e Consorzio C.E.R. consente di strutturare un rapporto stabile tra ricerca scientifica e rappresentanza istituzionale, dando maggiore forza alle istanze degli enti consortili nei confronti di Regioni, Governo ed Unione Europea. È un accordo, che contribuisce a costruire una visione condivisa e di lungo periodo sulla gestione della risorsa idrica a beneficio dell’agricoltura, dei territori e delle comunità”.
La firma a Fieragricola ha sancito un impegno comune: trasformare la ricerca e l’innovazione in strumenti concreti per affrontare la sfida climatica, garantire una gestione sostenibile dell’acqua e rafforzare la competitività dell’agricoltura italiana.


L’ULTIMO CASO NEL VENETO

ALLARME ANBI: PRESIDI IDRAULICI MESSI FUORI USO PER POCHI EURO MA TANTI POSSONO ESSERE I DANNI AL TERRITORIO ED ALLE COMUNITA’

SCONCERTA LA SPROPORZIONE FRA DANNO ECONOMICO E RISCHIO GENERALE

“Quanto accaduto ai danni di un Consorzio di bonifica in Veneto è l’esempio di una situazione, che si ripete lungo la Penisola, dove l’azione del malaffare non solo crea conseguenze economiche, ma può mettere a rischio la vita di intere comunità”: a dichiararlo è Francesco Vincenzi, Presidente ANBI, in relazione a quanto denunciato dall’ente consortile Adige Euganeo (con sede ad Este, nel Padovano) bersagliato da una serie di atti vandalici e furti, che mettono a repentaglio la sicurezza di alcuni territori.
Il recente episodio avvenuto presso l’idrovora Zuccona, nel comune di Cona in provincia di Venezia, rappresenta solo l’ultimo anello di una preoccupante catena di attacchi all’operatività di enti impegnati quotidianamente per la sicurezza pubblica.
“Il  caso Zuccona – evidenzia Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI - è emblematico per la sproporzione tra il misero profitto dei malviventi ed il rischio causato alla popolazione: per asportare cavi di rame dal valore stimato in poche centinaia di euro, l'impianto elettrico è stato sventrato, mettendo fuori gioco per 32 ore un presidio, che garantisce lo scolo e la sicurezza idraulica di oltre centosessanta ettari di territorio agricolo; un tale fermo, in caso di allerta meteo, avrebbe potuto avere conseguenze pesantissime per l'incolumità collettiva.”
Tale episodio si inserisce in un contesto di vera e propria emergenza: negli scorsi anni, l’ente consorziale è stato ripetutamente colpito da sabotaggi mirati e danni ingenti; tra i precedenti più gravi si annoverano la manomissione dello sgrigliatore di un’idrovora, l’incendio doloso di un escavatore, il sabotaggio delle periferiche per il telecontrollo oltre ai sistematici furti di carburante dai mezzi d’opera nei cantieri.  A rendere le infrastrutture idrauliche dei Consorzi di bonifica particolarmente vulnerabili è la loro collocazione geografica, poiché spesso situate in luoghi isolati e distanti dai centri abitati; allo stesso modo, i mezzi d'opera impegnati in aperta campagna non possono essere ricoverati ogni sera, offrendo così terreno fertile a chi intende agire indisturbato.  Esiste poi la grave insidia della "finestra di buio": non tutti gli impianti sono infatti dotati di telecontrollo e molti vengono presidiati solo durante le fasi di attenzione od emergenza, legate alle precipitazioni; così il personale rischia di accorgersi del danno solo durane i giri di controllo, lasciando inconsciamente scoperto il territorio fino ad allora.
“Siamo di fronte ad una situazione inaccettabile, che non colpisce solo un ente, ma l'intera comunità – conclude il Presidente del Consorzio di bonifica Adige Euganeo, Fabrizio Bertin – Chi compie questi gesti, magari per puro vandalismo, non comprende che sta mettendo a repentaglio la sicurezza di intere popolazioni.”


LOMBARDIA

ATTIVA NUOVA VASCA LAMINAZIONE

E’ operativa la vasca di laminazione delle piene del torrente Molgora, un’area di esondazione controllata, che può accogliere fino a 350.000 metri cubi d’acqua e realizzata dal Consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi (con sede a Milano). L’intervento, del valore di oltre dodici milioni di euro, ha la funzione principale di proteggere il territorio dei comuni di Carnate, Lomagna, Osnago, Ronco Briantino, Usmate Velate, Vimercate, Burago Molgora ed Agrate Brianza dalle esondazioni del corso d’acqua e si inserisce in un più ampio piano di Regione Lombardia per la mitigazione del rischio idraulico.
L’’opera è stata terminata in 2 anni, nonostante le condizioni meteo avverse: oltre duecento sono stati, infatti, i giorni di pioggia complessivi in fase di esecuzione; inoltre sono state significative anche le problematiche legate all’allontanamento delle terre di escavo, che sono state in parte recuperate con la realizzazione in loco di due collinette. L’area è stata restituita alla fruibilità dei cittadini con una serie di interventi di carattere ambientale quali la realizzazione di un’area umida permanente, di una postazione di ‘birdwatching’ e di percorsi pedonali perimetrali, collegati ai sentieri del Parco Agricolo Nord Est.
La realizzazione dell’area di laminazione aggiunge un importante tassello nel quadro degli interventi del Consorzio sul fronte della difesa del suolo. All’inaugurazione della vasca erano presenti, assieme al Presidente dell’ente consortile e di ANBI Lombardia, Alessandro Rota, l’Assessore Territorio e Sistemi Verdi della Regione, Gianluca Comazzi ed il Presidente ANBI, Francesco Vincenzi.


TOSCANA

PIU’ SICUREZZA DEL TERRITORIO

A seguito dei numerosi eventi alluvionali, che hanno interessato il bacino imbrifero del fiume Cornia a partire da Ottobre 2024 e fino ai primi mesi 2025, sono stati realizzati, da parte del Consorzio di bonifica 5 Toscana Costa (con sede a Venturina Terme, in provincia di Livorno), interventi di manutenzione ordinaria, finalizzati al ripristino dell’efficienza idraulica ed alla sicurezza del corso d’acqua; i lavori hanno interessato diversi tratti fluviali. Nei comuni di Suvereto e Monterotondo Marittimo, in località Campetroso, sono stati eseguiti interventi su un tratto di circa millecinquecento metri; nel comune di Monterotondo Marittimo, invece, i lavori hanno interessato un tratto di circa duemilatrecento metri, compreso tra località Massoni (Ponte alle Tavole) e località Serraiola.
Gli interventi sono stati eseguiti con particolare attenzione alla tutela dell’equilibrio ambientale, preservando, il più possibile, la vegetazione ripariale e favorendo la naturale ricolonizzazione delle sponde non interessate dalle lavorazioni. Il materiale litoide movimentato è stato interamente riutilizzato nell’ambito delle operazioni. Le opere realizzate dall’ente consortile rivestono un ruolo strategico non solo per la messa in sicurezza dei territori immediatamente circostanti, ma anche per il corretto funzionamento idraulico dell’intera asta del fiume Cornia: intervenire sull’alveo significa ridurre il rischio di fenomeni erosivi e di accumulo di materiale lungo il corso del fiume, garantendo benefici che si estendono anche ai tratti a valle.
Questi interventi consorziali hanno un valore strategico per la riduzione del rischio esondazioni durante le piogge intense ed al tempo stesso per il corretto deflusso delle acque nei periodi di magra; la rimozione di alberi, tronchi e vegetazione in alveo evita le ostruzioni, la risagomatura delle sponde ed il ripristino della scogliera contrastano l’erosione: quindi, sono azioni fondamentali per proteggere il territorio e per l’economia agricola.


LAZIO

NUOVA SINERGIA

È stato concluso l’intervento di messa in sicurezza delle sponde del fiume Salto nel tratto urbano della frazione di Grotti, nel comune di Borgorose: si tratta di un’opera complessa, di rilevanza strategica, rimasta ferma per anni e completata, grazie alla collaborazione sinergica dell’Amministrazione Comunale con il Consorzio di bonifica Etruria Meridionale e Sabina (con sede a Rieti).
L’investimento complessivo (€ 995.730,00 finanziati da Regione Lazio), ha consentito anche di migliorare il decoro e la fruibilità dell’alveo. In poco più di dodici mesi si è passati dal progetto all’opera conclusa, grazie ad una gestione condivisa ed all’ascolto delle esigenze della comunità locale, restituendo valore ad un’area di elevato pregio naturalistico.


TOSCANA

LA MOSTRA ARCHEOPLASTICA PARLA AGLI STUDENTI E RACCONTA L’ERA DELL’ANTROPOCENE

È difficile restare indifferenti, quando il mare restituisce ciò, che abbiamo cercato di dimenticare: ogni oggetto recuperato dalle onde sembra parlare, raccontare una storia, che non riguarda solo l’inquinamento, ma il modo in cui viviamo, consumiamo, desideriamo e troppo spesso rimuoviamo.
Da questa suggestione è nato il percorso sviluppato dal Liceo delle Scienze Umane Paladini di Lucca, che ha trasformato la mostra Archeoplastica, organizzata nel capoluogo dal Consorzio di bonifica Toscana Nord (con sede a Viareggio, in Lucchesia) con il Comune e “Sistema Ambiente”, in un laboratorio interdisciplinare, capace di intrecciare antropologia, sociologia, psicologia ed educazione alla responsabilità.
Due classi, (I° A e la 4° A) hanno affrontato la stessa esposizione con sguardi diversi ma complementari, costruendo un’indagine, che ha dato voce agli oggetti e profondità al tema dell’inquinamento marino. Gli studenti hanno così osservato i rifiuti marini come reperti culturali, indagando la loro identità materiale, la loro provenienza e la loro “vita sociale”.
Hanno imparato che un flacone, un giocattolo o un frammento di plastica non sono solo scarti, ma tracce dei nostri rituali quotidiani, specchi di un modello di consumo, che produce oggetti destinati a durare pochi minuti, ma a restare nell’ambiente per secoli; per tutti, un invito a trasformare il senso di colpa in partecipazione attiva, a ridurre la distanza emotiva tra le scelte quotidiane e le loro conseguenze: un percorso, che ha unito la conoscenza con la responsabilità, mostrando come l’educazione possa diventare uno strumento concreto per immaginare un futuro più giusto e sostenibile.
Il lavoro svolto dagli studenti ricorda che il cambiamento è possibile e che parte sempre dalla conoscenza.


AGENDA

Il Direttore Generale ANBI, Massimo Gargano, interverrà nella mattinata di mercoledì 11 Febbraio p.v. alla presentazione pubblica del progetto Neutralise, che il Ministero della Ricerca ed “Italiadomani” organizzano nella sede CNR (Consiglio Nazionale Ricerche) a Roma.

 
Per maggiori approfondimenti www.anbi.it
SETTIMANALE DELL´ASSOCIAZIONE NAZIONALE CONSORZI DI GESTIONE E TUTELA TERRITORIO E ACQUE IRRIGUE
Direttore Responsabile: Massimo Gargano - Registrazione Tribunale di Roma n. 559/98 del 25 novembre 1998
Redazione: Via S.Teresa, 23 - 00198 Roma - Tel. 06/844321 - Fax 06/85863616
Sito internet: anbi.it - eMail: anbimail@tin.it

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